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Oggi è l'ultimo giorno di vacanza dei miei bambini, che sono stati con i nonni in montagna.

Domani sera la casa si riempirà di nuovo delle loro risa, dei loro litigi, delle loro chiacchiere.

Stare dieci giorni senza bambini non è stata una passeggiata dal punto di vista emotivo.

Come ho cercato di spiegare, in questi casi passo da uno stato di smodata ilarità ad uno stato di cupa malinconia.

Non so se avete presente il cartone animato "Rapunzel", la scena dove la protagonista è combattuta tra la gioia sfrenata della libertà e il senso di colpa per la preoccupazione che darà alla madre.

Ecco, una cosa così, insomma.

Siccome oramai so che questo stato di temporanea bipolarità è inevitabile e anche piuttosto comune, sono arrivata ad una sorta di accettazione consapevole.

Per questo, nella mia immensa bontà, voglio condividere con voi mamme 10 cose che si possono fare sfruttando l'assenza dei figli.

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10 cose che le mamme fanno quando i bambini sono in vacanza

Questo che segue non è un elenco esaustivo, ma piuttosto una traccia che voglio condividere con quelle mamme che si trovano per la prima volta nella mia stessa situazione.

Tutto quel tempo da gestire, ore e ore che prima erano dedicate in qualche modo all'organizzazione dei figli, improvvisamente libero.

Questo può creare un momentaneo stato confusionale e, se siete ipocondriache, anche un lieve senso di ansia.

Ma non preoccupatevi, care mamme, tali stati sono, nella maggior parte dei casi, solo temporanei.

L'improvviso surplus di tempo (che purtroppo non si può stoccare per le emergenze, scade subito) può essere una vera e propria manna dal cielo.

Potete per esempio decidere di dedicare un paio di ore al restauro  alla cura  della vostra persona.

Basta con la passata di lametta tattica sulle gambe dal ginocchio in giù, ora possiamo fare le cose seriamente: un salto dall'estetista che, dopo avervi guardato schifata come se foste uno yeti, provvederà a rendervi lisce come delle saponette in ogni zona del corpo.

Quando uscirete, arrossate ma felici, avrete perso come minimo due chili, tra peli e sudori freddi.

Anche il viso vuole la sua parte per cui perché non utilizzare una sera della settimana per maschere e peeling? Nel frattempo possiamo anche applicare lo smalto sulle unghie, base-colore-top. Che figata, eh?

Un altro uso smodato di tempo è intrattenersi al telefono in lunghe quanto futili chiacchierate con persone che non si sentono dall'estate prima, quando i bambini erano giustappunto in ferie con i nonni.

Potete chiacchierare senza barricarvi in bagno e senza pericolo di interruzioni, finché il vostro operatore non chiuderà la telefonata per esaurimento di credito.

Sempre nell'ambito delle public-relations avrete finalmente l'inaspettata opportunità di uscire con quelle amiche single che non frequentate da tempo.

Voi vi divertirete da sballo, mentre a loro sembrerà di uscire con una ottuagenaria, specialmente quando pochi minuti dopo la mezzanotte collasserete sulle poltroncine del dehor di quel locale così trendy e loro saranno costrette a caricarvi a braccia sull'auto.

Vi ci vorranno un paio di giorni per riprendervi, ma ora di tempo ne avete in abbondanza.

Figurati, cara mamma-coi-bambini-in-vacanza, potrai dormire finanche otto ore di fila a notte, senza le inquietanti vocine che ti riportano alla realtà mentre aleggi in uno stato di dormiveglia e Morfeo ti sta tendendo la mano, per fare la pipì, bere un bicchiere d'acqua e raccontarti un fatto di importanza vitale proprio in quel fatidico momento.

Ma l'ebrezza più grande che le donne apprezzano solo quando diventano genitrici, secondo me, è la libertà di poter prendere impegni all'ultimo minuto, senza dover programmare tutto con settimane d'anticipo.

Decidere in cinque nanosecondi di fermarsi a prendere un aperitivo con le colleghe dell'ufficio e chiacchierare senza guardare l'orologio ogni tre minuti o fermarvi in un negozio solo perché avete visto un vestito che vi chiamava invitante dalla vetrina.

