Ai miei bambini piace tantissimo disegnare. La Ninfa lo fa con grande serietà e convinzione. Ringhio invece lo fa per imitazione (della serie, se non vedo gli altri che lo fanno a me non viene manco in mente).

Pennarelli e bambini, si sa, non sono un connubio felice. Quindi, su consiglio di chi è mamma da più tempo di me, ci siamo equipaggiati di pennarelli lavabili di varie marche e grandezze, mentre per andare in giro abbiamo optato per le classiche matite colorate. Ho preferito per ora bandire i gessi perché ho paura che Ringhio se li ingoi.

Un discorso a parte meritano i gessetti a cera. Lo scorso anno infatti un'amica senza bambini ne regalò una bella scatola alla pupa. Ringraziammo sentitamente e li mettemmo da parte per i tempi futuri.

Non so ancora come abbia fatto, ma la Ninfa un paio di giorni dopo riuscì a mettere le sue manine sulla scatola e, approfittando di un momento di assenza genitoriale (era con la nonna di turno mentre noi eravamo via a fare una visita con Ringhio), li usò per colorare. Il suo estro creativo non risparmiò le federe bianche dei cuscini.

Al momento di andare a dormire, CF mi fece i complimenti: "Belli questi cuscini tutti colorati, sono molto allegri". 

Da quel momento i gessetti a cera sono stati banditi dalle mura domestiche.

In un'epoca non meglio definita, la pupa usò il gatto di casa (più bianco che nero) come lavagna. Lui (povero!) si lascia fare tutto, ma avere un gatto con il pelo a macchie verdi e viola non è il massimo. Soprattutto quando poi lo devi lavare e asciugare.

In queste ultime settimane, volendo imitare delle compagne d'asilo che si pitturano le unghie, la Ninfa si impiastriccia tutte le dita. Non contenta di ciò, ieri sera si è presentata a casa con le labbra tutte blu. Faceva davvero impressione, è un'idea da tenere in considerazione per Halloween.

Per fortuna i pennarelli sono lavabili e quindi basta un pò di sapone e acqua tiepida e tutto (o quasi) scompare.

Ieri, intanto che la bimba disegnava un bel mare con i pesciolini ma senza barche accanto a suo fratello, mi sono persa in una conversazione nonnesca, di quelle lunghe senza capo nè coda.

Complice la stanchezza, non mi sono resa conto che Ringhio era in silenzio già da un pò. Mi sono girata e lui era lì, piccolo Diego Rivera, a colorare la parete crema del soggiorno. 

"Noooooooo, che cos'hai fatto!?". L'urlo belluino è uscito spontaneo dalla mia gola.

Acchiappo il monello, lo sgrido senza troppa convinzione e valuto il danno. Massì, mi dico, tanto sono lavabili. Lavabili un bel paio di palle!

Mi armo di spugnetta e acqua e tento di toglierli. Sfrego, sfrego, sfrego ma niente. I colori sbiadiscono ma permangono.

Provo con uno straccetto e una miscela fatta con acqua, bicarbonato e aceto. L'acqua santa avrebbe fatto di più.

Scoraggiata, ricorro alla chimica: riesumo una vecchia spugnetta magica, prodotto miracoloso. Nulla da fare. Il disegno del mio famigerato quasi duenne spicca ancora sul muro.

Pazienza, c'ho provato, mi toccherà dipingere l'intera parete di nuovo.

La Ninfa non ha mai preso in considerazione l'idea di usare i muri per disegnare. Perché lui sì?

E' proprio vero che i figli non sono mai uguali l'uno all'altro.

Anche a voi sono capitate disavventure simili? Come le avete risolte?

Accade tutto così, di colpo. Un lunedì come tanti, mentre passi di corsa da un'incombenza all'altra. Ricevi una telefonata e il respiro si trasforma in rantolo.

-Tesoro, non preoccuparti, Ringhio ha avuto un mancamento, lo stiamo trasportando in ambulanza al pronto soccorso-

Inversione a U, cervello in panne, sudori freddi. Slalom tra macchine, ciclisti, pedoni. Chissene del codice stradale e delle eventuali multe.

Auto abbandonata nel primo buco disponibile. Le porte scorrevoli del pronto soccorso si aprono.

Ansia a mille mentre attendo l'arrivo dell'ambulanza con il mio bambino. Attimi di panico poi lui è lì, tra le mie braccia. Corpo rovente per la febbre, viso pallido e smunto. Ci stringiamo.

