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Oggi torno con la rubrica "time is mine".

Era da un po' che non scrivevo nulla a riguardo. Non che in questo periodo non mi sia presa del tempo per me, ma non ho fatto nulla di eccezionale che valesse la pena di essere condiviso.

Aspetto con ansia novembre per poter andare a BookCity Milano che, per un'amante dei libri come me, è un'occasione da non perdere.

Questa volta è stato ancora più eccezionale dello scorso anno.

Infatti sono riuscita ad incontrare ben quattro scrittori che seguo.

La mattina ho avuto l'onore con altre amiche di fare colazione con Carla Maria Russo.

L'occasione ovviamente ci ha permesso di approfondire le tematiche dei suoi romanzi, gettando una luce nuova su "L'acquaiola".

Trovarsi a sorseggiare un thé con una scrittrice del suo livello chiacchierando non solo di libri è un'esperienza indimenticabile.

Carla Maria Russo ha una personalità forte ma non prevaricante: sa mettere gli altri a proprio agio, sa ascoltare con attenzione e quando parla semplicemente incanta.

Il concetto che mi ha colpito di più riguarda il potere delle donne. Da sempre le donne sono depositarie della conservazione delle tradizioni.

Se le donne capissero che, oltre alla tradizione, possono insegnare anche il cambiamento e il rinnovamento, le società cambierebbero più velocemente.

Il ruolo delle madri in questo senso è fondamentale, specialmente in questi ultimi anni: dobbiamo insegnare che il sapere è la chiave di volta.

Più una persona sa (e non si parla di nozionismo) più è in grado di capire la realtà e il mondo che ci circonda.

Di fondo quest'argomento è stato ripreso anche da Matteo Strukul, altro autore italiano che negli ultimi mesi sta facendo molto parlare di sé anche all'estero.

Lo scrittore, durante la presentazione del suo ultimo romanzo storico dedicato alla figura di Michelangelo, sottolinea l'importanza dell'insegnamento dell'arte, della letteratura e della storia.

L'insegnamento è vano se non è collegato anche alla conservazione e alla promozione del ricco patrimonio artistico di cui l'Italia dispone (non voglio entrare in merito a discorsi politici, sia chiaro).

Strukul mi ha lasciato senza fiato: è un personaggio eclettico, di vasta cultura, che "non se la tira" anche se potrebbe.

La presentazione è stata condotta da Daniele Bossari, che ho davvero rivalutato. Ha fatto una lettura di alcuni passaggi del libro a dir poco meravigliosa.

Spero che qualcuno per il futuro valuti l'idea di fargli registrare qualche audio-libro.

E finalmente dopo dieci anni sono riuscita a conoscere Licia Troisi, la regina del fantasy italiano.

Che dire di lei? Astrofisica, scrittrice, conduttrice di un programma tv, mamma...

Un vulcano di idee, una donna con la mente sempre in movimento, eppure di un'umiltà e di una semplicità incredibili.

Ha presentato il suo ultimo romanzo dedicato alla saga del Dominio, "L'isola del santuario" di cui vi parlerò in uno dei prossimi venerdì del libro.

La cosa che mi ha colpito di più è stata la spiegazione che ha dato sul genere fantasy e l'attinenza con la realtà che ci circonda: esempi alla mano ha dimostrato come nei suoi romanzi le problematiche sociali siano sempre presenti.

Addirittura, la Troisi ha voluto scrivere il suo primo romanzo spinta dall'esigenza di parlare della guerra ed in particolare della parte più cruenta degli scontri in combattimento: la lotta con le armi bianche o a mani nude.

E questo mentre la guerra in Afghanistan diveniva un evento da dare in pasto all'audience, come era già avvenuto dieci anni prima con la Guerra nel Golfo.

L'attinenza alla realtà del mondo che ci circonda è lo sfondo dei romanzi di Alessia Gazzola, che presentava "Il ladro gentiluomo" (inutile dire che ne tratterò in seguito, eh!).

Di fatto è stato l'incontro che mi ha esaltato di meno, perché la scrittrice ha parlato poco del libro in sé e molto del rapporto con il mondo del cinema.

Ha lasciato lo spazio anche agli attori della serie televisiva tratta dai suoi libri e alla band della colonna sonora.

Tirando le somme, è stata una giornata eccezionale. Avere a che fare con personalità così diverse, così stimolanti non può che farti sentire poi diversa.

Ora cercherò più che mai di applicare quello che ho imparato rapportandolo alla mia vita.

Voi invece qual'è l'ultima esperienza stimolante che avete vissuto?

Sono curiosa di leggere le vostre risposte.

Buon inizio settimana e benvenute al terzo appuntamento della mia rubrica "Brescia donna 3.0"

Le protagoniste di oggi sono due donne che hanno inseguito un sogno e hanno lottato per farlo diventare realtà.

La giovane Giada ha creato con l'aiuto della madre Rosy e del suo compagno un luogo unico, il regno dei golosi.

Sto parlando del famoso laboratorio "Le torte di Giada" ( se vuoi dare un'occhiata alle loro delizie clicca qui ma non farlo a stomaco vuoto!)

Perché le ho scelte

Ho conosciuto di persona Rosy un anno fa ad un incontro di formazione sul potere dei social a Brescia.

Era una delle relatrici e mi ha colpito molto la storia de "Le torte di Giada", ma soprattutto mi ha colpito lei con la sua personalità dirompente e allo stesso tempo semplice e disponibile.