E quando avrete fatto il pieno di vita sociale, potrete concedervi sul serio una serata rilassante, in compagnia di quel bel libro che non siete riuscite a terminare dall'estate prima.

Magari deciderete anche di guardare la serie tv del momento sparandovi dodici puntate senza interruzione, finché avrete delle crisi d'identità e l'unica realtà sarà quella della fiction in cui vi siete forse  immedesimate  un po' troppo.

Ma non è finita qui: rispolverate le vostre doti artistiche e intellettuali e datevi senza ritegno a spettacoli teatrali, vernissage o visite ai musei.

Magari anche un salto al cinema, giusto solo per mangiare pop-corn e altre schifezze che normalmente, in presenza dei vostri figli, snobbate e vietate.

Ed infine, ma non in ordine di importanza, date nuovo lustro alla vostra vita di coppia: concedetevi una romantica cena in un posto dove normalmente non mettereste piede con prole al seguito, che sia un ristorante di lusso o un ritrovo di metallari.

Ritrovate la vostra sintonia, fate quelle attività che appassionano entrambi, siano scalate a pareti di roccia o pennichelle vicini vicini a bordo piscina.

Rafforzate il dialogo, ma tenete presente che quando non si hanno figli attorno anche i momenti di silenziohanno un certo non so ché.

Siate passionali a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza remore e senza pensieri: ricordatevi che, prima di essere madri, siete anche donne. E vostro marito è sempre un uomo (si capisce che va bene anche se siete dello stesso sesso, quel che conta è l'amore, vero?).

Qualunque cosa facciate, cercate di godervi ogni istante come fosse l'ultimo.

Una volta rientrati i vostri figli, tutto tornerà alla normalità.

E se è vero che la vita con i bambini è ricca e interessante, ricordatevi anche che "una volta all'anno è lecito impazzire".

Ci risentiamo la prossima estate 😉

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A casa mia è iniziato ufficialmente il conto alla rovescia: dal ventisette luglio sarò finalmente in vacanza!

Per ben quattro settimane dirò addio ai viaggi su e giù con l'auto, alle code, ai litigi sulla strada, al chiasso dell'ufficio e ai problemi lavorativi.

Dal ventisette luglio sarò finalmente libera di fare...

Esattamente cosa?

Che poi una parte con mille mila progetti, un centinaio di idee e di buoni propositi che naufragano e si arenano dopo le prime ventiquattro ore.

Per far sì che questo non avvenga, riprendo l'idea di Mamma Piky in questo post  spumeggiante.

Oramai conoscete l'amore smisurato che ho per le liste, per lo meno per scriverle, sul fatto poi di rispettarle questo è un altro paio di maniche.

Quindi questa è la mia lista dei compiti per le vacanze che vorrei riuscire a fare.

Sono dieci punti, in ordine sparso, dieci cose che voglio fare durante l'estate.

Punto numero uno: passare più tempo possibile con i miei bambini.

Si fa un gran parlare in questi ultimi anni di tempo di qualità riferito al rapporto con i bambini.

Ma se la quantità di tempo è poca e ci si deve concentrare anche su questioni pratiche e gestionali ne consegue che anche il tempo di qualità sarà per forza minore.

Quindi quest'estate voglio prendermi tutto il tempo possibile per dedicarmi ai mie gnomi, ascoltando le loro storie buffe, i loro piccoli problemi esistenziali, giocando con loro o semplicemente restando stesi sul letto abbracciati senza buttare un occhio all'orologio.

Punto numero due: buttare l'orologio.

Non voglio dover impostare sveglie, seguire orari o farmi comandare dallo scorrere del tempo.

Voglio perdermi nel flusso interminabile di secondi, lasciare che il tempo si trascini lento all'infinito, arrotolandosi su se stesso come un gatto quando si acciambella su una sedia, senza inseguirlo col fiato corto durante le sue improvvise accelerazioni.

Durante l'estate non voglio più essere affetta dalla sindrome del Bianconiglio.

Punto numero tre: viaggiare.

Abbiamo deciso di trascorrere una decina di giorni in Puglia, ma questa volta, visto che i bambini cominciano ad essere un po' più grandi, vorrei iniziare anche a proporre delle visite alle città e, in caso, anche a qualche museo.