Triage per decidere la gravità del caso. Interrogatorio alla nonna, che risponde sfatta e preoccupata. Il primo di una lunga serie, ripetuto con dovizia di particolari a infermieri, medici di turno, medici specialisti.

 La sala d'aspetto è un girone dell'inferno. Temperatura sahariana, spazi stipati. Mamme, papà e bambini, una piccola folla variopinta. Visi contratti dalla preoccupazione, dalla noia. Piccoli universi di dolore, ognuno nella sua bolla. L'intero mondo con le sue genti, i suoi odori, i suoi colori racchiuso in quattro mura. CF che entra ed esce per prendere una boccata d'aria.

Eppure si respira più umanità qui che altrove. L'angoscia livella tutto, anche le posizioni sociali. Imprenditori con Rolex al polso siedono vicino a muratori rumeni. Siamo davvero tutti sulla stessa barca.

Il tempo sembra dilatarsi all'infinito. Il mondo caleidoscopico è frastornante. Idiomi stranieri si sovrappongono a parlate dialettali. Gente che va e viene in un susseguirsi ininterrotto.

Ogni volta che ci alziamo per entrare a fare controllare Ringhio perdiamo il posto all'osteria. CF passa il tempo a cercarci tra la folla.

L'altoparlante snocciola i nomi dei piccoli pazienti in una litania infinita. A turno scompaiono dietro la porta verde, gialla e rossa.

Siedo scomposta. La plastica della sedia di un grigio anonimo fa a botte con le pareti colorate che qualcuno ha tentato di abbellire con disegni per bambini. Cari miei, chi volete ingannare? Nessun bambino si fa fregare da un Bamby o da una Biancaneve. Sono piccoli, ma sanno già che quello non è un luogo di piacere.

Ringhio è uno scaldotto, ogni tanto si anima e scalcia per scendere a terra a camminare.

Passiamo sette ore in questa bolla atemporale, sette ore tra pianti, grida e canzoncine. Sette ore lunghissime al termine delle quali ci sentiamo fisicamente stremati, come se avessimo partecipato a una gara di triathlon.

Quando usciamo la pioggia e il vento sono una benedizione. Lavano via la patina che ci grava sull'anima, si confondono con le nostre lacrime di sollievo.

Perché anche questa volta siamo stati fortunati. Ringhio dovrà fare delle analisi e degli accertamenti ma si sta già rimettendo.

Spero che la stessa sorte sia capitata anche agli altri genitori che abbiamo lasciato accampati in quella dannata sala d'attesa.

 

6

Alzi la mano che non ha mai passato tutta la notte in giro per locali a divertirsi con gli amici. Eppure la mattina vi alzavate per andare al lavoro o  restavate a poltrire nel vostro letto tutta la domenica. Non è mai stato un peso, anzi. Ci faceva sentire vive.

E come mai invece ora se ci capita di non dormire per una notte ci sentiamo morte? Altro che sintomi da dopo sbronza: cerchio alla testa, occhi gonfi e pesanti, cerchiati di nero che un panda al vostro confronto è niente, camminata da zombie...In una parola sola: DISTRUTTE.

Ecco, quando prima di diventare mamma le mia amiche già mamme mi descrivevano come si sentivano sfatte la mattina dopo aver passato la notte in bianco, ho sempre creduto che ingigantissero il problema. "Non hanno il fisico, non sono abituate", pensavo ingenuamente.

Finché sono diventata mamma anch'io. E allora ho capito. Ho capito che non lo ingigantivano affatto, il problema, ma anzi che dai loro racconti non emergeva tutta la drammaticità di cosa vuol dire passare una notte in bianco per colpa di un bambino insonne. Perché ci sta che i neonati siano per natura programmati per svegliarsi frequentemente, ma un bambino di (quasi) due anni sano come un pesce, col pancino pieno ma non troppo, che non ha sete-caldo-freddo e che ha il pannolino pulito che cosa avrà mai da continuare a piangere?

Ieri sera dopo una seduta di coccole bacini abbracci che solo a pensarci mi viene il diabete, ho messo Ringhio a dormire nel suo lettino. La Ninfa era già tra le braccia di Orfeo, per cui niente favola.

"Ciao amore della mamma ci vediamo domani mattina". Bacino bacino bacetto e mi infilo nel letto.

