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Alessia Gazzola è una delle scrittrici italiane che ho potuto seguire fin dal suo primo romanzo, "L'allieva".

Ciò che mi ha colpito di lei quando l'ho incontrata durante il Milano Book City dello scorso novembre è quell'aria sperduta e ingenua di "non so bene dove sono e come mai mi trovo qui".

In questo credo rispecchi molto la sua Alice, l'eroina di tutti i suoi romanzi.

Alice infatti è caratterizzata proprio da una certa goffaggine e da un certa tendenza a mettersi nei pasticci da sola, a complicarsi la vita in maniera incredibile.

Ed è così che continua a fare anche nell'ultimo libro della serie che la vede come protagonista, "Il ladro gentiluomo", tema di questo venerdì del libro.

"Il ladro gentiluomo" di Alessia Gazzola

Un consiglio che voglio darvi è questo: prima di buttarvi su questo romanzo sarebbe meglio leggere quelli precedenti.

Se però volete tentare, la storia è sempre auto conclusiva ma potreste avere delle difficoltà con i riferimenti alla vita della protagonista.

" Il ladro gentiluomo" ci stupisce già dall'ambientazione: non più la caotica Roma, a cui eravamo abituati, bensì una nuova città.

La perfida Wally infatti ha prontamente accolto la richiesta di Alice di essere spostata in un altro istituto e, con quel pizzico di malvagità che la contraddistingue, l'ha spedita niente meno che nella fredda e piovosa Domodossola.

Inutile dire che la nostra eroina non ha preso per niente bene il trasferimento, dal momento che le cose tra lei e Claudio Conforti, il medico di cui è da sempre innamorata, stanno andando proprio bene.

Non tutti i mali però vengono per nuocere: Domodossola alla fine si rivela una meravigliosa città, sia per le sue bellezze architettoniche e paesaggistiche, sia per le persone gentili e disponibili che ci vivono.

Anche il posto di lavoro è una vera rivelazione: il superiore è un uomo simpatico e ragionevole e i colleghi sono poco competitivi e più propensi a farsi gli affari loro.

Alice prende in mano la sua vita, da donna matura ed emancipata: si butta a capofitto nel lavoro, aspettando il momento di incontrare il suo fidanzato.

Purtroppo la sua inclinazione a combinare pasticci la mette nuovamente nei guai.

Durante l'autopsia di un giovane ragazzo dell'Europa dell'Est, morto in seguito ad una caduta durante una rapina in villa, Alice rinviene nello stomaco del cadavere un enorme diamante rosa.

Quasi non fa in tempo a capacitarsi della scoperta che si presenta un sedicente poliziotto, dall'improbabile nome di Alessandro Manzoni, a cui la povera Alice consegna ingenuamente la pietra preziosa.

Il suo gesto innesca tutta una serie di avvenimenti che la troveranno, suo malgrado, impegnata nell'ennesima indagine.

Come sempre, la trama poliziesca si lega alla vita sentimentale della ragazza.

Proprio quando le cose tra lei e Conforti sembrano andare così bene, succede un fatto sconvolgente che ribalterà nuovamente la situazione.

La fine del romanzo vede la soluzione del caso con un importante colpo di scena e la fine (o l'inizio) della storia d'amore con Claudio oltreoceano.

"Il ladro gentiluomo" di Alessia Gazzola: recensione

Ho trovato l'ottavo romanzo della serie dedicata ad Alice veramente sorprendente.

Come avevo già accennato, si vede una certa maturità sia della scrittrice che della protagonista.

Alessia Gazzola infatti mantiene sempre il suo stile colloquiale e giovanile, ma si spinge in un'analisi molto più approfondita dei suoi personaggi.

Per la prima volta infatti un'intera parte della storia viene narrata dal punto di vista di Claudio e qui l'autrice ci mette al corrente anche di alcuni fatti della vita privata dell'uomo del mistero.

Alice viene messa a nudo in tutte le sue sfumature e si vede come sia maturata anche passando attraverso esperienze dolorose.

La trama poliziesca, per ammissione della stessa autrice, è un omaggio ai romanzi del genere più famosi da cui riprende la figura romantica del ladro gentiluomo all'Arsenio Lupin.

