Pasqua non è Pasqua se non si mangia almeno un uovo: che sia al latte o fondente non ha importanza, l'importante è che sia buono.

E per buono intendo non solo che la cioccolata sia di qualità ma anche che l'uovo stesso abbia in qualche modo delle valenze positive.

Un uovo di Pasqua può far star bene non solo chi lo mangia o lo riceve in dono, non solo chi lo acquista ma anche chi riceve i soldi dell'acquisto.

Di che cosa sto parlando?

Delle uova di Pasqua solidali, quelle che tutti gli anni compaiono per magia sulle bancarelle nelle piazze italiane o fuori dagli ospedali.

Trovate volontari di ogni associazione che, a rotazione, si impegnano nella vendita di questi buonissimi dolci.

Non smetterò mai di dire che sono fortunata.

Certo, anche a me ogni tanto capitano congiunture negative, come in questo periodo, ma posso tranquillamente affermare di non essere affetta da sfiga cronica.

Come la maggior parte di voi, del resto.

Andiamo, non fate quella faccia e non storcete il naso.

Viviamo in un Paese civilizzato, in cui non dobbiamo combattere tutti i giorni per un tozzo di pane o una scodella di riso.

I nostri figli e le nostre figlie possono studiare e possono giocare, senza essere costretti a lavorare in tenera età.

Abbiamo un tetto sulla testa, magari godiamo anche di una discreta salute.

Ma cosa succederebbe se le cose cambiassero? Se per disgrazia scopriste che voi o, peggio ancora, i vostri figli, soffrite di una qualche malattia?

Ecco, siccome sono fortunata ma sono anche consapevole che altri non lo sono altrettanto, nel limite del possibile cerco di orientare le mie scelte per dare un minimo aiuto a chi ne ha bisogno.

Anche un uovo di Pasqua può fare la differenza.

Quest'anno la nostra scelta è ricaduta sulle uova di cioccolato promosse dalla ANT.

Vengono vendute con regolare ricevuta nelle principali città italiane ad un costo abbordabile oppure le potete trovare sul sito.

La ANT è solo una della tante Onlus che in questo periodo sta utilizzando la vendita di uova di Pasqua o di colombe per raccogliere fondi.

Potete trovare anche la AIL, o Noi per Voioppure le uova della LILT.

E queste sono solo alcune delle tante.

Al costo di un uovo di Pasqua di una multinazionale o di una famosa azienda dolciaria, potete avere un dolce altrettanto buono e potete essere altrettanto buoni anche voi.

E se la cioccolata proprio non vi piace?

Potete sempre essere generosi e fare una donazione.

A questo proposito, conoscete già La casa di sabbia?

La solidarietà non ha mai fatto male a nessuno.

La ruota della fortuna gira e dall'oggi al domani potreste essere voi a desiderare che ci siano più soldi per la ricerca.

Madre Teresa aveva un detto:

"Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno."

Non serve Natale o Pasqua per essere più buoni e non serve fare grandi gesti per esserlo.

Basta poco, a volte basta solo un uovo.

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Le margherite integrali ai carciofi sono un primo piatto gustoso ma al tempo stesso delicato.

Visto che la Pasqua si sta avvicinando, anche se la primavera non si sente ancora nell'aria, direi che potrebbe essere il momento giusto per cominciare a pensare ad un menù da proporre in vista delle feste.

Quindi cosa c'è di meglio per celebrare la rinascita e l'arrivo della bella stagione di tante deliziose ricette?

E siccome è ancora possibile trovare i carciofi, ne approfitto per condividere con voi una gustosa ricetta preparata con mia figlia: le margherite integrali ai carciofi.

Le margherite integrali ai carciofi sono dei ravioli che nascondono al loro interno un delizioso cuore di carciofi e pecorino.

La ricetta di questa tipologia di pasta ripiena mi è stata passata da una grande amica di origini sarde che - fortunata lei! - riceve periodicamente dalla sua famiglia i prodotti della sua terra e siccome conosce bene quanto noi ne siamo golosi, ogni tanto ce ne regala qualcuno.

Pasqua quest'anno viene il primo di aprile, ma considerando le condizioni climatiche i carciofi ci accompagneranno ancora per questo mese.

Secondo me utilizzare i carciofi può essere una buona idea da proporre per il pranzo di Pasqua, magari in alternativa ad altri ripieni più classici, come gli spinaci.

