Ieri nel mio piccolo paese situato in una valle non molto felice è accaduto un fatto tragico.

Lo sto scrivendo solo perché devo liberarmi da questo peso, perché non posso fare a meno di continuare a pensarci, perché mi ha proprio sconquassato l'anima nel profondo.

Ieri è morta una bambina di cinque anni, che frequentava la stessa classe della Ninfa alla materna. Si è spenta dopo una corsa disperata all'ospedale e un  inutile tentativo di rianimazione.

L'abbiamo appreso all'ora di pranzo, quasi per caso. CF guardava Facebook e si è ritrovato a leggere la notizia del giornale locale.

Nel frattempo il vicino di casa ottantenne mi suona il campanello, col volto preoccupato, per darmi la triste notizia.

Lo ringrazio e torno da CF.

Insieme leggiamo le poche righe che parlano del decesso di una bambina di 5 anni avvenuta per una forma non contagiosa di meningite da pneumococco.

Va detto che viene specificato che i medici non hanno disposto nessun tipo di profilassi nemmeno per i parenti stretti per la non contagiosità della forma di meningite.

Credo comunque di aver perso dieci anni di vita.

In questi ultimi mesi il binomio "meningite" e "decesso" all'interno della stessa frase ha il potere di gelare il sangue a tutte le mamme.

Ci siamo interrogati sull'identità della piccola, dal momento che ultimamente un sacco di bambini sono a casa decimati da varicella o influenza.

Poi ci siamo chiesti se fosse il caso o meno di andare a verificare in loco che tutto stesse andando bene.

Se mi conoscete, sapete che non sono ansiosa, per cui ho optato per un no. Ho dato fiducia a chi ha detto che non c'era nulla di cui preoccuparsi.

Ho pensato che, se si doveva andare a prendere i bambini, le maestre ci avrebbero contattato.

Salvo poi essere chiamata da CF che, uscito per andare al lavoro, mi avvisa che davanti all'asilo c'è una coda infinita di genitori che stanno portando via i bambini.

A quel punto devo per forza andare.

Quando arrivo mi accorgo che è in corso un'evacuazione generale: mamme, papà e nonni sconvolti portano a casa i loro pargoli, come se un' uscita lampo dall'istituto abbia il potere di prevenire un eventuale contagio.

Le maestre sono divise: c'è chi comprende lo stato d'animo dei genitori e chi invece ne è molto infastidito.

Nel frattempo il panico serpeggia.

Su whatsapp è tutto un intrecciarsi di messaggi per scoprire l'identità della piccola e per capire come muovere i prossimi passi.

Nel primo pomeriggio le rappresentati ci rassicurano: a breve ci sarà una riunione con maestre e direttrice del plesso e rappresentanti dell'ASL, che devono emettere un documento ufficiale che attesti la non pericolosità dell'accaduto.

Con il cuore pesante mi avvio al lavoro, mentre mia figlia ignara di tutto mi saluta con la mano.

In seguito si apprende che la bimba, di origine pakistana, era una compagna di classe della Ninfa e sarebbe deceduta in seguito a meningite da pneumococco.

Dall'ASL continuano a ripetere che non ci sono pericoli di contagio. Se da una parte la notizia mi rinfranca, dall'altra mi sento addolorata per la famiglia della bambina.

Il tam-tam sul gruppo dell'asilo riprende incessante.

La cosa che mi sconvolge di più è notare che, da quando la piccola ha un nome, un volto, un'identità sembra essere passata in secondo piano.

Perché era pakistana. Perché non era "una di noi". Perché se proprio deve capitare è meglio che succeda a "quegli altri".

La priorità ora è sapere se i bambini l'indomani possono o no tornare all'asilo.

Questo fatto mi rattrista moltissimo. E' vero, la comunità pakistana presente sul nostro territorio non fa grandi sforzi per integrarsi. E non li fanno nemmeno gli Italiani.

Tranne loro, i bambini.

Ai bambini non importa da dove vieni, che cosa puoi mangiare, di che colore hai la pelle. I bambini non ti giudicano se fai l'ora di religione o se non vai a messa la domenica.

Ai bambini importa solo se sei simpatico o antipatico, se hai voglia di giocare o di disegnare. O di essere mio amico.

Come lo era M. della Ninfa.

