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Sì, praticamente sono stata io a trovare il corpo della donna nel fosso e a chiamare i carabinieri col cellulare senza pensarci due volte. Che fai, te ne torni a casa bella tranquilla, ti fai un caffè e non ci pensi più, non hai visto niente, non sono affari tuoi, la puttana la troverà qualcun altro?

Questa settimana vi lascio la recensione di un libro giallo, scritto da Carlo Fruttero, scomparso alcuni anni fa.

Non avevo mai letto nulla di quest'autore che mi è stato consigliato da un collega, che peraltro in seguito ha ammesso di non aver mai letto il romanzo in questione (della serie: tiri il sasso e nascondi la mano, eh?)

"Donne informate sui fatti" è un thriller ambientato a Torino e nelle zone limitrofe.

La trama è semplice: Milena, una ragazza giovane e molto bella, viene ritrovata morta in un fosso da una vecchia bidella e da una giovane barista.

Partono subito le indagini e si scopre che la ragazza era la moglie di un ricco banchiere torinese rimasto vedovo da poco.

I due si erano conosciuti perché Milena, come molte ragazze dell'Est, lavorava come baby-sitter presso la figlia divorziata del banchiere.

I carabinieri portano a galla il tormentato passato della ragazza, che prima di lavorare con i bambini faceva "la vita".

Era riuscita ad affrancarsi grazie all'aiuto di un'associazione cattolica che riabilitava le prostitute.

Ma Milena aveva davvero chiuso col suo passato? Il suo cadavere era vestito con un abbigliamento tipico del mestiere.

Si tratta allora della vendetta dei suoi protettori? O il movente è un altro?

La storia in sé a mio parere è abbastanza banale, perché già da metà romanzo si intuisce chi è il colpevole.

Il pregio non da poco di questo libro sta tutto nella narrazione.

Fruttero decide di raccontare la vicenda attraverso otto personaggi, tutti femminili.

Le otto donne vengono descritte attraverso piccoli tratti che il lettore apprende strada facendo.

Eventi passati, ricordi, pensieri, tic e idiosincrasie disegnano otto donne, tutte molto diverse, eppure sotto sotto tutte accomunate da un unico fattore: la solitudine.

E' una lettura poco impegnativa, piacevole, da fare magari sul divano intanto che fuori piove.

Questo post partecipa al venerdì del libro.

E voi, cosa avete da suggerire questa settimana?

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Arrivata alla mia età, è ora di fare outing: anche se mi applico, ho l'agilità e la velocità di un vecchio bradipo ubriaco.

Più che una questione di fisico è una questione di mente, legata all'immagine che di me stessa che mi sono creata negli anni (non senza una ragione, ovviamente).

Mi ricordo che quando ero bambina non me ne importava nulla di quello che mi dicevano gli altri e mi divertivo a correre, a sfrecciare sulla vecchia bici di mio nonno (una Bianchi da uomo nera, per pedalare dovevo stare in piedi e la mia Gigia  le mie zone intime ricordano ogni singola botta presa sulla canna quando mi sfuggivano le pedaline), a fare esibizioni sui pattini a rotelle con gli altri bambini.

La cosa più bella era quell'assoluto senso di libertà e di potere che provavo stando in sella o sulle rotelle.

Quindi ho subito assecondato il desiderio della Ninfa quando ha chiesto di poter avere un monopattino.

CF, a cui piace essere sempre informato, ha preso in mano il suo tablet e ha fatto una semplicissima ricerca in Internet.

I monopattini, come tutti i giochi dotati di rotelle,  rafforzano l’attenzione, l’orientamento spaziale e spingono i pargoli a svolgere attività fisica e mentale.

Usando tricicli, monopattini, macchine a pedali, biciclette  il bimbo perfeziona l’orientamento spaziale e la coordinazione corporea, rafforza  il senso dell’equilibrio e impara a muoversi più agilmente.

In questo modo, oltre al divertimento garantito, rafforziamo il loro sviluppo psico-motorio.

Bene, quindi via di corsa a comperare il tanto ambito giocattolo!

Siamo andati da Decathlon, vicino a casa.

Portare la Ninfa e Ringhio in questo posto equivale a portarli al parco-giochi.

A parte lanciarsi in folli gare di velocità lungo le corsie ( ma lo fanno anche i vostri?), non esitano a provare qualsiasi cosa ( su Instagram potete vedere la Ninfa che si cimenta con attrezzi da palestra vari), e da veri paraculi si accaparrano pure un sacco di complimenti.