Dopo venti minuti: "Mamma, mamma" e il pupo, bello come il sole, si affaccia alla porta della camera.

Scosto il piumone, abbraccio Ringhio e lo riporto nel suo lettino.

"Amore adesso è ora di fare la nanna. Stanno dormendo tutti, vedi? Perciò stringi forte il tuo coniglio e dormi". Esco dalla porta e il peluche di mio figlio mi atterra davanti.

"Non si buttano i giochi! Giù subito a fare la nanna!"

"Ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee"

Parte la sirena. Afferro rapida il bimbo prima che si svegli la Ninfa e lo porto in sala.

"Allora non vuoi dormire asinello? Va bene, guardiamo un pò cosa fanno in tv. Oh, guarda, c'è Poirot! Niente di più soporf...indicato vero?". Peccato che poi io dormissi sul divano mentre Ringhio metteva la casa a soqquadro.

Rientra CF.

"Come mai ancora svegli?"

"Mah, Ringhio non riesce a dormire. Ho provato con una camomilla intanto che guardavamo la tv ma non è servito a niente. Io dovrei ancora farmi la doccia..."

"Vai vai amore che ci penso io."

Secondo voi me lo faccio ripetere due volte? Quando esco dal bagno trovo i due nel lettone.

"Che ci fa lui qui dentro? Non si era detto niente lettone che poi ripartiamo con il circolo vizioso?"

"Stavamo aspettandoti e intanto guardavamo cose da maschi sul tablet". E mi fa vedere uno spezzone di Top Gear.

"Su, Ringhio, dai un bacio al papà che facciamo la nanna."

Col piccolo in cameretta, mi infilo velocemente nel mio letto.

"Brummm brummm brummm"

"No, non è possibile. Adesso ti alzi tu che hai avuto la brillante idea di fargli vedere le automobili prima di andare a letto".

CF si alza brontolando e ricompare dopo un'eternità.

"Penso si sia addormentato". Finalmente dormo, penso.

"Ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee".

Non ci posso credere, è l'una e lui è ancora sveglio.

"Tocca a te stavolta" dice CF. Poi si gira sul fianco e riprende a russare. Ma come è possibile?!

Ciabatto fino in cameretta."Senti tu, piccolo assatanato, si può sapere che cosa succede?" Lui mi guarda con il labbro tremolante. E ricomincia a piangere. Implacabile e inarrestabile. Mi siedo, lo prendo in braccio ma niente. E' inconsolabile. Provo a metterlo a terra, ma è ancora peggio. Mi si aggrappa come una scimmietta.

Lo riprendo in braccio e torno in sala. Comincio a camminare e saltellare come facevo quando era più piccolo. Peccato ora che con i suoi quasi dieci chili la differenza si senta. Già dopo cinque minuti i bicipiti mi fanno male. Ringhio si è placato e si ciuccia il pugnetto. Sbadiglia, sbadiglia ma non crolla. Inutile, le sue pile sono inesauribili.

Mi accascio sul divano. Mi sembra un incubo: sono tornata indietro nel tempo, Ringhio è di nuovo piccolo e noi non dormiamo. Anzi, è peggio: adesso se per sbaglio mi appisolo questa peste bubbonica accende le luci, sveglia la sorella e fanno un party alla facciazza mia. Che faccio? Niente Valium, ma posso provare a passarlo sul gas? Magari funziona davvero, così dormo per un pò. Vi preeeegoo voglio solo chiudere gli occhi in pace. Dieci minuti. Ok, anche cinque fa lo stesso. Mi raggiunge CF.

"Cosa succede? Avrà fame? Sete? Il pannolino?"

Gli tiro un cuscino. Scalpiccio di piedini. Ecco, di bene in meglio: si è svegliata anche la Ninfa.

"Ho sete." Beve un goccio di acqua e poi prende Ringhio per mano.

"Dai andiamo a letto che è tardi". Lui, il piccolo disgraziato figlio degenere che mi ha tenuto sveglia fino alle tre, si fa accompagnare docile nel suo lettino. La Ninfa si stende vicino a lui, si coprono con il piumino e, voilà, in dieci nanosecondi dormono.

Sono esterrefatta. Incredula. Interdetta. Sull'orlo delle lacrime.

CF si riprende prima di me e borbottando come una pentola di fagioli torna a dormire. Io rimango lì, sul divano. Non ho la forza di alzarmi. Tanto alle sei suona la sveglia...