E' passata a chiacchierare con tutte, si è presentata ma con discrezione e delicatezza e, chiacchierando con me, mi ha detto che se mai avessi avuto in mente qualcosa di contattarla.

Quando l'ho fatto, nonostante i suoi mille impegni, ha tenuto fede alle sue parole.

Ho scelto di raccontarvi di lei perché è una mamma formidabile che lavora con Giada, sua figlia.

La particolarità è che "Le torte di Giada" non è un'attività familiare gestita dai genitori e poi "tramandata" alla figlia, ma al contrario: Giada ha fatto di tutto per inventarla a partire da zero.

Intervista a Rosy e Giada di Le Torte di Giada

  1. Rosy e Giada, una madre e una figlia che lavorano assieme ad un grande progetto. Rosy, descrivi Giada con tre aggettivi. Giada, tre parole su tua madre

Giada e’ precisa , generosa , molto professionale

Rosy e’ etica , generosa , mamma

  1. E' ormai di dominio pubblico che Giada, benché abbia sempre avuto la passione per la cucina, inizialmente ha studiato altro. E' stata una scelta di ripiego?

Noi genitori non appoggiavamo la scelta di Giada di fare la pasticcera, la preferivamo architetto , ma raggiunta l’indipendenza economica , a 30 anni ha deciso di dare retta alla vocina interna che le ripeteva “torte” continuamente

  1. Quando e come Giada ha deciso di seguire la sua passione?

Dopo un viaggio di lavoro in America , e’ tornata parlando di Cake Design e di quello che aveva scoperto

  1. Come è nata l'idea di aprire "Le torte di Giada"?

Da li’ l’idea e la partenza del brand “Le Torte di Giada” e siamo stati pionieri delle torte American Style. Giada ha seguito un corso (e segue tuttora aggiornamenti) di pasticceria alla Castalimenti.

5.Quali sono i vostri tre lavori di cui andate più fiere?

Forse in assoluto la torta per Papa Francesco che abbiamo consegnato personalmente al Santo Padre

  1. Giada, quanto è stato importante per te il sostegno dei tuoi genitori e non solo per questo progetto?

Fondamentale ! Mi hanno aiutato in tutti i modi possibili e consigliandomi con la loro esperienza professionale. Marco (marito di Rosy) a sua volta e’ pasticcere , ma bravissimo con business plan , regole degli acquisti ecc

  1. Rosy, qual è stata o qual'è la tua paura più grande nei confronti di Giada?

Giada e’ sempre stata una persona responsabile.

Fin da bimba , non ho mai avuto paure reali se non quelle in caso di incidenti e farsi male. Poi e’ cresciuta con valori che porta avanti tutti i giorni , per noi in famiglia l’etica e’ tutto e vale la regola “non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te !

  1. Come riuscite a lavorare assieme senza "pestarvi i piedi" a vicenda?

Ognuno di noi si e’ preso un compito e lo porta avanti.

Rosy con i social e la sua “ naturale “ presenza ha trovato la sua strada; a  Giada  piace più far parlare di se’ attraverso le sue creazioni e la professionalità; Marco e’ il top in fatto  di economia aziendale.

Comunichiamo tantissimo, ci confrontiamo e facciamo squadra. Il segreto e’ questo

  1. Come sarebbe il vostro giorno perfetto?

Abbiamo giorni perfetti! Prendiamo zainetti e cani  (ne abbiamo due )  e via in montagna

  1. C'è qualche cosa che sognate di fare da tanto tempo e se sì perché non lo avete ancora fatto?

Credo che abbiamo realizzato tanto, tantissimo. Abbiamo aperto in tempo di crisi , dunque ci siamo temprati , ora un progetto di franchising ci piacerebbe ... Chissà!

  1. Rosy, quali sono i tre valori più importanti che vuoi trasmettere a tua figlia?

Giada e’ cresciuta con valori che le ho trasmesso non da sola,  ma anche i nonni hanno contribuito e’ cresciuta con loro e a loro dico grazie!

  1. Giada, tre cose che hai imparato da tua mamma e da tuo papà

Sono dei grandi lavoratori e il loro esempio e’ stato fondamentale poi l’allegria di mamma e la sua concretezza

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Ecco qui il Papa mentre taglia la sua torta

Conclusione

Spero di aver saputo rendere giustizia a Giada e Rosy e a dimostrare che, quando la volontà di rendere un sogno reale è così forte da farci andare contro il parere di tutti, anche quello della nostra famiglia, allora forse è dovere di noi genitori fermarci e valutare bene l'idea per capire assieme se può diventare qualcosa di concreto.

Se volete, potete lasciarmi nei commenti altre domande da fare alla nostra protagonista del mese.

SAVE THE DATE: Il nostro appuntamento per la seconda puntata di "Brescia Donna 3.0" è per il giorno 17 dicembre.

Se vuoi fare felici Giada, Rosy e me puoi aiutarci a far conoscere la rubrica, attraverso i social oppure con un semplice passa parola.

Buona continuazione!

Venite a conoscere le altre leonesse di Brescia:

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Parlare del giorno del ringraziamento in Italia è un po' come parlare di Halloween, vale a dire che genera spesso reazioni negative.

So bene che il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day) è una festa tipica degli Stati Uniti.

Perché allora dovremmo festeggiarla anche qui da noi? Non ne abbiamo già abbastanza delle nostre?