M. che, a quanto pare, non aveva fatto le vaccinazioni.

M. che era stata in pronto soccorso con la febbre alta ed era stata rimandata a casa perché aveva l'influenza.

M. che, forse per una diagnosi sbagliata (ora hanno aperto un'inchiesta), è morta.

M. che invece dell'influenza aveva contratto una forma particolare di meningite da pneumococco.

M. che era vispa, allegra, chiacchierina con quel suo italiano un pò stentato.

M. che era una bellissima bambina.

M. che ora non c'è più.

Di M. rimarrà la foto di gruppo di Natale, un paio di articoli dedicati alla sua tragica scomparsa, poi il ricordo sbiadirà lentamente dalle nostre menti e diventerà un fatto di cronaca da raccontare.

Non so quando né come spiegherò alla Ninfa perché M. non andrà più all'asilo. Forse, da codarda, le dirò che è tornata a vivere in Pakistan.

Non perché credo che la Ninfa non sia pronta per affrontare certe esperienze, ma perché sono io che mi sento impreparata.

Come spieghi a una bimba di quattro anni che una sua amica è morta perché si è ammalata? Come le dici che se i suoi genitori l'avessero vaccinata sarebbe ancora qui?

Come le racconti questo fatto senza provocare poi ansie e paranoie?

Come puoi impedire l'associazione "se mi ammalo poi muoio" o "se la mamma si ammala poi muore"?

E' comodo affrontare certe notizie quando le leggi sui giornali o le ascolti in televisione o alla radio!

Quando ti piombano addosso, tra capo e collo, e riguardano persone che si conoscono allora la faccenda cambia.

Torna l'eterno dilemma sulle vaccinazioni, se sia meglio o meno farle, se renderle o meno obbligatorie.

Si insinua il dubbio: "Se non è contagioso, come ha fatto a prenderlo? Da qualche parte l'avrà pur preso."

Riappare il clima di sospetto sugli immigrati, accusati più o meno esplicitamente di portare in Italia malattie che qui non c'erano più o non ci sono mai state.

Si affaccia la questione sulla malasanità, sulla gestione di un Pronto Soccorso in cui il personale lavora a ritmi estenuanti ed è sotto numerato.

Emerge l'impreparazione di un plesso scolastico che, a mio parere, poteva gestire la questione in un altro modo, evitando che si diffondesse il panico.

Non credo che i genitori debbano venire a conoscenza di questioni così delicate e destabilizzanti da un social o dal vicino di casa ottantenne!

In ogni caso, piccola M., la tua memoria verrà onorata, almeno da me. Non credo che riuscirò a dimenticarmi di te. Mai più.

Ieri sera miracolosamente i bambini si sono addormentati prima del solito. Siccome ero sola ma non avevo voglia di leggere ne ho approfittato per guardare un film. Mi sono seduta sul letto con i miei gatti e ho dato un'occhiata a cosa poteva fare per me.

Avevo voglia di leggerezza (visto che oggi si ricominciava a lavorare) ma anche di qualche cosa di sdolcinato ma non troppo. Mi sono imbattuta per caso in questa pellicola che si intitola "Ti va di pagare?". E' un pò vecchia, del 2006, e nel cast compare Audrey Tautou, la mitica Amelie de "Il favoloso mondo di Amelie". Così ho cominciato.

La trama è semplice: Irene è una bella ragazza che ama il lusso e i soldi e così decide di fare la mantenuta. E' fidanzata con un ricco e attempato miliardario e gira il mondo con lui. Un bel giorno le capita di incontrare un bel cameriere in un hotel di una cittadina francese. Il giovane, Jean, si innamora a prima vista di lei. Ma il giorno successivo scopre che la coppia se n'è andata. L'anno seguente la bella Irene, ormai prossima al matrimonio, torna per caso col miliardario nello hotel dove lavora Jean. La ragazza è molto annoiata e amareggiata perché il suo fidanzato la trascura. Casualmente, scambiandolo per un ospite dell'hotel, comincia a chiacchierare con Jean. Il ragazzo, ancora innamorato, finge di essere un ricco uomo d'affari. A Irene non sembra vero: giovane, attraente e pure ricco! I due continuano a frequentarsi finché Irene non viene scoperta dal fidanzato che non esita a lasciarla su due piedi. Ma alla ragazza poco importa: oramai è convinta di aver abbindolato Jean. Quale delusione quando il giorno seguente, dopo una focosa notte di passione, Irene scopre che Jean è solo un barista! Il ragazzo perde il posto di lavoro e Irene torna a Nizza a cercare fortuna. Ma Jean la segue, sperando di conquistarla.Una volta a Nizza, Irene e Jean fanno un patto: la ragazza rimarrà con lui finché avrà i soldi per esaudire ogni suo capriccio. Jean accetta e pochi giorni dopo è sul lastrico. Si accinge a lasciare il Grand Hotel dove soggiornava con Irene, dopo averla salutata. Ma nell'uscire incontra una donna che gli cambierà la vita: una vedova ricchissima che, conquistata dal suo fascino, accetta di tenerlo con sé. Irene all'inizio è indignata, ma poi accetta di svelare al giovane tutti i trucchi per ottenere le grazie (e i soldi) della donna. Jean è un bravo allievo e impara in fretta. Dal canto suo anche Irene nel frattempo è riuscita di nuovo ad abbordare un facoltoso ma noiosissimo uomo d'affari. Quando le cose cominciano ad andare per il verso giusto, Irene capisce di essere innamorata di Jean e inevitabilmente si fa scoprire con lui. Abbandonata nuovamente, senza soldi né abiti, la povera ragazza può contare solo sull'ex cameriere che, senza pensarci due volte, lascia la miliardaria per cominciare con Irene una nuova vita, a bordo dell'unico regalo che la donna gli ha lasciato: uno scooter.