Ma oltre al mare c'è di più: qualche camminata in montagna, qualche gita a posti interessanti anche vicino a casa.

Punto quattro: dedicarsi agli amici

Durante l'anno incontrarsi con gli amici, specialmente se non abitano proprio vicino, è più complicato.

In estate le occasioni per frequentarsi, anche a gruppi, sono di più: una scampagnata, un pic-nic, una merenda all'aperto.

Si possono sfruttare le ore serali senza dover rincasare presto e non solo durante il fine settimana.

Punto cinque: ridare sprint alla vita di coppia.

Su, parliamoci chiaro: avere figli è bello, ma lo sappiamo bene che è anche estenuante.

Durante l'anno, con la storia che CF fa i turni, spesso non riusciamo a vederci neanche la sera, non abbiamo neppure il tempo di instaurare una conversazione sensata.

Il sabato è dedicato alle commissioni e la domenica si sta in famiglia.

Durante l'estate, soprattutto questo mese, grazie alla disponibilità dei nonni, possiamo passare qualche giorno senza i bambini.

Questo ci permette di comunicare e di progettare il nostro immediato futuro, ma anche di goderci il presente come solo gli adulti esasperati sanno fare, quasi come se non ci fosse un domani.

Punto sei: concentrarmi su me stessa.

Il che, restando fedele alla mia parola dell'anno, vuol dire sfruttare il tempo a disposizione per imparare cose nuove, soprattutto nel mondo del blogging, ma non solo.

Punto sette: essere pigra.

Oddio, io di indole sarei anche una persona pigra, il problema è che non posso mai permettermi di esserlo.

Mio malgrado, nella maggior parte dei casi faccio più cose contemporaneamente -no, non è un vanto, è una necessità-.

Probabilmente questo atteggiamento deriva anche dalla massima con cui sono stata allevata, "prima il dovere e poi il piacere" che mi sprona sempre a finire tutto quello che devo fare prima di fare qualsiasi altra cosa.

Il che significa che spesso, quando arriva il momento per me, crollo esausta e divento un tutt'uno con il letto.

Punto otto:dedicarmi alla casa.

Che sono un fanatica dell'ordine penso che lo abbiate intuito, per cui la casa non ha bisogno di essere sistemata o pulita.

Ma in estate, durante le vacanze, mi piace comunque provare nuove disposizioni dei mobili, introdurre qualche nuovo dettaglio, provare nuovi accostamenti...

Punto nove: leggere almeno cinque libri.

La lettura è una passione che ho fin da piccola, un'eredità di famiglia.

Da quest'anno poi ho scoperto i gruppi di lettura, sia reali che virtuali, spazi e persone con cui condividere opinioni e parlare di libri e di autori senza essere necessariamente classificata come secchiona o nerd.

Durante l'anno leggo ritagliandomi degli spazi qua e là.

In estate finalmente ho la possibilità di leggere quando ne ho voglia e quindi di smaltire la pila di libri che accumulo durante l'anno.

Punto dieci: riposarmi.

Sì, perché corro tutto l'anno come una trottola impazzita, organizzo, faccio, disfo e in estate voglio riposare e ricaricare le batterie.

Non so se riuscirò a portare a termine tutti questi compiti delle vacanze, ma di una cosa sono certa: mi godrò ogni singolo istante di queste lunghe vacanze.

Estate, sto arrivando!

Quali  sono i vostri compiti delle vacanze? Non siate timide e scrivetelo nei commenti.

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"I bambini si sono addormentati, finalmente!" esclamo con un filo di voce.

"Bene, cosa guardiamo ora?" chiede CF, afferrando il telecomando con una certa ansia e stoppando l'immagine dell'ennesimo cartone animato.

"Mah, non saprei. In giro parlano tutti di questa nuova serie televisiva, "La casa di carta" o qualche cosa del genere. Dicono che sia davvero bella" la butto lì, così tanto per.

CF cerca su Netflix e la trova subito. Io mi preparo a godere appieno della serata.

Già dopo il primo quarto d'ora capiamo che è la nostra serie.

