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Se fosse stata una bambina si sarebbe chiamata Sofia.

Se fosse stato un maschietto, non so, non avevamo ancora deciso.

Tanto non avrebbe fatto alcuna differenza.

Nel 2011 sono stata mamma per dieci settimane.

Ho toccato il cielo con un dito, fatto castelli in aria, sognato vestitini di tulle e abiti sportivi.

Ho deciso la meta della nostra prima passeggiata, ho raccontato fiabe a fior di labbra sfiorandomi la pancia con le dita sotto le coperte ogni sera per quelle meravigliose dieci settimane.

Poi le perdite di sangue, la corsa in ospedale, la straziante attesa e l'ecografia.

"Non c'è il battito, signora"

La sentenza lapidaria, definitiva, che ha abbattuto brutalmente ogni speranza.

Cosa rimane dopo?

Un ventre vuoto, ripulito, un cuore lacerato, un dolore sordo e cupo che appesta l'aria.

Giornate che si trascinano prive di senso, intanto che si aspetta di ricomporre i pezzi della nostra anima andata in frantumi, come le vetrate colorate di una chiesa quando scoppia una granata.

Solo che le vetrate delle chiese non si riparano con l'Attack e neppure le anime delle mamme e dei papà.

Cosa rimane dopo?

Una cartelletta bianca, con il nome e il logo dell'ospedale, e quell'ecografia, l'unica immagine che ho di te.

Sono stata mamma per la prima volta nel 2011.

E lo sono tutt'ora, mamma di tre, non di due.

Perché non voglio far finta di niente, non voglio dimenticarti.

L'ho saputo solo oggi che i bambini nati da una coppia dopo la terribile esperienza di una morte perinatale vengono chiamati "rainbow children".

Una definizione allegra, mi fa venire in mente fiotti di bambini di ogni colore che scivolano giù giù fino ad arrivare nella pancia di una mamma.

Anche i miei figli sono "bambini arcobaleno".

Sì, perché anche noi, come moltissimi altri, abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuol dire perdere un bambino prima della nascita.

Che sia un caso o meno, a me è capitato proprio nel mese di ottobre, per la precisione il 24 ottobre del 2011.

Forse avrei trovato il coraggio di parlarne qui sul blog, o forse no.

Ho colto l'occasione di farlo oggi, nella giornata mondiale della CONSAPEVOLEZZA del lutto perinatale, spinta da tante di voi che hanno trovato la forza di aprirsi e di farlo a loro modo, chi su facebook, chi su instagram.

Perché il mio dolore è quello di tante mamme e di tanti papà, perché non se ne parla, o se lo si fa è più un accenno che un discorso.

I medici catalogano la morte perinatale come un fatto naturale.

Ma del resto la morte è di per sé un fatto naturale.

E' strano però che, se tutti hanno un atteggiamento più che comprensivo quando muore una persona cara, quando accade di perdere un figlio prima che nasca l'unica cosa che ti sanno dire è: "Sei giovane, vedrai che ne arriverà un altro"

Nella maggior parte dei casi è vero. Ma questo non lenisce in alcun modo il dolore di chi ha subito di fatto una perdita.

Non esiste la ricetta magica per sistemare tutto, ma sono sicura che basterebbe un minimo di empatia e di informazione in più per sensibilizzare la gente.

Parlarne aiuta, ma per farlo bisogna sentirsi "accolti".

E se si continua a sminuire o a far passare sotto silenzio un'esperienza di tale entità ogni mamma che perderà un figlio continuerà a sanguinare dentro, a sentirsi sbagliata, diversa, umiliata.

Il dolore rimarrà lo stesso, forse, ma la forza con cui si affronterà sarà diversa.

Solo per questo oggi ho deciso di parlarne. Tante mamme che conosco ci sono passate, tante ci passeranno.

Ma nessuna di loro sarà più sola, costretta a soffrire dentro con uno stupido sorriso vuoto sulle labbra.

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Finalmente i bambini compiono i tre anni ed è ora di iscriverli alla scuola materna.

Voi genitori cominciate a procurarvi cappellini e trombette per fare festa.

Addio biberon, addio pannolini, addio notti insonni!

I vostri bambini sono cresciuti, parlano (il minimo indispensabile per farsi capire), sono in grado di mangiare da soli, utilizzano il vasino o il water addirittura...

Insomma, un sogno. Avete davvero raggiunto la fine del tunnel.

Ahh, quanto mi piacerebbe lasciarvi cullare nella vostra illusione!

Ma il mio compito è un altro, ossia dirvi la verità nient'altro che la verità sull'era della scuola.

Per la serie cosa aspettarsi dopo che si aspetta, a cui avevo già preso parte, oggi vi racconto cosa succede in una famiglia quando i bambini iniziano la loro carriera scolastica.

L'era della scuola: il tempo libero

Ogni mamma e, in misura minore, ogni papà associa l'idea dell'inizio della carriera scolastica con un surplus di tempo libero.

Nella beata ignoranza tipica dei genitori è radicato il concetto che, quando il bambino è a scuola, magicamente ci si ritrova con ore e ore libere da poter dedicare a qualsivoglia attività.

"Ora che il bambino andrà a scuola, mi iscriverò in palestra!"

Così, per dire, eh.

Salvo poi rendersi conto di quanto segue: se si andava a lavorare durante il giorno, sicuramente si continuerà a farlo anche quando i pargoli saranno alla materna.

Non è che prima i bambini stavano con voi al lavoro, ma semplicemente stavano al nido o con la tata o con i nonni.

Quindi l'opzione palestra sarà come sempre contemplata durante la pausa pranzo.

