La settimana è iniziata con un cielo grigio e bigio, che ben rappresenta il mese di novembre nel mio immaginario.

Con questo tempo che non è ancora freddo ma di sicuro umido si ha voglia di mangiare piatti più ricchi, caldi e saporiti.

Sulla scia autunnale la scorsa settimana CF si è guadagnato la standing ovation della famiglia proponendoci un piattino che Cracco scansati proprio.

In realtà la ricetta era di quelle svuota-frigo, ovvero "aiutati che il ciel ti aiuta".

Ma il risultato è stato davvero da "wow".

Rullo di tamburi: sto per darvi la ricetta dei nostri strepitosi tortini di patate con funghi e caciotta, facili, veloci e sorprendenti.

Si tratta -udite udite- di tortini monoporzione a base di patate a cui sono stati aggiunti dei funghi trifolati (rimasti dal pranzo e troppo pochi per accontentare tutti) con dei cubetti di pancetta e dei dadini di caciotta.

Il gusto dei funghi viene valorizzato dalla base neutra delle patate e insaporito dai dadini di pancetta. La caciotta forma un goloso cuore filante che conquista grandi e piccini.

Tortini di patate con funghi e pancetta: ingredienti

Per preparare i nostri tortini vi servono pochi e semplici ingredienti:

  • 800 gr. di patate
  • 100 gr. di parmigiano grattugiato
  • 250 gr. di caciotta
  • 100 gr. di pancetta
  • 150 gr.di  funghi trifolati
  • sale
  • pepe
  • prezzemolo
  • pangrattato
  • burro

Cominciamo!

Tortini di patate con funghi e caciotta: procedimento

Iniziamo dalle patate: sbucciatele e cuocetele al vapore, oppure lessatele.

Una volta pronte, schiacciatele con una forchetta o con uno schiacciapatate e fatele intiepidire.

Aggiungete sale, pepe, prezzemolo tritato, il parmigiano e una noce di burro e amalgamate il composto.

Assaggiate e, se per voi va bene, unite i funghi e la pancetta.

Prendete ora delle cocottine o dei pirottini di alluminio, imburrateli e spolverizzateli con il pangrattato.

Mettete una cucchiaiata di purea di patate e livellate.

Adagiate un paio di dadini di caciotta e ricopriteli con un'altra cucchiaiata.

Procedete fino ad esaurimento (finiranno prima le cocottine o l'impasto?) e infornate il tutto per 25 minuti a 200 gradi modalità statica.

I vostri tortini sono pronti per essere mangiati!

Un consiglio: aspettate una decina di minuti prima di sformarli in modo che si compattino un po', non come noi che non abbiamo saputo resistere (come si vede dalla foto!).

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Come si nota, il nostro tortino si è lasciato andare perché era ancora bollente 😉

 

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Ecco qui la forma giusta. L'immagine l'ho trovata su trip-advisor

 

Potete servirli con un contorno di insalata e prepararli in molte varianti.

Se vi va di sbizzarrirvi, passate di qui e ditemi qual è la vostra variante preferita.

Ci vediamo il prossimo mese con una nuova ricetta della rubrica "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini".

Seguimi anche su IG con l'hashtag #luomoincucina e non dimenticare di condividere con me i deliziosi manicaretti che cucina la vostra dolce metà.

Bon appétit! 

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Se fosse stata una bambina si sarebbe chiamata Sofia.

Se fosse stato un maschietto, non so, non avevamo ancora deciso.

Tanto non avrebbe fatto alcuna differenza.

Nel 2011 sono stata mamma per dieci settimane.

Ho toccato il cielo con un dito, fatto castelli in aria, sognato vestitini di tulle e abiti sportivi.

Ho deciso la meta della nostra prima passeggiata, ho raccontato fiabe a fior di labbra sfiorandomi la pancia con le dita sotto le coperte ogni sera per quelle meravigliose dieci settimane.

Poi le perdite di sangue, la corsa in ospedale, la straziante attesa e l'ecografia.

"Non c'è il battito, signora"

La sentenza lapidaria, definitiva, che ha abbattuto brutalmente ogni speranza.

Cosa rimane dopo?