Ecco, non fraintendetemi, non sto proponendo di farla diventare una festa nazionale.

Quello che voglio dire è che di motivi per dire grazie ne abbiamo tanti anche noi, per cui trovo bello scegliere un giorno dell'anno in cui farlo tutti assieme.

Inoltre, sopratutto in questi ultimi anni, anche a livello educativo ci si sta focalizzando molto sul tema della gratitudine.

Quale occasione migliore allora per dimostrare ai bambini l'importanza di dire grazie e quella di non dare mai per scontato quello che si ha?

Prima che i soliti ignoti mi saltino addosso e mi azzannino alla gola, cercherò brevemente di spiegare che cos'è il Giorno del Ringraziamento.

Il Giorno del Ringraziamento: che cos'è e quando si festeggia

Il giorno del Ringraziamento  è una festa nazionale americana che si celebra il quarto giovedì di novembre.

Il Giorno del Ringraziamento: come nasce

Le nostre conoscenze riguardo a questa festa sono legate principalmente a quello che leggiamo nei libri o a quello che vediamo nei film.

Il che si traduce nelle immagini di famiglie che si riuniscono attorno ad un tavolo per mangiare un enorme tacchino con una salsa strana.

La nascita del Giorno del Ringraziamento si fa risalire al 1623 ed è legata alla storia dei Padri Pellegrini.

All'inizio del 1600 un gruppetto di cristiani perseguitati in Inghilterra si imbarca sul vascello "Mayflower" per dirigersi verso il nuovo continente.

Molti di loro però non ce la fanno e muoiono durante la traversata.

Per quelli che riescono a sbarcare sul suola americano, la speranza di ricominciare una nuova vita si infrange contro la dura realtà.

La terra non è adeguata per i semi che gli esuli hanno portato con loro.

Il raccolto non spunta e molti  non riescono a superare l'inverno.

L'anno seguente le condizioni dei pellegrini non sembrano affatto migliorate: nonostante la loro cura la terra non dà frutti.

Questa volta però la provvidenza viene loro in aiuto: un gruppo di nativi americani, impietositi, dona loro dei semi di mais, dei semi di zucca e dei tacchini.

In questo modo, quando giunge l'inverno, i coloni sono pronti: la terra questa volta è stata generosa e non moriranno di fame.

I coloni, da buoni cristiani, decidono di rendere grazie a Dio per la sua generosità: organizzano una cerimonia a cui sono invitati anche i nativi americani.

E' solo nel 1789  però che la festa del ringraziamento viene proclamata a livello ufficiale dal primo presidente degli Stati Uniti, George Washington.

Con il passare degli anni il carattere religioso si perde, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui la celebrazione diventa di fatto una festività laica.

Il Giorno del Ringraziamento: cosa rappresenta

Visto in quest'ottica, dunque, il Giorno del Ringraziamento rappresenta per gli americani la partenza della creazione del loro stato.

Non voglio qui aprire una diatriba sulle stragi di nativi americani avvenute in seguito alla colonizzazione dell'America.

Mi premeva solo sottolineare quanto abbia rappresentato e ancora rappresenti questa festa per i cittadini degli Stati Uniti.

Giorno del Ringraziamento: come si festeggia

Secondo la tradizione,  il giorno del ringraziamento ogni famiglia organizza un pranzo o una cena luculliane preferibilmente in casa.

Questa giornata è l'occasione per riunire i membri della famiglia che spesso abitano molto distanti e non hanno la possibilità di vedersi frequentemente.

Protagonista del pasto è il tacchino, che viene farcito, cotto al forno e servito con una particolare salsa a base di ribes.

Non devono mancare poi le preparazioni a base di mais e le torte fatte con la zucca.

Anche la casa viene decorata, con addobbi luccicanti e colorati che richiamano l'autunno.

Ma vi lascio spiegare tutto questo da Isabella di "Mama made in Italy", una mamma expat che vive negli USA da alcuni anni.

Giorno del Ringraziamento: curiosità

Sapete che il giorno del ringraziamento è chiamato anche T-day?

T sta per Turkey, ossia "tacchino" in inglese. E' oramai una tradizione consolidata quella della cerimonia della grazia presidenziale a due tacchini ( National Thanksgiving Turkey Presentation).

Gli allevatori mandano alla Casa Bianca uno dei loro tacchini ed il presidente, alcuni giorni prima del giorno del ringraziamento, decide quali tacchini graziare.

I due fortunati volatili vengono poi utilizzati per aprire la parata sulla Main Street di Disneyland.

A questo proposito, avete mai guardato con i vostri bambini il film d'animazione "Tacchini in fuga"?

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Come festeggiare il Giorno del Ringraziamento in Italia

Festeggiare il Giorno del Ringraziamento in Italia non è solo e sempre un voler seguire la moda del momento.

Se a monte ci sono dei bisogni particolari, delle idee e dei ragionamenti la festa del Ringraziamento può essere adattata anche alla nostra cultura.

Dire grazie ed essere consapevoli delle fortune che abbiamo è un valore che cerco di trasmettere ai miei figli.

Tempo fa avevo parlato di quanto sia importante per ogni famiglia crearsi dei propri riti, delle proprie tradizioni.

Proprio per questo, lo scorso anno abbiamo deciso di fare un esperimento.

Negli ultimi dodici mesi, sulla mensola della sala, ognuno di noi a turno ha messo in un vasetto un piccolo bigliettino con un ringraziamento speciale per una persona.