Se invece siete una mamma casalinga, le cose vi andranno perfino peggio: quello che facevate a casa con l'appendice-figlio sempre appresso, lo farete da sole e in meno tempo.

Che nel gergo di una mamma casalinga significa: "Oh, ho fatto così in fretta a lavare i vetri oggi? Bene, direi che allora dato che ci sono posso anche dare una pulita ai lampadari".

Per una mamma casalinga i mestieri si moltiplicheranno come per magia.

La palestra la farete, certo, ma in casa, su e giù da una scala.

L'era della scuola: l'imprevisto

Oltre a questo, il vero spauracchio dei genitori con figli in età scolastica sono loro, i famigerati imprevisti.

Se, come me, siete mamme lavoratrici, in qualche modo dovete affidarvi all'aiuto di una terza entità che non è lo Spirito Santo.

Avete creato una tabella, fatto le prove con il cronometro in mano, calcolato i percorsi alternativi per portare i bambini in tempo alla scuola materna, lasciarli nelle mani affidabili delle maestre e sgommare verso il vostro luogo di lavoro.

Ma non avete tenuto conto, nell'ordine, di:

  • i lavori in corso proprio nei pressi della scuola, per cui perdete almeno venti minuti per trovare un buco qualsiasi per infilare la vostra auto;
  • lo sciopero delle insegnanti e del personale scolastico, di cui venite a conoscenza solo il giorno stesso: e i bambini adesso dove li metto?
  • l'epidemia di virus gastrointestinale che ha decimato gli alunni del plesso scolastico per cui l'opzione è: la rischio e che Dio me la mandi buona o tengo i figli sotto la scrivania per otto ore?

Ed è questo, lo spauracchio delle mamme che lavorano, il terrore allo stato puro: la malattia del bambino.

Immaginatevi la scena: siete nel mezzo di una riunione noiosissima e all'improvviso la segretaria del vostro capo vi passa una chiamata urgente.

Tutti gli occhi si fissano su di voi, che pensate: "Oddio, fa che non sia morto il gatto ma che sia una cosa davvero urgente, tipo è esplosa la casa o hanno rapito la suocera, altrimenti..."

Dal telefono esce la voce stridula della bidella operatrice scolastica la quale, a dieci decibel, vi informa che vostra figlia ha vomitato addosso alla maestra e all'amichetta del cuore.

Magari è il caso di andarla a prendere.

Vi fate piccine piccine, il vostro capo vi congeda con un gesto stizzito della mano e voi vi precipitate smadonnando in quattordici lingue, comprese quelle morte.

Ora viene il bello: chi si occupa della bambina malata visto che alla materna ovviamente non la potete portare?!

L'era della scuola: i gruppi whatsapp

La tecnologia è progresso o almeno così siamo portati a credere.

Whatsapp è stata la rivelazione degli ultimi anni, una rivoluzione che può fare davvero la differenza.

Quando alla scuola ti chiedono di entrare a far parte del gruppo wahtsapp della sezione, tu non ci pensi sopra nemmeno un secondo.

Massì, che sarà mai?

Un gruppo per condividere i messaggi inerenti alle attività scolastiche, magari saprai in anticipo se il giorno dopo c'è sciopero invece di apprenderlo da un cartello appeso al cancello della materna.

Allora digiti un messaggio di ringraziamento sul gruppo e rimetti il telefono in borsa.

Dopo dieci secondi comincia una serie di bip bip bip bip bip.

"Ma che è, il telefono è impazzito?" Lo recuperi dalla borsa e scopri di avere 36 notifiche: sono le altre mamme del gruppo che si danno il buongiorno.

Non le hai mai incontrate prima, per cui cominci a chiedere la loro identità per memorizzarle nella rubrica.

Ora, non si sa come mai, tante donne quando arriva un figlio smettono di usare il loro nome e diventano la "mamma di"

Per cui cominci a memorizzare la mamma di Paolo, quella di Chiara, quella di Luca e così via.

Alla fine ti ritrovi ad avere 3 mamme di Luca e quattro mamme di Chiara.

Dopo un paio di ore arriva una nuova notifica:

"Qualcuno ha trovato per caso la maglietta di Chiara?"

Qui le mamme si scatenano: quale Chiara?

"Chiara grande". Prontamente tu aggiungi questo dettaglio distintivo alla rubrica.

Intanto le mamme si sono scatenate: bip bip bip bip...

Ti precipiti a silenziare il gruppo e poi leggi.

"No", "No", "No mi dispiace", "Purtroppo no"

Cominci a capire che iscrivendosi al gruppo whatsapp hai fatto una stronzata di proporzioni gigantesche.

Ma oramai il danno è fatto, non puoi più tirarti indietro, pena l'essere bannate nella vitya reale dalle altre mamme come quella che ha lasciato il gruppo dell'asilo.

Ecco, a questo punto i casi sono due: o l'anno dopo non vi iscrivete o giocate d'anticipo e create voi il gruppo whattsapp delle mamme: in qualità di amministratore potrete fare quindi il bello e il cattivo tempo.

L'era della scuola: gli impegni extra

Ora che i vostri bambini hanno tre anni, è tempo di guardarsi attorno per valutare l'offerta formativa al di là delle ore curricolari.

Il che significa che è giunto il  momento per appioppare ai vostri poveri figli una qualsivoglia attività che li tenga impegnati (e quindi vi permetta potenzialmente di disporre di alcune ore per voi) al di fuori degli orari scolastici.

Per cui ogni tanto si vedono bimbi di tre-quattro anni frequentare improbabili corsi di campana tibetana o di meditazione zen, ché "impara l'arte e mettila da parte" va sempre bene.