 

 

 

 

Siamo oramai in autunno, le giornate si fanno più fresche e spesso piovose.

I genitori, soprattutto le mamme, cominciano a chiedersi cosa far fare ai propri bambini durante i mesi invernali.

Va da sé che se i pargoli sono in età scolastica il problema è già risolto.

Ma cosa si può far fare a bambini dall'anno ai tre anni?

Io ho scoperto la soluzione ideale: lo spazio gioco.

Cos'è esattamente uno spazio gioco?

Uno spazio gioco, come si deduce dal nome stesso, è un luogo dove i bambini giocano.

Abbiamo portato per un anno la Ninfa prima della materna e ora è il turno di Ringhio.

Lo spazio gioco si trova nel nostro comune all'interno di un bellissimo parco.

Ai bambini dai dieci mesi ai tre anni viene assegnato l'uso del salone di un  capannone ristrutturato.

I bambini vengono divisi in due gruppi: dai dieci ai ventitré mesi e dai ventiquattro ai trentasei mesi.

Ogni gruppo si incontra due volte a settimana per circa due ore e mezza.

E' gestito da una cooperativa e si paga una minima retta mensile.

Le insegnanti sono laureate e competenti, alcune lavorano part-time presso le scuole materne.

Ringhio quest'anno fa parte ancora del gruppo dei piccoli.

Purtroppo, lavorando, non ho la possibilità di accompagnarlo e quindi quest'incombenzaspetta alla nonna.

Ogni lunedì e mercoledì mattina Ringhio va tutto allegro allo spazio gioco.

Cinque motivi per frequentare uno spazio gioco

Secondo me ci sono almeno cinque buoni motivi per frequentare uno spazio gioco:

  1. socializzazione: i bambini, verso l'anno di età, cominciano ad aprirsi al mondo esterno e cercano il contatto con i loro simili. Amano infatti guardare gli altri bimbi giocare e, anche se il gioco continua ad essere di tipo autonomo fin verso il secondo anno, iniziano i primi tentativi di interazione con l'altro;
  2. autonomia: i bambini che frequentano altri bambini cominciano a superare pian piano la fase dell'egocentrismo. Fanno parte di un gruppo formato da loro pari, possono iniziare a staccarsi da mamma e papà ( o dalle altre figure di riferimento come nonni o baby sitter) e questo è sicuramente utile per evitare la crisi nell'approccio con la scuola materna;
  3. condivisione: i piccoli imparano che non è tutto loro, ma che i giochi e i materiali sono a disposizione di tutti;
  4. imparare le regole: va da sé che quando si sta in gruppo ci sono delle semplici regole da rispettare (mettere a posto i giocattoli,  aspettare il proprio turno, imparare a chiedere...);
  5. sperimentazione: i bimbi, sotto la guida dell'insegnante, imparano ad utilizzare materiali diversi attraverso la creazione di lavoretti e, attraverso esperienze corporee, imparano a conoscere il mondo e a rappresentarlo.

Come funziona uno spazio gioco

Lo spazio gioco è impostato su una rigida routine, che aiuta il bimbo a rapportarsi con lo scorrere del tempo: accoglienza e gioco libero, merenda seduti al tavolo, canzoncine, giro tondo, lavoretti e saluti.

Molti genitori sono perplessi riguardo al luogo: nel nostro caso è uno spazio a misura di bambino, con giocattoli su mobiletti bassi o dentro comodi contenitori, libri, fogli e materiale per disegnare, tavolini e seggioline, palle e giochi da interno per favorire l'attività motoria, comodi tappetoni per sedersi ad ascoltare le favole.

I bambini e gli accompagnatori si tolgono le scarpe e utilizzano pantofole o calze antiscivolo.

Per quanto riguarda la pulizia, il locale è lindo: un'impresa di pulizie viene a pulirlo alle sette e trenta per farlo trovare senza macchia alle nove, quando arrivano i bambini.

E' vero che stare tutti quanti assieme in un ambiente chiuso, scambiandosi giocattoli che magari a volte vengono anche messi in bocca può favorire il passaggio di raffreddore, influenza o tosse, ma questo è normale nella fase della crescita.

Le piccole infezioni rafforzano il sistema immunitario e quando i bambini cominceranno l'asilo il primo anno si ammaleranno molto meno.

