La Ninfa ha scoperto relativamente tardi la televisione. No, non complimentatevi con me, non è il caso, non sono una di quelle mamme che "la televisione per me potrebbe anche non esistere". O meglio, la televisione è una grande risorsa se gestita nel modo corretto.

In breve: io c'ho tentato di propinare qualche programma educativo (ma anche no) a mia figlia, di mollarla davanti allo schermo giusto il tempo per andare in bagno, ma lei niente, non ha mai subito il fascino della scatola magica.

Questo fino allo scorso anno, con la scoperta della oramai nota serie TV "Mascha e l'orso". Ma bene, mi sono detta, forse riesco a fare qualcosa senza essere pedinata e sorvegliata a vista. Già immaginavo lei piazzata sul divano con Ringhio e col padre che, volente o nolente (sotto pesanti minacce), si trastullava guardando i classici della Disney.

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Grosso grossissimo errore: la mia piccola bambina, così femminile nelle posture, nelle abitudini e negli atteggiamenti odia le principesse! Le piace giocare con bambole dai vestiti principeschi, adora travestirsi da principessa o da fatina ma detesta Belle, Ariel o Cenerentola. Proprio non ce la fa a guardare questi film d'animazione per più di venti minuti consecutivi.

Abbiamo scoperto che la Ninfa ha una propensione per quei cartoni animati e film i cui protagonisti sono draghi o mostri. CF non ci poteva credere: ho visto i suoi occhi illuminarsi. Con un plateale sospiro di sollievo ha subito fatto vedere alla pupa Shreck e da lì non ci siamo più fermati.

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Quindi, nell'ordine: tutta la serie dell'orco verde (i suoi preferiti sono l'uno e il tre), tutta la serie di Kung Fu Panda, tutta l'Era Glaciale, Hotel Transilvania 1 e 2 e DragonTrailer 1 e 2.

CF ha tentato con la  "Cars" ma senza successo. Un paio di mesi fa complice un'amichetta la Ninfa ha visto per la prima volta "Frozen". Che dire? Amore a prima vista con crollo dei castelli in aria del papà. Ma è stata la defaiance di un momento.La Ninfa più che il film adora il merchandising: bambole, libri, pigiama...

Il mese scorso avevo voglia di guardare "Jurassic Park- Il mondo perduto". I bimbi dormivano già per cui via libera. Dopo una mezz'oretta, la pargola si sveglia e ci raggiunge sul divano. L'ho tenuta con noi nella speranza che si riaddormentasse. Indovinate un pò? S'è vista tutto il film con un interesse quasi comico. Come suo solito, non stava zitta un attimo:

"Perchè scappano?"

"Perchè il dinosauro li insegue."

"Perchè?"

"Perchè vuole mangiarli. Ma solo nella televisione, nella realtà il dinosauro non c'è"

"Si, mamma, lo so, è per finta".

Non inorridite, per favore, vi assicuro che non ha subito traumi di sorta, anzi.

Dal mese scorso quindi nella hit parade della Ninfa sono entrati anche tutti e quattro i film di Jurassik Park. 

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Ora, se ho bisogno di fare delle cose le accendo la tv e le dico:

"Amore, guarda che tra poco arrivano i dinosauri!"

Sì, sono subdola e ingannatrice, ma almeno così la pipì riesco a farla in pace!

Uno di questi giorni provo con la saga de "Il signore degli anelli"...

Se volete, ditemi quali sono i programmi che amano i vostri figli. E quali stratagemmi utilizzate per andare in bagno in santa pace.

 

 

La Ninfa è al suo secondo anno della scuola dell'infanzia o scuola materna o asilo che dir si voglia.

La mia bambina ha imparato a parlare tardi (se becco chi va dicendo che parlare ai bambini nella pancia aiuta il futuro nascituro nello sviluppo del linguaggio lo fucilo, giuro!), ma adesso è molto loquace. Fin troppo loquace. Come diceva mio nonno "non le si secca mai la lingua in bocca". Tranne nel caso in cui le si chieda della scuola dell'infanzia.