Come preparare le margherite integrali ai carciofi: ingredienti

Per preparare le margherite integrali ai carciofi vi serviranno questi ingredienti:

  1. per la pasta fresca all'uovo:
  • 400 gr. di farina integrale
  • 5 uova (mia mamma per la pasta fatta in casa mi ha insegnato la regola di equivalenza per cui a 100 gr. di farina corrisponde un uovo tranne per la pasta ripiena dove se ne aggiunge sempre uno in più)

       2. per il ripieno:

  • 8 carciofi con le spine
  • 100 gr. di pecorino
  • 1 scalogno
  • sale
  • pepe
  • 50 gr. di ricotta
  • un limone

     3. per guarnire:

  • punte di asparagi
  • pepe
  • sale
  • parmigiano reggiano

Come preparare le margherite integrali ai carciofi: procedimento

Le margherite integrali ai carciofi si preparano con le regole base della pasta ripiena, per cui per prima cosa si comincia proprio dalla pasta fresca.

Come fare la pasta fresca in casa

Su un piano di lavoro ma meglio ancora su un tagliere di legno, la base ideale per ottenere una pasta più ruvida e porosa, formate una "fontana" .

La fontana è una montagna di farina con un buco al centro o, per usare le parole di mia figlia, è un vulcano.

Nel buco del vostro vulcano rompete le uova intere.

Sbattete subito le uova con una forchetta e incorporate la farina integrale poco alla volta.

Cominciate ad impastare facendo forza con la parte interna della mano più vicino al polso e spingendo la pasta quasi come se voleste allontanarla da voi.

Ogni volta che fate questo movimento ripiegate poi l'impasto su se stesso e ricominciate da capo.

Proseguite ad impastare con forza per almeno dieci minuti (su, non lamentatevi, che tonificate le braccia, altro che palestra!).

Chiaramente se avete un'impastatrice questo lavoro potete risparmiarvelo, eh!

Se vedete che l'impasto tende ad essere troppo duro e si spacca, aggiungete un pochino di acqua tiepida.

In caso invece fosse troppo appiccicoso, correggetelo con un altro po'di farina.

Quando il vostro impasto sarà diventato elastico ed omogeneo, fate una bella palla e copritela con la pellicola.

Lasciatela riposare almeno trenta minuti a temperatura ambiente.

Come fare il ripieno ai carciofi e pecorino

Intanto che la pasta riposa, voi non fate altrettanto ma dedicatevi alla preparazione del ripieno.

Cominciate pulendo i carciofi.

Questi ortaggi molto buoni hanno il terribile difetto di colorare le mani.

Se non volete incorrere in quest'inconveniente, potete utilizzare dei guanti oppure, come faccio io, bagnarvi le mani con succo di limone.

Togliete tutte le foglie esterne ed spuntate i carciofi, tagliando con un coltello la parte con le spine.

Tagliate il gambo e pulitelo, dovete eliminare tutta la parte più dura e conservare la parte centrale, più chiara e tenera.

Prendete il carciofo spuntato, tagliatelo a metà ed eliminate l'eventuale peluria.

Tagliatelo in spicchi fini e tuffateli in una terrina con acqua e succo di limone per evitare che diventino neri.

Quando tutti i carciofi saranno a bagno, prendete una padella (io utilizzo sempre il mio fedele wok), metteteci un paio di cucchiai di olio evo e lo scalogno tagliato a velo.

Fatelo appassire e quando comincerà a diventare trasparente aggiungete i carciofi scolati.

Mettete il coperchio e fate cuocere per una ventina di minuti.

Regolate poi con sale e pepe, fate la prova assaggio e lasciate intiepidire.

Grattugiate il pecorino e setacciate la ricotta.

Mettete i formaggi in una boule e unite i carciofi.

Potete decidere se unirli così come sono oppure se ridurli ad una purea con un mixer.

In ogni caso controllate la consistenza del ripieno: non deve risultare troppo morbido e acquoso. In caso aggiungete qualche cucchiaino di pangrattato.

Io preferisco avere un ripieno più rustico per cui non ho frullato i miei carciofi, ma li ho tenuti così.

Quando il ripieno sarà pronto, riponetelo in frigorifero e dedicatevi di nuovo alla pasta.

Come tirare o stendere la pasta fresca fatta in casa

Esistono due metodi per tirare o stendere che dir si voglia la pasta all'uovo fatta in casa.

Il primo è quello tradizionale che richiede l'uso del mattarello, una certa dose di forza fisica e pure un briciolo di pazienza.