Come sempre, è il lato rosa da chick-lit a farla da padrone: l'eterno e altalenante rapporto con un uomo narcisista e maschilista che si rivela però essere per certi aspetti diverso dalla solita figura del seduttore sciupa-femmine.

In conclusione, "Il ladro gentiluomo" è un romanzo godibilissimo, ben scritto e strutturato, l'ideale sia per chi ama i gialli sia per chi predilige il genere rosa.

Quello che ho apprezzato di più è proprio il percorso di maturazione e crescita della scrittrice e della protagonista, impossibile da non notare per chi come me la segue ormai da tempo.

Chissà se ci sarà anche un nono romanzo...

SCHEDA TECNICA

Titolo: Il ladro gentiluomo

Autore: Gazzola Alessia

Editore: Longanesi

Anno di pubblicazione: novembre 2018

Pagine: 299

Come sempre, un grande ringraziamento  a Paola, di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro.

Una domanda veloce per voi: quando avete tra le mani un nuovo romanzo, leggete la prefazione e i ringraziamenti?

A volte mi sorprendo di quanto il tempo passi veloce.

Ti giri e ti rigiri tra i mille impegni quotidiani facendo fronte agli imprevisti (questa settimana ne ho avuti davvero tanti, tra bambini malati a turno da recuperare alla materna, visite, code estenuanti agli sportelli..).

Insomma, poi guardi il calendario e scopri che è venerdì e quindi è ora di parlare di libri.

Per questo venerdì del libro vi propongo una storia inquietante, sanguinaria e attuale tanto che sono andata a verificare che non fosse stata tratta da una vicenda realmente accaduta.

Mezzanotte alla libreria delle Grandi Idee: trama

Un titolo promettente, poetico, quasi rassicurante che invece nasconde un thriller mozzafiato scritto dall'americano Matthew Sullivan.

La libreria delle Grandi Idee non è una libreria come tante altre. Sorta nel vecchio deposito di lampadine di un quartiere degradato di Denver, la libreria delle Grandi Idee di fatto è il riparo di giovani e anziani senzatetto, i Topi di Libreria, ognuno con il suo bagaglio di segreti e di disperazione.

Lydia, l'introversa e timida libraia, si prende cura a suo modo di tutti loro: ascolta i loro racconti, li conforta nei momenti più cupi, regala a tutti un sorriso.

Proprio a lei tocca trovare a mezzanotte il corpo senza vita di Joey.

Il povero ragazzo, infelice e solo, ha deciso di togliersi la vita impiccarsi all'interno della libreria.

Come se questo fatto non fosse già abbastanza inquietante di per sé, Lydia trova nella tasca del giovane una foto che la ritrae, ancora bambina, con altri due amici d'infanzia.

La foto trascina la ragazza verso una parte della sua vita che Lydia vorrebbe rimanesse sepolta per sempre.

Purtroppo per lei l'impiccagione di Joey innesca una caccia al tesoro che si connette a doppio filo alla sua vita di prima.

Prima che il padre la trascinasse a vivere in una sperduta cittadina sui monti, prima che lasciasse il suo lavoro di bibliotecario per diventare un'altra persona, prima che Lydia smettesse di avere un minimo di dialogo con l'unico componente della sua famiglia.

Joey crea e nasconde nei libri un codice che conduce la libraia alla soluzione di uno dei misteri che da vent'anni grava sulla città di Denver: l'identità del Martellatore, sinistra figura che una notte ha fatto strage di un'intera famiglia, lasciando in vita un'unica superstite.

Mezzanotte alla libreria delle Grandi Idee: recensione

Ho seguito con interesse l'indagine di Lydia che raccoglie l'eredità del giovane ragazzo morto suicida.

Matthew Sullivan in questo romanzo d'esordio riesce a tenere avvinta l'attenzione del lettore gettando indizi qua e là come se fossero le briciole di pane del proverbiale Pollicino.

Attraverso uno stile narrativo secco ed essenziale, la storia si dipana su due diversi assi temporali: le vicende del presente e quelle del passato.

Solo nel capitolo finale vediamo come le due linee temporali si sovrappongano fino a combaciare.

