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I bambini sono come gli uccellini: ad ogni momento aprono la bocca"

Mi ero dimenticata di questo proverbio fino a poche settimane fa, quando ho avuto l'occasione di vedere la bimba di pochi mesi di una mia amica.

La piccola apriva la sua boccuccia rosea, la punta della lingua guizzava tra le gengive ancora spoglie con un ritmo incalzante.

La notte scorsa, poi, mi sono ritrovata a pensare che esistono altre similitudini tra uccelli e bambini.

I bambini, infatti, con l'arrivo dell'autunno, migrano, proprio come fanno i volatili.

E dove se ne volano, vi starete chiedendo?

Forse  se ne vanno a svernare in qualche luogo caldo, in attesa che ritorni la primavera?

Magari fanno una capatina all'Isola Che Non C'é, seconda stella a sinistra e poi via...O era a destra?

Mannaggia, spero che abbiano più senso dell'orientamento di me.

Le migrazioni dei bambini sono molto più facili, anche se non prive di ostacoli.

Ogni bambino lo sa. Ogni bambino conosce la via che lo conduce alla sua mamma.

Ed è così che, in piena notte, sulla base di un istinto primordiale, i bambini sfidano l'incertezza del buio.

A piccoli passi, guardinghi, si fanno strada senza alcun lume per le stanze della casa.

Attraversano lunghi corridoi, schivano sedie, comodini, spigoli dei letti, si infilano con grazia felina tra le fessure delle porte socchiuse, evitano muri e giocattoli sparsi sul pavimento e giungono incolumi a destinazione.

Con un balzo lesto  atterrano sul letto, fianco a fianco alla mamma dormiente.

S'infilano sotto le lenzuola e pigolano per ottenere un abbraccio o un bacio.

Infine, con un sospiro voluttuoso, chiudono gli occhi e si riaddormentano, tranquilli e beati.

Loro.

Voi invece mentalmente tirate giù dal cielo giusto tutti i santi che conoscete, e non son pochi, visto il vostro passato (breve) da catechista.

Poi tentate di far rotolare il corpo inerme di vostro figlio - che nel frattempo avrà assunto il peso specifico del piombo- verso la schiena paterna.

Ma non appena il pupo avverte la vicinanza del padre, con uno scatto si gira e torna alla posizione di partenza.

Vale a dire che la sua manina coprirà esattamente la vostra bocca e almeno il mignolino sarà conficcato in una delle vostre narici, il gomito vi premerà lo sterno ed entrambi i piedi, ghiacciati per il contatto con le piastrelle del pavimento, si saranno non si sa come infilati sotto la maglia del vostro pigiama, provocandovi brividi diffusi.

A questo punto tenterete di spostarvi, assumendo quella che i soccorritori chiamano "posizione di sicurezza", vale a dire vi metterete sul fianco.

Così vi verrete a trovare sul bordo del letto. Vostro figlio vi si accozzerà ancor di più, abbracciandovi dietro la schiena come fanno i koala.

Ogni movimento vi sarà precluso, pena il risveglio prematuro dell'infante.

E starete lì, immobili, cercando di non battere i denti perché il lenzuolo se lo sarà tenuto tutto il bimbo.

Ma sarete felici, oh sì, davvero felici, mentre ascolterete il suo respiro e la vostra felicità diventerà tutt'uno con i rivoli di sudore che scenderanno nella zona del vostro corpo a contatto con quello del vostro bimbo.

Pelle a pelle, i respiri sincronizzati, vi godrete ogni istante, mentre un insano torpore si impadronirà dapprima della vostra mano, poi risalirà lungo il braccio ed infine si propagherà ad ogni singola parte del vostro corpo.

E quello sarà l'unica cosa addormentata che avrete.

Accoglierete con mistico tripudio la sveglia delle 5.00 che trillerà come la tromba dell'angelo, vedrete le schiere dei santi fare la ola davanti ai vostri occhi pesti, mentre il vostro amato si alzerà bofonchiando qualcosa su come ha passato male la notte.

Voi vorreste lanciargli il libro che tenete sul comodino - la Bibbia, putacaso- ma non potete raggiungerlo perché il braccio non risponde più ai vostri comandi.