"Gioia, come è andata oggi?" chiede la nonna premurosamente.

"Bene" risponde la bimba sgambettando.

"Cosa avete fatto oggi?"

"Niente"

"Ma come? Tutto il giorno a scuola e non avete fatto niente? Hai giocato?"

La Ninfa scuote la testa.

"Disegnato? Fatto i lavoretti?" Gli interrogativi fioccano ma lei  cammina zitta.

Il colmo è quando torna a casa graffiata, morsicata o con qualche livido, frutto di normali azzuffate con gli altri bambini.

"Chi è stato a pizzicarti?" domanda il papà, fremente di sdegno.

"Non te lo dicio" esclama un'altera e sdegnosa Ninfa.

L'omertà mafiosa le fa un baffo. Fare domande dirette a mia figlia è inutile, non si cava un ragno dal buco.

La prima regola dell'asilo è che non si parla dell'asilo. Puoi anche essere il mio papà, ma quello che succede là dentro è affar mio.

Posto che a quanto sento tutti i bambini sono chi più chi meno "omertosi" riguardo a ciò che avviene durante le loro giornate, io ho trovato questo escamotage.

Dopo cena, quando siamo tutti più rilassati, tra un'attività e l'altra comincio a raccontare quello che ho fatto durante il giorno. Il pesciolino abbocca e, a poco a poco, mi fa il resoconto delle sua giornata. Cerco di ascoltarla con attenzione  ( a volte, lo ammetto, mi distraggo un attimo) e le butto là qualche domanda per avere un quadro della situazione più chiaro.

Il mio scopo non è tanto essere a conoscenza delle sue attività, quanto abituarla al dialogo. La famiglia per me è il primo posto dove si impara a comunicare, a parlare ma anche ad ascoltare. Quello che fa un bambino è importante tanto quanto quello che fa un adulto. Voglio far imparare ai miei figli che la famiglia è un luogo di confronto dove ognuno è libero di esprimersi e di sentirsi apprezzato.

A volte la Ninfa ci prende gusto e comincia a raccontarmi cose che lì per lì sembrano strampalate. Tipo che a scuola è arrivato un lupo che voleva mangiare tutti, bambini e maestre. Ma lei non ha avuto paura e ha detto al lupo che se aveva fame poteva sedersi con loro al tavolo: nessuno lo avrebbe cacciato via o preso in giro.

Più che la cronaca della giornata mi interessano queste storielle perché indicano come abbia interpretato i nostri insegnamenti. E io mi do mentalmente una pacca sulla spalla perché vedo che i semini che buttiamo  pian piano germogliano.

I vostri figli vi raccontano le cose che fanno? E voi a loro?

 

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Amo la comunicazione, da sempre. Mi piace parlare e scrivere con le persone. Sono la classica rompic...ehm, donna che ti importuna sul treno per fare due chiacchiere. Sono capace di attacar bottone anche con un cactus, davvero.

Ho studiato lingue perché il mio sogno era girare il mondo facendo la guida turistica, vivendo un pò qua e un pò là. Poi mi sono ritrovata a fare tutt'altro, ma questa è un'altra storia.

Avrei voluto approfittare per insegnare ai mie pargoli l'inglese fin da quando erano in fasce, ma mi sono scoraggiata per quello che avevo letto: puoi insegnare una seconda lingua solo se sei madrelingua, altrimenti fai solo pasticci. Metti che ti capiti di rovesciare qualche cosa: ti viene da smadonnare nella tua lingua, giusto? Per istinto se non sei madrelingua nelle situazioni più imprevedibili e paradossali ti trovi senza parole.

Pazienza, mi sono detta, impareranno come abbiamo fatto noi. Arrancando, con grande fatica, grazie ad un sistema scolastico antiquato che ha un approccio totalmente sbagliato dal punto di vista dell'insegnamento delle lingue straniere.

Poi mi sono imbattuta per caso in questo bellissimo sito. E ho scoperto che erano tutte cazzate. E' più faticoso insegnare una lingua straniera ad un bambino già più grande, ma è fattibile. Si parla di insegnamento precoce di una lingua. Presa dal senso di colpa prima e fulminata sulla via di Damasco dopo, mi sono detta che non tutto era perduto.