E' un percorso che, gira che ti rigira, ci riporta al punto di partenza, sia dal punto di vista spaziale che temporale.

E' avvincente vedere come tenendo un unico punto fisso - la notte che cambia per sempre la vita dei protagonisti- l'autore innesti una trama secondaria che conduce alla soluzione dell'intera vicenda.

Ancor più intrigante è vedere come la dimensione narrativa possa raggiungere dei picchi di suspense senza creare colpi di scena straordinari.

L'intera vicenda si regge sul fatto che quel che è accaduto poteva succedere in qualunque posto ad ognuno di noi, perché i personaggi sono quanto mai banali e umani.

Nessuno di loro è perfetto, ognuno ha il suo bagaglio di colpe da portare sulle spalle: il timido Joey che è stato in carcere per aver gettato sassi da un cavalcavia, Lydia che ha nascosto il suo passato anche al fidanzato David, Raj colpevole di non essersi potuto affrancare dal potere del padre e così via.

"Mezzanotte alla libreria delle Grandi Idee" è un giallo basato sulle passioni umane e sui problemi sociali del mondo moderno.

Ci offre squarci profondi sulla solitudine degli emarginati, tocca temi scomodi come l'abbandono dei minori e le violenze familiari, ci obbliga a fronteggiare situazioni ordinarie al limite del paradossale, che diventano però quasi un simbolo dell'era moderna.

Mattew Sullivan non è un autore di thriller d'evasione, non è per lettrici senza pelo sullo stomaco e anime candide.

SCHEDA TECNICA

Titolo: Mezzanotte alla Libreria delle Grandi Idee

Autore: Matthew Sullivan

Traduzione a cura di L.Bernardi

Editore: Longanesi

Anno di pubblicazione: 2018

Pagine: 380

Come sempre un doveroso ringraziamento a Paola di Homemademamma, la creatrice del venerdì del libro.

Attendo i vostri suggerimenti di lettura.

Buon fine settimana!

 

 

Caspita, è una settimana che non scrivo!

Tra una cosa e l'altra il tempo per il blog questa settimana non c'è stato, o forse non c'è stata la voglia o la volontà di mettersi dietro alla tastiera e scrivere.

Avevo bisogno di un attimo di stasi, qualche giorno per riordinare le idee e ricaricarmi e quindi ne ho approfittato.

Ma non potevo saltare il venerdì del libro e non lasciarvi il mio consiglio di lettura della settimana.

Del resto sono ancora sotto l'effetto del MilanoBookCity, di cui vi parlerò più avanti.

Oggi parliamo di fantasy, precisamente del primo romanzo che compone la saga del Dominio, nato dalla mente di Licia Troisi.

Le lame di Myra di Licia Troisi: trama

In un mondo post-apocalittico (forse la Terra?), quasi interamente ricoperto di ghiacci, vivono diverse razze di uomini.

Ognuna di queste razze, caratterizzata da tratti somatici e capacità particolari, corrisponde ad una classe sociale ben definita.

Il mondo è regolato da un forte sistema gerarchico: le razze più forti sono quelle che si sono arricchite sfruttando quelle più deboli.

Ma lo sfruttamento e la schiavitù non riguardano solo gli uomini, ma anche gli Elementali, che vengono crudelmente sfruttati fino alla morte dai Camminanti.

I Camminanti sono maghi spietati che mettono la loro magia al servizio del miglior offerente, intrappolando gli Elementali nel loro corpo grazie ad una serie di tatuaggi.

Gli unici che hanno in qualche modo deciso di opporsi a loro sono i Puri, cioè uomini dotati di poteri magici che decidono di chiedere agli Elementali il loro aiuto, anziché piegarli al loro volere.

I Puri seguono le regole del Consesso, comandato da un Saggio la cui identità è sempre tenuta segreta.

Lo scopo dei Puri è cercare il Liberatore, colui che secondo un'antica profezia potrebbe liberare per sempre gli Elemantali e riportare il mondo in uno stato di pace e prosperità.

In questa terra dove le guerre sono il pane quotidiano e vige la legge del più forte, in cui le donne e i bambini valgono poco e niente, incontriamo Myra, una ragazza unica nel suo genere: in sé infatti reca infatti le caratteristiche di due razze dal cui incrocio non potrebbero nascere figli.