Vi limitate a mandargli un sommesso "May day, may day!"  in codice Morse- tre punti, tre linee, tre punti-, battendo l'indice sulla cornice di legno del letto.

Seppur a rallentatore, seguendo la bradiposofia, il vostro partner compirà il sommo gesto d'amore che stavate aspettando.

No, non mi riferisco al bacio che può risvegliare Biancaneve o la Bella Addormentata, ma allo spostamento fisico di vostro figlio che finirà nella metà (sì, ho detto proprio metà!) del letto che fino a pochi istanti prima aveva occupato il vostro eroe.

Quindi, con un enorme atto di forza, raccogliendo le poche energie rimaste, riuscirete a rimettervi supine nella vostra metà.

Intanto che un fastidioso formicolio ridesterà i vostri arti atrofizzati, godendo del tepore dato dalla riconquista di un lembo di lenzuolo, chiuderete finalmente gli occhi, pregustando la vostra meritata ora di sonno profondo.

Ed è a quel punto che vostra figlia, seguendo il primordiale istinto migratorio che accomuna bambini ed uccelli, piomberà nel lettone, accanto a voi, anzi tra voi e vostro figlio, dando inizio allo schema fin qui illustrato.

Ma, care mamme, godetevi ogni prezioso istante del co-sleeping, perché quando i vostri bambini saranno grandi lo rimpiangerete amaramente.

Vi saliranno le lacrime agli occhi, guardando la vostra progenie ormai sedicenne uscire di casa, mentre penserete con gioia maligna: "E domani è domenica, alle cinque attacco subito l'aspirapolvere!"

E attenderete con ansia quel momento magico e mistico, esattamente come Linus, che ogni anno non smette di aspettare l'arrivo del Grande Cocomero.

(Con questo articolo partecipo al tema della settimana degli #Aedidigitali, il #GrandeCocomero)

Ieri sera, dopo cena, i pupi mi hanno pregato di guardare un film con loro, invece di raccontare la  favola della buona notte.

Visto che ero stremata, ho colto al volo l'occasione. Hanno deciso di guardare un film per ragazzi sui dinosauri. (Sapete, Ringhio c'ha questa passione).

Il film, intitolato "Viaggio nell'isola dei dinosauri" è carino, ma nulla di particolare.

Però ai bambini piace, non fa paura e non è eccessivamente lungo.

Qui la locandina del film

 

I protagonisti sono un ragazzo, Lucas,  e una ragazza, Kate,  che, per questioni non ben precisate, si ritrovano su un'isola fuori dal tempo e dallo spazio.

Dopo varie vicissitudini, il ragazzo riuscirà a tornare a casa mentre Kate deciderà di rimanere sull'isola per approfondire la ricerca sui dinosauri, sua grande passione di sempre.

Alla fine del film si scoprirà che la ragazza è la nonna di Lucas.

"Bene, ora tutti nei vostri lettini a fare la nanna".

A quel punto, la Ninfa mi chiede: "Ma mamma, perché la signora è la nonna del bambino?"

Ed io già lì a lambiccarmi il cervello per tentare di spiegare ad una quatrenne i paradossi spazio-temporali.

Discorso già di per sé impegnativo, figuriamoci se fatto alle 10 di sera. Da una poi che di fisica non ne capisce notoriamente un'acca.

"Dunque, vedi, ci sono il passato, il presente e il futuro"- tento di spiegare, ma lei mi interrompe.

"Macché, mamma! Come fa lei che è rosa ad essere la nonna di lui che è marrone?"

Una scena del film

 

Ahhhhh, mi sento più leggera!

Essì, perché il ragazzino è di colore mentre la nonna no.

"Amore, hai visto che la mamma del bambino era anche lei marrone?"

Annuisce, ma poi esclama:"Sì, però il papà era rosa".

"Ecco, appunto, ma il bambino somigliava alla mamma. Come te che somigli al papà e alla nonna G. mentre Ringhio somiglia al nonno E. e alla nonna M."