Ho cominciato qualche mese fa per gioco con la mia famiglia a introdurre pian piano l'inglese, nel modo più soft e banale possibile. Semplicemente, facciamo baby-dance in lingua con canzoncine semplici come "Head, shoulders, knees and toos". A loro piace un sacco, sembriamo degli invasati, balliamo seguendo le immagini sul tablet. Se per caso capita qualcuno a trovarci e siamo nello svolgimento del balletto, coinvolgiamo anche il povero malcapitato (se poi gli ospiti non vengono più a trovarvi, non chiedetevi il motivo).

Il sabato mattina quando andiamo in piscina in auto la Ninfa ed io cantiamo a squarciagola un ritornello che dice: "We are going to the swimming-pool, swimming-pool, swimming-pool. We are going to the swimming-pool, la du da da".

Un'altra idea che mi è venuta è quella di fare inglese durante i pasti. Colazione, pranzo e cena sono scanditi dai miei blaterii  che nessuno comprende. Mi aiuta indicare le cose, il tono della voce, la mimica e le espressioni del viso. Inizialmente c'è stato un netto rifiuto da parte della Ninfa. Tenete in considerazione che Compagno Fedele non capisce nulla di inglese e Ringhio è ancora piccolo per esprimere una qualsiasi opinione. Quindi ero in minoranza.

Devo ammettere che mi sono demoralizzata e ho lasciato perdere. Ovunque c'è scritto che se i bambini si oppongono non ha senso continuare. Significa che non sono ancora pronti. Ma domenica mattina la Ninfa mi ha sorpresa. Durante la colazione, infatti, mi ha detto: "Ma mamma non giochiamo più all'inglese? Io voglio il milk, ma freddo!". Mi è venuto un mancamento...

Così, sull'onda dell'entusiasmo, le ho regalato una bambolina che si trasforma in paticcino. Le ho detto che è una bambola speciale perché parla solo inglese. L'ha chiamata Margaret. La Ninfa per comunicare con Margaret si sforza di usare questa lingua sconosciuta. Mi chiede come si dice la tal cosa e tenta di ripeterla alla bambola. E' tenera e tenace assieme. Ha imparato a dire "cupcake" e ora si sta esercitando con "strawberry". Margaret infatti ha un delizioso profumo di fragola...

Mi ha chiesto se Margaret ha delle sorelle e ovviamente ho risposto di sì.

"Ma dove sono?"

"Sono in Inghilterra. Perché?"

"Perché lei si sente sola, poverina"

"Dai, vedrai che se scrivi la lettera a Babbo Natale magari te ne porta un'altra."

Forse ho trovato il modo giusto per stimolarla. La Ninfa è ancora piccina, tra pochi mesi compirà quattro anni. Ma è già più esposta a nuove lingue di quanto lo fossi io da piccola.

La scuola dell'infanzia dove va è frequentata anche da bambini del Ghana, della Liberia, della Bulgaria, dell'Albania...A volte la maggior parte di loro arriva e sa parlare solo in inglese.

Proprio per questo da alcuni anni hanno avviato dei progetti per aiutare i bambini ad approcciarsi con le lingue straniere. Le insegnanti si appoggiano a studenti di lingue, universitari o dell'ultimo anno del liceo linguistico, che per alcuni mesi si impegnano come tirocinio a lavorare coi i bambini.

Attraverso canzoni, rime e attività ludico-ricreative insegnano loro le prime parole. Disegnano grandi cartelloni tematici, come per esempio l'autunno. E ogni bambino appiccica immagini di foglia, frutti o attività legate a quel periodo.

La Ninfa ha imparato a fare il giro tondo ("Ring a-ring o'roses") e sta tentando di insegnarlo al suo fratellino. Lo obbliga a giocare in continuazione, fino allo sfinimento.