Una cosa vi dico, però, mamme e papà: il corso extracurricolare, di qualsiasi tipo, si rivela in realtà un'arma a doppio taglio.

Avete calcolato chi si curerà degli spostamenti dei bambini? E il saggio di fine anno?

Davvero volete rimanere inchiodate ad una scomoda sedia mentre la vostra bimba di tre anni strizzata in un tutù rosa saltella scompostamente su un palco atteggiandosi da novella etoile?

L'era della scuola: conclusione

Sia come sia, l'era della scuola segna un punto di svolta nella vita dei genitori: i bambini si fanno più grandicelli, cominciano a cercare la loro indipendenza, la loro identità e rafforzano il loro carattere.

Al di là dei problemi logistici, vi aspetta una sfida assai più ardua: tenere testa a dei bambini che si stanno inoltrando nell'epoca delle scoperte.

" Perché la maestra ha detto così?"

"Perché Chiara ha fatto cosà?"

"Perché la pasta dell'asilo è più buona della tua?"

Al decimo perché guarderete con nostalgia il poppante che strilla in braccio alla povera mamma ricoperta di bava.

Vi verranno i lucciconi quando vedrete le scatole dei pannolini e i biberon sugli scaffali.

Passerete le notti con un occhio aperto rimpiangendo tutte le nottate trascorse a cullare il vostro bambino che aveva le coliche, sulle note del bip bip bip del vostro telefonino.

Ringrazio di cuore Isabella di "Mama made in Italy" che ha dato il via alle danze.

Mi raccomando, non perdetevi tutti gli altri episodi:

  1. Isabella Carfì Dyessdel blog "Mama made in Italy" che inizia la serie parlandoci di cosa aspettarsi dopo che si aspetta
  2. io me medesima che vi parlo di cosa spettarsi quando i figli diventano due
  3. Silvia Guelpa di Mamma in viaggio, ci racconta come cambiano le vacanzecon l'arrivo di un bambino;
  4. Alessia Gribaudi Tramontana del blog Mamma e Donna ci racconta cosa aspettarsi quando i bambini diventano adolescenti;
  5. Chiara Ciemme di Piano Terra, Lato Parco che ci diletta con le cose idiote che noi porelle siamo costrette a sentire quando diventiamo mamme;
  6. Giordana Orlando di Hashtagmamme che ci parla di spannolinamento
  7. Isabella Carfì Dyess di "MamamadeinItaly" che ci parla di quando i bambini iniziano a camminare
  8. Francesca Orsino di "D di donna" che affronta il tema del cibo
  9. Gianluca Benvenuto del blog "Il sorriso non ha età" che ci illumina su quello che succede nella mente di un uomo quando lei è incinta
  10. Chiara Mura del blog "Una mamma zen" che ci racconta cos'è l'istinto materno
  11. Ileana de Pasco del blog "Innamorati in viaggio" che ci delucida su come cambiano i viaggi quando arriva un bambino
  12. Rossella Kohler del blog "Fantastic nonna" che ci narra cosa significa diventare nonna
  13. Isabella Carfì Dyess del blog "Mama made in Italy" che racconta delle mamme multitasking
  14. Corinna Olivieri del blog "Segreti di mamma" che ci racconta come è vivere con figli da 0 a 12 anni
  15. Valentina Silvestri del blog "Mamma Turchina" che ci consiglia come fare a...conquistare il divano!
  16. Cinzia Bellucci del blog "Più mondo possibile" che ci racconta di viaggi e bambini
  17. Diana Russo del blog "Piccole mamme crescono" che ci spiega come le aspettative cambino non appena diventiamo mamme
  18. Questo articolo che avete appena letto
  19. Flavia Rossi del blog "Centrigugato di mamma" che ci racconta cosa vuol dire partorire all'estero, in particolar modo nella Repubblica Dominicana

 

 

 

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Buon inizio settimana e benvenute al primo appuntamento della mia nuova rubrica "Brescia donna 3.0".

Per iniziare le danze e presentarvi le donne legate alla mia città che hanno saputo cogliere nei social una nuova opportunità per condividere le loro passioni, oggi vi parlo di Monica Frizzarin.

Monica cura e gestisce da anni il blog con relativa pagina chiamato "Modello Unico" (se non o conoscete, eccolo qui)

Appassionata di Giappone e dintorni, Monica crea dei magnifici manufatti con stoffa, ago e filo.

Perché l'ho scelta

Ho conosciuto di persona Monica un anno fa ad un incontro di formazione sul poter dei social a Brescia.

Mi ha subito colpito la sua disponibilità ad aiutare gli altri, anche se sconosciuti, la sua fiducia nelle persone, la sua timidezza mista ad orgoglio quando mi ha lasciato il suo biglietto da visita.

Monica non è solo una donna che lavora, ma è anche una mamma.

E' vero che ora suo figlio è grande, ma non è sempre stato così.

Intervista a Monica Frizzarin di Modello Unico

  1. Monica in pillole: qualche dato essenziale su di te.

Ciao a tutti, ho 53 anni, sposata da 31 un figlio di 28. Vivo a Brescia dall'età di 7 anni e sono fieramente friulana. Da 20 anni faccio l'insegnante di tennis e ho una smisurata passione per tessuti e colori.

  1. Tre lati di te che ami e tre che detesti

Di me amo la mia capacità di ascolto, di accoglienza e la capacità di cercare il buono ed il bello in ognuno. Detesto, o comunque non mi piace troppo la mia fisicità, una certa dose di pigrizia, e.... non mi viene alto al momento

  1. Come è nata l'idea di Modello Unico?

Della mia storia fanno parte i  cartamodelli sul tavolo della cucina, il suono delle forbici che tagliano il tessuto nelle orecchie e l'immagine della mia mamma china sulla macchina da cucire.