Ho apprezzato molto questa pellicola. Scontata sicuramente, ma a volte un lieto fine scontato è meglio di mille colpi di scena buttati lì a casaccio solo per colpire lo spettatore. Audrey e Gad Elmaleh sono bravi e credibili nei ruoli che ricoprono. La commedia è godibilissima, anche se non  fa sbellicare dalle risate. Le scene sono buffe, le battute ironiche, le ambientazioni curate. Bellissimi i vestiti della protagonista.

Se avete voglia di rilassarvi in una serata autunnale, sotto una morbida coperta, provate a guardare questo film e fatemi sapere cosa ne pensate.

Sulle strade, si sa, il pericolo è sempre in agguato. Basta un poco di ghiaia, un velo di ghiaccio, un ostacolo visto all'ultimo minuto...Basta un attimo di disattenzione e...sbam! L'incidente è fatto.

E' proprio quello che è successo ieri a me e ad una mia amica, al ritorno da un pranzo per scambiarci regali e auguri di Natale. Siamo arrivate in prossimità di una rotatoria e, a causa del sole negli occhi, non ci siamo accorte che l'auto di fronte a noi aveva frenato.

Abbiamo tamponato la malcapitata. Per fortuna andavamo a velocità ridotta (non eravamo nemmeno a 40 Km/h) e nessuno si è fatto niente. Le auto si sono danneggiate in maniera più o meno lieve, ma nulla di disastroso.

Quando capitano incidenti, anche quelli banali come il nostro, l'agitazione ci assale e si tende a dimenticare che cosa fare.

Ecco qui i passi da seguire in caso di incidenti di lieve entità:

  1. mantenere la calma e il sangue freddo per quanto è possibile;
  2. assicurarsi che nessuno abbia subito lesioni;
  3. scendere dall'automobile e con rispetto e civiltà assicurarsi dello stato di salute degli occupanti dell'altro veicolo;
  4. spostare i mezzi in modo da non ostruire il traffico;
  5. compilare il modulo di constatazione amichevole o modulo blu.Questo modulo viene consegnato gratuitamente dalla compagnia di assicurazioni (puoi scaricarlo anche qui in  formato .pdf). Se ne dovrebbe tenere una copia in ogni veicolo. Ricordatevi che ne va compilato uno in caso i mezzi coinvolti siano due e due in caso i mezzi siano tre.
  6. Il modulo è composto da 4 fogli: non divideteli perché va compilato solo il primo. Gli altri tre sono delle copie carbone. Ogni conducente tiene due fogli: uno lo consegnerà alla propria assicurazione entro 3 giorni dalla data dell'incidente e l'altro lo conserverà per sè.
  7. Come vedete dall'immagine, il foglio è diviso in tre colonne: quella blu e quella gialla sono simmetriche e servono per riportare i dati dei mezzi coinvolti nel sinistro e i dati di proprietari e conducenti. Ogni parte va compilata in modo chiaro e leggibile e firmata da entrambi i conducenti (si chiama amichevole per quello, perché le parti si accordano in maniera consensuale  sulle dinamiche dell'incidente).
  8. Qui vi spiego come va compilato il modulo.Nello spazio superiore indicare data, luogo e ora in cui si è verificato l'incidente. Nelle due colonne colorate, identiche per entrambi i conducenti, inserire:- dati del contraente della polizza;
    - dati relativi al veicolo;
    - dati della compagnia d’Assicurazione;
    - la dinamica del sinistro;
    - l’indicazione dei danni subiti dalle vetture;
    - firma.  Nel foglio si possono aggiungere altre informazioni, ad esempio eventuali feriti, eventuali testimoni coinvolti, dati del proprietario del veicolo se differente dal conducente.
  9. Nello spazio apposito riportare un disegno dello scontro, che riproduca le strade, la posizione dei veicoli e la loro traiettoria, evidenziando eventuali diritti di precedenza delle strade o altre segnaletiche stradali rilevanti.
  10. Fate attenzione, perché quando poi vi sarete salutati e ognuno sarà tornato a casa con le proprie copie sarà impossibile modificare i dati, pena l'invalidazione del modulo stesso.