Recentemente Compagno Fedele ha scoperto che su youtube si possono trovare gli episodi di Peppa Pig in lingua originale, per cui ogni tanto lui e i pupi colonizzano il lettone e si guardano due o tre episodi. Seguono il cartone animato con grande concentrazione. Anche se sono ancora alle prime armi, grazie ai disegni semplici capiscono il senso generale della trama. Io intanto ne approfitto.

Mi chiudo in bagno da sola a leggere, mi faccio una doccia con acqua bollente (quando i bambini sono con me la temperatura dell'acqua è nettamente inferiore, se non voglio bollirli come aragoste), riesco perfino a usare il balsamo e l'olio per il corpo.

Mi piace perché tutti l'hanno presa come un gioco, con leggerezza e spensieratezza. Cantiamo, balliamo, ci divertiamo. E intanto impariamo. Se anche a scuola provassero ad utilizzare dei metodi simili a questo, più coinvolgenti e divertenti, ci sarebbero più persone che parlano non solo inglese, ma anche spagnolo o arabo o cinese.

Adesso ai nostri amici stranieri in visita chiediamo di parlare inglese quando ci incontriamo, proprio per far capire ai bambini che nella vita reale esistono persone che parlano una lingua diversa.

La Ninfa mi ha chiesto se quest'estate in ferie andremo in Inghilterra. Le ho detto che la mamma preferisce i posti caldi, ma magari un week-end ci possiamo anche andare.

Non pretendo che i miei figli diventino bilingue, anche perché oramai è troppo tardi,  ma se sanno già qualcosa d'inglese male non fa. Come dice il proverbio: "Impara l'arte e mettila da parte".

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Alzi la mano che non ha mai passato tutta la notte in giro per locali a divertirsi con gli amici. Eppure la mattina vi alzavate per andare al lavoro o  restavate a poltrire nel vostro letto tutta la domenica. Non è mai stato un peso, anzi. Ci faceva sentire vive.

E come mai invece ora se ci capita di non dormire per una notte ci sentiamo morte? Altro che sintomi da dopo sbronza: cerchio alla testa, occhi gonfi e pesanti, cerchiati di nero che un panda al vostro confronto è niente, camminata da zombie...In una parola sola: DISTRUTTE.

Ecco, quando prima di diventare mamma le mia amiche già mamme mi descrivevano come si sentivano sfatte la mattina dopo aver passato la notte in bianco, ho sempre creduto che ingigantissero il problema. "Non hanno il fisico, non sono abituate", pensavo ingenuamente.

Finché sono diventata mamma anch'io. E allora ho capito. Ho capito che non lo ingigantivano affatto, il problema, ma anzi che dai loro racconti non emergeva tutta la drammaticità di cosa vuol dire passare una notte in bianco per colpa di un bambino insonne. Perché ci sta che i neonati siano per natura programmati per svegliarsi frequentemente, ma un bambino di (quasi) due anni sano come un pesce, col pancino pieno ma non troppo, che non ha sete-caldo-freddo e che ha il pannolino pulito che cosa avrà mai da continuare a piangere?

Ieri sera dopo una seduta di coccole bacini abbracci che solo a pensarci mi viene il diabete, ho messo Ringhio a dormire nel suo lettino. La Ninfa era già tra le braccia di Orfeo, per cui niente favola.

"Ciao amore della mamma ci vediamo domani mattina". Bacino bacino bacetto e mi infilo nel letto.

Dopo venti minuti: "Mamma, mamma" e il pupo, bello come il sole, si affaccia alla porta della camera.

Scosto il piumone, abbraccio Ringhio e lo riporto nel suo lettino.

"Amore adesso è ora di fare la nanna. Stanno dormendo tutti, vedi? Perciò stringi forte il tuo coniglio e dormi". Esco dalla porta e il peluche di mio figlio mi atterra davanti.

"Non si buttano i giochi! Giù subito a fare la nanna!"

"Ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee"

Parte la sirena. Afferro rapida il bimbo prima che si svegli la Ninfa e lo porto in sala.

"Allora non vuoi dormire asinello? Va bene, guardiamo un pò cosa fanno in tv. Oh, guarda, c'è Poirot! Niente di più soporf...indicato vero?". Peccato che poi io dormissi sul divano mentre Ringhio metteva la casa a soqquadro.