Myra è una ragazza guerriera, abile e letale, il braccio destro di Acrab, un uomo di intelligenza eccezionale.

Acrab sogna di poter eliminare per sempre la schiavitù e di togliere il potere ai Camminanti, razza che odia dal profondo del cuore.

La vicenda prende una piega inaspettata quando, nel bel mezzo della campagna di conquista di Acrab, Myra decide di abbandonare tutto per dedicarsi ad una cosa per lei più importante: la vendetta nei confronti di chi, anni prima, le ha ucciso il padre adottivo e che lei credeva di aver già portato a termine.

La ragazza pensa in realtà di potersela cavare con relativa facilità ma il destino ha in serbo un'altra strada per lei.

L'incontro con Kyllen, un Puro in fuga per aver scoperto segreti inconfessabili sul Saggio del Consesso e con Maryanne, una schiava Thirren, mettono la giovane guerriera di fronte ad un grande dilemma, dalla cui decisione dipenderanno le sorti del mondo.

Le lame di Myra di Licia Troisi: recensione

Licia Troisi non a torto viene definita la regina italiana del fantasy.

La seguo con interesse fin dalla comparsa del suo primo romanzo, "Nihal della terra del vento" e devo dire che in qualche modo riesce sempre a stupirmi.

L'impianto della saga del Dominio reca la sua impronta ed è riconoscibile ad una prima occhiata.

Infatti, come in tutte le saghe precedenti, abbiamo anche qui una coppia formata dalla ragazza guerriera e dal ragazzo mago, che sembra riecheggiare fin troppo Nihal e Sennar.

Se però scaviamo più in profondità, notiamo come in realtà i personaggi siano differenti: Myra è più matura, più consapevole delle passioni che la dominano.

Allo stesso modo la struttura stessa della saga risulta meno abbozzata rispetto ai primi romanzi: il mondo creato è descritto in maniera più dettagliata, con dovizia di particolari senza però appesantire la lettura.

La prima parte de "Le lame di Myra" è dedicata proprio alla presentazione dell'ambiente e della storia delle razze, meno all'azione che arriva solo in una seconda battuta.

Come per i libri precedenti, ritroviamo anche qui il percorso di formazione tipico della Troisi: i personaggi principali dovranno crescere e affrontare diverse prove per arrivare a diventare quel che sono destinati ad essere.

A differenza delle saghe precedenti, è molto più  labile il confine tra bene e male anche se questo tema viene affrontato di più nel secondo romanzo.

Il binomio bene-male regola anche il rapporto che lega Myra ad Acrab, una sorta di dipendenza da cui nessuno dei due sembra riuscire ad affrancarsi e che, di fatto, è il perno predominante della storia.

Un libro quindi che si innesta nel filone delle saghe della Troisi ma che in un certo senso scava un po' più in profondità regalandoci una nuova eroina che sembra in grado di portarci verso nuovi orizzonti.

SCHEDA TECNICA

Titolo: Le Lame di Myra: la saga del Dominio volume 1
Autore: Licia Troisi
Edito da: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 382

Un grande ringraziamento a Paola, di Homemademamma, che ha inventato il venerdì del libro.

Ora aspetto i vostri consigli di lettura.

Buon fine settimana!

Si avvicina il Natale, con le sue magiche atmosfere, i regali, i dolcetti, i cine-panettone e i film d'animazione, come "Lo schiaccianoci e i quattro regni".

Il balletto è il tema del romanzo "Arabesque" di Alessia Gazzola, di cui vi parlo in questo venerdì del libro.

Di quest'autrice ho letto tutti i romanzi precedenti e attendo con ansia l'arrivo di domenica 18 novembre per incontrarla di persona a Milano, in occasione del MilanoBookCity, assieme ad altri scrittori che seguo, come Carla Maria Russo, Matteo Strukul, Licia Triosi e Sara Rattaro.

Arabesque di Alessia Gazzola: trama

Ritorna la nostra amata eroina Alice che, rispetto al romanzo precedente, è davvero cresciuta molto.