Ci guardiamo quattro episodi uno di seguito all'altro finché diventa chiaro che dobbiamo andare a dormire.

Ma oramai è fatta: "La casa di carta" ci ha stregato.

Nei giorni successivi ci spariamo tutta la prima serie e poi tutta la seconda.

La terza deve ancora uscire. Inutile dire che la attendiamo con ansia.

"La casa di carta": la trama della nuova serie spagnola che affascina il mondo

"La casa di carta" titolo originale "La casa de papel" - sapete che io amo informarmi quando le cose mi affascinano- è una serie spagnola nata dalla mente di Alex Pina.

Inizialmente è stata trasmessa dall'emittente Antenna 3 nel 2017 e solo dopo è stata acquistata da Netflix.

L'idea originale prevedeva quindici episodi totali ognuno della durata di settantacinque minuti.

La Netflix, che ci vede lungo, ha deciso di tagliare a metà ciascun episodio, raddoppiando quindi il numero di puntate.

Ha creato perciò una prima serie di tredici episodi e una seconda di nove della durata media di quarantacinque minuti.

Come ho accennato prima, la terza serie è in corso d'opera.

"La casa di carta": trama (senza anticipazioni)

La trama di "La casa di carta" è davvero molto semplice: un personaggio misterioso, chiamato il Professore, recluta otto delinquenti di vario genere per tentare un colpo grosso: entrare nella Zecca di Stato spagnola per stampare 2400 milioni di euro.

Ognuno dei malviventi è stato scelto e selezionato con cura sulla base di proprie specifiche abilità ma, soprattutto, perché non ha nulla da perdere.

L' identità di ciascun membro del team deve essere mantenuta segreta anche per gli altri membri e per questo ciascuno sceglie il nome di una città: Berlino, Tokyo, Mosca, Nairobi, Helsinki, Oslo, Denver e Rio.

Dopo un periodo di addestramento in un luogo isolato, gli otto capitanati dal Professore sono pronti per il colpo.

Con un geniale espediente riescono a penetrare nella Zecca di Stato e a prendere in ostaggio chiunque si trovi all'interno.

La polizia viene subito allertata e comincia una vera e proprio battaglia strategica tra il Professore, la mente suprema che tira i fili all'esterno della Zecca, e Raquel Murillo, la negoziatrice che ha la responsabilità dell'intervento.

Ovviamente non vi accenno niente di più, se no vi rovino la visione.

Sicuramente non è originalissima come trama, però funziona bene.

La voce narrante è quella di Tokyo, ragazza giovane e affascinante.

Ogni personaggio -chi più, chi meno- riceve il suo spazio.

Le informazioni vengono presentate con la tecnica consolidata del flash-back e lo spettatore le raccoglie ad ogni puntata come i cocci di un vaso rotto che andrà poi a ricomporre.

Questo però non basta a rendere "La casa di carta" una delle serie più memorabili e apprezzate degli ultimi anni.

"La casa di carta": cinque (buoni) motivi + 1 per guardarla

Allora, se la vicenda in sé non è particolarmente originale, perché "La casa di carta" è riuscita ad essere tanto affascinante?

Non sono un critico cinematografico e queste sono solo le mie considerazioni personali.

Secondo me i punti di forza de "La casa di carta" sono questi:

L'immedesimazione

Una buona storia, che sia scritta o narrata attraverso le immagini , è destinata a fallire se il "lettore" non riesce ad immedesimarsi in almeno uno dei personaggi.

Qui di personaggi ne abbiamo molti e possiamo dividerli in tre schieramenti: i rapinatori, la polizia e gli ostaggi.

Ogni gruppo ha un suo leader, una figura di spicco, ma anche le altre figure riescono a ritagliarsi il loro quarto d'ora di gloria.

Alex Pina pone l'accento sui "cattivi", sfruttando una corrente che si è andata consolidando già da tempo immemorabile e portando lo spettatore a parteggiare per loro.

La polizia d'altro canto non ci fa una bella figura: l'ispettrice, che ha già di suo tanti problemi personali, non pecca per la sua perspicacia e per la sua intelligenza.