Un ventre vuoto, ripulito, un cuore lacerato, un dolore sordo e cupo che appesta l'aria.

Giornate che si trascinano prive di senso, intanto che si aspetta di ricomporre i pezzi della nostra anima andata in frantumi, come le vetrate colorate di una chiesa quando scoppia una granata.

Solo che le vetrate delle chiese non si riparano con l'Attack e neppure le anime delle mamme e dei papà.

Cosa rimane dopo?

Una cartelletta bianca, con il nome e il logo dell'ospedale, e quell'ecografia, l'unica immagine che ho di te.

Sono stata mamma per la prima volta nel 2011.

E lo sono tutt'ora, mamma di tre, non di due.

Perché non voglio far finta di niente, non voglio dimenticarti.

L'ho saputo solo oggi che i bambini nati da una coppia dopo la terribile esperienza di una morte perinatale vengono chiamati "rainbow children".

Una definizione allegra, mi fa venire in mente fiotti di bambini di ogni colore che scivolano giù giù fino ad arrivare nella pancia di una mamma.

Anche i miei figli sono "bambini arcobaleno".

Sì, perché anche noi, come moltissimi altri, abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuol dire perdere un bambino prima della nascita.

Che sia un caso o meno, a me è capitato proprio nel mese di ottobre, per la precisione il 24 ottobre del 2011.

Forse avrei trovato il coraggio di parlarne qui sul blog, o forse no.

Ho colto l'occasione di farlo oggi, nella giornata mondiale della CONSAPEVOLEZZA del lutto perinatale, spinta da tante di voi che hanno trovato la forza di aprirsi e di farlo a loro modo, chi su facebook, chi su instagram.

Perché il mio dolore è quello di tante mamme e di tanti papà, perché non se ne parla, o se lo si fa è più un accenno che un discorso.

I medici catalogano la morte perinatale come un fatto naturale.

Ma del resto la morte è di per sé un fatto naturale.

E' strano però che, se tutti hanno un atteggiamento più che comprensivo quando muore una persona cara, quando accade di perdere un figlio prima che nasca l'unica cosa che ti sanno dire è: "Sei giovane, vedrai che ne arriverà un altro"

Nella maggior parte dei casi è vero. Ma questo non lenisce in alcun modo il dolore di chi ha subito di fatto una perdita.

Non esiste la ricetta magica per sistemare tutto, ma sono sicura che basterebbe un minimo di empatia e di informazione in più per sensibilizzare la gente.

Parlarne aiuta, ma per farlo bisogna sentirsi "accolti".

E se si continua a sminuire o a far passare sotto silenzio un'esperienza di tale entità ogni mamma che perderà un figlio continuerà a sanguinare dentro, a sentirsi sbagliata, diversa, umiliata.

Il dolore rimarrà lo stesso, forse, ma la forza con cui si affronterà sarà diversa.

Solo per questo oggi ho deciso di parlarne. Tante mamme che conosco ci sono passate, tante ci passeranno.

Ma nessuna di loro sarà più sola, costretta a soffrire dentro con uno stupido sorriso vuoto sulle labbra.

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Buon inizio settimana e buon inizio mese.

Ottobre è senza dubbio uno dei mesi che preferisco, anche per la cucina: zucche, castagne, pere, funghi e via dicendo.

A casa ci tengo a seguire la stagionalità anche perché secondo me permette ai bambini di capire meglio il passaggio da una stagione all'altra e quindi lo scorrere del tempo.

Penso di avere contagiato anche CF perché ultimamente quando si mette ai fornelli sta molto attento agli ortaggi che utilizza.

Ieri per esempio si è occupato lui del pranzetto domenicale e devo dire che un po' mi ha stupito.

Ha preparato un piatto semplice, in linea con l'autunno, molto saporito e appetitoso: degli involtini di carne con ripieno di pere, grana e pancetta.

Involtini autunnali con pere, grana e pancetta: ingredienti

Ecco gli ingredienti che servono per preparare questi involtini di carne autunnali:

  • 400 grammi di carne di maiale (lonza o coppa a seconda dei gusti);
  • 2 etti di pancetta;
  • 1 pera;
  • 50 grammi di grana o parmigiano;
  • erbe aromatiche;
  • olio evo;
  • mezzo bicchiere di vino bianco;
  • sale e pepe

Sono ingredienti semplici ma vi garantisco che il risultato è davvero ottimo.