Decathlon ha creato un piccolo spazio dove si possono provare anche i monopattini.

"Sì, mi sembra che vada bene. Papà, paghi tu, vero?"

Inutile precisare che siamo stati lì solo una buona mezz'ora prima di convincere la prole in piena iperattività che li avevamo comperati e potevamo andare a provarli a casa.

Il monopattino Oxelo B1 è studiato apposta per bambini da 2 a 4 anni.

Ecco qui il monopattino che potete trovare da Decathlon con le scocche colorate per personalizzarlo

Si compera la struttura del monopattino e a parte la scocca ( che è la base per appoggiare i piedi). Questa può essere scelta in vari colori: rosa, rosso, giallo,verde...

L'assemblaggio è semplicissimo: con le chiavi e le viti che si trovano in dotazione si monta in un attimo.

Il prezzo è davvero alla portata di tutti: con 20 Euro ci si porta a casa il monopattino completo.

Ringhio ha aiutato CF a montare entrambi i monopattini passandogli con attenzione le viti.

Il monopattino è molto stabile perché ha due ruote davanti e una dietro.

Si può richiudere per essere trasportato meglio e anche per riporlo in caso di spazi ridotti (come casa nostra),

La cosa bella è che il manubrio si può regolare a tre altezze diverse e si può anche frenare!

In più, per evitare che il pupo si possa spaventare, il monopattino non raggiunge  velocità molto elevate, grazie ai suoi particolari cuscinetti.

Il gentilissimo ragazzo del negozio ci ha spiegato che a differenza di altri prodotti sul mercato, il loro monopattino è stato brevettato in modo tale da consentire un perfetto bilanciamento in curva e questo fa sì che il pupo non perda l'equilibrio.

Ecco i pupi che si apprestano alla prova pratica

E ovviamente per noi genitori (soprattutto per CF) è essenziale che la prole si diverta senza sfracellarsi contro un muro o spalmarsi sull'asfalto.

Come indicato, ricordatevi di far indossare le protezioni, per lo meno i caschetti (noi utilizziamo quelli della bici).

E ora ditemi: ma da piccole ce l'avevate voi un monopattino?

 

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La Ninfa e Ringhio sono ancora piccoli e non sanno leggere.

Nonostante ciò, cominciano ad apprezzare i libri. Sempre più spesso li trovo nella loro cameretta intenti a sfogliare i loro piccoli volumi pieni di immagini colorate.

A volte la Ninfa finge di leggere le favole a suo fratello, a volte Ringhio per imitazione le legge a lei.

Come ieri sera che la piccola ha deciso di raccontarci la favola della Nuvola Olga.

La Nuvola Olga nasce dalla penna di Nicoletta Costa, creatrice anche di Giulio Coniglio e della Maestra Margherita.

Come ormai sa chi mi segue, i libri a casa nostra approdano principalmente grazie ad una cara amica.

Anche "La Nuvola Olga fa il bucato" è stato un regalo per la Ninfa che ne è stata subito conquistata.

Anche se oramai ha quattro anni, rimane uno dei suoi racconti preferiti.

I disegni sono semplici e accattivanti e la storia è a misura di bambino.

La signora Rosa, con il fedele gatto, sta stendendo il bucato in giardino.

Ma due uccellini dispettosi passando in volo sopra il giardino sporcano le cose stese.

Per dirla come lo racconta la Ninfa: "Due uccellini maleducati fanno apposta la cacchina sulle lenzuola della nostra amica signorina Rosa". E questo provoca sempre delle grosse belle risate.

A quest'età basta dire la parola "cacchina" per farlo ridere!

La povera signorina Rosa piange disperata. L'uccellino Ugo, commosso, chiede alla nuvola Olga se può fare qualcosa.

E la nuvoletta fa tanta bella pioggia e lava via le macchie sul bucato.

Così tutti tornano felici e contenti.

Come vedete, la storia è proprio breve ma allo stesso tempo completa e comprensibile.

Ci piace questo libro perché da valore all'amicizia e alla solidarietà, mostra come certi comportamenti possano ferire gli altri, parla di sentimenti in modo leggero e...."fa vedere che gli uccellini fanno la cacca".

Molto consigliato a chi ha bambini piccoli, soprattutto come fiaba della buona notte se siete stanchissime e non vi reggete più in piedi.

 

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Nella notte tra venerdì 16 e sabato 17 luglio 1937, dal caseggiato di via Manzoni sito al civico 37, altezza incrocio via Porta, si levò alto un grido.

"Al ladro, al ladro!"

Era quasi l'una.