Innanzi tutto non è più una specializzanda, ma è diventata una Specialista in Medicina Legale, il che significa svolgere la mansione per cui ha tanto studiato ed essere retribuita.

Lo stipendio è comunque misero e Alice si ritrova a condividere l'appartamento con il fratello che è stato lasciato dalla moglie.

Dal punto di vista sentimentale non va meglio neppure per Alice: ha dovuto chiudere con il passato e riconoscere di essere innamorata di Claudio Conforti.

Non che questo le possa essere d'aiuto: l'affascinante dottore sembra sempre essere sfuggente e misterioso.

L'intreccio sentimentale fa da sfondo alle nuove avventure della nostra Alice che si trova ad occuparsi di un caso all'apparenza semplice: la morte di un'ex ballerina.

In realtà la morte naturale camuffa un omicidio ben orchestrato che affonda le radici in un caso del passato.

Alice, con la sua proverbiale testardaggine, decide di portare avanti l'indagine con l'inseparabile Calligaris, anche lui promosso di grado.

Questo però avrà delle serie ripercussioni su tutta la sua vita, sia sentimentale che lavorativa.

Ma Alice dimostra di essere maturata e non cede a compromessi con se stessa: segue la sua etica e giunge all'amara conclusione.

Arabesque di Alessia Gazzola: recensione

Con questo romanzo, che è il settimo dedicato all'allieva Alice Allevi, la Gazzola dimostra di essere cresciuta e sbocciata come scrittrice.

Se il volume precedente non mi aveva entusiasmato, questo invece ha battuto ogni mia aspettativa.

La trama è coinvolgente ed intricata, ma Alice è finalmente in grado di fronteggiare la situazione.

Una protagonista più pacata, più realista e se vogliamo anche più cinica, anche se non perde mai i tipici tratti che la contraddistinguono, come la sua proverbiale goffaggine e la sua sventatezza.

Tutto sommato ci troviamo di fronte ad un personaggio femminile ben calibrato, in grado di stupirci ancora, che è diventato più consapevole di sé e in grado di capire con fermezza quello che vuole.

Sembra che il nuovo leitmotiv, in "Arabesque", sia la fine di ogni compromesso: niente scuse, niente scorciatoie, niente mezze misure.

Anche Claudio si trova a fare i conti con un'allieva che ormai ha superato il maestro e questo se da una parte lo indispettisce dall'altro lo riempie d'orgoglio.

Claudio a differenza di Alice non sembra aver fatto molti progressi: è sempre arroccato sulle sue posizioni, sul "o si fa a modo mio o niente".

Se proprio proprio vogliamo trovare un difetto a questo romanzo è la figura di Calligaris che viene lasciata molto nell'ombra, declassato quasi a poco più di una comparsa.

La vicenda intriga, il modo in cui è scritta, con ironia e leggerezza, invoglia alla lettura.

E per chi prendesse in mano "Arabesque" chiedendosi quanto dovrà aspettare per la prossima avventura, non si spaventi: Alessia Gazzola presenta il seguito proprio al BookCity!

Ovviamente poi vi aggiornerò, sarò i vostri occhi e le vostre orecchie.

Un grande grazie a Paola, di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro.

Quali sono invece i vostri consigli di lettura?

SCHEDA TECNICA

Titolo: Arabesque

Autore: Alessia Gazzola

Editore: Longanesi

Anno di pubblicazione: novembre 2017

Pagine: 347

 

 

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Mi sono innamorata, è inutile negarlo.

Ho preso un'infatuazione straordinaria, come non mi capitava da tempo immemorabile, per lui, Matteo Strukul.

Non so come abbia potuto non conoscerlo prima, ma ormai il danno è fatto.

In occasione del Milano Book City del prossimo fine settimana (aiuto, manca così poco!), le mie amiche di lettura mi hanno vivamente consigliato di leggere qualcosa di questo autore italiano.

Mi sono approcciata ai suoi romanzi con una certa ritrosia, subito scacciata dalle prime righe del romanzo "La giostra dei fiori spezzati. Il caso dell'angelo sterminatore".

Oggi quindi in occasione del venerdì del libro il mio post è dedicato a questo libro.