Per esempio, la Ninfa mi ha fatto scrivere cose del tipo:

"Grazie alla mia amica A. che mi ha regalato la sua mollettina".

Con CF e i bambini abbiamo concordato un giorno specifico dell'anno in cui celebrare il "nostro" ringraziamento.

In questo giorno speciale (un sabato o una domenica per ragioni lavorative) cuciniamo tutti quanti assieme i piatti che ci piacciono di più (mi dispiace, il tacchino non rientra tra questi).

Ci vestiamo bene, apparecchiamo la tavola con una cura maggiore del solito e ci sediamo a festeggiare.

Al termine del pasto prendiamo il nostro vasetto e leggiamo i bigliettini.

Come potete vedere, non c'è bisogno di una festa nazionale, di parate e di banchetti per celebrare la gratitudine.

Basta fermarsi un attimo, in un giorno qualsiasi, e prendersi del tempo per elencare anche a mente cinque motivi per essere grati.

Vedrete che poi la parola "grazie" vi affiorerà facilmente sulla labbra.

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Buon lunedì ragazze e ragazzi, pare finalmente che l'autunno sia arrivato.

Quando la temperatura comincia a scendere cosa c'è di meglio di un caldo plaid, un caffè bollente e un bel libro?

Per rendere l'atmosfera più rilassante, magari mettiamo su anche della musica, ma non una musica qualsiasi, eh.

La musica che mi piace ascoltare, da quando l'ho scoperta, è quella trasmessa da Vinyl Sound Radio.

Ho scaricato l'app così ce l'ho sempre a portata di mano anche sul mio smartphone.

Sei di Brescia e non la conosci? Tranquilla, ti spiego io cos'è.

Per il secondo appuntamento della rubrica "Brescia donna 3.0"  oggi vi presento Laura Pagliaini che, con suo marito Andrea, ha creato questa web-radio che trasmette musica da vinili non solo degli anni '60, '70, '80 ma anche contemporanei.

Perché l'ho scelta

Ho avuto il piacere di conoscere Laura e Andrea alla festa di un'amica comune, di parlare con loro e di scoprire quali persone eclettiche e interessanti siano.

Spero che attraverso queste risposte vi arrivi la passione per la musica, l'impegno che ci mettono nel diffondere le note di intramontabili classici e di imperdibili brani contemporanei.

Intervista a Laura Pagliaini di Vinyl Sound Radio

  • Come è nata l'idea di una web radio?

Andrea è appassionato fin da quando era ragazzino di dischi e musica ed ha sempre fatto il dj a livello amatoriale prima e a livello professionale poi, collaborando con diversi locali di Brescia e provincia.

Per motivi di vita e lavoro non ha mai potuto però trasformare la sua passione in un lavoro vero e gli è rimasta la voglia di fare della musica la sua vita.

Da circa 15 anni ha ripreso la sua attività di collezionista di dischi ed ha ingrandito la sua collezione fino a circa 5-6 mila dischi in vinile (33 e 45 giri) neri e colorati.

Negli ultimi anni aveva espresso il desiderio di fondare una piccola radio anche amatoriale come hobby per la pensione.

Ho ho sempre amato la musica in modo viscerale ed è una delle passioni che ci ha unito, anzi il primo argomento di cui abbiamo parlato quando ci siamo conosciuti.

Dopo aver ascoltato per anni i suoi racconti sull'attività di dj da giovane ed averlo spinto nella ricostruzione della collezione di dischi, ho deciso che la "radio della pensione" non doveva essere solo un hobby, non solo una passione e certamente non per la pensione!

Abbiamo entrambi un altro lavoro, ma la passione ci avrebbe aiutato a trovare il tempo per occuparci della radio.

Io mi occupo di web design e avrei potuto creare una web radio, che avrebbe avuto costi molto ridotti, rispetto ad una canonica radio FM, e soprattutto spazio, perché lo spazio sul web è illimitato, così ho cominciato a progettarne il sito nel febbraio 2017, parallelamente Andrea ha cominciato a registrare in digitale tutti i dischi in vinile che aveva.

Una radio è un azzardo di questi tempi, dato che anche solo in Italia esistono grossi network che occupano la scena e sono inarrivabili sia dal punto di vista della qualità, che della tecnica e della fama.

Abbiamo però pensato ad un filone che ci potesse contraddistinguere e così, cavalcando anche l'onda del ritorno del vinile, abbiamo creato una radio a tema dedicata al mondo del disco in vinile.

La progettazione è stata lunga: il logo, il sito, i testi, le foto, i video, il sistema per trasmettere in tutto il mondo e naturalmente la preparazione di tutto l'archivio musicale. Però ce l'abbiamo fatta.

  • Cosa vi proponete di fare?

Ci siamo prefissati un anno di rodaggio, che vuol dire un anno di "radio amatoriale", ovvero la formula più economica prevista dalla SIAE e dalla SCF (società consortile fonografici) per il pagamento della quota annuale.

Ci siamo quindi autofinanziati e abbiamo cominciato, con l'intento però di passare alla formula commerciale dopo un anno o poco più.

La formula commerciale ci permetterebbe di trasformarlo in un lavoro vero, di poter avere sponsor e poter guadagnare.

  • Da quando avete cominciato a trasmettere?

Abbiamo cominciato esattamente il 20 settembre 2017, trasmettiamo tutti i giorni 24 ore su 24 senza interruzioni pubblicitarie.