In questo caso dovete cospargere il piano di lavoro con una spolverata di farina, prelevare parte della pasta dalla vostra palla (mi raccomando, la pasta all'uovo perde facilmente la sua umidità e si secca per cui quella che non viene usata deve essere riavvolta nella pellicola) e cominciare a stenderla con il mattarello.

Mettete le mani al centro del mattarello e man mano che scorre spostatele verso l'esterno; ad ogni passaggio ruotate la pasta di un quarto di giro in senso orario.

Inutile dire che io preferisco di gran lunga il secondo metodo, ossia uso una macchina per la pasta.

In questo caso se non avete un modello elettrico l'unico sforzo che dovete fare è girare la manovella.

Io non ho fatto nemmeno quello, mi sono servita della forza lavoro infantile presente in casa.

Per stendere la sfoglia con la macchina della pasta, prendete una parte del vostro panetto, pressate i bordi leggermente con le dita e infilatela nella macchina.

Cominciate regolando lo spessore dal numero più basso, per cui dall'uno in poi.

Una volta tirata la sfoglia, prendete le due estremità e ripiegatela su se stessa come se fosse un libro.

Ripetete il passaggio fino ad arrivare al penultimo numero indicato (nel mio caso il sei).

La sfoglia infatti deve essere sottile ma non troppo altrimenti non riuscirà a contenere il ripieno e durante la cottura le vostre margherite si apriranno tutte.

A questo punto tirate fuori il ripieno e dividete la vostra sfoglia a metà.

Sulla prima metà disponete tante palline di ripieno (se avete optato per il mixer, utilizzate una sac a poche), inumidite la sfoglia attorno con un pennellino passato in acqua tiepida e stendete sopra l'altra metà.

Rapidamente pressate le due sfoglie attorno al ripieno.

Dopodiché utilizzando un coppapasta o una tazzina tonda ritagliate dei cerchi che abbiano in mezzo il ripieno.

Chiudete i vostri ravioli con i rebbi di una forchetta e fateli riposare su un piano infarinato.

Fate attenzione alla grandezza: le margherite si ingigantiscono durante la cottura per cui regolatevi prima per quanto riguarda la dimensione finale che volete ottenere.

A questo punto le nostre margherite integrali con ripieno di carciofi e pecorino sono pronte.

Potete congelarle, consumarle il giorno dopo o seduta stante.

Come cuocere le margherite integrali ai carciofi

Le margherite integrali ai carciofi si cuociono come tutta la pasta ripiena fatta in casa.

Si porta ad ebollizione l'acqua salata e si tuffano le margherite.

Fatele cuocere a seconda della grandezza.

Assaggiatene una e, se vedete che è cotta, scolatele e preparatevi a condirle.

Siccome voglio che si senta il sapore dei carciofi che al di là di quanto si può pensare in questa preparazione è davvero delicato, ho scelto di condirli in modo abbastanza leggero.

Dopo averli scottati in acqua bollente, ho frullato gli asparagi con due cucchiai di acqua, un pizzico di sale e una spolverata di pepe.

Infine ho scolato le margherite integrali ai carciofi e le ho condite con questa salsa e una cucchiaiata di parmigiano reggiano.

Ed ecco il risultato del nostro lavoro: mia figlia non li ha fatti perfetti ma si è sicuramente divertita e così anche io.

 

E poi vedere i commensali mangiarli con appetito è stata davvero una grande soddisfazione.

Con questo post partecipo all'iniziativa "L'ingrediente in comune" promossa dalle blogger del gruppo Progetto Blog.

Qui l'elenco dei post di tutte le partecipanti:

IDEE PER IL PIC NIC

Torta salata con il risotto avanzato di Cucinare le stagioni

Torta Salata con Carciofi, Zucchine e Pomodorini di In Cucina con Sissi

Muffin e plumcake per il pic nic di Pasquetta di Maison Lizia

Pizza di Pasqua al formaggio di Il piatto del giorno  

Crescia marchigiana al formaggio di Sano Bio Gluten Free

Noi abbiamo inventato lo sfiziovetto!! di Le cene del giovedì

DOLCI ... ANCHE TIPICI

Hot Cross Buns - Pasqua in Inghilterra di  LadiesAreBaking

Crostata vegana cioccolatosa di Cucina & tentazioni

Cupcake di Pasqua alle carote con decorazioni in pasta di zucchero di La Cascata dei Sapori

VIAGGI E GITE FUORI PORTA

Cosa visitare sul Lago Maggiore di Strattoria

Villa Emo: il Palladio a Fanzolo di Vedelago di Arcobalenoblue

DIARIO ILLUSTRATO

Pasqua di Fragiacomo Alessandra

SICUREZZA IN CUCINA

Pasqua e pasquetta, tempo di uova! Consigli, suggerimenti e tante idee per scegliere, conservare ed utilizzare in tranquillità le uova di Alchimie Alimentari

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Ridiamo sempre quando la pupa dice che suo fratello è nato dall'uovo di Pasqua. La sua affermazione non è campata in aria, ma legata ad un fatto realmente accaduto.