"La giostra dei fiori spezzati. Il caso dell'angelo sterminatore" di Matteo Strukul: brevi cenni alla trama

Strukul ci fa viaggiare indietro nel tempo, nel 1888, nella sua città natale, Padova.

Flagellata dalla pellagra, sullo sfondo della rivolta di classe, Padova ci accoglie con i suoi lussuosi palazzi e i suoi vicoli malfamati.

Fin dalle prime righe siamo immersi in un'atmosfera cupa, in pieno stile vittoriano.

Se non fosse specificato a chiare lettere che ci troviamo nella città del Santo, sembrerebbe di essere in una fumosa Londra o in una città di ambientazione dickensiana.

Padova è una città multipla, variegata e stratificata.

C'è la Padova dei ricchi, con i suoi palazzi sfolgoranti, le sue feste, i suoi personaggi nobili e istruiti.

Ma c'è anche la Padova delle zone che si stanno affermando economicamente, cioè quelle più vicine alla stazione ferroviaria, dove sorgono i quartieri popolari.

Ed infine c'è la Padova delle aree rurali e delle aree dimenticate, come quelle vicino al porto, dove la povertà, la malattia e il degrado sono una presenza palpabile  e tangibile.

Ed è proprio qui, nella zona del Portello, che viene ritrovato il corpo straziato di una giovane prostituta.

Lo scempio che si presenta agli occhi dell'ispettore di polizia Roberto Pastrello è tale da indurlo a chiedere l'aiuto immediato di due personaggi eclettici: il giornalista Giorgio Fanton, a cui Strukul affida il ruolo di voce narrante, e Alexander Weisz, geniale alienista.

Il trio di investigatori, composto da personalità antitetiche e complementari, si calerà in un indagine che nulla ha di scontato o di banale.

L'angelo sterminatore continua a mietere altre vittime, la città cade preda del terrore, non sembra esserci nessun indizio finché Alexander non scopre cosa accomuna le ragazze così brutalmente assassinate...

E' un crescendo di suspense, una guerra contro il tempo che ci condurrà verso un finale inaspettato.

"La giostra dei fiori spezzati. Il caso dell'angelo sterminatore" di Matteo Strukul: recensione

Mi spiace aver terminato la lettura di questo romanzo, anche perché dalla seconda parte del titolo pensavo che poi ci fossero altri volumi dedicati alle avventure dei nostri tre personaggi.

Invece, almeno per ora (Matteo se mai leggerai questo post prendi in considerazione l'idea) ci si saluta all'ultima pagina.

Alexander, Roberto e Giorgio mi mancheranno moltissimo.

Strukul ha un potere narrativo formidabile: le sue creature prendono vita, sono così reali che trovarsi a condividere ad alta voce le idee del caso con loro, man mano che si prosegue nella lettura, è così...naturale.

Weisz è il genio folle, anticonformista, con una sviluppata dipendenza dal laudano, pronto a difendere ad oltranza l'onore di qualsiasi damigella.

Del resto la tragica perdita della madre lo ha segnato irrimediabilmente.

Affascinante e inarrivabile, il sogno proibito di ogni fanciulla con la sindrome da crocerossina.

Fanton è invece l'opposto: intelligente, curioso, allegro e con quel filo di depravazione e sprezzo del pericolo che ogni donna troverebbe irresistibile.

L'uomo che ognuna di noi proverebbe a convertire per ritrovarsi poi con un pugno di mosche in mano.

Roberto, d'altro canto, è il più pacato e conformista del trio: saldo, affidabile e tutto d'un pezzo, con lui è impossibile non sentirsi al sicuro.

L'uomo che si finisce inevitabilmente per sposare.

L'angelo sterminatore, il killer spietato e disturbato, lo spauracchio dell'intera popolazione femminile, il mostro celato dietro la maschera dell'angelo.

Con degli uomini del genere, Strukul non poteva non mettere in campo una donna altrettanto formidabile: Erendira, bella da togliere il fiato, riccia criniera color della notte e profondi occhi blu che intrappolano l'anima.

La seduzione fatta persona, ammaliatrice, dolce e aggressiva, misteriosa, a portata di mano eppure così inafferrabile.