Quando l'ho vista all'opera, mi è venuto in mente il povero sfigato di Matthew del manga "Occhi di gatto" o l'ispettore Zenigata di "Lupin III".

Per quanto riguarda gli ostaggi, anche qui brillano Arturo, i direttore della Zecca, e la sua amante che contribuiranno a tenere vivo il ritmo della narrazione.

La credibilità dei personaggi

Accanto ad una trama abbastanza solida e per permettere allo spettatore di immedesimarsi, i personaggi devono risultare credibili.

Nella società attuale la gente si è stufata di eroi buoni: la bontà sempre e comunque è diventata qualcosa di incredibile, un miraggio, noiosa tanto quanto la perfezione.

Siamo affascinati da personaggi umani, imperfetti, che si lasciano tentare dal "lato oscuro" o che sono diventati cattivi a seguito di eventi e circostanze in cui ognuno di noi non avrebbe potuto fare altro.

Nel caso specifico, quello più azzeccato de "La casa di carta" è Berlino: bello, elegante, affascinante ma cinico ed egoista, con un suo senso dell'onore, che divide le simpatie anche dei suoi stessi colleghi.

I colpi di scena

Come nel miglior genere thriller che si rispetti, la vicenda è costellata da infiniti colpi di scena.

I colpi di scena possono essere volutamente creati dal Professore oppure possono essere "falle" del suo piano infallibile.

In questo caso derivano proprio dalla natura umana dei protagonisti e dall'impossibilità di prevedere al cento per cento le loro reazioni in determinate situazioni.

L'aspettativa

Grazie ai colpi di scena, al modo in cui la vicenda viene narrata, alle micro-storie dei personaggi e all'imprevedibilità dei protagonisti, il senso di aspettativa che viene instillato nello spettatore è davvero pazzesco, tanto da creare una sorta di vera e propria dipendenza.

Si ha sempre la sensazione di essere sul filo del rasoio, che prima o poi il precario equilibrio che si è creato sia all'interno che all'esterno della Zecca crollerà come un fatiscente castello di carte.

Non si sa ancora ad opera di chi, ma è certo che qualcuno farà qualcosa che farà precipitare la situazione. Effetto domino, insomma.

I riferimenti alla cultura pop

Ecco, questa parte è quella che ho apprezzato appieno solo grazie all'aiuto di CF, che in questo se la cava meglio di me.

"La casa di carta" è una serie che si rifà molto alla cultura pop dei decenni passati, sia nelle citazioni stesse sia nei dettagli presenti nei diversi episodi.

Riconoscibili anche per chi non se ne intende (la sottoscritta) i riferimenti a Tarantino così come le analogie con i più noti film sulle rapine, come "Inside man".

L'uso stesso delle maschere di Dalì, i nomi finti, i problemi dei vari ispettori, i cambi di prospettiva sono elementi tipici che costellano le migliori pellicole crime e trhriller della cinematografia internazionale.

La lotta contro il sistema

"La casa di carta", come tante serie della nostra problematica era, non si esime dal lanciare un messaggio socio-politico chiaro e definito.

La Zecca diviene il simbolo di quell'un percento della popolazione mondiale che detiene il vero potere politico ed economico e che determina le sorti del mondo.

Negli intenti del Professore prendere la Zecca significa ribaltare le sorti e dare il potere al popolo.

Chi infatti meglio di delinquenti, di "scarti" della società potrebbe essere la nemesi perfetta?

Il Professore stesso afferma: "Noi siamo la Resistenza" e sempre sua è l'idea di far imparare una nota canzone (ma non vi dico quale) ai suoi ragazzi.

Se non vi ho ancora convinto a guardare almeno le prime puntate de "La casa di carta", sappiate che basterebbe l'ottima recitazione degli attori e delle attrici a farlo.

Il cast, quasi tutto spagnolo, non è molto famoso al di fuori del confine, ma grazie a questa serie lo diventerà molto presto.

Sono certa che sentiremo ancora parlare di Alvaro Morte, Ursula Corberò o Pedro Alonso.

E volete mettere la soddisfazione di poter dire "Io me li ricordo quando hanno recitato nella serie "La casa di carta"?

Questo è l'argomento che ho scelto di proporvi per la mia rubrica # Time is mine.