Rientra CF.

"Come mai ancora svegli?"

"Mah, Ringhio non riesce a dormire. Ho provato con una camomilla intanto che guardavamo la tv ma non è servito a niente. Io dovrei ancora farmi la doccia..."

"Vai vai amore che ci penso io."

Secondo voi me lo faccio ripetere due volte? Quando esco dal bagno trovo i due nel lettone.

"Che ci fa lui qui dentro? Non si era detto niente lettone che poi ripartiamo con il circolo vizioso?"

"Stavamo aspettandoti e intanto guardavamo cose da maschi sul tablet". E mi fa vedere uno spezzone di Top Gear.

"Su, Ringhio, dai un bacio al papà che facciamo la nanna."

Col piccolo in cameretta, mi infilo velocemente nel mio letto.

"Brummm brummm brummm"

"No, non è possibile. Adesso ti alzi tu che hai avuto la brillante idea di fargli vedere le automobili prima di andare a letto".

CF si alza brontolando e ricompare dopo un'eternità.

"Penso si sia addormentato". Finalmente dormo, penso.

"Ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee".

Non ci posso credere, è l'una e lui è ancora sveglio.

"Tocca a te stavolta" dice CF. Poi si gira sul fianco e riprende a russare. Ma come è possibile?!

Ciabatto fino in cameretta."Senti tu, piccolo assatanato, si può sapere che cosa succede?" Lui mi guarda con il labbro tremolante. E ricomincia a piangere. Implacabile e inarrestabile. Mi siedo, lo prendo in braccio ma niente. E' inconsolabile. Provo a metterlo a terra, ma è ancora peggio. Mi si aggrappa come una scimmietta.

Lo riprendo in braccio e torno in sala. Comincio a camminare e saltellare come facevo quando era più piccolo. Peccato ora che con i suoi quasi dieci chili la differenza si senta. Già dopo cinque minuti i bicipiti mi fanno male. Ringhio si è placato e si ciuccia il pugnetto. Sbadiglia, sbadiglia ma non crolla. Inutile, le sue pile sono inesauribili.

Mi accascio sul divano. Mi sembra un incubo: sono tornata indietro nel tempo, Ringhio è di nuovo piccolo e noi non dormiamo. Anzi, è peggio: adesso se per sbaglio mi appisolo questa peste bubbonica accende le luci, sveglia la sorella e fanno un party alla facciazza mia. Che faccio? Niente Valium, ma posso provare a passarlo sul gas? Magari funziona davvero, così dormo per un pò. Vi preeeegoo voglio solo chiudere gli occhi in pace. Dieci minuti. Ok, anche cinque fa lo stesso. Mi raggiunge CF.

"Cosa succede? Avrà fame? Sete? Il pannolino?"

Gli tiro un cuscino. Scalpiccio di piedini. Ecco, di bene in meglio: si è svegliata anche la Ninfa.

"Ho sete." Beve un goccio di acqua e poi prende Ringhio per mano.

"Dai andiamo a letto che è tardi". Lui, il piccolo disgraziato figlio degenere che mi ha tenuto sveglia fino alle tre, si fa accompagnare docile nel suo lettino. La Ninfa si stende vicino a lui, si coprono con il piumino e, voilà, in dieci nanosecondi dormono.

Sono esterrefatta. Incredula. Interdetta. Sull'orlo delle lacrime.

CF si riprende prima di me e borbottando come una pentola di fagioli torna a dormire. Io rimango lì, sul divano. Non ho la forza di alzarmi. Tanto alle sei suona la sveglia...

 

 

 

 

Essere genitori a volte può essere davvero davvero davvero esasperante.

Spesso i bambini diventano capricciosi e ingestibili, a meno che tu non sia tra quelle fortunate che hanno un bambino "angelico" usando la definizione di Tracy Hogg.

Riuscite a immaginarvi la situazione quando i bambini sono più di uno?