E nonostante questo, grazie al potere della penna, piacevole e simpatica anche per il pubblico femminile.

La potenza narrativa di Strukul non si vede solo nella creazione della galleria di personaggi, ma anche nelle descrizioni della città.

Una volta il mio compagno ha detto che, senza l'atmosfera giusta, anche la città più bella del mondo risulterebbe brutta e insignificante.

Strukul ci propone una Padova vittoriana a 360 gradi: non ce la descrive solo per gli occhi, ma ci fa sentire i rumori, gli odori, i sentimenti.

Crea un'esperienza di virtual reality talmente forte che quando si chiude il libro si rimane per un attimo spaesati nel tornare al presente.

Ma Matteo non è solo un magistrale illusionista, è anche uno studioso colto e raffinato.

Ogni riga che scrive trasuda informazioni e competenze.

Il lavorio storico è stato meticoloso: l'autore si è infilato come un tarlo nei fatti dell'epoca, scartabellando per andare ben oltre quello che le date potevano raccontare.

In questo mi ha ricordato molto un'altra scrittrice italiana, Carla Maria Russo, sempre così attenta e puntigliosa, volta a ricreare quel concetto di verosimiglianza a lei tanto caro.

Strukul lavora molto anche sulla scelta dei termini, così che il suo romanzo può di fatto entrare a far parte del filone vittoriano: la narrazione è erudita senza essere pesante e incomprensibile, raffinata senza inutili orpelli e cruda senza risultare esageratamente splatter.

A chi avesse dei dubbi sull'originalità della trama, posso dire questo: fate attenzione a cogliere la differenza tra una bieca copiatura e un indiscutibile omaggio ai grandi autori dell'epoca.

Senza dubbio "La giostra dei fiori spezzati. Il caso dell'angelo sterminatore" richiama la celebre figura di Sherlock Holmes, così come è innegabile l'accostamento ad August Dupin.

Il personaggio dell'angelo sterminatore è chiaramente un tributo a Jack lo Squartatore ma, allo stesso tempo, rappresenta l'alter ego di Weisz.

Entrambi hanno alle spalle delle esperienze traumatiche ma la differenza è data da come hanno scelto di convivere con esse.

Per questo mi azzardo a dire che il binomio Weisz-angelo sterminatore rimanda a Dottor Jekyll e Mister Hyde.

La complessità del romanzo però non si limita a questo.

L'autore ci porta alla scoperta dei sistemi di investigazione dell'epoca, esponendo le diverse teorie di criminologia, toccando argomenti come la medicina, la psicologia e la sociologia.

Allo stesso tempo, riprende quel tratto di mistero e misticismo, di saggezza popolare e di magia così ben rappresentato dai gitani e da Erendira, la "strega" per eccellenza.

Ed Erendira, già solo nel suo nome, porta con sé l'importanza della sua figura per la narrazione stessa.

"La giostra dei fiori spezzati. Il caso dell'angelo sterminatore" di Matteo Strukul: conclusione

Poche volte negli ultimi anni un libro mi ha conquistato totalmente come questo romanzo.

Sono rimasta irretita dalla magia delle parole fin dalle prime pagine:

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Con una premessa così, come potevo non proseguire nella lettura?

Dire che mi è piaciuto è riduttivo, l'ho amato follemente.

Ora mi sono buttata nella lettura de "I cavalieri del Nord", un altro dei suoi romanzi.

Chi di voi conosce questo autore?

Ma soprattutto, cosa state leggendo in questi giorni?

Un grazie a Paola di "Homemademama" per aver creato il venerdì del libro.

SCHEDA TECNICA

Titolo: La giostra dei fiori spezzati. Il caso dell'angelo sterminatore

Autore: Matteo Strukul

Editore: Mondatori

Anno di pubblicazione: 2014

Pagine: 284

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Questa settimana è stata molto intensa per me.

I disagi del maltempo che ha flagellato la mia zona, le scuole chiuse, il lavoro, halloween...

Insomma, avevo decisamente voglia di svago e leggerezza.

E, puntuale come sempre, il destino mi ha messo tra le mani "La lettrice che partì inseguendo un lieto fine" di Katarina Bivald.