Pensate che abbia imparato a cucire da piccola?

Sbagliato! Come molti ragazzini ho avuto il rifiuto per le cose che facevano i miei genitori.

Ma 5/6 anni fa ho deciso di punto in bianco di comprarmi una macchina da cucire e da lì provando, riprovando, sbagliando e riuscendo ho cominciato a confezionare piccoli oggetti per amici e parenti fino al tentativo di proporre qualcosa a un pubblico più ampio.

  1. Come mai il Giappone è così importante nelle tue creazioni?

La storia e le tradizioni di quel paese mi hanno sempre affascinato, i tessuti sono fantastici ma devo dire che il connubio è stato abbastanza casuale.

Avevo provato a mandare la domanda per la selezione ad un evento legato al Giappone che si svolge in città, "Il Giappone nel chiostro".

Dovendo necessariamente preparare qualcosa di inerente al tema dell'evento ho cominciato a fare delle ricerche per trovare qualcosa che mi rendesse riconoscibile e che fosse originale o per lo meno non comune.

Da lì è nata l'idea delle scarpine, ho trovato un modello di ispirazione orientale e l'abbinamento dei tessuti giusti ha fatto il resto.

Devo dire grazie una serie infinita di volte a questo evento, le scarpine sono diventate il mio prodotto must che mi ha fatto diventare “quella delle scarpine”.

La soddisfazione di guardare i sorrisi che si aprono quando la gente posa lo sguardo su di esse mi fa essere fiera di quello che creo. Penso che la tenerezza che scaturisce nel momento in cui le si guarda venga anche dal tipo di modello, fanno ricordare un abbraccio, qualcosa di caldo e morbido, una coccola per l'anima.

  1. Quante ore al giorno dedichi a questo progetto?

Guarda, se ci mettiamo dentro tutto, oltre il confezionamento vero e proprio, cioè la ricerca, i progetti, i prototipi, le fotografie, i social, il blog, il negozio su Etsy credo che una media di 3/4 ore al giorno penso siano una media ragionevole (per fortuna la mia giornata comincia molto presto!).

  1. Quanto tempo richiede creare un paio delle tue emblematiche scarpine?

Se teniamo conto del solo confezionamento  circa 2 ore e mezza al paio ma, come dicevo prima bisognerebbe quantificare anche il resto...

  1. Qual è il tuo lavoro più vecchio e a cui sei più affezionata?

Un ricamo a punto croce, un quadro ricamato per il battesimo di mia nipote...

Ebbene sì, ho un passato da ricamatrice, ed una cosa strana ma bellissima è che quando mio figlio era piccolo, per un certo periodo, ho ricamato per il negozio di Gabriella Trionfi, bravissima coach e scrittrice bresciana di un libro utilissimo per le creative, che poi quando ho cominciato la mia avventura con Modello Unico, ho ritrovato casualmente ma con infinito piacere.

  1. Oltre alle scarpine, cosa ti piace creare?

Mi piace creare accessori per grandi e piccini che in qualche modo possano anche fare da contorno alle scarpine.

Per i piccoli bavaglie, porta ciuccio, copertine, copri pannolino, cerchietti.

Per gli adulti pochette, buste porta tutto, borse, porta chiavi, porta occhiali , custodie, papillons e fazzoletti da taschino magari  dello stesso tessuto con cui confeziono le scarpine.

Non uso solitamente tessuti per bambini, per cui posso creare qualsiasi cosa con lo stesso tessuto.

Mi piace pensare di creare un legame tra mamma, papà e fratelli del bimbo che nasce. Un modo per legarli tutti assieme ad un evento importante.

  1. Quale messaggio vuoi comunicare attraverso le tue creazioni?

Come amo dire voglio celebrare l'unicità delle persone.

In un mondo che ci vorrebbe tutti omologati, con  la pubblicità che ci forza inconsciamente o meno, ad acquistare le stesse cose, vorrei dare un'alternativa.

Un articolo unico, che ti rende speciale perché creato solo per te.

Fa parte della filosofia del mio brand: creo solo 1 articolo per tipo, con lo stesso tessuto ne posso creare di simili ma mai uguali, solo su ordinazione ne creo un altro uguale.

Siamo unici e quindi bellissimi, non dimentichiamolo mai!

Per il mio lavoro ho a che fare giornalmente con i ragazzi e sento e vedo tante cose che non mi piacciono.

Non ci si può sentire belli e parte di un gruppo solo se si possiede una cosa che hanno tutti... Non siamo mica pecore!

Forse ho una preferenza innata per le pecore nere!

  1. E come concili la tua passione con la vita familiare?

Sfrutto le ore della mattina, come ora 😛

Mi sveglio molto presto, alle 5,30, anche perché solitamente il pomeriggio sono sul campo da tennis.

Mio figlio è grande, ho un marito che cerca di comprendere la mia passione e qualche volta chiude un occhio sulle cose tralasciate per cucire.

Diciamo che mi destreggio tra i vari impegni giornalieri, sono una campionessa di slalom!

  1. Come sarebbe il tuo giorno perfetto?

Ne ho tanti tipi ma quello che mi viene in mente ora è questo.

Mi sveglio con i raggi del sole che entrano dalla finestra e il rumore del mare. Mio marito mi abbraccia e mi dice: ti voglio bene.

Mi alzo, faccio una carezza al gatto che si strofina contro le mie gambe. In cucina con una tazza di caffè in mano guardo il mare e respiro l'aria salmastra.