La constatazione amichevole permette di sveltire le pratiche di rimborso. Le Assicurazioni infatti non hanno bisogno di verificare le modalità dell'incidente e quindi si risparmia un sacco di tempo.

In caso invece di incidenti stradali con gravi danni a persone e cose, è meglio non spostare i veicoli e chiamare ambulanza e forze dell'ordine per mettere in sicurezza il posto. Dopodiché deve essere redatto un verbale dettagliato sull'avvenuto incidente stradale.

Passato il piccolo shock io e la mia amica ci siamo chieste cosa sarebbe accaduto se ci fossero stati con noi anche i bambini. Probabilmente, vista la scarsa velocità di crociera, non si sarebbero fatti nulla, perché noi siamo mamme che amiamo i nostri figli e utilizziamo sempre anche nei tragitti brevi i dispositivi di ritenuta per bambini, più comunemente noti come seggiolini.

Se vuoi maggiori informazioni riguardo alle normative sui seggiolini, devi assolutamente leggere www.seggiolinoperauto.it

“Cara Mamma Natale,

quest’anno ho deciso di scrivere la mia letterina a te invece che a Babbo Natale, perché lui ha già tanti impegni e tante cose da preparare e ho paura che non gli presti molta attenzione. E poi, si sa, tra donne ci si capisce meglio.

Con questo non sto insinuando che tu non sia impegnata o non abbia niente da fare! Immagino che con un marito come il Babbo le incombenze siano molte: innanzi tutto la casa da mandare avanti, poi le scadenze burocratiche da fronteggiare, ricordarsi quando bisogna portare le renne dal veterinario per la visita di controllo, il tagliando alla slitta, le previsioni meteo da tenere d’occhio, controllare che la divisa rossa di Babbo Natale sia in ordine, verificare l’andamento della produzione dei giocattoli e presiedere alle operazioni di imballaggio e stoccaggio.

Però mi fido più di te che di lui, perché -oramai si sa- le donne sono multitasking e sicuramente tu troverai il tempo di leggere questa mia missiva e di darle il giusto peso.

Certamente sai che quest’anno sono stata brava, molto brava. O almeno mi sono sforzata di esserlo. Mi sono comportata bene con tutti, compresi i colleghi di lavoro e le mamme dell’asilo, ho sempre cercato di essere diplomatica e di evitare lo scontro diretto.

Ho sfoderato una pazienza degna di Gandhi anche con i bambini per far fronte ai loro capricci (pardon, bisogni) e con CF  e tu sai bene quanti sforzi ci vogliono per non prendere a matterellate in testa CF quando dopo una giornata pesante torni a casa e lui si è bellamente addormentato sul divano fregandosene di tutto e di tutti.

Non mi sono lasciata abbattere dalla sequela infinita di entrate-uscite dai più svariati ospedali che sta affliggendo ogni membro della famiglia ormai da Marzo.

In sintesi, in virtù del mio comportamento esemplare, sono a sottoporti queste richieste che per te –se lo vorrai- saranno facilmente esaudibili:

  1. un lavoro nuovo, o per meglio dire, il lavoro che svolgo ora ma con flessibilità d’orario, una retribuzione più idonea alle mie mansioni e capacità e un minimo di soddisfazione personale;
  2. una giornata che per me e solo per me sia di 30 ore, in modo tale da arrivare a sera e avere ancora un po’ di tempo da dedicare a me stessa e ai miei interessi;
  3. un anno senza la “maledizione del week-end”, ossia senza che i bambini o CF si ammalino durante il week-end. Se non ci si ammalasse per niente poi sarei davvero contenta. Sinceramente sono stufa di correre al pronto soccorso ogni tre per due, che poi è causa di stress e lo stress fa invecchiare;
  4. il teletrasporto, solo per saltare la lunga coda durante il ritorno a casa dal lavoro;
  5. una vasca da bagno, anzi, esageriamo, una stanza da bagno solo per me, dove non possano entrare né bambini, né gatti, né CF. Totale relax in quelle due ore in più che mi hai concesso prima;
  6. un sacco o due di pazienza, perché non so se ho scorte sufficienti ancora per un altro anno,
  7. la capacità di guardare le cose sempre con le lenti rosa e con lo stupore tipico dei bambini;
  8. la serenità per apprezzare tutte le cose semplici che già ho e che a volte do per scontate;
  9. la possibilità di fare due intere settimane di ferie al mare a luglio che ad agosto è sempre un delirio;
  10. dulcis in fundo, ma non ultimo in ordine di importanza, potresti dire a Babbo Natale di ricordarsi dei doni che hanno chiesto i miei figli? Sai, non vorrei che facesse pasticci. Sì, lo so che è un professionista, ma vedere la felicità nei loro occhioni grandi quando la mattina di Natale scartano i loro pacchi, alla fine, è il regalo più bello del mondo. E tu, che sei donna e forse mamma, lo sai meglio di me.

Con tanto affetto,

Priscilla”

Con questo post partecipo al contest del mese di dicembre ideato dalle Stormoms. Se vuoi farlo anche tu, usa l'hashtag #stormoms e l’hashtag del tema del mese #caramammanatale. Ricordati di mettere la foto con il logo e il link alla pagina Facebook delle Stormoms. In questo modo tutti i contributi verranno condivisi.

2

Ieri sera dopo la classica favola della buona notte.

"Amori, ora si fa la nanna. Buona notte"

"Mamma, ci fai compagnia un pochino?"

"Si, tesoro, ma solo un attimo perché la mamma è stanca e domani deve alzarsi presto per andare a lavorare"

"Mamma, ma posso fare la nanna nel tuo letto solo un pochino?"

Era da tanto che la Ninfa non me lo chiedeva. Probabilmente perché la sera prima li ho tenuti con me nel lettone a guardare per l'ennesima volta L'Era Glaciale.

"No, mi fermo un pochino ma ognuno deve dormire nel suo lettino. Sapete bambini che quando la mamma era piccola dormiva anche lei nella sua cameretta?"

"Davvero? E avevi anche tu il tuo lettino?"

"Certo, un lettino rosso"

"Ma ce l'avevi anche tu un armadio?"

"Sì, ma non era grande come il tuo"

" E ce l'avevi anche tu un fratellino?"

"Sicuro, amore, guarda che ce l'ho ancora un fratellino: è lo zio D."

"Non è vero! Lo zio D. è uno zio, non un fratellino. Ringhio è un fratellino"

"Tesoro, lo zio D. non è stato sempre grande: prima era piccolo piccolo come Ringhio" (Sempre che Ringhio si possa definire "piccolo")

"Noooo, non è vero! Questa è una bugia! Lo zio D. è lo zio D. punto e basta! Il tuo fratellino era Ringhio che poi è diventato il mio"

"Ma come fa a essere Ringhio?! Io sono la sua mamma, non la sua sorella. Tu sei la sorella di Ringhio e la mamma è la sorella dello zio D."

"Sì, va bene, se tu vuoi puoi fare la sorella dello zio D. però per finta. Lo zio D. è sempre lo zio D."

Sospiro rassegnata.

"Va bene, ora dormi che è tardi. Vedi che Ringhio dorme già?"

"Mamma...."

"Dimmi ma poi basta che è ora di dormire"

"Ma il papà ce l'aveva la cameretta?"

"Sì, è quella dove tu e Ringhio avete ammassato tutti i giochi su dai nonni"

"Ma quella non è una cameretta! Non c'è il letto e neanche l'armadio"

"Ma una volta c'erano, quando il papà era piccolo. Poi quando è diventato grande ed è venuto a vivere con la mamma la nonna li ha spostati"

"E dove li ha messi adesso?"

"L'armadio è di là in garage e il letto sarà in soffitta"

"Ahhhh, e chi lo usa adesso?"

"Amore, non lo usa nessuno. Adesso dormi!"

"Forse lo userà il suo fratellino"

"Gioia, il papà non ha nessun fratellino. E' figlio unico, cioè c'è solo lui. E' solo" (Detto così fa una certa tristezza...)

"No, non è vero! Lo zio D. è il fratellino del papà"

"Ma no, al massimo lo zio D. è il fratello della mamma"

"Mamma, no! Lo zio D. è il fratellino del papà perché lui è un maschio come il papà. Punto e basta! Adesso zitta che io ho sonno"

"......."

