A volte capita anche a me di essere presa dal sacro fuoco del riordino e delle pulizie.

Questo week-end ho messo mano alla mia piccola libreria. Dal fondo di un cassetto ho ripescato un'agenda vecchia, dell'epoca ante-figli.

Ebbene sì, care amiche, quando sei mamma la tua vita si divide in due epoche: quella ante figli e quella post figli.

E sì, so benissimo che l'agenda cartacea è un pò superata, che le più tecnologiche utilizzano quella elettronica, ma io rimango una fedele sostenitrice della carta.

Ma tant'è, volete vedere come è cambiata?

Settimana tipo della me ante-figli

Lunedì pausa pranzo: pranzo con Simo (amica dei tempi dell'università)

Lunedì ore 19: spinning (perché la forma fisica è importante!)

E il pacchetto comprende anche un bel giretto nella zona relax della palestra, con sauna e bagno turco...

Martedì ore 13: appuntamento dall'estetista. Manicure, pedicure e magari un bel massaggio. Perché anche l'occhio vuole la sua parte!

E la sera ore 19,15: aperitivo con due amiche, G. e P. per discutere della festa di compleanno dell'amica S.

Mercoledì: ricordarsi il regalo per la suddetta amica e la sera un bel salto al cinema con CF! Poi magari una birretta al pub lì vicino.

Giovedì pausa pranzo: salto dalla parrucchiera,  l'ordine comincia dalla testa!

La sera di nuovo palestra, magari dopo si fa un salto a casa dell'amica a dare un'occhiata al vestito nuovo che ha preso e magari mi presta pure quella favolosa pochette argento griffata che fa tanto VIP!

Venerdì sera: tutti carichi per la festa di S!!!  Cena in qualche locale trendy e poi via a ballare in qualche posto fichissimo! Al ritorno cornetto e cappucino non ce lo toglie nessuno.

E immuni alla stanchezza, sabato mattina si parte all'alba, si prende un aereo con CF e si va a Barcellona per il week-end!

Ed ecco a voi, siore e siori, l'agenda della me figli-munita:

Lunedì pausa pranzo: stendere e caricare un'altra lavatrice

Lunedì sera: mentre si prepara la cena, intrattenere due pargoli exagitati e con una mano rispondere alla telefonata della nonna di turno, mentre una parte del cervello si occuperà di continuare a ricordarti di preparare i soldi per la gita dell'asilo da consegnare l'indomani.

Martedì pausa pranzo: stirare, stirare, stirare

Martedì sera: sperare di riuscire a sfamare la famiglia, riordinare la casa e schizzare alla velocità della luce alla noiosissima riunione dell'asilo, dove si discuterà di varie ed eventuali. E della gita. Di cui ovviamente avrete dimenticato i soldi.

Mercoledì pausa pranzo: correre con Ringhio alla visita di controllo dal pediatra, riportarlo a casa e ritornare al lavoro.

Mercoledì sera: crollare sfrante sul divano con due bambini belli carichi che saltellano per la stanza mentre CF imperturbabile si prepara per andare al lavoro.

Giovedì pausa pranzo: "Si, salve, purtroppo devo annullare la lezione di spinning di questa sera...Sì, lo so, dovevo chiamare ieri ora devo pagarla. Pazienza!" La panza ringrazia, il portafoglio no.

Giovedì sera: ci spariamo per la trecentotrentatreesima volta "Frozen", cercando di arginare la palpebra che cala, mentre chi doveva tenere i bambini è a casa malata.

Venerdì pausa pranzo: correre in quel negozio dove è appena partita l'offerta dei pannolini per Ringhio. Arraffare quante più confezioni possibile, arrivare alla cassa e scoprire che al massimo se ne possono comperare due. Bofonchiare contro le stupide regole e scoprire di aver dimenticato il bancomat a casa!

Venerdì sera: oltre alla normale routine, ricordarsi di preparare le cose per la piscina.

Sabato mattina: altro che voli ed emozionanti week end in città straniere! Caricare una recalcitrante Ninfa in auto e andare in piscina per la lezione di nuoto. Seguirà emozionantissimo tour per le corsie sovraffollate del supermercato di turno, con un Ringhio incazzato e strillante costretto a stare nel carrello, mentre la Ninfa e CF saranno alla festa di compleanno dell'amica di turno (speriamo che CF si sia ricordato il regalo!)