  • Come studiate e organizzate il vostro palinsesto?

Cerchiamo di fondere il più possibile canzoni di diverse epoche e diversi generi, chiaramente all'insegna del buon gusto.

Avevamo cominciato con playlist differenti a seconda dell'orario della giornata, ma dopo qualche tempo ci siamo resi conto che questa regola non è valida per una web radio, che trasmette anche fuori Italia e in più la diversificazione secondo fasce orarie la fanno già tutte le radio più note e ascoltate.

  • Fate delle dirette?

Sì,ne abbiamo fatte, dirette di mixati, ovvero di sequenze di musica mixate dal dj al momento.

Fra poco cominceremo invece a farle con regolarità: dirette audio e video con interviste anche video a varie persone che porteranno in radio i loro dischi e con essi i loro ricordi.

  • Qual è il vinile più vecchio? E quello a cui siete più affezionati?

Quello più vecchio è "Banana Boat Song" di Harry Belafonte, è del 1956, ed è un onore averlo, perché, oltre che essere una canzone splendida e che non sente il tempo, esprime un sentimento sempre attuale ed è una pietra miliare della musica moderna.

Ognuno di noi ha i propri preferiti: nel mio caso quello a cui sono più legata è "True Blue" di Madonna, è un LP ed è il primo che mi sono comprata e avevo solo 9 anni, era il 1986, mi sono fatta accompagnare nel negozio di Ricordi che c'era una volta nel centro di Brescia da mio papà e me lo sono fatto regalare, me lo ricordo come fosse ieri.

E' la mia cantante preferita e l'ho consumato, sia il disco che la copertina interna con i testi, perché ai tempi in molti dischi c'erano anche i testi delle canzoni.

Andrea invece è particolarmente legato a "Money's too tight to mention" dei Simply Red, il mix, ovvero il disco che contiene solo un brano, il tipo di disco che usano i dj.

I Simply Red sono tra i suoi gruppi preferiti e questo brano ha un sound particolare che gli lascia i brividi ancora oggi, ogni volta che lo ascolta. Inoltre era un brano molto gettonato nelle discoteche ai tempi in cui lui era un giovane dj nei locali di Brescia e provincia nel lontano 1985.

  • Avete anche vinili con musica per bambini?

Sì, ma non li trasmettiamo in radio, fanno solo parte della collezione, perché sono molto vecchi, intorno agli anni '60, e sono preziosi.

  • Dal momento che lavorate, come ricavate il tempo da dedicare alla vostra web-radio?

Io lavoro meno di Andrea ed ho comunque orari liberi, perché sono libera professionista e lavoro da casa. Infatti sono io che mi occupo delle cose più urgenti e di quelle che vanno fatte quotidianamente e,beh,  mi impongo di ritagliarmi il tempo, perché non è un hobby per me.

Ad Andrea spettano altri compiti, meno urgenti, che può svolgere nel fine settimana.

E comunque essendo una passione per entrambi, non sentiamo il peso, anzi ogni volta che possiamo dedicarci alla radio siamo felici ed è anche un modo in più per stare insieme e condividere qualcosa, che ci mette entusiasmo ed energia.

  • E come conciliate la vostra passione per la musica con la vita genitoriale?

Io sono libera professionista e lavoro a casa e anche quando lavoro alla radio sono al computer.

Mio figlio, se è a casa, è sempre accanto a me e ho la fortuna di poter stare con lui e cerco sempre di dare priorità alle sue esigenze, indipendentemente dal mio lavoro e dagli altri impegni. Per me è fondamentale!

La sede della radio è in casa nostra, abbiamo trasformato la nostra mansarda in studio e quando siamo in mezzo ai dischi nostro figlio è con noi e apprezza particolarmente sia la musica che i vinili.

Anzi,spesso è proprio lui a chiedere ad Andrea di fargli ascoltare questo o quell'altro disco e ha già alcuni gusti ben definiti.

E' superfluo dire che in genere non concordano con i miei e spesso mi dice "Mamma spegni quella musica orrenda!"

  • Laura, tre aggettivi per descrivere Andrea

Introverso, leale, generoso

  • Andrea, spiegaci Laura in tre parole

Entusiasta, altruista, pignola

  • Come sarebbe il vostro giorno perfetto?

Perfetto? Siamo molto legati tutti e tre e per noi perfetto vuol dire stare tutti e tre insieme, possibilmente ad occuparci della radio, come unico lavoro per me e mio marito, magari in un casolare ristrutturato da noi, nella campagna toscana. Ma non troppo isolato!

  • C'è qualcosa che sognate di fare da tanto tempo e se sì perché non lo avete ancora fatto?

Quello che sogniamo di fare da tempo lo stiamo già facendo: la web-radio.

Un' altra cosa è un viaggio lungo negli Stati Uniti e stiamo solo aspettando che nostro figlio, che ha 8 anni, sia appena poco più grande di 2 o 3 anni, perché si possa davvero divertire e possa apprezzare ogni cosa.

  • Quali sono i tre valori più importanti che vorreste trasmettere a vostro figlio?

Il rispetto per se stessi e per gli altri, soprattutto per le donne, essendo lui un uomo.

La lealtà nei confronti di amici e amori.

L'umiltà ma senza esagerare, perché il mondo di oggi è molto difficile e bisogna avere un carattere forte e deciso per non essere sopraffatti.