Involtini autunnali con pere, grana e pancetta: procedimento

Ora vi spiego passo per passo come preparare questi deliziosi involtini di carne.

Il procedimento per realizzarli è davvero facile e veloce.

Per prima cosa assottigliate le fettine di carne con un batticarne.

Mettete ogni fettina tra due fogli di carta forno e battetela leggermente.

Passate poi a riempire la carne.

Sbucciate la pera e tagliatela a fettine sottili.

Fate lo stesso per il grana.

Spolverizzate ogni fettina con il trito di erbe aromatiche, metteteci dentro una fettina di pancetta, una di pera e una di grana e arrotolate.

Sull'esterno arrotolate un'altra fettina di pancetta che servirà ad evitare che la carne di maiale si secchi.

Ora non resta che cuocere i nostri involtini.

In una pentola mettete un goccio di olio evo e posizionate ogni involtino di carne in modo che la parte aperta rimanga in basso.

Accendete e fate rosolare bene su tutti da tutti i lati.

Fate sfumare con il vino e abbassate la fiamma.

Dopo circa venti minuti i vostri involtini autunnali saranno pronti per essere gustati, magari con qualche verdura di stagione o un bel purè.

Anche questa ricetta fa parte della rubrica "L'uomo in cucina- Ricette per veri uomini."

Potete mandarmi le ricette che fanno i vostri compagni o delle ricette semplici che voi ritenete "a prova di uomo" qui, nei commenti, oppure postare il risultato su Instagram utilizzando l'hashtag #luomoincucina oltre a #datemiunam, naturalmente.

datemiunam-uomo-in-cucina-ricetta-facile-involtini-pere-grana-pancetta

Vi aspetto il mese prossimo con una nuova ricetta a prova di uomo!

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Ci è sempre piaciuto viaggiare, sia quando si parte per le tanto sospirate vacanze sia che si tratti di viaggi più brevi, come le classiche gite fuori porta.

Poi sono arrivati loro, i bambini.

Ma non abbiamo smesso di viaggiare, ci siamo limitati a cambiare alcune modalità per inglobare anche i pupi.

Dopo l'arrivo dei nostri figli per questioni organizzative abbiamo sempre preferito spostarci con l'automobile, anche quando il viaggio era lungo.

Tre anni fa per esempio con una Ninfa piccola e Ringhio ancora nella pancia siamo andati a Tossa de Mar, in Costa Brava.

La Ninfa ha sempre amato viaggiare, soprattutto in macchina.

Credo che avrà pianto sì e no cinque o sei volte da quando è nata e solo perché aveva fame.

Solitamente quando era piccola l'effetto soporifero legato all'automobile la stendeva non appena vedeva il seggiolino.

Ringhio ovviamente è di un'altra pasta: lui odia profondamente l'automobile, odia il seggiolino, odia l'abitacolo, odia non poter stare in braccio a me o muoversi liberamente.

E questo ha reso i viaggi con lui una vera tortura: dopo dieci minuti inizia a piangere e non smette più, può andare avanti anche per due ore e mezza a meno che non ci fermiamo e lo liberiamo.

Non ho idea di come abbiamo fatto a continuare a viaggiare con lui senza abbandonarlo a bordo autostrada o senza imbavagliarlo.

Ma siamo sopravvissuti e ora siamo fuori dal tunnel: la Ninfa ha cinque anni e Ringhio tre, per cui viaggiare in auto con loro dovrebbe essere più piacevole.

Ho detto "dovrebbe".

Spostarsi con due pupi di questa età in realtà è una vera e propria agonia, una fonte ineguagliabile di stress.

"Mamma, dove andiamo?"- chiede la pupa regolarmente nonostante le sia già stato spiegato tutto l'itinerario, sia che si tratti di una gita sia della classica spesa all'ipermercato.

Dopo dieci minuti: "Mamma, siamo arrivati?"

Dopo venti minuti: "Papà, siamo arrivati?"

Dopo mezz'ora: "Ma non siamo ancora arrivati?"