La vedo riflettere, pensierosa, la fronte leggermente aggrottata, occhi e labbra strette, come se lo sforzo di immagazzinare quel concetto fosse quasi fisico.

Poi spara: "Ma perché se Ringhio somiglia alla nonna M. non è marrone?"

"Perché, la nonna M. è marrone?"

"Sì, io e te siamo rosa ma la nonna M. è marrone, non scura come il bambino ma marrone chiaro"

Mi affiora un sorriso, perché effettivamente mia mamma ha una bella carnagione olivastra. E' quel fototipo che, se si mette sotto il sole, dopo due minuti è già abbronzata che manco fosse stata ai Caraibi un mese.

"Anche Ringhio se sta sotto il sole diventa marroncino, come la mamma e anche tu un pò. Ma il bimbo del film è marrone scuro perché quello è il colore della sua pelle. E' nato così."

"Ahhhhh, ho capito!"esclama felice

"Anche all'asilo mio ci sono dei bambini colorati di marrone scuro, di marrone chiaro e di rosa. Però di blu no e neanche di verde" afferma, con un moto di dispiacere.

"Perché blu e verde no, mamma?"

Oddio, dalla fisica alla biologia genetica no, non ce la posso fare.

Mi sto ancora lambiccando il cervello farfugliando qualcosa che lei rapida cambia discorso: "Mi piacciono i bambini marroni scuro e anche quelli marroni chiaro. Anche quelli rosa. Mi piacciono di tutti i colori dell'arcobaleno."

"Bene, infatti i bambini sono sempre bambini anche se hanno un colore diverso dal tuo e tanto giocate assieme ugualmente."

La Ninfa annuisce, poi continua: "Ma quelli marroni, i maschi ma anche le femmine, c'hanno i ricci e allora mi piacciono di più!"

 

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Ogni genitore si ingegna come può per superare le situazione d'impasse della propria prole.

Come già accennato diverse volte, il nostro problema principale con la Ninfa e Ringhio è il sonno.

Veniamo da una condizione di co-sleeping forzata che siamo riusciti a superare solo da qualche mese.

Di comune accordo (strano ma vero) io e CF abbiamo deciso di agire in questo modo:

  • si va a letto tra le 20,30 e le 21,15
  • si racconta una favola
  • si chiacchiera un momento
  • ci si scambia la buona notte

Questo atteggiamento fermo e deciso ci è stato d'aiuto nelle prime settimane.

Bisogna però aggiungere che siamo anche abbastanza elastici: ogni bambino è bene accetto nel lettone ma a partire da una certa ora.

Se i pupi si presentano per esempio alle due di notte vengono riaccompagnati nella loro camera (poi a volte capita che pure la mamma svenga in uno dei lettini dei figli e non riemerga più dalla cameretta, ma questo è un altro discorso).

Il colpo di genio però è stato l'arrivo del folletto del lettino.

Il folletto del lettino è una simpatica creatura che si aggira di primo mattino per lasciare un dolcetto ai bimbi che hanno dormito tutta notte nella loro cameretta.

Il folletto del lettino

In questo modo, quelle (poche) volte che i bambini dormono tutta la notte da soli, si ritrovano una piccola caramellina e l'elogio di mamma e papà.

Come in qualsiasi altro campo educativo, ci sono molte controversie riguardo a se  sia meglio ricompensare i bambini con cose materiali o elogiarli con parole e complimenti.

La critica più severa sostiene che premiare materialmente i bambini sia controproducente: i piccoli si focalizzano sul premio e non sulla motivazione. Poi ci ritroviamo con sedicenni che, alla prima richiesta d'aiuto, ti chiedono: "E cosa mi dai in cambio?"

Parole sante! Ma provate a spiegare a un bimbo di 2-3 anni che deve dormire da solo perché mamma e papà vogliono dormire comodamente e vediamo cosa succede.

Io sono una sostenitrice del motto: "Sopravvive solo chi si adatta".

In parole povere: dare una ricompensa per ogni cosa che i bambini fanno è sicuramente esagerato.

Trovare un modo alternativo che premi i figli piccoli in casi particolari e li incentivi secondo me è cosa lecita.