Mio marito mi saluta e va al lavoro; io mi preparo e scendo al piano di sotto, apro il mio negozio/laboratorio e aspettando la gente mi metto a cucire.

Nel frattempo arriva una video chiamata di mio figlio dalla Danimarca che mi dice che gli hanno acquistato dieci repliche dello spettacolo teatrale  che ha scritto e di cui è protagonista.

 Bello sognare no!?!?!?

  1. C'è qualcosa che sogni di fare da tanto tempo e se sì perché non lo hai ancora fatto?

Sì. Trasformare la mia passione in un lavoro, ma le tasse e la paura di un salto nel buio mi frena.

Un altro grandissimo sogno è quello di sviluppare e fare diventare grande, con l'associazione di cui sono co-fondatrice, l'Infinitamente Crea, un luogo dove le creative possano incontrarsi, creare, condividere e vendere quello che producono.

Un luogo degno del fatto a mano, dove si possa valorizzare l'artigianato che è un grandissimo valore della nostra bellissima Italia.

  1. Quali sono i tre valori più importanti che vorresti/hai trasmesso a tuo figlio?

Vorrei avergli trasmesso il rispetto per le persone, la dignità di guadagnarsi il pane onestamente e il coraggio di inseguire i suoi sogni, lavorando duro, senza accettare compromessi o scorciatoie.

Conclusione

So che queste domande non bastano a mettere in risalto la particolarità di Monica, unica proprio come i modelli che cuce a mano.

Se volete, potete lasciarmi nei commenti altre domande da fare alla nostra protagonista del mese.

SAVE THE DATE: Il nostro appuntamento per la seconda puntata di "Brescia Donna 3.0" è per il giorno 22 ottobre.

Se vuoi fare felici Monica e me puoi aiutarci a far conoscere la rubrica, attraverso i social oppure con un semplice passa parola.

Buona continuazione!

Pare che le temperature estive siano in netto rialzo.

Se da una parte apprezzo questa notizia, visto che tra poco sarò in ferie, da un'altra la cosa mi disturba: adoro l'estatema, da quando sono rimasta incinta la prima volta, il caldo mi infastidisce parecchio.

Le alte temperature però creano disagi anche ai nostri amici animali, non solo a noi.

E se noi possiamo lamentarci, inveire, maledire perché dotati di parola, i nostri amici ci mandano chiari segnali in un altro modo.

In questo post voglio darvi alcuni suggerimenti per rinfrescare gli animali durante la calura estiva.

Consigli utili per rinfrescare gli animali in estate

Cani, gatti, criceti e perfino i pesci soffrono il caldo come noi esseri umani, se non di più.

Anche se non sono dotati di parole, gli animali ci inviano chiari segnali per comunicare che hanno caldo.

Il mio gatto, per esempio, cerca sempre di infilarsi in cantina e si acciambella su un gradino dove vegeta per l'intero pomeriggio.

Ci sono alcune strategie che possiamo adottare per aiutare i nostri amici a sconfiggere il caldo.

La tecnologia può aiutarci: l'aria condizionata va bene se regolata tra i 21° gradi e i 26° gradi, non indirizziamo il getto direttamente su cani, gatti o criceti che potrebbero risentire dello sbalzo di temperatura e raffreddarsi troppo.

Anche il ventilatore può bastare: il getto d'aria è generalmente ben tollerato dai nostri pets, ma alcuni non gradiscono il rumore.

Se i vostri animali sono ancora dei cuccioli, fate attenzione: loro vedono il ventilatore come un gioco e potrebbero saltarci sopra o trovare il modo di infilare le loro zampette attraverso la rete di protezione o, peggio ancora, le loro code potrebbero inavvertitamente essere prese dalle pale con risultati disastrosi.

Potete servirvi di asciugamani umidi da posizionare in qualche angolo della casa o in qualche zona ombreggiata del giardino oppure, cosa che il mio cane adora, utilizzare un materassino refrigerante: lo mettete nel freezer per un po' poi lo togliete , ci stendete sopra un asciugamano et voilà: il cane se ne sta al fresco.

Se ne avete la possibilità, perché non mettete una vaschetta grande o una piccola piscina gonfiabile in giardino?

I cani apprezzeranno molto, garantito!

Mi raccomando, mai e poi mai usare il ghiaccio a contatto diretto con la pelle del vostro amico a quattro zampe ( e nemmeno su di noi), ma avere sempre l'accortezza di mettere un panno prima di appoggiare il ghiaccio sul corpo per non provocare geloni.

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Sempre parlando di pelle, sapete che anche gli animali possono scottarsi?

Per non correre rischi, se volete tosare il vostro cane o gatto, accertatevi sempre che il pelo non sia troppo corto.

Potete anche  servirvi di creme solari con formulazioni apposite per la cute degli animali.

Ovviamente, vale sempre la regola aurea e sensata di fare in modo che cani e gatti che stanno fuori casa possano trovare refrigerio in luoghi ombreggiati.

A questo proposito, mi raccomando, evitate di trascinare il vostro povero cane in lunghe passeggiate o addirittura in allenamenti di jogging durante le ore più calde della giornata, piuttosto uscite la mattina presto o la sera quando le temperature iniziano ad abbassarsi.

Durante le passeggiate con i vostri cani, ricordatevi sempre di portare con voi una ciotola di acqua e fate bere spesso il vostro amico: come per i bambini, gli animali soffrono la disidratazione.

A tal proposito, non sto a perdere neanche un secondo a dire che non bisogna lasciare i vostri animali in auto, neanche con i finestrini abbassati e in un posto all'ombra, vero?!