C'è una cosa che mi spaventa più dei capricci, più delle lacrime e delle urla, più delle scene isteriche. Sono i litigi.

Quando torno la sera dopo una giornata passata al lavoro in un ambiente dove i battibecchi e le scaramucce sono all'ordine del giorno e vorrei solo trovare un'atmosfera da Mulino Bianco e invece i bambini danno il peggio di sé.

Esistono infiniti motivi che possono innescare la miccia:

  1. "Quel gioco è mio e lo voglio io, lo stavo usando io, io l'ho visto prima" e qui va a picche tutto il lavoro sulla condivisione. Soluzione drastica: togliere il suddetto giocattolo e riporlo in un luogo sicuro e inaccessibile. A volte poi ce ne dimentichiamo e il gioco fa la polvere;
  2. "C'ero prima io tu vai a sederti da un altra parte". Qui chiaramente portare via divano, sedia o poltrona diventa più complicato. Quindi via, tutti a sedersi sul tappetone che la mamma deve pulire proprio lì ora e subito;
  3. "La mamma è mia tu vai dal papà". Tesori, la mamma è di tutti e due, sono sicura di avervi sfornato io entrambi ( le mie parti basse hanno ancora i segni quindi impossibile dimenticarsene), ho due gambe per cui forza che ci state tutti e due, una di qua e l'altro di là. E già che ci siete potete baciarmi ognuno su una guancia;
  4. "Io prima, io prima, io prima". Questo lo dicono per tutto tranne che quando devono andare a letto. Chissà perché...Si fa una volta per uno, so che è difficile ma voi siete bambini molto intelligenti e ce la fate di sicuro.

Ovviamente blandire a volte non basta.

I furbetti mi sorridono e appena mi giro passano alle maniere pesanti che manco i gladiatori: la Ninfa scatta con un pizzicotto, Ringhio ricambia con uno schiaffone, la Ninfa contrattacca con una sequenza di graffi alle parti esposte (il più delle volte sulle guance paffute del fratellino), Ringhio ricambia azzannandola al polpaccio.

Urlo per sovrastare i loro pianti (l'ho già detto che sono una cattiva madre), li separo e li mando in castigo per un tempo indefinito una in un angolino e l'altro in quello opposto.

Continuano a piangere a piangere a piangere. Io recito mentalmente il mio mantra: "Devo-stare-tranquilla-sono-solo-bambini", inspiro-espiro "Ohmmmmm....Un cerchio dentro un quadrato un quadrato dentro un cerchio".

I pianti si fanno vi via più flebili. Quando smettono del tutto, da mamma sadica quale sono, ignoro i pargoli e continuo a farmi i fatti miei.

Generalmente poi arriva la Ninfa, orecchie basse e coda tra le gambe: "Scusa mamma non lo faccio più".

Anche Ringhio esce dall'angolo e si avvicina. Abbraccio di gruppo con moccio e lacrime (attenzione alle magliette nere. Vi chiederanno se una lumaca vi è camminata sopra) et voilà.

Magicamente è arrivato il momento di andare a letto. Indovinate un po' chi ci va per prima?

Voi come vi comportate quando i vostri figli litigano tra di loro? Siete delle mamme zen, tutte calma e comprensione? Seguite i consigli degli addetti ai lavori o andate a naso?

Finalmente ieri è arrivata la nuova cameretta dei bambini.

La nostra casa è  abbastanza piccola. Sono circa 80 metri quadrati, suddivisi tra cucina, soggiorno, bagno, camera matrimoniale e cameretta.

Completano il quadretto un ripostiglio e un pezzo di giardino.

A me il nostro appartamento piace così, intimo e accogliente.

Come tante coppie al giorno d'oggi, non abbiamo avuto la possibilità di comprare una casa più grande, sia per una questione di soldi, sia perché nella zona in cui abitiamo la tendenza negli ultimi anni è quella di costruire abitazioni più piccole.

Quando eravamo solo in due ( e per due intendo due umani, esclusi i pets), avevamo a nostra disposizione un sacco di spazio e la cameretta veniva utilizzata come studio.