Quando il test di gravidanza ci conferma che aspettiamo un bambino, nella maggior parte dei casi siamo talmente entusiaste che vorremmo gridarlo al mondo intero. Siamo perfino sicure che l’incontenibile gioia per la  bella notizia ci si possa leggere letteralmente in viso.

Per scaramanzia si consiglia di mantenere il top-secret almeno per i primi tre mesi. Ma al padre del bimbo e magari ai familiari più stretti è meglio dirlo, anche per avere un aiuto o un appoggio sia materiale che psicologico.

Notizie di siffatta portata vanno ovviamente comunicate con un certo tatto. Non è che vi alzate la mattina e, tra un sorso di caffè e un morso alla brioche buttate lì con nonchalance un: “Buongiorno amore, oggi è una bella giornata. Ho un mucchio di cose da fare, non so a che ora rientrerò. Ah, a proposito: sono incinta”

Ci vuole un certo stile. In fondo è un momento magico, a volte irripetibile, per cui le cose vanno preparate con cura.

Sulla scia dell’entusiasmo, senza poterci confidare con le amiche, ci spremiamo le meningi e cerchiamo consigli in rete.

Ci sono passata anche io.

La prima volta, quando aspettavo la Ninfa, ho organizzato un gioco da fare ai nonni finito il pranzo della domenica.

Su un cartellone ho preparato un cruciverba. Le risposte alle domande componevano la frase: “Complimenti! State per diventare nonni”. Avrei voluto filmare la scena di nascosto, perché solo per trovare la soluzione i nonni si sono scervellati una buona mezz’ora, mentre il papà  friggeva per l’impazienza.

Questo era il primo figlio e, si sa, con il secondo le cose cambiano.

Tuttavia non volevo cominciare a fare differenze ancora prima che nascesse. Ho pensato: “Massì, per essere una mamma iniqua ho tutto il tempo dopo”.

Ci voleva quindi qualcosa di carino anche per lui.

Naturalmente ho scartato subito l’idea del gioco e ho cestinato immediatamente il consiglio di CF che, lapidario, mi aveva detto: “Diglielo e basta. Tanto il colpo viene comunque. Soprattutto ai miei”. Perché CF è figlio unico di un figlio unico di un figlio unico. Insomma, avere un solo erede è per la  sua famiglia una sorta di tradizione.

Cercavo qualcosa quindi che avesse una parvenza di normalità e si inserisse bene nel contesto quotidiano, in modo tale da garantire l’effetto sorpresa.

Ci ho pensato un po’ su, ho spremuto le meningi e dopo qualche giorno…Eureka!

La domenica di Pasqua abbiamo organizzato un bel pranzo in famiglia, a cui partecipavano anche mio fratello e il mio nipotino.

Finito di mangiare, come da tradizione, abbiamo aperto il classico uovo di cioccolato.

Per non destare sospetti e fare cose insolite, per l’occasione avevo “truccato” un uovo della Kinder: aperta la confezione, con una certa perizia (e una gran botta di culo perché la mia manualità è assai scarsa) ero riuscita a dividere l’uovo a metà e a scambiare la sorpresa. L’avevo poi richiuso saldandolo con cioccolata sciolta a bagnomaria.

Operazione degna di un genio del crimine.

Il mio ignaro nipotino aveva spaccato con un bel pugno il povero uovo.

La sua espressione delusa nel vedere la sorpresa mi rimarrà sempre impressa nella mente: un bel paciocchino di quando ero piccola assieme ad un bigliettino su cui campeggiava la scritta “ Sorpresa: a Natale arriverà un nuovo nipotino! Tanti auguri e buona Pasqua”.

Grida, pianti, abbracci, pacche sulle spalle: la più bella Pasqua della nostra famiglia.

Anche per il mio nipotino, a cui ho poi dato la vera sorpresa dell’uovo.