Ragazzi, è reato, senza contare che c'è gente matta che si diverte a rubare gli animali, specialmente se di razza.

Se vedete un animale incustodito in macchina, siete invitati a chiamare il 112 segnalando il problema, come consiglia l'OIPA.

Un altro accorgimento, quando andate a passeggio con i vostri cani, sono le museruole: non usate museruole che impediscano al cane di aprire la bocca, tirare fuori la lingua e ansimare. Questa è una tecnica che tutti gli animali hanno a disposizione per abbassare la temperatura corporea.

Cani, gatti e company infatti non sudano e ansimano per favorire lo scambio di calore attraverso la respirazione.

Se glielo impedite, il cane rischia di avere un colpo di calore.

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Come per noi, anche l'alimentazione dei nostri pets deve essere modificata in base alla stagione.

Non sto parlando di mettere a dieta i nostri pelosetti per la prova costume (il mio gatto sì, perché è ingrassato, ma a questo ci pensa il veterinario), ma di aggiustare l'alimentazione per  apportare più liquidi.

Quindi, oltre a non far mai mancare acqua fresca a volontà, usate il cibo umido piuttosto delle crocchette (io alterno, la mattina crocchette e la sera bocconcini) e scegliete formule più ricche di verdure.

Non preoccupatevi se i vostri animali perderanno un po' di peso: in estate un calo ponderale è normale e frequente.

Ai criceti date più verdura e anche qualche pezzetto di frutta, non tenete la gabbia in un posto soleggiato e non esponetela ma direttamente al getto dell'aria, nemmeno quella del ventilatore.

I criceti sono molto più delicati di quanto si pensi e potrebbero raffreddarsi troppo.

Piuttosto, ecco un trucco per rinfrescare il vostro piccolo roditore: mettete attorno alla gabbietta delle bottiglie di acqua ghiacciata per abbassare la temperatura.

Ed infine, un consiglio per i pesci: acquari, vasche e bocce mai sotto il sole, altrimenti bollite i vostri amici che rischiano di morire perché l'acqua si surriscalda troppo: per un pesce rosso la temperatura ideale è attorno ai 25° gradi.

Bastano questi pochi accorgimenti per alleviare i fastidi legati al caldo e risollevare i nostri pets, assicurandoci la loro eterna gratitudine.

 

Le feste di fine anno scolastico sono sempre una grande gioia.

Per prima cosa proprio perché la scuola finisce e già questa è di per sé una bella notizia, tranne per quei poveri genitori che lavorano entrambi e devono pensare a dove piazzare i figli-

In secondo luogo perché è un'occasione per far festa assieme ai nostri bambini e festeggiare è sempre bello.

Insomma, andare alle feste di fine anno, come avrete dedotto, non è un gran peso per me, anzi.

Quest'anno per me è stata la seconda volta alla festa di fine anno.

Infatti, anche se la Ninfa è già tre anni che frequenta la materna, il primo anno si era ammalata e quindi niente festa.

Inoltre questa era la prima volta di Ringhio che ha avuto il suo battesimo del palco (esiste? Si dice?) con la recita di Natalere

Qui da noi però a Natale si fa solo la recita senza la festa.

Purtroppo il papà non è riuscito a prendere le ferie ma stavolta erano presenti tutti e quattro i nonni, cosa alquanto incredibile.

Per motivi di spazio la recita viene fatta nel vicino teatro comunale anziché nell'edificio della scuola materna.

E proprio lì ci siamo diretti, in una soleggiata giornata di sole.

Il teatro era gremito di genitori e parenti, eccitati e accaldati.  Niente aria condizionata a mitigare la calura pomeridiana.

C'è stato un brevissimo discorso del sindaco seguito da quello del parroco, che ospita la festa all'interno dell'oratorio.

Le maestre, a turno, hanno presentato i vari gruppi di bambini, spiegando il percorso fatto durante l'anno scolastico e introducendo le scene che avremmo visto.

Il tema dell'anno erano le fiabe, partendo dalla figura centrale del cantastorie, che a me fa sempre venire in mente il simpatico menestrello del cartone animato "Robin Hood".

A questo poi hanno collegato il percorso sulla psico-motricità, sulla musica e su un paio di altre tematiche sviluppate prevalentemente dal gruppo dei grandi.

Trovo sempre interessante vedere come le maestre riescono a mettere assieme tutti questi aspetti differenti creando qualche cosa a misura di bambino che sia però comprensibile anche al mondo degli adulti.

La recita si è aperta con una canzone introduttiva di gruppo che ha visto sul palcoscenico tutti gli alunni, quindi quasi un centinaio di bambini.

Ogni gruppo, a seconda dell'età e del ruolo, era vestito con colori differenti e questo creava un impatto visivo davvero forte.

Dopo il canto iniziale, siamo entrati nel vivo dello spettacolo.

Hanno cominciato i piccoli e i piccolissimi, tra cui Ringhio, vestiti di bianco e blu e travestiti da topolini.

La scenetta era basata sulla storia di un topolino che viveva in biblioteca. I bimbi, in fila indiana, dovevano cimentarsi in un circuito sportivo con birilli, cerchi, saliscendi da panche e cose di questo genere.

Il mio pupo, che durante la canzone si stava quasi addormentando, si è improvvisamente risvegliato dal coma soporifero e ha avuto uno sprint inaspettato.

Ha fatto il suo giro con un po' di incertezza dovuta al sonno, poi non si sa bene perché ha cominciato a fare il circuito a velocità sostenuta doppiando i suoi compagni.