E per finire cena a casa con pizza a domicilio. Che verrà consegnata da un nuovo ragazzetto brufoloso con un'ora di ritardo. Fredda e gommosa.

Domenica non vi sveglierete tra le coltri di un hotel a cinque stelle con colazione in camera, ma i vostri pargoli vi tireranno giù dal letto alle 6,30 fregandosene che la domenica sia un giorno festivo. Ancora in coma, vi sbatterete per preparare la colazione, valuterete se vestirvi e opterete per rimanere in pigiama almeno fino al primo pomeriggio.

Poi caricherete i pupi in macchina e andrete con CF al campo del paese vicino dove avete appuntamento con altri disgraziati genitori per la partita di calcio organizzata dall'istituto durante la riunione del lunedì sera precedente.

E buona vita a tutte!

 

Puntualmente con la ripresa del lavoro è arrivata anche la neve. Così, tanto per rompere le palle ai poveri automobilisti come me. Non poteva nevicare durante le ferie natalizie, vero? Il bianco Natale per me non avrebbe fatto schifo a nessuno.

Ma tant'è, al tempo non si comanda. Così eccoci qui: fiocca da stamattina. Non sono quei bei fiocchi di neve grandi che si vedono nei film, ma piccoli fiocchi incazzati che cadono senza sosta e sporcano strade e tetti.

Non è che non mi piaccia la neve in generale. Non mi piace quando devo andare al lavoro e muovermi in auto. In questi casi neve è sinonimo di code, di possibili incidenti e di disagi.

Ma sono contenta per i bambini. A quali innocenti creature non piace la neve? Ma ai miei, naturalmente!

No, non guardatemi esterrefatti o sconcertati: la Ninfa e Ringhio non apprezzano i candidi e morbidi fiocchi.

Questa è una scoperta recente, che risale al giorno della Befana: il 6 gennaio abbiamo fatto una piccola gita in montagna apposta per far vedere ai pupi la neve, anche se era quella finta.

Pensavamo di far loro una gradita sorpresa e invece...

Come capita la maggior parte delle volte, i bambini non reagiscono agli eventi come noi ci aspetteremmo.

In questo specifico caso, la Ninfa e Ringhio si sono trovati molto spaesati.

Ma che è 'sta roba?

 

Innanzi tutto devo precisare che stavolta la colpa è nostra. Non eravamo debitamente attrezzati: niente scarponcini appositi nè guanti impermeabili. Da faciloni come siamo talvolta, ci siamo detti: "Inutile comperare tute, stivali e guanti. Tanto, per la neve che ci sarà..."

Per cui, anche se ben coperti con strati e strati di vestiti, a livello di impermeabilità non c'eravamo proprio.

Quando i poverelli hanno cominciato a giocare con la poca neve che c'era si sono ritrovati con guanti e mani zuppi (i piedi per fortuna no). Di conseguenza la Ninfa ha cominciato a lamentarsi e Ringhio a piangere proprio. Appena ce ne siamo resi conto, noi genitori degenerati, siamo corsi a procurarci dei guanti appositi e, dato che c'eravamo, anche degli stivaletti belli caldi.

Ma oramai era fatta. La prima impressione soprattutto nei bambini è quella che conta: così i miei pargoli hanno deciso che la neve è brutta perché è fredda e bagnata. Non è bastato un paio di guanti nuovi a salvare la giornata.

E non hanno cambiato idea neppure quando CF ha noleggiato un bob per farli giocare. Hanno fatto un giro di prova, sempre molto guardinghi. Poi Ringhio è tornato di corsa in braccio a me mentre la Ninfa ha resistito ancora per due discese.

Io e CF ci siamo rimasti male, ma proprio male. Nel nostro immaginario la neve è legata a ricordi felici, a pupazzi costruiti nei cortili e a battaglie di palle di neve.

Probabilmente i nostri genitori non erano degenerati come noi. O forse i nostri ricordi sono legati ad esperienze fatte quando eravamo più grandi, anche perché dalle foto che abbiamo non eravamo di certo equipaggiati come sciatori provetti (anche perché la zona in cui abitiamo non è da considerarsi prettamente montana).

Intendiamoci, non è stata un'esperienza negativa. Alla domanda della nonna se si era o meno divertita, la Ninfa ha risposto: "Un pò sì e un pò no. Mi è piaciuto giocare con gli altri bimbi, salire sulla cabinovia, mangiare la cioccolata e mi piacciono gli stivaletti nuovi che mi hanno comperato la mamma e il papà. Non mi è piaciuta la neve perché è fredda e bagnata".