Con la nascita della Ninfa lo studio ha cominciato la lenta trasformazione in cameretta.

E' comparso un lettino (il mio di quando ero piccola, perché tutto si ricicla e niente si distrugge), il tavolo della nonna è diventato un fasciatoio, dall'armadio che avevamo recuperato sono spariti i vestiti del cambio di stagione per far spazio a body, tutine e pannolini.

La Ninfa bebè ha sfruttato poco la cameretta. Per volontà più sua che nostra abbiamo optato per la soluzione del co-sleeping, sperando erroneamente che si trattasse di un periodo temporaneo.

Abbiamo fatto dei blandi tentativi per far dormire la Ninfa nell'altra stanza, tutti andati a vuoto.

Con l'arrivo di Ringhio la situazione co-sleeping è diventata pesante, per cui armandoci di santa pazienza (e vi posso assicurare che la pazienza dei genitori è veramente infinita) dopo molti mesi siamo riusciti a piazzare i pargoli recalcitranti nella loro stanza.

Abbiamo utilizzato il lettino della Ninfa per Ringhio e recuperato una brandina per gli ospiti per la pupa.

I bambini condividevano l'armadio, abbiamo solo aggiunto una cassettiera offerta dalla nonna e completato il tutto con un tappeto colorato comperato all'Ikea.

Negli ultimi mesi però la situazione ci è sfuggita di mano: giochi ovunque ( quelli più piccoli inscatolati, ma quelli più ingombranti come cavallini a dondolo o tricicli parcheggiati in ogni angolo), vestiti pigiati nell'armadio, torri di libri traballanti.

Raggiungere il fasciatoio per cambiare Ringhio era uno slalom continuo.

E la notte quante volte io e CF ci siamo schiantati a causa del cavallo a dondolo o del passeggino delle bambole!

Urgeva una soluzione. Più facile a dirsi che a farsi, però.

Infatti la stanza dei bambini ha una pianta irregolare, con due pareti occupate da finestre e quindi sfruttabili solo parzialmente.

All'inizio volevamo arredarla in stile Ikea.

Chi non ama quei bei lettini piccini, quegli armadi colorati e quelle graziose cassapanche?

Volevamo una stanza che potesse crescere assieme ai bambini.

Ma anche in questo modo lo spazio sfruttato era troppo poco.

Ikea offre dei bei letti contenitore, ma mettendo quelli non c'era spazio per l'armadio.

I letti a castello sono belli, ma indicati per bambini sopra i sei anni.

Ci siamo quindi rivolti, più che altro per avere un'indicazione riguardo ai prezzi, ad un mobilificio di zona.

Hanno messo nero su bianco le idee che avevamo già in testa e hanno valutato se erano fattibili.

Confesso che la spesa non è stata indifferente.

Ma ora che ho la camera montata mi accorgo che è stata la soluzione migliore.

Abbiamo fatto due letti a ponte, uno contenitore e l'altro con quattro cassetti delle misure che servivano a noi.

Armadi alti fino al soffitto, con il sistema brevettato Servetto per usare anche quelli più in alto ed ante che si aprono a centottanta gradi invece che a novanta.

In questo modo siamo riusciti a sfruttare tutto lo spazio delle pareti e a mantenere anche un'area libera per far giocare i bambini.

Sarà la camera definitiva: niente cambi a dieci o a quindici anni.

A chi di Montessori se ne intende e che già storce il naso, posso solo rispondere che ogni cosa è stata messa a portata di bambino: i cassetti e gli armadi più bassi contengono tutte le loro cose, giochi e vestiti, per favorire la loro autonomia.

Alcuni giocattoli e i libri sono stati riposti su pratiche mensole alla loro portata.

I letti "da grandi" per i miei bambini non sono un impedimento: ci salgono facilmente e anche se devono scendere durante la notte possono farlo in massima sicurezza.

La Ninfa e Ringhio ieri erano felicissimi di andare a dormire nella nuova cameretta e fino a stamattina alle cinque non si sono svegliati nemmeno una volta.

Ed io sono più felice di loro. Il conto in banca magari un po'meno....