Correva come un fulmine, come morso dalla tarantola, una, due, tre volte finché una maestra è riuscita a placcarlo e a farlo sedere, tra gli applausi e il divertimento generale della platea.

Dopo l'inchino, i piccoli sono scesi dal palco. Tutti ordinati con i loro pantaloncini blu e la maglietta bianca.

Tutti tranne il mio. Che si era tranquillamente addormentato finiti gli esercizi e quindi è stato adagiato da qualche parte fuori scena.

Non preoccupatevi, eh, alla fine ce lo hanno riconsegnato.

E' stato quindi il turno dei mezzani. Siccome sono un gruppo molto numeroso, hanno suddiviso i bambini in tre sottogruppi.

La Ninfa recitava nella prima parte. La fiaba narrava di due moscerini (o erano altri insetti?) che non riuscivano a danzare finché non ritrovavano l'ispirazione grazie ai suoni della natura.

La Ninfa aveva la parte di un fiore, maglietta verde, gonna blu e corolla gialla a mò di colletto.

Come sempre, ha avuto un attimo di timidezza iniziale, subito passato quando la musica ha preso piede.

Si è comportata in modo serio, sempre attenta e composta, perfino quando ha dovuto danzare a ritmo sostenuto con un fiore suo compagno, che lei tiranneggia abitualmente già in classe.

Insomma, compassata e molto professionale. Ma poi mi ha detto che era agitata ma che, nonostante ciò, si è divertita davvero tanto.

Finita la favola dei moscerini, si sono esibiti tutti gli altri, portando in scena la fiaba di Rosinka, Popof, I tre porcellini e una canzone di commiato.

Per finire, la consegna dei diplomi ai bambini grandi, che è sempre fonte di orgoglio e di commozione.

L'anno prossimo toccherà anche alla Ninfa, ma intanto che si goda ancora un anno di giochi e serenità, che per studiare poi avrà tutta la vita davanti.

Prima di lasciare il teatro, c'è stata la lotteria. Il ricavato va tutto nelle casse dell'asilo.

Inutile dire che, ovviamente, nonostante i dieci biglietti comprati, non ho vinto un bel niente.

Finita la recita, con la consegna di un Ringhio di nuovo desto e arzillo, ci siamo recati tutti all'oratorio per la festa vera e propria: giochi, trucca-bimbi che non può mancare mai, intrattenimenti vari e buon cibo.

Non siamo rimasti molto perché, visto che lavoro tutta settimana, volevo approfittare del pomeriggio anche per andare a fare la spesa in modo tale da non doverla fare il sabato.

La recita di fine anno è un momento davvero importante per la vita dei nostri bambini.

Secondo me, la recita ha un grande valore educativo: i bambini devono imparare a collaborare, devono sapersi adattare ai ruoli e alla stesso tempo imparano il rispetto delle regole.

Esibirsi significa  anche sviluppare creatività e doti artistiche, sconfiggere la timidezza e rafforzare la propria autostima.

Queste sono competenze che a lungo andare formeranno parte del bagaglio culturale dei nostri bambini.

La recita è la parte conclusiva di un percorso durato un intero anno che ha sicuramente cambiato e formato i bambini, anche se magari noi genitori ce ne accorgiamo poco.

Siamo tutti lì, a guardare i nostri figli, a commentare e a stupirci.

"Oh, come sono diventati grandi!"

"Come passa il tempo"

"Come crescono i nostri figli!"

Già, perché il nocciolo della questione è quello: come crescono i nostri figli, e non solo fisicamente.

I nostri bambini crescono, diventano grandi, sviluppano abilità e competenze che saranno alla base della loro vita futura e non solo della loro istruzione.

I genitori non dovrebbero essere solo semplici spettatori e starsene in disparte, pensando che tanto è "solo" la scuola dell'infanzia.

La recita scolastica non è un banale spettacolino, ma è molto di più.

Anche per i genitori, comunque, la recita è una palestra emotiva: l'impatto di vedere i nostri bambini sul palcoscenico, che recitano, cantano e ballano davanti a tante persone sconosciute è davvero grande, specialmente il primo e l'ultimo anno.

Vi posso consigliare di non stare troppo addosso ai bambini, di non pretendere troppo da loro, di insegnare loro che essere sul palco è divertente e stimolante.

Godetevi la giornata e...non dimenticate a casa i fazzolettini!

6

Qualche sera fa, rincasando dal lavoro, ho trovato la Ninfa addormentata sulla Poang dei nonni.

Con delicatezza, l'ho presa tra le braccia e l'ho trasportata in casa, al piano di sotto, adagiandola sul divano.

Ringhio, con un gesto premuroso, l'ha coperta con il suo plaid, quello con i pinguini disegnati sopra.

Poi le ha rifilato una sberla sulla guancia, giusto per verificare che non fingesse di dormire, immagino.

Mentre preparavo la cena e coinvolgevo il treenne nell'apparecchiatura del tavolo, la Ninfa si è risvegliata.

Si è guardata attorno con gli occhi ancora pieni di sonno.

Appena mi ha messo a fuoco, è saltata giù dal divano ed è corsa ad abbracciarmi, così, senza un perché.

Siamo rimaste abbracciate per un tempo indefinito, lei con la sua testolina sulla mia pancia molliccia, l'orecchio appoggiato ad ascoltare se c'erano le rane.

La sera, quando siamo andati nel letto per la nostra routine di coccole serali, dopo la favola della buona notte, la Ninfa ha sussurrato:

"Dai, mamma, abbracciami forte forte."

E si sono addormentati così, tra le mie braccia, il respiro profondo e regolare, i corpi rilassati e inermi.