E per quanto riguarda mamme, papà, nonni e baby- sitter? Lo spazio gioco è una grande opportunità per confrontarsi tra di loro e con l'educatrice e per osservare i pargoli mentre prendono confidenza con gli altri e con le nuove attività.

Anche voi fate frequentare ai vostri figli spazi gioco o ludoteche?

Essere genitori a volte può essere davvero davvero davvero esasperante.

Spesso i bambini diventano capricciosi e ingestibili, a meno che tu non sia tra quelle fortunate che hanno un bambino "angelico" usando la definizione di Tracy Hogg.

Riuscite a immaginarvi la situazione quando i bambini sono più di uno?

C'è una cosa che mi spaventa più dei capricci, più delle lacrime e delle urla, più delle scene isteriche. Sono i litigi.

Quando torno la sera dopo una giornata passata al lavoro in un ambiente dove i battibecchi e le scaramucce sono all'ordine del giorno e vorrei solo trovare un'atmosfera da Mulino Bianco e invece i bambini danno il peggio di sé.

Esistono infiniti motivi che possono innescare la miccia:

  1. "Quel gioco è mio e lo voglio io, lo stavo usando io, io l'ho visto prima" e qui va a picche tutto il lavoro sulla condivisione. Soluzione drastica: togliere il suddetto giocattolo e riporlo in un luogo sicuro e inaccessibile. A volte poi ce ne dimentichiamo e il gioco fa la polvere;
  2. "C'ero prima io tu vai a sederti da un altra parte". Qui chiaramente portare via divano, sedia o poltrona diventa più complicato. Quindi via, tutti a sedersi sul tappetone che la mamma deve pulire proprio lì ora e subito;
  3. "La mamma è mia tu vai dal papà". Tesori, la mamma è di tutti e due, sono sicura di avervi sfornato io entrambi ( le mie parti basse hanno ancora i segni quindi impossibile dimenticarsene), ho due gambe per cui forza che ci state tutti e due, una di qua e l'altro di là. E già che ci siete potete baciarmi ognuno su una guancia;
  4. "Io prima, io prima, io prima". Questo lo dicono per tutto tranne che quando devono andare a letto. Chissà perché...Si fa una volta per uno, so che è difficile ma voi siete bambini molto intelligenti e ce la fate di sicuro.

Ovviamente blandire a volte non basta.

I furbetti mi sorridono e appena mi giro passano alle maniere pesanti che manco i gladiatori: la Ninfa scatta con un pizzicotto, Ringhio ricambia con uno schiaffone, la Ninfa contrattacca con una sequenza di graffi alle parti esposte (il più delle volte sulle guance paffute del fratellino), Ringhio ricambia azzannandola al polpaccio.

Urlo per sovrastare i loro pianti (l'ho già detto che sono una cattiva madre), li separo e li mando in castigo per un tempo indefinito una in un angolino e l'altro in quello opposto.

Continuano a piangere a piangere a piangere. Io recito mentalmente il mio mantra: "Devo-stare-tranquilla-sono-solo-bambini", inspiro-espiro "Ohmmmmm....Un cerchio dentro un quadrato un quadrato dentro un cerchio".

I pianti si fanno vi via più flebili. Quando smettono del tutto, da mamma sadica quale sono, ignoro i pargoli e continuo a farmi i fatti miei.

Generalmente poi arriva la Ninfa, orecchie basse e coda tra le gambe: "Scusa mamma non lo faccio più".

Anche Ringhio esce dall'angolo e si avvicina. Abbraccio di gruppo con moccio e lacrime (attenzione alle magliette nere. Vi chiederanno se una lumaca vi è camminata sopra) et voilà.

Magicamente è arrivato il momento di andare a letto. Indovinate un po' chi ci va per prima?

Voi come vi comportate quando i vostri figli litigano tra di loro? Siete delle mamme zen, tutte calma e comprensione? Seguite i consigli degli addetti ai lavori o andate a naso?

Finalmente ieri è arrivata la nuova cameretta dei bambini.

La nostra casa è  abbastanza piccola. Sono circa 80 metri quadrati, suddivisi tra cucina, soggiorno, bagno, camera matrimoniale e cameretta.

Completano il quadretto un ripostiglio e un pezzo di giardino.

A me il nostro appartamento piace così, intimo e accogliente.

Come tante coppie al giorno d'oggi, non abbiamo avuto la possibilità di comprare una casa più grande, sia per una questione di soldi, sia perché nella zona in cui abitiamo la tendenza negli ultimi anni è quella di costruire abitazioni più piccole.