Ora vorrei sapere quali sono le vostre opinioni in merito alla serie, nel caso l'abbiate vista.

Ma soprattutto, quali sono le cose che avete fatto per voi stesse nell'ultimo mese?

I commenti sono graditissimi, qui sul blog come su FB.

L'ultima tappa del nostro mini-viaggio in Francia si è conclusa a Strasburgo.

Strasburgo è il capoluogo dell'Alsazia, ma cosa ancor più importante è la sede del Parlamento Europeo e della Commissione Europea per i Diritti Umani.

Il centro storico è stato proclamato Patrimonio dell'Unesco molti anni fa.

Ho visitato la città diverse volte, ma sempre durante la primavera e l'estate.

Vedere Strasburgo in inverno, in pieno periodo natalizio, è come vedere una città diversa.

Noi abbiamo avuto a disposizione solo una giornata per visitare il capoluogo dell'Alsazia ma siamo riusciti a vedere le cose più rappresentative.

COSA VEDERE A STRASBURGO IN UN GIORNO

Siamo arrivati a Strasburgo a metà mattina e ci siamo diretti immediatamente all'hotel Ibis, in posizione centralissima, per depositare il nostro misero bagaglio.

Da lì al centro storico della città ci è bastato attraversare uno degli innumerevoli ponti.

Strasburgo infatti è attraversata dal fiume III (non ridete, si chiama veramente così) che si ramifica in diversi canali.

Una delle cose meravigliose da fare è esplorare la città servendosi dei battelli che, grazie all'ingegnoso sistema di dighe e chiuse, toccano i più importanti luoghi di interesse.

Noi abbiamo iniziato la visita a Strasburgo partendo dal quartiere caratteristico della Petite France.

Caratteristiche case a graticcio del quartiere storico Petite France

La Petite France è il cuore della città vecchia. Costruita su un isolotto, vi si accede grazie ad una serie di ponti.

Qui troneggiano maestose le case a graticcio che si rispecchiano nei canali.

Vista dal Pont Sant Martin, Petite France

E'anche il luogo più animato sia durante il giorno che durante la sera, grazie ai molteplici locali tipici che attirano gli innumerevoli turisti.

Se volete fare la foto di rito sul Pont Sant Martin preparativi a stare in coda: la lunga fila per uno scatto in uno dei punti più rappresentativi di Strasburgo vale però la candela.

Proseguendo la nostra visita al centro storico, chiamato Grande Ile, arriviamo alla piazza principale dove svetta l'imponente Cattedrale di Notre Dame.

Facciata della Cattedrale di Notre Dame

La cattedrale, in stile gotico, è stata iniziata nel XI secolo ma, come accade per tutti gli edifici di una certa entità, è stata terminata solo tre secoli dopo.

Oltre all'importanza architettonica, Notre Dame ospita un artefatto curioso: un orologio astronomico di epoca rinascimentale, un piccolo capolavoro di ingegneria meccanica riportato in funzione nel 1842 da Jean Baptiste Schwilgué.

Cattedrale di Notre Dame

La piazza di Notre Dame, fulcro delle attività natalizie, è sottoposta a stretta sorveglianza.

Ogni accesso è presidiato da due militari che perquisiscono ogni persona che entra: fanno aprire le giacche e frugano nelle borse e negli zaini.

Durante la visita a Strasburgo abbiamo visto diversi drappelli di soldati armati di tutto punto e, se questo da una parte è rassicurante, dall'altra però può risultare anche inquietante.

La piazza di Notre Dame non ospita solo la Cattedrale, ma anche numerosi altri edifici storici.

Uno dei più caratteristici è la Maison Kammerzell, la cui parte superiore tutta in legno è decorata con animali, guerrieri e altre figure, anche se devo dire che si perdevano un po' in mezzo alle pesanti decorazioni natalizie.

Dopo la visita alla cattedrale gotica siamo tornati sui nostri passi e ci siamo soffermati in Place du Marchè, che è la piazza principale, sede del municipio.

Place de Marché

Visitare Strasburgo in un giorno è un'impresa fattibile, se si escludono però i musei, quelli di Palazzo Rohan, situato vicino all'imbarcadero e quello di Arte Moderna, nella parte nuova della città.