Dopo quaranta minuti: "Quanto ci vuole ancora?"

Dopo cinquanta minuti:" Quando arriviamo?"

Dopo un'ora: "Ma uffa perché non siamo ancora arrivati?"

Sopra l'ora non ci sono pervenute informazioni perché la bambina finalmente cade in un sonno profondo.

Ma non preoccupatevi, perché tutto si ripete nello stesso modo non appena si risveglia.

Nei dieci minuti che intercorrono tra una domanda e l'altra non è che la pupa stia zitta, eh.

Ci diletta con canzoni a volte anche inventate o ci racconta storie dal finale tragico, del tipo:

" C'era una volta una famiglia di orsetti che partiva per un viaggio. E viaggiavano, viaggiavano, viaggiavano ma non arrivavano mai da nessuna parte. Stavano sempre in macchina, finché il papà diventava vecchio e non riusciva più a vedere niente. A quel punto faceva un incidente e moriva. Così la macchina si fermava e gli altri potevano scendere."

Oppure stuzzica suo fratello che da quando ha accettato il seggiolino vive il viaggio in una nuova dimensione contemplativa: si siede e inizia a guardare fuori dal finestrino senza proferire suono e con lo sguardo fisso.

Inquietante, senza dubbio, ma almeno le orecchie riposano.

A meno che la Ninfa non lo trascini in qualche gioco strano che prevede inevitabilmente come finale una sonora litigata.

A questo punto subentra CF che, con il suo vocione da orso, comincia a minacciare i due, i quali ovviamente non fanno una piega, ben sapendo che can che abbaia non morde.

Quando le cose cominciano a prendere davvero una brutta piega, scatta il piano B.

"Chi vuole una caramella?"

Con il dolcetto in bocca, i tre tacciono e nell'abitacolo torna la pace.

Peccato non duri molto.

"Mamma, cappa pipì" ci informa Ringhio con la sua parlata incerta e stentata.

"Dai, resisti che qui non ci possiamo fermare"

"Cappa fotte" (trad. "Mannaggia, mi scappa proprio forte!")

E per dare maggior enfasi Ringhio stringe occhi e pugni.

CF si ferma appena può e si fa fare pipì a Ringhio.

Non appena partiamo, è la volta della Ninfa.

"Mamma, mi scappa la pipì"

"Ma come, ci siamo appena fermati!"

"Sì, ma quando ci siamo fermati non mi scappava. Ora sì"

CF comincia ad alterarsi sul serio. Vedo il rossore che dal collo si propaga lentamente al resto del viso. Stringe forte il volante e le mascelle.

Propongo di fare un gioco, uno di quei classici giochi da viaggio, tipo "contiamo quante auto rosse vediamo".

Questo distrae i bimbi per una decina di minuti, poi ricominciano a litigare.

"L'ho vista prima io!"

"No, io!"

"No, io io io".

E a questo punto: "Chi vuole una caramella?"

Ripetete la sequenza per un numero X di volte, sostituendo la frase "mi scappa la pipì" con "ho sete" oppure "ho fame".

Riprendete poi il tutto da "Mamma siamo arrivati?" finché non avrete raggiunto la vostra destinazione.

Vi auguro un buon viaggio, sereno e rilassante, in compagnia della vostra famiglia.

Oggi mi sono svegliata con la consapevolezza che la festa del papà è proprio dietro l'angolo.

In preda alla tempesta ormonale pre-ciclo, mi sono venuti i lucciconi agli occhi pensando alla prima volta che ho preso il regalo per la festa del papà al mio compagno.

La Ninfa aveva due mesi all'epoca e noi eravamo giovani e spensierati, presi dal vortice della genitorialità come solo una neo mamma e un neo papà sanno essere.

Nel tentativo di "imparare" il duro mestiere dei genitori, mi ero messa alla ricerca di qualche manuale rivolto ai papà.

Mi serviva qualcosa di valido ma allo stesso tempo che affrontasse il tema con leggerezza ed ironia.

E alla fine ho trovato quello che cercavo.

Preparati! Guida pratica per neopapà di Gary Greenberg e Jeannie Hayden

Questo piccolo manuale di sopravvivenza insegna trucchi e giochetti che aiutano i neo papà nella vita pratica di tutti i giorni.