La voce, femminile, era quella di Emerita Diachini in Panicarli, di anni trentacinque"

Questi giorni sono stata molto impegnata, tra lavoro e gestione familiare.

Le festività e i ponti  scombussolano la routine e lasciano strascichi sia sui bambini che sugli adulti.

Riprendere il ritmo risulta difficile, la stanchezza incombe e i pupi con il loro nervosismo e i loro capricci bisogni non aiutano proprio.

Quindi cercavo una lettura leggera ma allo stesso tempo elegante e ben strutturata.

E la scelta è caduta su "A cantare fu il cane" di Andrea Vitali.

Romanzo poliziesco, ambientato nella Bellano degli anni Trenta.

Atmosfere leggere in cui la componente storico-politica traspare ma garbatamente, senza incupire la scena.

I ritmi lenti della vita quotidiana del paese di Bellano vengono rotti dal grido di "Al ladro, al ladro!" di Emerita Diachini in Panicarli che afferma di aver visto un ombra penetrare nel suo caseggiato.

La signora, il cui marito è a combattere per il Duce sul territorio africano, si ritrova in casa da sola. Il Vinci, suo figlio, è via con amici per una battuta di pesca.

Al suo appello accorrono alcuni compaesani e, in modo fortuito, viene fermato Serafino Caiazzi, ladro di galline già noto all'autorità.

Tocca al maresciallo Maccadò trovare le prove per dimostrare la colpevolezza del Caiazzi.

Ma dovrà farlo senza l'aiuto del fedele appuntato Misfatti, sulle tracce del fuggitivo rampollo di un'importante famiglia del luogo che lo porterà a scoprire il segreto scottante del circo Astra.

La  vicenda, intrigata quanto basta per tenere vivo l'interesse del lettore, si svolge in tre giorni.

E la soluzione del caso è affidata al cagnolino dell'Emerita, un collerico meticcio che ha l'abitudine di azzannare chi non conosce.

Attraverso la penna di Vitali prende vita una galleria di personaggi, gente comune di paese, descritta con tratti ironici e taglienti.

Lo stile è delicato, curato, niente volgarità o scene "spinte" da romanzo moderno.

L'umorismo scaturisce dalle bellissime scene, dagli equivoci che fuorviano i carabinieri così come il lettore.

Non conoscevo Andrea Vitali. Di lui ho letto solo un romanzo anni e anni fa e all'epoca l'avevo trovato noioso.

Probabilmente invecchiando i gusti cambiano, diventano più raffinati e quello che prima era uno scrittore soporifero diviene invece un autore da scoprire.

Voi avete altri romanzi di Vitali da consigliarmi?

Come sempre, grazie a Paola di Homemademamma per il # venerdì del libro

 

"La giostra dei criceti" di Antonio Manzini è un romanzo giallo.

Lui, Manzini, è uno dei miei autori preferiti, creatore del mitico Rocco Schiavone.

L'ho preso pensando quindi di andare a colpo sicuro.

Erroraccio, davvero. Nel senso che il libro è stato scritto prima degli altri romanzi che hanno per protagonista il vicequestore romano.

Per cui, no Rocco no party? Per fortuna no!

"La giostra dei criceti", benché diverso dalle successive opere di Manzini, ha un suo perché.

Le vicende si svolgono tra Tor Tre Teste e l'Agro Pontino. Da un lato vediamo 4 furfanti di lega medio-bassa mentre rapinano una banca, solo per essere rapinati a loro volta da altri lestofanti travestiti da poliziotti.

Uno dei quattro viene sequestrato da loro e brutalmente picchiato per sapere dove si trovano i soldi della rapina.

Il bottino in realtà è stato trafugato da uno dei quattro che ha tradito gli altri complici con l'aiuto di altri uomini.

Dall'altro lato c'è invece la Roma bene, quella dei politici e della classe dirigenziale, impegnata a trovare un modo alternativo per fronteggiare il grossissimo buco economico della madre patria.

Nel mezzo c'è Diego, povero impiegato dell'INPS senza nè arte nè parte.

E proprio lui è il collante delle due vicende parallele. Il ragazzo ritrova per caso parte della refurtiva della rapina in banca nascosta a casa di una vecchia amica della nonna.

Allo stesso tempo viene scelto dal direttore dell'INPS per un compito delicatissimo e remunerativo: selezionare un target di pensionati che verranno eliminati fisicamente da soldati addestrati dai corpi speciali. Questo è il piano grottesco partorito da alcuni politici per risanare le finanze italiane.