Tanto più che questo piccolo regalo non viene lasciato da mamma e papà, ma da un'entità "altra" che quindi va a rafforzare l'idea che quella determinata cosa si deve fare non solo perché lo dicono i genitori, ma perché è giusta a prescindere.

Chiaramente l'idea è quella che, quando le notti di sonno completo diventeranno molto frequenti, andranno scemando anche le ricompense.

Per ora mi sembra che stia funzionando. Non so se sia un metodo educativo brillante e da imitare, però credo che sia un buon escamotage.

Del resto si parla tanto di punizioni e castighi, quando e come darli. Mi sembra quindi giusto che a volte i premi ci possano stare e non solo a parole.

Voi cosa fate? Date qualche ricompensa materiale ai vostri bambini o sono l'unica mamma depravata che lo fa?

 

In questi ultimi giorni la mia vita notturna ha subito un grande miglioramento.

La Ninfa assieme ai regali di Santa Lucia si è beccata pure la varicella. Se siete mamme esperte, saltate questo paragrafo, sennò fatene tesoro che potrebbe servirvi prima o poi.

"La  varicellaè una malattia infettiva altamente contagiosa provocata dal virus Varicella zoster (Vzv), della famiglia degli Herpes virus." Detta così fa proprio paura, eh? Su, ripigliamoci un attimo. Chi di voi non ha avuto la varicella da piccolo?  Se non l'avete fatta, preoccupatevi. Se invece l'avete fatta, ecco, siete ancora vivi.

In breve è quella malattia infettiva per cui ci si ricopre di pustolette piene di siero che una volta scoppiate diventano crosticine e prudono molto. Se togli le crosticine, ti rimane una bella cicatrice.

La Ninfa per ora ne è affetta solo in forma leggera, che significa poche pustole, niente febbre e prurito nella norma. Solitamente viene prescritta una lozione per la pelle ( scusate, io sono retrograda ma uso il talco mentolato o "mescolato" come dice la pupa), un antistaminico e paracetamolo al bisogno.

Quindi, prima di andare a letto se ha molto prurito, come prescritto dalla pediatra, le do alcune gocce di antistaminico. Risultato: non si gratta più. Fattore collaterale: sonno di piombo. Il che vuol dire che al mattino la ritrovo nel letto nella stessa posizione in cui si è addormentata.

Non so se sia per simpatia o per altro, pure Ringhio dorme sonni sereni e si sveglia alle sei, ma senza l'intermezzo a cavallo delle due.

Riuscite a immaginare cosa vuol dire per me? No, non vuol dire che dormo otto ore di fila, perché oramai ho il cervello che automaticamente mi fa svegliare alle due e poi faccio fatica a riprendere sonno.

Se prima non dormivo per i risvegli di Ringhio o per il pavor nocturnus della Ninfa, ora non dormo perché c'è troppo silenzio: i pargoli non russano, non parlano, non si girano e rigirano come frittate nei loro lettini e il mio maledettissimo subconscio lo avverte come una sorta di pericolo. Quindi mi devo alzare per verificare che siano vivi e vegeti.

Per cui, ricapitoliamo la situazione: quando sono neonati non si dorme perché devono mangiare, quando sono poppanti non si dorme perché sono programmati dalla natura per svegliarsi frequentemente e rompono i maroni o soffrono di pavor nocturnus  quando dormono non dormiamo noi perché madre Natura ci fa scattare un segnale di allarme che ci spinge a verificare empiricamente che la nostra progenie non sia morta nel sonno.

Quindi, quando può dormire una povera madre?

Ieri sera  non ho dato  l'antistaminico alla Ninfa perché diceva che non le faceva prurito niente.

Durante la notte, sento una vocina che mi chiama.

-Mamma, facciamo l'albero di Natale?

Alle due di notte?! Ma poi l'abbiamo già fatto, no?

-Amore, cosa stai dicendo? Dormi che è notte.

-Quello con tutte le luci colorate che poi è bellissimo.

Mi alzo imbufalita perché voglio evitare che Ringhio si svegli. Entro nella cameretta e me la trovo lì, bella come il sole, seduta sul tappetto in mezzo alla stanza.