Non mi sono mossa di un millimetro, nonostante il fastidioso formicolio alle braccia.

Sono rimasta lì, immobile, nella penombra della camera.

Mi sentivo stupidamente e stupendamente felice.

Tutta la pesantezza della giornata, la malinconia della solitudine, il nervosismo si sono dissipati in un soffio grazie alla magia di un abbraccio.

Ho ripescato un ricordo di qualche anno fa, quando una giornata di primavera per caso in città ho incontrato un gruppetto di ragazzi che offrivano abbracci gratis.

Senza esitare, mi sono avvicinata e mi sono fatta abbracciare.

E' stato un gesto spontaneo, completamente irrazionale, abbracciare uno sconosciuto non si fa, è imbarazzante, con gli sconosciuti non dovremmo neanche parlare, lo insegniamo perfino ai nostri figli, figurarsi allora abbracciarli.

Eppure mi ricordo ancora bene come mi sono sentita dopo, e, seppur in maniera più lieve, era la stessa sensazione che provavo ora, avvinghiata ai miei figli.

Mi è venuto in mente un aneddoto che ci avevano raccontato la prima lezione del corso di massaggio neonatale sui benefici del contatto fisico.

Alcuni studi condotti sui bambini degli orfanotrofi dopo la Seconda Guerra Mondiale avevano evidenziato che, a causa della mancanza di contatto fisico, più del trenta per cento dei piccoli smetteva di mangiare e si lasciava addirittura morire.

La potenza di un abbraccio, per dire, eh.

Così, ligia alla mia parola dell'anno, mi sono documentata un pochino e questo è quello che ho imparato.

Perché abbracciarsi fa bene

L'abbraccio è un gesto primordiale e istintivo, il primo momento di contatto tra la mamma e il bambino al momento della nascita.

Abbracciare il proprio bimbo che piange è un gesto che noi tutte conosciamo fin troppo bene, per consolarlo e per contenerlo nei momenti di rabbia, quando ancora è troppo piccino per gestire da solo i propri sentimenti.

Negli ultimi decenni la scienza è arrivata alla conclusione che abbracciarsi fa bene a molteplici livelli.

I benefici innescati da un abbraccio hanno effetti positivi sia sul piano psichico  che -udite, udite!- sia su quello fisico.

I benefici fisici dell'abbraccio

Abbracciare è un gesto che racchiude in sé sia il dare che il ricevere.

Durante l'abbraccio, i corpi entrano in contatto tra di loro attraverso varie sensazioni prevalentemente tattili il nostro corpo trasmette ad un particolare segmento del nostro cervello diverse informazioni: la ruvidità, la leggerezza, la durata dell'abbraccio...

Tutti questi dati si traducono in impulsi che scatenano diverse reazioni dentro di noi.

Negli ultimi anni stati condotti alcuni studi scientifici servendosi di un elettroencefalogramma da cui è emerso che tra due persone che si abbracciano, anche estranei, avviene una sincronizzazione cerebrale: i tracciati diventano simili, armonici e spesso si sovrappongono addirittura.

Un semplice abbraccio, quindi, stimola la produzione di emoglobina che trasporta ossigeno ai tessuti ( il noto cartone animato "Siamo fatti così" docet). In questo modo il nostro corpo si mantiene giovane.

Anche il cuore beneficia degli effetti dell'abbraccio in senso fisico: alcuni esperimenti dimostrano, soprattutto nelle donne, che la pressione sanguigna e il cortisolo si abbassano dopo alcuni abbracci.

Come se ciò non bastasse, chi si abbraccia frequentemente si ammala di meno. Infatti abbracciarsi rinforza il sistema immunitario e aumenta  le nostre difese.

I dolori mestruali e il mal di testa possono trarre giovamento da un semplice abbraccio, grazie alle endorfine che vengono rilasciate con questo semplice gesto.

Esiste addirittura una terapia, l'abbraccio-terapia o terapia delle coccole basata sul potere risanante dell'abbraccio.

Se siete curiosi, vi consiglio questo libro "Guarire con un abbraccio" di Celine Riviere, che è veramente illuminante.

I benefici psichici dell'abbraccio

Quando ci abbracciamo, il nostro corpo comincia a produrre un ormone che io chiamo "il migliore amico della danna", altro che i diamanti.

Mi riferisco all'ossitocina, quella meraviglia che ci rende felici e serene, affianco alla serotonina e ad altri ormoni.

L'ossitocina agisce sull'umore, rendendoci meno depresse e contrasta anche l'ansia e lo stress, come hanno dimostrato alcuni ricercatori austriaci.

Chi si abbraccia più volte al giorno rafforza l'autostima, creando un legame empatico verso l'altro.

Abbracciandoci, costruiamo fiducia e offriamo sicurezza, dimostrando all'altro quanto lo amiamo e quanto lo riteniamo speciale.

Quante volte, quando gli altri ci chiedono se qualcosa non va, rispondiamo loro che abbiamo solo bisogno di un abbraccio?

Abbracci: dosi e modalità di somministrazione

Ricordatevi, però, che l'abbraccio,  funziona solo se fatto in un certo modo: deve durare per almeno venti secondi ed essere sincero, senza secondi fini.

E per finire, sapete che esiste anche una posologia dell'abbraccio?

Esatto, avete capito proprio bene. La psicologa e psicoterapeuta Virginia Satir afferma questo:

"Abbiamo bisogno di quattro abbracci al giorno per la sopravvivenza. Abbiamo bisogno di otto abbracci al giorno per la manutenzione. Abbiamo bisogno di dodici abbracci al giorno per la crescita."

A quanti abbracci siete arrivati oggi?