Noi avevamo deciso di non visitarli per mancanza di tempo e abbiamo preferito immergersi nell'atmosfera cosmopolita di Strasburgo, in bilico tra modernità e antichità.

Strasburgo è anche la città in cui si respira maggiormente il clima a metà tra tradizioni tedesche e francesi: nell'aspetto urbano è chiaramente teutonica, ma nella cura e nei particolari si avverte l'influsso francese, un po' meno rigido e più chic.

Cf ad un certo punto, mentre mangiavamo in una delle birrerie tipiche (vi prego, non mangiate nella piazza di Notre Dame o nella Petite France, che è pieno di locali per turisti ma che non sono proprio rappresentativi della città), ha esclamato:

"Gli abitanti sembrano Tedeschi ma se la tirano come i Francesi".

Viva la sincerità!

Verso le sedici siamo tornati all'hotel per riposarci prima della visita di Strasburgo by night.

Notre Dame è ancora più suggestiva con il buio
La piazza principale by night

Se siete intenzionati a fare shopping, ricordatevi che le attività commerciali chiudono alle diciannove, mentre le bancarelle natalizie chiudono alle ventuno.

Gli orari dei mercatini natalizi sono molto ferrei, non importa se avete già i soldi in mano o siete in coda da mezz'ora per mangiare ed è il vostro turno.

"Fermè, fermè" , gridano i commercianti e  non c'è trippa per gatti.

Quando tutto chiude la città comincia lentamente a svuotarsi.

E noi abbiamo così concluso la nostra visita di un giorno a Strasburgo e abbiamo salutato la Francia.

Per cominciare la settimana alla grande, torno a illustrarvi le meraviglie dell'Alsazia.

In Alsazia, oltre al piccolo villaggio di Egiusheim, un posto che merita sicuramente una visita è la famosa Colmar.

COLMAR: LA CITTA' DELLE LUCI

Comar, distante circa una decina di km. da Eguisheim, è soprannominata "la città delle luci".

Questo soprannome è legato al  Premio Speciale della Académie des Arts de la Rue  ricevuto negli anni Novanta quando gli abitanti di Colmar decorarono la cittadina con quasi 200 punti luce differenti.

Da quel momento l'illuminazione  della città è stata considerata Patrimonio Europeo.

Le luci, presenti tutto l'anno, nel periodo invernale vengono potenziate ed integrate in vista del Natale.

Io e CF siamo arrivati a Colmar in tarda mattinata e abbiamo deciso di visitarla immediatamente.

Abbiamo lasciato la macchina in un parcheggio vicino al centro storico e ci siamo avviati a piedi.

Colmar ci ha accolto subito con i profumi tipici di questo periodo: spezie, castagne, pane...

Rispetto alla piccola Eguisheim e sicuramente dovuto anche all'orario più tardo, Colmar è sicuramente più animata.

Ci addentriamo nelle caratteristiche stradine, ammiriamo gli edifici pesantemente addobbati (ché qui il Natale è una cosa seria, mica come da noi che te la cavi con un alberello e una ghirlanda).

Una delle vie di Colmar, con le casette a graticcio che danno tanto quell'aria da fiaba!
Una delle vie di Colmar, con le casette a graticcio che danno tanto quell'aria da fiaba!

Quello che balza subito all'occhio è la bellezza del luogo: le casette a graticcio, con i loro colori, donano un'atmosfera da favola, tanto che ci aspettiamo di veder comparire Hansel e Gretel da un momento all'altro.

Arriviamo alla piazza principale e ammiriamo la Cattedrale di San Martino, una magnifica chiesa in stile gotico.

Purtroppo non abbiamo la possibilità di visitarla all'interno perché è inspiegabilmente chiusa.

Piazza dei Domenicani a Colmar, in Alsazia
Piazza dei Domenicani a Colmar, in Alsazia

A livello architettonico, altri due luoghi interessanti da visitare sono la Casa Pfister, con le sue facciate ad angolo e i balconi di legno e la Vecchia Dogana.