Vabbè, quel che è fatto è fatto. Dagli errori si impara.

Nella fattispecie ho imparato che è sempre meglio avere l'abbigliamento giusto per affrontare anche un solo giorno sulla neve (vera o finta che sia).

Ho imparato che i bambini ci stupiscono sempre, soprattutto per la loro capacità di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Per cui, se neve deve essere che neve sia. I fiocchi bianchi e freddi ci danno la possibilità di  rivivere con un approccio più "a prova di bambino" una nuova esperienza con i nostri figli.

E voi come affrontate le nuove situazioni con i vostri bambini?

 

Ieri sera miracolosamente i bambini si sono addormentati prima del solito. Siccome ero sola ma non avevo voglia di leggere ne ho approfittato per guardare un film. Mi sono seduta sul letto con i miei gatti e ho dato un'occhiata a cosa poteva fare per me.

Avevo voglia di leggerezza (visto che oggi si ricominciava a lavorare) ma anche di qualche cosa di sdolcinato ma non troppo. Mi sono imbattuta per caso in questa pellicola che si intitola "Ti va di pagare?". E' un pò vecchia, del 2006, e nel cast compare Audrey Tautou, la mitica Amelie de "Il favoloso mondo di Amelie". Così ho cominciato.

La trama è semplice: Irene è una bella ragazza che ama il lusso e i soldi e così decide di fare la mantenuta. E' fidanzata con un ricco e attempato miliardario e gira il mondo con lui. Un bel giorno le capita di incontrare un bel cameriere in un hotel di una cittadina francese. Il giovane, Jean, si innamora a prima vista di lei. Ma il giorno successivo scopre che la coppia se n'è andata. L'anno seguente la bella Irene, ormai prossima al matrimonio, torna per caso col miliardario nello hotel dove lavora Jean. La ragazza è molto annoiata e amareggiata perché il suo fidanzato la trascura. Casualmente, scambiandolo per un ospite dell'hotel, comincia a chiacchierare con Jean. Il ragazzo, ancora innamorato, finge di essere un ricco uomo d'affari. A Irene non sembra vero: giovane, attraente e pure ricco! I due continuano a frequentarsi finché Irene non viene scoperta dal fidanzato che non esita a lasciarla su due piedi. Ma alla ragazza poco importa: oramai è convinta di aver abbindolato Jean. Quale delusione quando il giorno seguente, dopo una focosa notte di passione, Irene scopre che Jean è solo un barista! Il ragazzo perde il posto di lavoro e Irene torna a Nizza a cercare fortuna. Ma Jean la segue, sperando di conquistarla.Una volta a Nizza, Irene e Jean fanno un patto: la ragazza rimarrà con lui finché avrà i soldi per esaudire ogni suo capriccio. Jean accetta e pochi giorni dopo è sul lastrico. Si accinge a lasciare il Grand Hotel dove soggiornava con Irene, dopo averla salutata. Ma nell'uscire incontra una donna che gli cambierà la vita: una vedova ricchissima che, conquistata dal suo fascino, accetta di tenerlo con sé. Irene all'inizio è indignata, ma poi accetta di svelare al giovane tutti i trucchi per ottenere le grazie (e i soldi) della donna. Jean è un bravo allievo e impara in fretta. Dal canto suo anche Irene nel frattempo è riuscita di nuovo ad abbordare un facoltoso ma noiosissimo uomo d'affari. Quando le cose cominciano ad andare per il verso giusto, Irene capisce di essere innamorata di Jean e inevitabilmente si fa scoprire con lui. Abbandonata nuovamente, senza soldi né abiti, la povera ragazza può contare solo sull'ex cameriere che, senza pensarci due volte, lascia la miliardaria per cominciare con Irene una nuova vita, a bordo dell'unico regalo che la donna gli ha lasciato: uno scooter.

Ho apprezzato molto questa pellicola. Scontata sicuramente, ma a volte un lieto fine scontato è meglio di mille colpi di scena buttati lì a casaccio solo per colpire lo spettatore. Audrey e Gad Elmaleh sono bravi e credibili nei ruoli che ricoprono. La commedia è godibilissima, anche se non  fa sbellicare dalle risate. Le scene sono buffe, le battute ironiche, le ambientazioni curate. Bellissimi i vestiti della protagonista.