Sull'albero genealogico c'è ancora da lavorare, ma la distinzione di genere l'abbiamo acquisita.

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Credo di essere una persona abbastanza organizzata. Sono sempre stata così e con due bambini piccoli e un lavoro questo è diventato indispensabile.

Sono la classica persona che prepara i vestiti da indossare il giorno dopo la sera prima di andare a dormire. Ora lo faccio in compagnia dei miei figli.

Sono quella mamma che ha una borsa di 10 chili zeppa all'inverosimile, dai fazzolettini ai cerotti passando per il collirio omeopatico e l'antidiarroico perché "non si sa mai".

Sono quella casalinga per cui andare a fare la spesa senza una lista  non è una cosa da prendere in considerazione.

Sono quella donna lavoratrice per cui vivere senza un'agenda -non mi sono ancora convertita ad utilizzare lo smartphone- sarebbe semplicemente impensabile.

Quella che segna scrupolosamente compleanni, onomastici, visite e incontri sul calendario, magari suddivisi per colore in base a categorie personali.

Insomma, una precisina maniaca del controllo.

Eppure su una cosa proprio non mi ci trovo: i menù settimanali o addirittura mensili.

Tantissime mamme pubblicano i loro menù rigorosamente stagionali. Io le invidio. Ci ho provato, eh, ma con risultati pessimi.

Per la mia famiglia seguire una lista prestabilita di cibi è difficile.

Io ho in mano quello che mangia la Ninfa all'asilo: c'è uno schema suddiviso in sei settimane e giorno per giorno, in modo da variare il più possibile.

Anche CF dove lavora ha la mensa  e consuma là il pranzo o la cena, ma a differenza della scuola materna qui non abbiamo una lista di quello che viene preparato.

Ringhio invece pranza dai nonni e va da sè che i pasti vengono preparati seguendo l'estro delle cuoche.

Inoltre bisogna tenere presente che tutti e tre mangiano un primo, un secondo e un contorno.

Abbiamo provato diverse volte a redigere un menù settimanale, ma poi si creavano situazioni ingestibili: la Ninfa a pranzo mangia pasta al ragù, mozzarella e insalata, la nonna ha detto che preparerà gli gnocchi e la fettina impanata, CF non so e allora io preparo il riso. Ovviamente poi accade che la nonna ha fatto il riso con le zucchine, CF ha mangiato la paella e quindi, in virtù della dieta varia, non si può riproporre riso anche la sera. E quindi il menù diventa carta straccia.

Per cui abbiamo concordato di decidere di volta in volta cosa cucinare. Apriamo il frigorifero e vediamo cosa c'è in base alla spesa fatta.

Troviamo qualcosa che possa incontrare i gusti di tutti (solitamente quella che si fa andare bene praticamente ogni pietanza sono io) e poi cuciniamo tutti assieme. E' divertente vedere ogni membro della famiglia intento nei suoi piccoli compiti, in un clima di cameratismo e convivialità.

Sicuramente rispetto alla soluzione di un menù prestabilito preparare un pasto in questo modo a volte diventa una vera sfida, specialmente giovedì o venerdì quando il frigo e la dispensa cominciano ad essere vuoti (di solito ci dedichiamo alla spesa il sabato), ma ha un suo lato divertente.

Infatti diventiamo più creativi e proviamo accostamenti diversi dal solito, utilizzando anche tante erbe aromatiche e spezie per dare quel qualcosa in più.

Per esempio ho scoperto che i miei figli adorano questo piatto fatto per gioco: pipette con crema di formaggio ai due colori.

  • pipette circa 320 grammi per quattro persone;
  • formaggio spalmabile circa 150-200 grammi;
  • due cucchiaini di curcuma;
  • due cucchiaini di paprika dolce;
  • sale q.b.

Portare a ebollizione  l'acqua e quando bolle aggiungerci il sale. Far lessare i ditaloni e nel frattempo dividere il formaggio spalmabile in due ciotole: in una aggiungerci la curcuma e nell'altra la paprika dolce. Lavorare il formaggio finchè le spezie saranno ben amalgamate: diventa più facile se si aggiunge un cucchiaio raso di acqua di cottura della pasta.

Scolare la pasta e suddividerla nelle due ciotole; condirne metà con la crema alla curcuma e metà con quella alla paprika. Portare in tavola e servire, mettendo le due paste nello stesso piatto, vicine vicine.

Buon appetito!