Con grande umorismo gli autori delineano gli scenari più neri che un neo papà si troverà inevitabilmente ad affrontare: la presa di potere del neonato, la mancanza di intimità con la compagna, le notti insonni, il cambio del pannolino...

Adatto per neo papà ma anche per futuri papà, questo libro si rivela davvero un accessorio indispensabile per la salvezza fisica ma soprattutto mentale.

Un manuale per papà assonnati, sfibrati e sfiduciati per farli sentire meno soli e per prendere il nuovo ruolo di padre con leggerezza ed ironia.

Manuale di sopravvivenza per neopapà. Consigli da uomo a uomo per padri primipari di Scott Mactavish

Questo libro scritto da uomo a uomo spiega senza inutili buonismi e senza mezzi termini cosa deve aspettarsi un uomo quando la sua donna rimane incinta.

Dalla sala parto alla prima infanzia, l'autore mette nero su bianco tutti i problemi che il povero e ignaro neo papà dovrà risolvere.

Ovviamente fornisce anche le istruzioni adeguate per risolvere al meglio ogni situazione.

Dissacrante, esilarante e di indubbia utilità è un libro adatto sia per imparare nozioni pratiche sia per tirarsi su il morale.

Se invece i papà sono ormai fuori dal tunnel oscuro del primo anno, potete sempre tralasciare i manuali e orientarvi verso un altro genere di lettura, come quello di "Notti in bianco, baci a colazione".

Se avete altri libri da suggerire, come sempre i commenti sono graditissimi.

Un doveroso ringraziamento va a Paola di Homemademamma, inventrice del #venerdìdellibro.

 

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La festa del papà si sta avvicinando e quindi è ora di cominciare a pensare a come rendere indimenticabile questa giornata dedicata proprio a lui, al caro papà.

Mi è sempre piaciuta la festa del papà, forse perché in primo luogo è sempre piaciuta al mio, di papà.

Pensate che conserva ancora alcuni dei lavoretti che ho fatto per lui quando andavo alla scuola materna, che allora si chiamava asilo.

Non dimentichiamo che il 19 marzo si festeggia anche San Giuseppe ed io avevo una nonna che si chiamava Giuseppina e che ci teneva da morire a questa ricorrenza.

Insomma, sempre grandi festeggiamenti.

Come festeggiare la festa del papà

Festeggiare la festa del papà significa dare importanza ad una figura che negli ultimi anni è stata un po' bistrattata.

Si parla spesso di padri che non sanno fare i padri, di figure paterne allo sbando che stanno imparando a reinventarsi, di papà che devono imparare a non essere autoritari ma autorevoli e così via.

Non voglio ora mettermi a parlare di quanto sia cambiato il ruolo del padre negli ultimi anni.

Come madre voglio che i miei figli costruiscano con il loro papà un rapporto sano e solido e che capiscano che pure lui è importante tanto quanto la mamma.

Perciò ci tengo a rendere indimenticabile la giornata della festa del papà.

Come? Bastano pochi gesti per rendere speciale questo momento.

Filastrocche e poesie per la festa del papà

Non c'è festività che non abbia una sua poesia o una sua filastrocca.

Quando ero piccola le maestre ci facevano imparare una filastrocca o una poesia che poi dovevamo recitare il giorno della festa del papà.

Mi ricordo che finito il pranzo si serviva il caffè con il dolce preparato per quell'occasione.

Dopodiché mia mamma mi esortava a fare la mia performance, spesso in piedi sulla sedia.

Mangiando qualche parola qua e là, declamavo i quattro versi che avevo imparato, sotto lo sguardo divertito e orgoglioso di mio papà.

Alla materna dove va mia figlia non fanno imparare le filastrocche, ma noi ci siamo organizzate lo stesso.

Questa è la filastrocca che abbiamo scelto assieme per la festa del papà:

" Che bello giocare insieme con le costruzioni, poi arriva la sera e guardiamo i cartoni.

Che bello disegnare con i pennarelli e comporre assieme i puzzle più belli.

La vera magia sta tutta qua: quando sei con noi, caro papà!"