Se avete voglia di rilassarvi in una serata autunnale, sotto una morbida coperta, provate a guardare questo film e fatemi sapere cosa ne pensate.

La Ninfa ha scoperto relativamente tardi la televisione. No, non complimentatevi con me, non è il caso, non sono una di quelle mamme che "la televisione per me potrebbe anche non esistere". O meglio, la televisione è una grande risorsa se gestita nel modo corretto.

In breve: io c'ho tentato di propinare qualche programma educativo (ma anche no) a mia figlia, di mollarla davanti allo schermo giusto il tempo per andare in bagno, ma lei niente, non ha mai subito il fascino della scatola magica.

Questo fino allo scorso anno, con la scoperta della oramai nota serie TV "Mascha e l'orso". Ma bene, mi sono detta, forse riesco a fare qualcosa senza essere pedinata e sorvegliata a vista. Già immaginavo lei piazzata sul divano con Ringhio e col padre che, volente o nolente (sotto pesanti minacce), si trastullava guardando i classici della Disney.

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Grosso grossissimo errore: la mia piccola bambina, così femminile nelle posture, nelle abitudini e negli atteggiamenti odia le principesse! Le piace giocare con bambole dai vestiti principeschi, adora travestirsi da principessa o da fatina ma detesta Belle, Ariel o Cenerentola. Proprio non ce la fa a guardare questi film d'animazione per più di venti minuti consecutivi.

Abbiamo scoperto che la Ninfa ha una propensione per quei cartoni animati e film i cui protagonisti sono draghi o mostri. CF non ci poteva credere: ho visto i suoi occhi illuminarsi. Con un plateale sospiro di sollievo ha subito fatto vedere alla pupa Shreck e da lì non ci siamo più fermati.

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Quindi, nell'ordine: tutta la serie dell'orco verde (i suoi preferiti sono l'uno e il tre), tutta la serie di Kung Fu Panda, tutta l'Era Glaciale, Hotel Transilvania 1 e 2 e DragonTrailer 1 e 2.

CF ha tentato con la  "Cars" ma senza successo. Un paio di mesi fa complice un'amichetta la Ninfa ha visto per la prima volta "Frozen". Che dire? Amore a prima vista con crollo dei castelli in aria del papà. Ma è stata la defaiance di un momento.La Ninfa più che il film adora il merchandising: bambole, libri, pigiama...

Il mese scorso avevo voglia di guardare "Jurassic Park- Il mondo perduto". I bimbi dormivano già per cui via libera. Dopo una mezz'oretta, la pargola si sveglia e ci raggiunge sul divano. L'ho tenuta con noi nella speranza che si riaddormentasse. Indovinate un pò? S'è vista tutto il film con un interesse quasi comico. Come suo solito, non stava zitta un attimo:

"Perchè scappano?"

"Perchè il dinosauro li insegue."

"Perchè?"

"Perchè vuole mangiarli. Ma solo nella televisione, nella realtà il dinosauro non c'è"

"Si, mamma, lo so, è per finta".

Non inorridite, per favore, vi assicuro che non ha subito traumi di sorta, anzi.

Dal mese scorso quindi nella hit parade della Ninfa sono entrati anche tutti e quattro i film di Jurassik Park. 

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Ora, se ho bisogno di fare delle cose le accendo la tv e le dico:

"Amore, guarda che tra poco arrivano i dinosauri!"

Sì, sono subdola e ingannatrice, ma almeno così la pipì riesco a farla in pace!

Uno di questi giorni provo con la saga de "Il signore degli anelli"...

Se volete, ditemi quali sono i programmi che amano i vostri figli. E quali stratagemmi utilizzate per andare in bagno in santa pace.

 

 

L'altro sera stavo finendo di sistemare la casa.

"E guardo il mondo da un'oblò mi annoio un po'" canticchio a mezza voce.

La Ninfa è stesa sul divano. A gambe in su, si contempla le punte dei piedi. Assorta, molto assorta.

"Mamma, cosa vuol dire annoio?"

Mi fermo con il panno in mano.

"Bhè..." Scusate, ma come si spiega la noia ai bambini?

Attimo di riflessione. Noia nella nostra cultura è una parola negativa. Essere annoiati è brutto. Ma la noia spesso e volentieri è la scintilla che ci fa fare qualcosa, ci fa creare e inventare. Quindi tanto brutta non è.