Diego, con la nuova amante Elisabetta, tenta di trarre il massimo vantaggio dalla situazione in cui suo malgrado si viene a trovare.

Arriva addirittura a tradire il fratello René, che ha tradito un amico, pur di fare il colpo grosso.

Questa sostanzialmente è la filosofia di vita di ogni personaggio del libro: cercare di avvantaggiarsi a discapito degli altri, senza guardare in faccia nessuno.

Il finale mi ha lasciato l'amaro in bocca, ma è in linea con il resto della trama.

"La giostra dei criceti" è tanta roba.

Sicuramente thriller, ma anche romanzo politico. Ha una grande importanza infatti il tema sociale dei giovani che devono sopportare la pesante eredità dei vecchi, molti dei quali si stanno godendo baby pensioni o finte pensioni di invalidità.

Allo stesso tempo c'è il tema politico, dove la "casta" dirigenziale si attacca alla poltrona con la dentiera pur di non perdere i suoi privilegi.

E il tema della disoccupazione, delle classi sociali meno abbienti che devono campare con pensioni o sussidi miseri e insufficienti.

Niente sentimentalismi, niente perbenismo, niente compassione. Uomo mangia uomo e campa solo chi è furbo.

Un romanzo ironico, cinico, con atmosfere pulp e splatter da stomaco forte, ma che ti cattura fin dalle prime pagine.

"La giostra dei criceti" dove ogni persona corre inutilmente su una ruota immaginaria, senza mai fine è assolutamente da provare.

Questo è il mio contributo al #venerdì del libro, tema proposto da Homemademamma.

 

Di questo non si parlava nei libri, pensai mentre la neve sospinta dal vento entrava dalla porta aperta e mi si posava sulla schiena nuda.
Ero sdraiato a faccia in giù sul selciato in una pozzanghera di sporcizia indefinibile con il braccio affondato dentro la mucca che aveva violenti premiti e con i piedi che cercavano un appiglio tra le pietre. Ero nudo fino alla vita e su di me la neve si mischiava con lo sporco e con il sangue secco. Non riuscivo a distinguere niente oltre il cerchio di luce tremolante gettata dalla fumosa lampada a petrolio che il contadino reggeva al di sopra di me.

Oggi per il consueto appuntamento del venerdì del libro ideato, facciamo un viaggetto nella terra delle cornamuse.

"Creature grandi e piccole" di J.Herriot è il primo di una serie di romanzi auto-concludenti ambientato nella Scozia degli anni Trenta.

Il libro si apre con la presentazione del protagonista, James Herriot, giovane veterinario al suo primo impiego nel piccolo villaggio rurale di Darrowby, nello Yorkshire.

James affianca il veterinario del luogo, un uomo eccentrico di nome Siegfred, nel lavoro quotidiano tipico di un veterinario dell'epoca. Vale a dire: niente medicine, steroidi, antibiotici e strumenti a cui oggi siamo abituati. Solo istinto, fortuna e acqua calda o fredda.

L'economia del luogo trae sostentamento dall'agricoltura, che in quegli anni sta passando dalla forza lavoro delle bestie a quella delle macchine agricole.

Di conseguenza la cura degli animali è importantissima: perdere una mucca spesso può causare seri danni ad un'intera famiglia.

Il nostro giovanotto, fresco di laurea (il che significa anche ingenuamente saputello) impara a rapportarsi con gli abitanti del luogo, semplici contadini a volte taciturni, scontrosi e bizzarri, ma sotto sotto dal cuore grande e generoso.

Nei due anni che trascorre nel villaggio, James impara come destreggiarsi nelle più svariate e impreviste situazioni.

E incontra anche Helen, una ragazza del posto, che diventerà la sua futura moglie.

"Creature grandi e piccole" è uno dei libri della mia vita. Quello che vedete nella foto era di mio papà e me lo sono portato via quando mi sono trasferita.

Ricco di aneddoti divertenti, narrato con il tipico British humor, non può non conquistare chi ama gli animali e la vita all'aria aperta.

Adatto a qualsiasi fascia di età ( la prima volta che l'ho letto ero alle medie) sa conquistare il lettore con lo stile semplice e diretto.

E' un bel modo per evadere dalla vita frenetica dei giorni nostri. Lo scrittore ci trasporta indietro nel tempo, quando le cose erano più complicate ma i valori e la gente erano più semplici e genuini.

Vale la pena leggerlo, almeno una volta (No, non vi dico quante volte l'ho riletto io).

Il libro come si nota è sgualcito e rovinato, ma siamo assieme da tanti tanti anni.