Comincia a battere le mani e a cantare una canzone. La guardo un attimo nella penombra e mi rendo conto che è persa nel suo mondo.

Ci mancava anche il sonnambulismo !

Con calma mi siedo vicino a lei e in tono tranquillo tento parlarle. Non serve a nulla. Dopo un altro paio di canzoni si alza e si rimette a letto.

Confesso che mi sono un pò agitata. Sicuramente come fenomeno è meno agghiacciante del pavor. Però sono comunque un filino preoccupata. La Ninfa non ha vagato per casa ma se dovesse farlo e non me ne accorgessi?

CF è sonnambulo, ma lui si è sempre limitato a parlare nel sonno, non si è mai mosso dal letto. Tranne forse da piccolo.

In qualunque caso quando si ha a che fare con bambini sonnambuli ci sono solo due cose da fare: stare calmi e assicurarsi che il pupo non si faccia male.

Dicono che poi passa da solo, di solito durante l'adolescenza. Quindi se mi va bene forse potrò dormire sonni tranquilli tra dieci o dodici anni circa.

Devo solo mantenere la calma, munirmi di thè e caffè e sperare che il mio sistema nervoso non collassi prima. O continuare a darle l'antistaminico.

 

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Alzi la mano che non ha mai passato tutta la notte in giro per locali a divertirsi con gli amici. Eppure la mattina vi alzavate per andare al lavoro o  restavate a poltrire nel vostro letto tutta la domenica. Non è mai stato un peso, anzi. Ci faceva sentire vive.

E come mai invece ora se ci capita di non dormire per una notte ci sentiamo morte? Altro che sintomi da dopo sbronza: cerchio alla testa, occhi gonfi e pesanti, cerchiati di nero che un panda al vostro confronto è niente, camminata da zombie...In una parola sola: DISTRUTTE.

Ecco, quando prima di diventare mamma le mia amiche già mamme mi descrivevano come si sentivano sfatte la mattina dopo aver passato la notte in bianco, ho sempre creduto che ingigantissero il problema. "Non hanno il fisico, non sono abituate", pensavo ingenuamente.

Finché sono diventata mamma anch'io. E allora ho capito. Ho capito che non lo ingigantivano affatto, il problema, ma anzi che dai loro racconti non emergeva tutta la drammaticità di cosa vuol dire passare una notte in bianco per colpa di un bambino insonne. Perché ci sta che i neonati siano per natura programmati per svegliarsi frequentemente, ma un bambino di (quasi) due anni sano come un pesce, col pancino pieno ma non troppo, che non ha sete-caldo-freddo e che ha il pannolino pulito che cosa avrà mai da continuare a piangere?

Ieri sera dopo una seduta di coccole bacini abbracci che solo a pensarci mi viene il diabete, ho messo Ringhio a dormire nel suo lettino. La Ninfa era già tra le braccia di Orfeo, per cui niente favola.

"Ciao amore della mamma ci vediamo domani mattina". Bacino bacino bacetto e mi infilo nel letto.

Dopo venti minuti: "Mamma, mamma" e il pupo, bello come il sole, si affaccia alla porta della camera.

Scosto il piumone, abbraccio Ringhio e lo riporto nel suo lettino.

"Amore adesso è ora di fare la nanna. Stanno dormendo tutti, vedi? Perciò stringi forte il tuo coniglio e dormi". Esco dalla porta e il peluche di mio figlio mi atterra davanti.

"Non si buttano i giochi! Giù subito a fare la nanna!"

"Ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee"

Parte la sirena. Afferro rapida il bimbo prima che si svegli la Ninfa e lo porto in sala.

"Allora non vuoi dormire asinello? Va bene, guardiamo un pò cosa fanno in tv. Oh, guarda, c'è Poirot! Niente di più soporf...indicato vero?". Peccato che poi io dormissi sul divano mentre Ringhio metteva la casa a soqquadro.

Rientra CF.

"Come mai ancora svegli?"

"Mah, Ringhio non riesce a dormire. Ho provato con una camomilla intanto che guardavamo la tv ma non è servito a niente. Io dovrei ancora farmi la doccia..."