La Pasqua sta arrivando. Se non ce ne fossimo accorti, bastano i prodotti che troviamo esposti sugli scaffali dei supermercati, in bella vista.

Uova pasquali di varie dimensioni imbellettati in carte colorate dalle tinte sgargianti, gallinelle e coniglietti di cioccolato così ben fatti che mangiarli è quasi un peccato, colombe tradizionali e colombe ripiene di creme deliziose…

Destreggiarsi tra queste leccornie non è affatto semplice. Cioccolato al latte o fondente? E su cosa puntiamo, sulla qualità delle materia prima o sulla sorpresa?

Perché quando si hanno bambini  scegliere diventa sempre più complicato.

Quest’anno per noi decidere è stata facile. Ho salutato le uova nei supermercati, che mi chiamavano ipnotici come le sirene di Ulisse “Scegli me, prendimi, assaggiami”.

Ho parlato ai bimbi, spiegando loro che le uova di cioccolato quest’anno sarebbero state diverse. Questa volta, ho detto loro, aiutiamo G.

Chi è G.? G. è compagno di classe del figlio di  un’amica. L’ho incrociato alle feste di compleanno, al parco, fuori da scuola.

G.è malato: soffre di fibrosi cistica, una malattia genetica ereditaria molto grave.

La fibrosi cistica altera le secrezioni di tanti organi, soprattutto polmoni e bronchi, rendendole  molto più dense. A causa di questa viscosità, il “muco” ristagna e diventa terreno fertile per virus e batteri. Va da sé che per chi è affetto da tale malattia anche un banale raffreddore diventa più grave.

Mi sono imbattuta nella fibrosi cistica indirettamente, anni fa, quando una mia cugina scoprì, facendo l’apposito test, di essere portatrice sana.

Per le leggi della genetica, un portatore sano se decide di avere figli con un partner a sua volta portatore sano ha il 25% delle probabilità di avere un figlio malato.

Fortunatamente non è stato il caso di mia cugina.

Da alcuni anni negli ospedali italiani di quasi tutte le regioni i neonati vengono sottoposti ad uno screening volto ad individuare tempestivamente tre (o più, a seconda della struttura) malattie congenite: l'ipotiroidismo, la fenilchetonuria e la fibrosi cistica.

Prima vengono individuate, più facile è rendere migliore la prognosi scongiurando rischi di disabilità o addirittura di mortalità.

Quando è nata la Ninfa, anche lei è stato sottoposto allo screening: una minuscola punturina al tallone per raccogliere qualche goccia di sangue.

Un gesto così piccolo che per tante neomamme può sembrare crudele, ma che in realtà può rivelarsi importantissimo per il nostro bambino.

Ci avevano spiegato sommariamente a che cosa serviva e ci avevano avvertito che la risposta sarebbe stata inviata tramite posta.

Ricordo che, un paio di settimane dopo essere ritornata a casa con il mio pupo, ricevetti una telefonata: era l’ospedale che mi avvisava che la Ninfa era risultata positiva alla fibrosi cistica.

L’infermiera ci spiegò che poteva trattarsi di un falso positivo e che quindi ci avrebbe fissato un nuovo appuntamento per rifare l’esame.

Inutile descrivere l’angoscia dell’attesa, l’ansia di sapere se nostro figlio sarebbe o meno stato malato.

Fortunatamente tutto finì per il meglio. Si trattava solo di un falso positivo. E ricominciammo a respirare.

Ma ancora oggi mi chiedo: come sarebbero state le nostre vite se la Ninfa avesse avuto la fibrosi cistica?

Come quella di G. e di tanti altri bambini, costretti a fare l’aerosol tre o quattro volte al giorno, a sottoporsi periodicamente a controlli a volte anche invasivi, a prendere antibiotici al primo starnuto.

La ricerca può fare molto. Ha già fatto tanto, ma tanto c’è ancora da fare.

Per aiutarla basta un uovo. Basta comperare un uovo di cioccolato per Pasqua (si può scegliere anche qui tra fondente o al latte, entrambi di buona qualità).

Invece di rimpinguare le tasche delle multinazionali che traggono profitto anche da altri prodotti, allo stesso prezzo possiamo avere sia l’uovo che…la gallina. O il coniglio. E aiutare un bambino a respirare.

La decisione è vostra. Un piccolo aiuto può fare davvero la differenza.

E se per l’uovo è troppo tardi, potete sempre fare una piccola donazione dal sito ufficiale www.fibrosicisticaricerca.it