  • Laura, ma tu non ti occupi solo di web-radio. Un uccellino mi ha detto che hai scritto anche un libro...

Sì, è vero, ho scritto un romanzo nel 2016 che si intitola "Anita. Storia di un viaggio", auto-pubblicato poi l'anno dopo.

E' ispirato ad una storia vera e ambientato nel 1945 tra Genova e Gorizia.

Ha partecipato all'edizione del Salone di Torino di quest'anno 2018 e ne sono molto fiera ovviamente.

L'anno scorso poi ho creato un blogg legato al libro, dove però scrivo anche di altri argomenti e mi piace molto!

Conclusione

Impossibile rimanere indifferenti di fronte alla grinta di Laura e di suo marito Andrea.

Se volete, potete lasciarmi nei commenti altre domande da fare alla nostra protagonista del mese.

SAVE THE DATE: il nostro appuntamento con "Brescia donna 3.0" è per il giorno 19 novembre. Vi anticipo già che sarà un post molto, molto...dolce!

Se vuoi fare felici Laura e me puoi aiutarci a far conoscere la rubrica, attraverso i social oppure con un semplice passa parola.

Buona continuazione!

Vieni a conoscere le altre leonesse di Brescia:

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Se fosse stata una bambina si sarebbe chiamata Sofia.

Se fosse stato un maschietto, non so, non avevamo ancora deciso.

Tanto non avrebbe fatto alcuna differenza.

Nel 2011 sono stata mamma per dieci settimane.

Ho toccato il cielo con un dito, fatto castelli in aria, sognato vestitini di tulle e abiti sportivi.

Ho deciso la meta della nostra prima passeggiata, ho raccontato fiabe a fior di labbra sfiorandomi la pancia con le dita sotto le coperte ogni sera per quelle meravigliose dieci settimane.

Poi le perdite di sangue, la corsa in ospedale, la straziante attesa e l'ecografia.

"Non c'è il battito, signora"

La sentenza lapidaria, definitiva, che ha abbattuto brutalmente ogni speranza.

Cosa rimane dopo?

Un ventre vuoto, ripulito, un cuore lacerato, un dolore sordo e cupo che appesta l'aria.

Giornate che si trascinano prive di senso, intanto che si aspetta di ricomporre i pezzi della nostra anima andata in frantumi, come le vetrate colorate di una chiesa quando scoppia una granata.

Solo che le vetrate delle chiese non si riparano con l'Attack e neppure le anime delle mamme e dei papà.

Cosa rimane dopo?

Una cartelletta bianca, con il nome e il logo dell'ospedale, e quell'ecografia, l'unica immagine che ho di te.

Sono stata mamma per la prima volta nel 2011.

E lo sono tutt'ora, mamma di tre, non di due.

Perché non voglio far finta di niente, non voglio dimenticarti.

L'ho saputo solo oggi che i bambini nati da una coppia dopo la terribile esperienza di una morte perinatale vengono chiamati "rainbow children".

Una definizione allegra, mi fa venire in mente fiotti di bambini di ogni colore che scivolano giù giù fino ad arrivare nella pancia di una mamma.

Anche i miei figli sono "bambini arcobaleno".

Sì, perché anche noi, come moltissimi altri, abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuol dire perdere un bambino prima della nascita.

Che sia un caso o meno, a me è capitato proprio nel mese di ottobre, per la precisione il 24 ottobre del 2011.

Forse avrei trovato il coraggio di parlarne qui sul blog, o forse no.

Ho colto l'occasione di farlo oggi, nella giornata mondiale della CONSAPEVOLEZZA del lutto perinatale, spinta da tante di voi che hanno trovato la forza di aprirsi e di farlo a loro modo, chi su facebook, chi su instagram.

Perché il mio dolore è quello di tante mamme e di tanti papà, perché non se ne parla, o se lo si fa è più un accenno che un discorso.

I medici catalogano la morte perinatale come un fatto naturale.

Ma del resto la morte è di per sé un fatto naturale.

E' strano però che, se tutti hanno un atteggiamento più che comprensivo quando muore una persona cara, quando accade di perdere un figlio prima che nasca l'unica cosa che ti sanno dire è: "Sei giovane, vedrai che ne arriverà un altro"

Nella maggior parte dei casi è vero. Ma questo non lenisce in alcun modo il dolore di chi ha subito di fatto una perdita.

Non esiste la ricetta magica per sistemare tutto, ma sono sicura che basterebbe un minimo di empatia e di informazione in più per sensibilizzare la gente.

Parlarne aiuta, ma per farlo bisogna sentirsi "accolti".

E se si continua a sminuire o a far passare sotto silenzio un'esperienza di tale entità ogni mamma che perderà un figlio continuerà a sanguinare dentro, a sentirsi sbagliata, diversa, umiliata.

Il dolore rimarrà lo stesso, forse, ma la forza con cui si affronterà sarà diversa.

Solo per questo oggi ho deciso di parlarne. Tante mamme che conosco ci sono passate, tante ci passeranno.

Ma nessuna di loro sarà più sola, costretta a soffrire dentro con uno stupido sorriso vuoto sulle labbra.

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Finalmente i bambini compiono i tre anni ed è ora di iscriverli alla scuola materna.

Voi genitori cominciate a procurarvi cappellini e trombette per fare festa.

Addio biberon, addio pannolini, addio notti insonni!

I vostri bambini sono cresciuti, parlano (il minimo indispensabile per farsi capire), sono in grado di mangiare da soli, utilizzano il vasino o il water addirittura...