"Vai vai amore che ci penso io."

Secondo voi me lo faccio ripetere due volte? Quando esco dal bagno trovo i due nel lettone.

"Che ci fa lui qui dentro? Non si era detto niente lettone che poi ripartiamo con il circolo vizioso?"

"Stavamo aspettandoti e intanto guardavamo cose da maschi sul tablet". E mi fa vedere uno spezzone di Top Gear.

"Su, Ringhio, dai un bacio al papà che facciamo la nanna."

Col piccolo in cameretta, mi infilo velocemente nel mio letto.

"Brummm brummm brummm"

"No, non è possibile. Adesso ti alzi tu che hai avuto la brillante idea di fargli vedere le automobili prima di andare a letto".

CF si alza brontolando e ricompare dopo un'eternità.

"Penso si sia addormentato". Finalmente dormo, penso.

"Ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee".

Non ci posso credere, è l'una e lui è ancora sveglio.

"Tocca a te stavolta" dice CF. Poi si gira sul fianco e riprende a russare. Ma come è possibile?!

Ciabatto fino in cameretta."Senti tu, piccolo assatanato, si può sapere che cosa succede?" Lui mi guarda con il labbro tremolante. E ricomincia a piangere. Implacabile e inarrestabile. Mi siedo, lo prendo in braccio ma niente. E' inconsolabile. Provo a metterlo a terra, ma è ancora peggio. Mi si aggrappa come una scimmietta.

Lo riprendo in braccio e torno in sala. Comincio a camminare e saltellare come facevo quando era più piccolo. Peccato ora che con i suoi quasi dieci chili la differenza si senta. Già dopo cinque minuti i bicipiti mi fanno male. Ringhio si è placato e si ciuccia il pugnetto. Sbadiglia, sbadiglia ma non crolla. Inutile, le sue pile sono inesauribili.

Mi accascio sul divano. Mi sembra un incubo: sono tornata indietro nel tempo, Ringhio è di nuovo piccolo e noi non dormiamo. Anzi, è peggio: adesso se per sbaglio mi appisolo questa peste bubbonica accende le luci, sveglia la sorella e fanno un party alla facciazza mia. Che faccio? Niente Valium, ma posso provare a passarlo sul gas? Magari funziona davvero, così dormo per un pò. Vi preeeegoo voglio solo chiudere gli occhi in pace. Dieci minuti. Ok, anche cinque fa lo stesso. Mi raggiunge CF.

"Cosa succede? Avrà fame? Sete? Il pannolino?"

Gli tiro un cuscino. Scalpiccio di piedini. Ecco, di bene in meglio: si è svegliata anche la Ninfa.

"Ho sete." Beve un goccio di acqua e poi prende Ringhio per mano.

"Dai andiamo a letto che è tardi". Lui, il piccolo disgraziato figlio degenere che mi ha tenuto sveglia fino alle tre, si fa accompagnare docile nel suo lettino. La Ninfa si stende vicino a lui, si coprono con il piumino e, voilà, in dieci nanosecondi dormono.

Sono esterrefatta. Incredula. Interdetta. Sull'orlo delle lacrime.

CF si riprende prima di me e borbottando come una pentola di fagioli torna a dormire. Io rimango lì, sul divano. Non ho la forza di alzarmi. Tanto alle sei suona la sveglia...

 

 

 

 

Finalmente ieri è arrivata la nuova cameretta dei bambini.

La nostra casa è  abbastanza piccola. Sono circa 80 metri quadrati, suddivisi tra cucina, soggiorno, bagno, camera matrimoniale e cameretta.

Completano il quadretto un ripostiglio e un pezzo di giardino.

A me il nostro appartamento piace così, intimo e accogliente.

Come tante coppie al giorno d'oggi, non abbiamo avuto la possibilità di comprare una casa più grande, sia per una questione di soldi, sia perché nella zona in cui abitiamo la tendenza negli ultimi anni è quella di costruire abitazioni più piccole.

Quando eravamo solo in due ( e per due intendo due umani, esclusi i pets), avevamo a nostra disposizione un sacco di spazio e la cameretta veniva utilizzata come studio.