Appoggio il peso da una gamba all'altra. La Ninfa mi guarda con gli occhioni sgranati. Per me ci gode, la monella, ad avermi messo in difficoltà. Mi sento sotto pressione.

"Dunque, amore, annoiarsi vuol dire che in quel momento tu non sai bene cosa vuoi fare, non sai se vuoi giocare, disegnare, mangiare, giocare col didò...E te ne stai lì a pensare"

"Ahhhh"- esclama "Allora posso stare qui e annoiarmi ancora un po', mamma? Intanto tu finisci i mestieri e io decido cosa fare dopo". Mica scema, la bambina. Mi complimento con me stessa.

Torno a spolverare e intanto rifletto. Mi ricordo che da piccola non mi sono mai annoiata. O meglio, probabilmente mi sarò anche sentita così, ma il sentimento di sconforto, di abbattimento in realtà mi viene in mente solo legato ad una me stessa più grande.

Da piccoli, escluse le ore passate alla scuola dell'infanzia, non si ha molto da fare. Anzi, non è vero, noi non avevamo molto da fare. La maggior parte dei bambini di oggi ha una settimana ricca di impegni.

Oltre alle ore passate a scuola, in media un bambino di sei anni segue almeno un'attività extra scolastica che lo tiene impegnato per un'ora minimo due pomeriggi a settimana. Se è un'attività sportiva, probabilmente sarà impegnato anche il sabato o la domenica. Nulla di male, ci mancherebbe, lo sport fa bene al corpo e alla mente.

Spesso però i genitori si dimenticano che i bambini, sono, appunto, bambini. Li sovraccaricano di attività: musica, sport, disegno...Quando sono a casa i piccoli sono sempre iper -stimolati, anche quando sembra che non stiano facendo niente: televisione, radio, consolle, videogiochi...Il risultato è che vivono seguendo gli stessi ritmi incalzanti di un adulto. E se vivere così causa stress a noi, che siamo grandi, figuriamoci a loro!

Mamme e papà lo fanno in buona fede: stimolano i figli per fare in modo che facciano molte esperienze. In questo modo saranno più preparati ad affrontare quello che la vita gli offrirà. Non perderanno le occasioni e diventeranno.....(mettete voi a vostra scelta: medico, astronauta, scrittore, calciatore, velina...). Torniamo sempre al discorso che noi genitori siamo competitivi  e abbiamo infinite aspettative nei confronti della nostra prole. E pecchiamo per eccesso di zelo. D'altro canto, si sa, le vie che conducono all'inferno sono lastricate di buone intenzioni!

Proviamo a sostituire la parola "noia" con la parola "ozio". Alzi la mano a chi di noi, soprattutto mamme, non fa piacere oziare di tanto in tanto. Quindi perché non dovrebbe essere così anche per i bambini?

Quando siamo lì polleggiate in pieno relax, pensiamo. Ci guardiamo dentro, osserviamo il mondo, ci ricarichiamo e magari ci vengono anche delle belle idee (non solo cosa fare per pranzo, spero!).

I bambini, negli ormai rari momenti in cui sono liberi di sperimentare la noia, diventano creativi. Non sto dicendo che di colpo ci troviamo di fronte a novelli Picasso o Marconi in erba, ma un bambino strutturerà il suo tempo facendo ciò che in quel momento gli piace. Potrà giocare, sfogliare un libro, ballare, ma anche guardare le gocce di pioggia sul vetro di una finestra o contare i fili d'erba.

In questo modo le sue celluline grige verranno stimolate e le sinapsi si creeranno da sole. Un bambino interiorizza e impara dalle esperienze che fa e quelle che gli rimangono di più sono quelle che fa da solo, senza imposizioni.

Adesso non fate le furbette, però. Non ho detto che dovete abbandonare i vostri figli a loro stessi.

Per prima cosa i bimbi hanno bisogno di sentirsi rassicurati sul fatto che se hanno bisogno noi siamo lì pronti a intervenire e a proporre loro attività magari da fare assieme.

Inoltre dobbiamo fornire  un contesto e un ambiente ideale a far nascere in loro lo stimolo creativo: materiali e spazi a misura di bambino, senza eccedere con giochi, giocattoli e affini.

Per cui, care mamme e cari papà, basta ottimizzare la giornata dei vostri figli, basta sovraccaricarli con impegni che manco un manager, basta renderli competitivi fin da piccoli. Hanno tutta la vita davanti!