Insomma, un sogno. Avete davvero raggiunto la fine del tunnel.

Ahh, quanto mi piacerebbe lasciarvi cullare nella vostra illusione!

Ma il mio compito è un altro, ossia dirvi la verità nient'altro che la verità sull'era della scuola.

Per la serie cosa aspettarsi dopo che si aspetta, a cui avevo già preso parte, oggi vi racconto cosa succede in una famiglia quando i bambini iniziano la loro carriera scolastica.

L'era della scuola: il tempo libero

Ogni mamma e, in misura minore, ogni papà associa l'idea dell'inizio della carriera scolastica con un surplus di tempo libero.

Nella beata ignoranza tipica dei genitori è radicato il concetto che, quando il bambino è a scuola, magicamente ci si ritrova con ore e ore libere da poter dedicare a qualsivoglia attività.

"Ora che il bambino andrà a scuola, mi iscriverò in palestra!"

Così, per dire, eh.

Salvo poi rendersi conto di quanto segue: se si andava a lavorare durante il giorno, sicuramente si continuerà a farlo anche quando i pargoli saranno alla materna.

Non è che prima i bambini stavano con voi al lavoro, ma semplicemente stavano al nido o con la tata o con i nonni.

Quindi l'opzione palestra sarà come sempre contemplata durante la pausa pranzo.

Se invece siete una mamma casalinga, le cose vi andranno perfino peggio: quello che facevate a casa con l'appendice-figlio sempre appresso, lo farete da sole e in meno tempo.

Che nel gergo di una mamma casalinga significa: "Oh, ho fatto così in fretta a lavare i vetri oggi? Bene, direi che allora dato che ci sono posso anche dare una pulita ai lampadari".

Per una mamma casalinga i mestieri si moltiplicheranno come per magia.

La palestra la farete, certo, ma in casa, su e giù da una scala.

L'era della scuola: l'imprevisto

Oltre a questo, il vero spauracchio dei genitori con figli in età scolastica sono loro, i famigerati imprevisti.

Se, come me, siete mamme lavoratrici, in qualche modo dovete affidarvi all'aiuto di una terza entità che non è lo Spirito Santo.

Avete creato una tabella, fatto le prove con il cronometro in mano, calcolato i percorsi alternativi per portare i bambini in tempo alla scuola materna, lasciarli nelle mani affidabili delle maestre e sgommare verso il vostro luogo di lavoro.

Ma non avete tenuto conto, nell'ordine, di:

  • i lavori in corso proprio nei pressi della scuola, per cui perdete almeno venti minuti per trovare un buco qualsiasi per infilare la vostra auto;
  • lo sciopero delle insegnanti e del personale scolastico, di cui venite a conoscenza solo il giorno stesso: e i bambini adesso dove li metto?
  • l'epidemia di virus gastrointestinale che ha decimato gli alunni del plesso scolastico per cui l'opzione è: la rischio e che Dio me la mandi buona o tengo i figli sotto la scrivania per otto ore?

Ed è questo, lo spauracchio delle mamme che lavorano, il terrore allo stato puro: la malattia del bambino.

Immaginatevi la scena: siete nel mezzo di una riunione noiosissima e all'improvviso la segretaria del vostro capo vi passa una chiamata urgente.

Tutti gli occhi si fissano su di voi, che pensate: "Oddio, fa che non sia morto il gatto ma che sia una cosa davvero urgente, tipo è esplosa la casa o hanno rapito la suocera, altrimenti..."

Dal telefono esce la voce stridula della bidella operatrice scolastica la quale, a dieci decibel, vi informa che vostra figlia ha vomitato addosso alla maestra e all'amichetta del cuore.

Magari è il caso di andarla a prendere.

Vi fate piccine piccine, il vostro capo vi congeda con un gesto stizzito della mano e voi vi precipitate smadonnando in quattordici lingue, comprese quelle morte.

Ora viene il bello: chi si occupa della bambina malata visto che alla materna ovviamente non la potete portare?!

L'era della scuola: i gruppi whatsapp

La tecnologia è progresso o almeno così siamo portati a credere.

Whatsapp è stata la rivelazione degli ultimi anni, una rivoluzione che può fare davvero la differenza.

Quando alla scuola ti chiedono di entrare a far parte del gruppo wahtsapp della sezione, tu non ci pensi sopra nemmeno un secondo.

Massì, che sarà mai?

Un gruppo per condividere i messaggi inerenti alle attività scolastiche, magari saprai in anticipo se il giorno dopo c'è sciopero invece di apprenderlo da un cartello appeso al cancello della materna.

Allora digiti un messaggio di ringraziamento sul gruppo e rimetti il telefono in borsa.

Dopo dieci secondi comincia una serie di bip bip bip bip bip.

"Ma che è, il telefono è impazzito?" Lo recuperi dalla borsa e scopri di avere 36 notifiche: sono le altre mamme del gruppo che si danno il buongiorno.

Non le hai mai incontrate prima, per cui cominci a chiedere la loro identità per memorizzarle nella rubrica.

Ora, non si sa come mai, tante donne quando arriva un figlio smettono di usare il loro nome e diventano la "mamma di"

Per cui cominci a memorizzare la mamma di Paolo, quella di Chiara, quella di Luca e così via.

Alla fine ti ritrovi ad avere 3 mamme di Luca e quattro mamme di Chiara.