Semplice e facile da far imparare ai bambini.

Ne potete trovare tantissime in rete, per esempio su www.filastrocche.it o www.maetramary.altervista.org

Lavoretti per la festa del papà

I lavoretti sono il mio tallone d'Achille. Sono davvero negata in quanto a manualità.

Ovviamente Ringhio e la Ninfa adorano fare i lavoretti di qualsiasi genere si tratti.

Quindi quando la Ninfa ha scelto di imparare la filastrocca ha imposto come altra condizione quella di fare qualcosa per la festa del papà.

Ovviamente non potevo negarglielo.

Ho dato un'occhiata al mio sito di riferimento www.homemademamma.com da cui lo scorso anno avevo tratto ispirazione per la tovaglietta e l'Ipap.

Internet è pieno di tutorial e spiegazioni su come realizzare lavoretti per la festa del papà da fare con i vostri bambini.

Ci sono pensieri carini, come il barattolo di vetro da riempire con frasi simpatiche e zuccherine da donare al papà, ci sono svariati bigliettini, uno più carino dell'altro, ci sono lavoretti con materiale di riciclo...

La nostra scelta è ricaduta su questo:

Uno dei lavoretti fai da te che potete trovare sul sito www.nostrofiglio.it

Sono delle simpatiche cravatte segnalibro e sul retro scriverò la filastrocca che reciteremo per la festa del papà.

Libri per la festa del papà

Nella nostra famiglia c'è il rito della favola della buona notte, a cui alterniamo la visione di qualche cartone animato o di qualche film per famiglie.

Dopo cena i bambini allestiscono un comodo e confortevole angolo lettura in perfetto stile hygge e tutti insieme ci sediamo per leggere i libri presi in prestito dalla biblioteca o ricevuti in regalo.

La Ninfa e Ringhio manco a farlo apposta sabato scorso sono tornati dalla biblioteca con sue libri proprio adatti a festeggiare la festa del papà che possono essere delle simpatiche idee regalo.

Due magnifici libri per la festa del papà

Il primo è "Io e il mio papà" di Crea Libri. Il protagonista è il piccolo Bamboo che vuole fare quello che fa il suo papà: si dedica al giardinaggio come fa lui, si appassiona alla lettura, vuole imparare da lui a pitturare...Il piccolo Panda e il suo papà si divertono un mondo assieme e spesso combinano anche dei bei pasticci!

Un libro carino che spiega con poche frasi e tante figure come il bambino apprende per imitazione dal papà.

Il secondo invece si intitola "Indovina quanto bene ti voglio". Anche qui i protagonisti sono papà leprotto e il suo figlioletto.

Prima di andare a dormire, il piccolo leprotto vuole dimostrare al padre quanto sia grande l'amore che prova per lui. Il papà dal canto suo riesce a batterlo sempre, perché inevitabilmente l'amore che un padre prova per il proprio figlio può essere solo smisurato, o "da qui fino alla luna e ritorno" per parafrasare il libro.

Un piccolo gioiello che insegna a parlare di sentimenti e di educazione emotiva, tutto dedicato all'amore.

Ricette per la festa del papà

Infine, noi che amiamo mangiare e pasticciare in cucina non potevamo non pensare di cucinare qualcosa per la festa del papà.

Lo scorso anno la Ninfa ed io in qualità di sua accompagnatrice avevamo partecipato ad un mini corso di pasticceriae uno degli incontri era stato dedicato alla realizzazione di una torta per la festa del papà.

Per i più tradizionalisti ci sono le intramontabili zeppole di San Giuseppe ma potete anche fare una torta o magari qualcosa di salato.

Quest'anno in realtà non abbiamo ancora deciso cosa cucinare: la Ninfa vorrebbe preparare dei biscotti da decorare per cui se avete delle ricette non esitate a lasciarmele nei commenti.

Voi come festeggerete la festa del papà?

Qualunque sia il modo che sceglierete, non dimenticatevi mai che

Ogni uomo può essere padre.

Ci vuole una persona speciale per essere un papà"

E ricordatevi sempre che un "ti voglio bene, papà!" detto col cuore vale più di mille regali.

Buona festa del papà!