Questo è il libro che vi propongo per il consueto appuntamento del venerdì del libro, scritto da un'autrice svedese, neanche a farlo apposta.

La lettrice che partì inseguendo un lieto dine di Katarina Bivald: trama

Sara è una ragazza timida ed introversa che ha fatto della sua passione per i libri un lavoro.

La giovane fa la commessa presso una libreria e i rapporti con i clienti sono l'unica occasione che ha per socializzare con persone in carne ed ossa.

Il suo carattere troppo introverso infatti la blocca in qualsiasi rapporto sociale, perfino con quello relativo alla sua famiglia che da sempre la considera strana e senza ambizione.

Gli unici amici di Sara sembrano essere i personaggi dei libri che legge instancabilmente, le uniche esperienze che vive sono quelle descritte nelle pagine stampate.

Un bel giorno le cose cambiano: Sara conosce virtualmente Mary su un sito di scambio di libri.

Inizia quindi un intenso rapporto epistolare che porta la timida Sara a fare una pazzia: approfittando della chiusura definitiva della libreria per cui lavora, la ragazza decide per la prima volta in vita sua di lasciare la città natale in Svezia per passare due mesi ospite di Mary, nel paese di Broken Wheel, in Iowa.

Sbarcata là, però, l'ingenua Sara si accorge che le cose non sono proprio come aveva immaginato: Broken Wheel è un paese sull'orlo dell'abbandono, fatiscente e senza speranze.

La stessa Mary le riserva una sorpresa inaspettata: è deceduta pochi giorni prima dell'arrivo della sua ospite.

Cosa può fare quindi una ragazza svedese in una sperduta cittadina americana?

Toccherà agli abitanti di Broken Wheel prendersi cura della loro unica turista e renderle quel soggiorno indimenticabile.

La lettrice che partì inseguendo un lieto dine di Katarina Bivald: recensione

Katrina Bivald con questo romanzo mi ha offerto proprio quello che cercavo: attimi di pura evasione.

Il suo libro però non è di quelli che butti nel dimenticatoio, ma ha qualcosa di affascinante e di coinvolgente.

Il punto di forza sono i personaggi: Mary, che conosciamo solo attraverso le lettere e i racconti degli altri abitanti, Tom il nipote a cui era molto legata, Andy e Carl, coppia omosessuale che gestisce un pub,  John, l'unico abitante di colore della città, Grace con la sua tavola calda, Caroline la moralista del paese...

Ognuno di loro è così ben caratterizzato da rendere impossibile non affezionarsi!

L'empatia che si viene a creare pagina dopo pagina rende la trama credibile e divertente, anche se la storia è in larga misura già sentita.

L'autrice inoltre, grazie ai numerosi riferimenti e citazioni a libri passati e attuali, offre molti spunti per letture future.

Molto carina anche l'idea dell'ambientazione: una piccola cittadina di una delle nazioni meno affascinanti degli Stati Uniti anziché una delle grandi metropoli trite e ritrite.

Un contesto rurale anziché metropolitano, dove tutti conoscono tutti e nessuno ha segreti per nessuno.

Nel complesso, quindi, "La lettrice che partì inseguendo un lieto fine" è un romanzo scorrevole, che tocca tematiche quali la solitudine e i rapporti sociali nelle città, con assoluta leggerezza e disinvoltura.

Ho apprezzato anche come Katarina abbia deciso di snodare la vicenda: i capitoli sono un'alternanza tra i racconti in tempo reale delle vicende e le lettere scambiate tra Sara e Mary.

"La lettrice che partì inseguendo un lieto fine" è la lettura ideale se si cerca qualcosa di fresco ma ben confezionato, con qualche tratto di originalità innestato su una vicenda in cui il lieto fine è, appunto, scontato.

SCHEDA TECNICA

Titolo: La lettrice che parti inseguendo un lieto fine

Autore: Katarina Bivald

Casa editrice: Sperling & Kupfer

Traduzione diMargherita Podestà Haei e Roberta Nerito

Data di pubblicazione: anno 2014

pagine: 208

Voi cosa state leggendo in questo periodo?

Cosa mi consigliate?

Come sempre, un grande ringraziamento va a Paola di Homemademamma, la creatrice del venerdì del libro.