Con la nascita della Ninfa lo studio ha cominciato la lenta trasformazione in cameretta.

E' comparso un lettino (il mio di quando ero piccola, perché tutto si ricicla e niente si distrugge), il tavolo della nonna è diventato un fasciatoio, dall'armadio che avevamo recuperato sono spariti i vestiti del cambio di stagione per far spazio a body, tutine e pannolini.

La Ninfa bebè ha sfruttato poco la cameretta. Per volontà più sua che nostra abbiamo optato per la soluzione del co-sleeping, sperando erroneamente che si trattasse di un periodo temporaneo.

Abbiamo fatto dei blandi tentativi per far dormire la Ninfa nell'altra stanza, tutti andati a vuoto.

Con l'arrivo di Ringhio la situazione co-sleeping è diventata pesante, per cui armandoci di santa pazienza (e vi posso assicurare che la pazienza dei genitori è veramente infinita) dopo molti mesi siamo riusciti a piazzare i pargoli recalcitranti nella loro stanza.

Abbiamo utilizzato il lettino della Ninfa per Ringhio e recuperato una brandina per gli ospiti per la pupa.

I bambini condividevano l'armadio, abbiamo solo aggiunto una cassettiera offerta dalla nonna e completato il tutto con un tappeto colorato comperato all'Ikea.

Negli ultimi mesi però la situazione ci è sfuggita di mano: giochi ovunque ( quelli più piccoli inscatolati, ma quelli più ingombranti come cavallini a dondolo o tricicli parcheggiati in ogni angolo), vestiti pigiati nell'armadio, torri di libri traballanti.

Raggiungere il fasciatoio per cambiare Ringhio era uno slalom continuo.

E la notte quante volte io e CF ci siamo schiantati a causa del cavallo a dondolo o del passeggino delle bambole!

Urgeva una soluzione. Più facile a dirsi che a farsi, però.

Infatti la stanza dei bambini ha una pianta irregolare, con due pareti occupate da finestre e quindi sfruttabili solo parzialmente.

All'inizio volevamo arredarla in stile Ikea.

Chi non ama quei bei lettini piccini, quegli armadi colorati e quelle graziose cassapanche?

Volevamo una stanza che potesse crescere assieme ai bambini.

Ma anche in questo modo lo spazio sfruttato era troppo poco.

Ikea offre dei bei letti contenitore, ma mettendo quelli non c'era spazio per l'armadio.

I letti a castello sono belli, ma indicati per bambini sopra i sei anni.

Ci siamo quindi rivolti, più che altro per avere un'indicazione riguardo ai prezzi, ad un mobilificio di zona.

Hanno messo nero su bianco le idee che avevamo già in testa e hanno valutato se erano fattibili.

Confesso che la spesa non è stata indifferente.

Ma ora che ho la camera montata mi accorgo che è stata la soluzione migliore.

Abbiamo fatto due letti a ponte, uno contenitore e l'altro con quattro cassetti delle misure che servivano a noi.

Armadi alti fino al soffitto, con il sistema brevettato Servetto per usare anche quelli più in alto ed ante che si aprono a centottanta gradi invece che a novanta.

In questo modo siamo riusciti a sfruttare tutto lo spazio delle pareti e a mantenere anche un'area libera per far giocare i bambini.

Sarà la camera definitiva: niente cambi a dieci o a quindici anni.

A chi di Montessori se ne intende e che già storce il naso, posso solo rispondere che ogni cosa è stata messa a portata di bambino: i cassetti e gli armadi più bassi contengono tutte le loro cose, giochi e vestiti, per favorire la loro autonomia.

Alcuni giocattoli e i libri sono stati riposti su pratiche mensole alla loro portata.

I letti "da grandi" per i miei bambini non sono un impedimento: ci salgono facilmente e anche se devono scendere durante la notte possono farlo in massima sicurezza.

La Ninfa e Ringhio ieri erano felicissimi di andare a dormire nella nuova cameretta e fino a stamattina alle cinque non si sono svegliati nemmeno una volta.

Ed io sono più felice di loro. Il conto in banca magari un po'meno....