Quando eravamo solo in due ( e per due intendo due umani, esclusi i pets), avevamo a nostra disposizione un sacco di spazio e la cameretta veniva utilizzata come studio.

Con la nascita della Ninfa lo studio ha cominciato la lenta trasformazione in cameretta.

E' comparso un lettino (il mio di quando ero piccola, perché tutto si ricicla e niente si distrugge), il tavolo della nonna è diventato un fasciatoio, dall'armadio che avevamo recuperato sono spariti i vestiti del cambio di stagione per far spazio a body, tutine e pannolini.

La Ninfa bebè ha sfruttato poco la cameretta. Per volontà più sua che nostra abbiamo optato per la soluzione del co-sleeping, sperando erroneamente che si trattasse di un periodo temporaneo.

Abbiamo fatto dei blandi tentativi per far dormire la Ninfa nell'altra stanza, tutti andati a vuoto.

Con l'arrivo di Ringhio la situazione co-sleeping è diventata pesante, per cui armandoci di santa pazienza (e vi posso assicurare che la pazienza dei genitori è veramente infinita) dopo molti mesi siamo riusciti a piazzare i pargoli recalcitranti nella loro stanza.

Abbiamo utilizzato il lettino della Ninfa per Ringhio e recuperato una brandina per gli ospiti per la pupa.

I bambini condividevano l'armadio, abbiamo solo aggiunto una cassettiera offerta dalla nonna e completato il tutto con un tappeto colorato comperato all'Ikea.

Negli ultimi mesi però la situazione ci è sfuggita di mano: giochi ovunque ( quelli più piccoli inscatolati, ma quelli più ingombranti come cavallini a dondolo o tricicli parcheggiati in ogni angolo), vestiti pigiati nell'armadio, torri di libri traballanti.

Raggiungere il fasciatoio per cambiare Ringhio era uno slalom continuo.

E la notte quante volte io e CF ci siamo schiantati a causa del cavallo a dondolo o del passeggino delle bambole!

Urgeva una soluzione. Più facile a dirsi che a farsi, però.

Infatti la stanza dei bambini ha una pianta irregolare, con due pareti occupate da finestre e quindi sfruttabili solo parzialmente.

All'inizio volevamo arredarla in stile Ikea.

Chi non ama quei bei lettini piccini, quegli armadi colorati e quelle graziose cassapanche?

Volevamo una stanza che potesse crescere assieme ai bambini.

Ma anche in questo modo lo spazio sfruttato era troppo poco.

Ikea offre dei bei letti contenitore, ma mettendo quelli non c'era spazio per l'armadio.

I letti a castello sono belli, ma indicati per bambini sopra i sei anni.

Ci siamo quindi rivolti, più che altro per avere un'indicazione riguardo ai prezzi, ad un mobilificio di zona.

Hanno messo nero su bianco le idee che avevamo già in testa e hanno valutato se erano fattibili.

Confesso che la spesa non è stata indifferente.

Ma ora che ho la camera montata mi accorgo che è stata la soluzione migliore.

Abbiamo fatto due letti a ponte, uno contenitore e l'altro con quattro cassetti delle misure che servivano a noi.

Armadi alti fino al soffitto, con il sistema brevettato Servetto per usare anche quelli più in alto ed ante che si aprono a centottanta gradi invece che a novanta.

In questo modo siamo riusciti a sfruttare tutto lo spazio delle pareti e a mantenere anche un'area libera per far giocare i bambini.

Sarà la camera definitiva: niente cambi a dieci o a quindici anni.

A chi di Montessori se ne intende e che già storce il naso, posso solo rispondere che ogni cosa è stata messa a portata di bambino: i cassetti e gli armadi più bassi contengono tutte le loro cose, giochi e vestiti, per favorire la loro autonomia.

Alcuni giocattoli e i libri sono stati riposti su pratiche mensole alla loro portata.

I letti "da grandi" per i miei bambini non sono un impedimento: ci salgono facilmente e anche se devono scendere durante la notte possono farlo in massima sicurezza.

La Ninfa e Ringhio ieri erano felicissimi di andare a dormire nella nuova cameretta e fino a stamattina alle cinque non si sono svegliati nemmeno una volta.

Ed io sono più felice di loro. Il conto in banca magari un po'meno....