E anche voi, presi dal lavoro, smettetela di correre come trottole per portare i figli da un corso all'altro. Rilassatevi, sedetevi e guardatevi le punte dei piedi!

Aspetto impaziente vicino al cancello. Lei arriva e mi saluta calorosamente. Guinzaglio e via, pronte a partire.

Oggi piove, ma non mi importa. E' una pioggerellina fine fine, non ho bisogno di un ombrello, io. Voglio camminare, mi sento tutta anchilosata. L'inattività di questi giorni si fa sentire.

Scendiamo lungo la via. Le automobili e i motorini ci passano vicino. Quanto odio quegli orrendi trabiccoli a due ruote, con il loro rumore assordante mi danno fastidio alle orecchie.

Non c'è in giro nessuno, nemmeno un cane. Perché poi, mi domando. Imbocchiamo una strada in salita. Oggi nuovo giro. Niente motori rombanti qui. Si sta bene, la strada è infangata e si sente profumo di erba. C'è anche un altro odore, sottile ma intenso. La pioggia lo sta lavando via pian piano.

Dai su andiamo, veloce. Sono curiosa di sapere che cos'è quest'odore. Cammina, dai, non posso sempre trascinarti io. Sbuffi, eh? Ti manca il fiato, sei proprio fuori allenamento. Ma dove saresti se non ci fossi io che ti obbligo a camminare almeno un pò?

Rumori di passi lungo il sentiero. Allora c'è vita attorno a noi. Arriva una coppia. Sono due femmine? No, maschio e femmina.

"Salve"

"Salve. E' maschio o femmina?"

"Femmina"

"Ok, allora noi giriamo di qua". Perché  ti chiedono sempre il sesso? Non lo capirò mai, questo ragionamento.

Di nuovo soli. La guardo intensamente negli occhi. Forza, saliamo ancora un pò. Ma sembra stanca. E' proprio fuori allenamento.

Torniamo indietro, questa volta rallento il passo. Sia mai che le venga un infarto, poi cosa faccio io? Arriviamo di nuovo sulla strada asfaltata. Giro l'angolo, voglio percorrere questa via con tutte le casette in fila e i giardini ben curati. E i cani. Che cominciano ad abbaiare non appena ci vedono. E' inutile che fate i gradassi quando siete dentro. Poi fuori tutti agnellini, eh?

Qui c'è più animazione. Gruppi di bambini salgono lunga la strada. Li guardo truce. State alla larga, per cortesia. Loro sembrano capire e tirano diritto. I bambini hanno reazioni imprevedibili, non dovrei trovarmi di fronte a situazioni imbarazzanti.

A proposito di situazioni imbarazzanti, mi scappa la cacca. Andiamo, che è meglio! O porca vacca, guarda chi arriva ora! La vecchia vicina di casa, adesso attacca un bottone infinito.

Infatti si avvicina e comincia a chiacchierare. Blablabla, blablabla...Niente, io non ce la faccio più. Ahhhhhhhh, che sollievo!

"Cara, il tuo cane ha fatto la cacca" Bercia la vecchia ciabatta.

Lei mi guarda, allarmata. Te l'avevo detto che mi scappava.

Fruga veloce nelle tasche, in cerca di un sacchettino. Ma io so che li ha dimenticati. Tiro leggermente il guinzaglio. Dai andiamo. La vicina logorroica che puzza di cavolo bollito se ne sta andando.

Finge ancora di cercare, ma so che è solo per darsi un tono. Dopo un paio di minuti, si guarda furtivamente attorno. Non c'è nessuno, te lo assicuro. Forza, allontaniamoci.

Attraversiamo la strada e con aria noncurante continuiamo a passeggiare. La cacca rimane lì, la pioggia la laverà via. Se un pedone distratto la calpesterà, tanto meglio. Porta fortuna, no? Con tutto quello che c'è in giro per le strade preoccuparsi di un pò di pupù mi sembra eccessivo. Tipico degli umani, crearsi problemi dove non ce ne sono.

Arriviamo a casa. Ci salutiamo con il nostro solito trasporto. Dai, entra che sennò poi ti ammali. Già sei fuori forma, ci manca pure la bronchite.

Mandami l'uomo per la pappa. Ci vediamo domani.

Io ti aspetto qui. Sempre.