Dopo un paio di ore arriva una nuova notifica:

"Qualcuno ha trovato per caso la maglietta di Chiara?"

Qui le mamme si scatenano: quale Chiara?

"Chiara grande". Prontamente tu aggiungi questo dettaglio distintivo alla rubrica.

Intanto le mamme si sono scatenate: bip bip bip bip...

Ti precipiti a silenziare il gruppo e poi leggi.

"No", "No", "No mi dispiace", "Purtroppo no"

Cominci a capire che iscrivendosi al gruppo whatsapp hai fatto una stronzata di proporzioni gigantesche.

Ma oramai il danno è fatto, non puoi più tirarti indietro, pena l'essere bannate nella vitya reale dalle altre mamme come quella che ha lasciato il gruppo dell'asilo.

Ecco, a questo punto i casi sono due: o l'anno dopo non vi iscrivete o giocate d'anticipo e create voi il gruppo whattsapp delle mamme: in qualità di amministratore potrete fare quindi il bello e il cattivo tempo.

L'era della scuola: gli impegni extra

Ora che i vostri bambini hanno tre anni, è tempo di guardarsi attorno per valutare l'offerta formativa al di là delle ore curricolari.

Il che significa che è giunto il  momento per appioppare ai vostri poveri figli una qualsivoglia attività che li tenga impegnati (e quindi vi permetta potenzialmente di disporre di alcune ore per voi) al di fuori degli orari scolastici.

Per cui ogni tanto si vedono bimbi di tre-quattro anni frequentare improbabili corsi di campana tibetana o di meditazione zen, ché "impara l'arte e mettila da parte" va sempre bene.

Una cosa vi dico, però, mamme e papà: il corso extracurricolare, di qualsiasi tipo, si rivela in realtà un'arma a doppio taglio.

Avete calcolato chi si curerà degli spostamenti dei bambini? E il saggio di fine anno?

Davvero volete rimanere inchiodate ad una scomoda sedia mentre la vostra bimba di tre anni strizzata in un tutù rosa saltella scompostamente su un palco atteggiandosi da novella etoile?

L'era della scuola: conclusione

Sia come sia, l'era della scuola segna un punto di svolta nella vita dei genitori: i bambini si fanno più grandicelli, cominciano a cercare la loro indipendenza, la loro identità e rafforzano il loro carattere.

Al di là dei problemi logistici, vi aspetta una sfida assai più ardua: tenere testa a dei bambini che si stanno inoltrando nell'epoca delle scoperte.

" Perché la maestra ha detto così?"

"Perché Chiara ha fatto cosà?"

"Perché la pasta dell'asilo è più buona della tua?"

Al decimo perché guarderete con nostalgia il poppante che strilla in braccio alla povera mamma ricoperta di bava.

Vi verranno i lucciconi quando vedrete le scatole dei pannolini e i biberon sugli scaffali.

Passerete le notti con un occhio aperto rimpiangendo tutte le nottate trascorse a cullare il vostro bambino che aveva le coliche, sulle note del bip bip bip del vostro telefonino.

Ringrazio di cuore Isabella di "Mama made in Italy" che ha dato il via alle danze.

Mi raccomando, non perdetevi tutti gli altri episodi:

  1. Isabella Carfì Dyessdel blog "Mama made in Italy" che inizia la serie parlandoci di cosa aspettarsi dopo che si aspetta
  2. io me medesima che vi parlo di cosa spettarsi quando i figli diventano due
  3. Silvia Guelpa di Mamma in viaggio, ci racconta come cambiano le vacanzecon l'arrivo di un bambino;
  4. Alessia Gribaudi Tramontana del blog Mamma e Donna ci racconta cosa aspettarsi quando i bambini diventano adolescenti;
  5. Chiara Ciemme di Piano Terra, Lato Parco che ci diletta con le cose idiote che noi porelle siamo costrette a sentire quando diventiamo mamme;
  6. Giordana Orlando di Hashtagmamme che ci parla di spannolinamento
  7. Isabella Carfì Dyess di "MamamadeinItaly" che ci parla di quando i bambini iniziano a camminare
  8. Francesca Orsino di "D di donna" che affronta il tema del cibo
  9. Gianluca Benvenuto del blog "Il sorriso non ha età" che ci illumina su quello che succede nella mente di un uomo quando lei è incinta
  10. Chiara Mura del blog "Una mamma zen" che ci racconta cos'è l'istinto materno
  11. Ileana de Pasco del blog "Innamorati in viaggio" che ci delucida su come cambiano i viaggi quando arriva un bambino
  12. Rossella Kohler del blog "Fantastic nonna" che ci narra cosa significa diventare nonna
  13. Isabella Carfì Dyess del blog "Mama made in Italy" che racconta delle mamme multitasking
  14. Corinna Olivieri del blog "Segreti di mamma" che ci racconta come è vivere con figli da 0 a 12 anni
  15. Valentina Silvestri del blog "Mamma Turchina" che ci consiglia come fare a...conquistare il divano!
  16. Cinzia Bellucci del blog "Più mondo possibile" che ci racconta di viaggi e bambini
  17. Diana Russo del blog "Piccole mamme crescono" che ci spiega come le aspettative cambino non appena diventiamo mamme
  18. Questo articolo che avete appena letto
  19. Flavia Rossi del blog "Centrigugato di mamma" che ci racconta cosa vuol dire partorire all'estero, in particolar modo nella Repubblica Dominicana