Casa Pfister, con i suoi balconi in legno
Casa Pfister, con i suoi balconi in legno

Anche qui non mancano banchetti che vendono il vino speziato, ma accanto a questo troviamo anche il sidro di mele caldo e il succo d'arancia al miele e cannella.

Inutile dire che non potevamo non assaggiarlo.

Una cosa che mi ha colpito molto di Colmar sono le pasticcerie e le panetterie: le loro vetrine sono così invitanti che è impossibile resistere!

Dai, non ditemi che non vi viene voglia di entrare e assaggiare qualcosa!
Dai, non ditemi che non vi viene voglia di entrare e assaggiare qualcosa!

Sotto una leggera pioggia, ben lungi dallo smorzare il fascino di Colmar, CF ed io ci dirigiamo verso il quartiere chiamato "Petit Venice".

La "Petit Venice" è una caratteristica via i cui colorati edifici a graticcio si affacciano su un canale.

Il fascino del quartire chiamato "Petit Venice", a Colmar
Il fascino del quartire chiamato "Petit Venice", a Colmar

E' molto suggestiva, soprattutto la notte con le luci che si riflettono sull'acqua.

Verso le due del pomeriggio decidiamo di fermarci a mangiare in un piccolo locale per assaggiare i piatti tipici dell'Alsazia: la Tarte Flambeé, una specie di pizza ricoperta di panna acida, cipolle marinate nel vino bianco, formaggio e dadini di pancetta e la Choucroute Garnie, cioè un piatto a base di crauti fermentati e patate con cinque diversi tipi di salsicce e carni di maiale affumicate.

Insomma, un pasto leggero leggero. Per smaltirlo infatti abbiamo finito di visitare Colmar, dedicandoci ai famosi mercatini di Natale.

I mercatini di Natale a Colmar sono cinque (ve l'ho detto, no, che qui il Natale è una cosa seria?!):

  1. La Piazza dei Dominicani ospita fino a sessantacinque casette di legno, dove è possibile trovare piccoli oggetti artigianali, come candele e saponi o lavori di cucito di gran pregio;
  2. la Petit Venice invece è la sede del mercatino di Natale dedicato ai bambini, con giostre e intrattenimenti vari;
  3. nella zona dei Koifhus invece si trova il mercatino dell'antiquariato, dove si possono ammirare oltre a mobili, vasi e lampade anche libri e gioielli di foggia antiquata;
  4. in piazza Ancienne Douane invece ci sono circa una cinquantina di casette dedicate interamente al mondo natalizio, dai dolci alle decorazioni;
  5. ed infine in Piazza Giovanna d'Arco si trova il mercatino dedicato ai prodotti enogastronomici dell'Alsazia.

Insomma, abbiamo passato un intero pomeriggio a spulciare le bancarelle, anche se a volte avvicinarsi era quasi impossibile, vista la calca.

Le mille luci di Colmar che colorano la notte
Le mille luci di Colmar che colorano la notte

All'imbrunire, Colmar ha cominciato a riempirsi di luci colorate e di musica.

Uno spettacolo davvero maestoso e sbalorditivo!

Il Koifhus (Vecchia Dogana) risplendente di luci
Il Koifhus (Vecchia Dogana) risplendente di luci

Inutile dire che non potevamo non fare un altro giro, in quell'atmosfera così particolare.

La pioggerellina nel frattempo è diventata una pioggia battente, ma noi ovviamente non ci siamo lasciati abbattere, anzi.

Colmar, città delle luci in veste natalizia
Colmar, città delle luci in veste natalizia

Ne abbiamo approfittato per bere nuovamente il vino caldo e ho scoperto che ogni bancarella lo prepara con un miscuglio di spezie diverse, per cui anche il sapore cambia.

Ci spingiamo fino all'uscita settentrionale di Colmar per vedere la replica della Statua della Libertà.

Strano trovarla qui, vero? A meno che non si sappia che Colmar è la città natale di Auguste Bartholdi, che progettò questo monumento insieme a Gustave Eiffel (sì, proprio quello della torre).

Da lì, sotto un diluvio universale che non accennava a smettere, abbiamo salutato definitivamente Colmar e le sue luci per raggiungere il nostro hotel, lungo la strada per Strasburgo.

(to be continued...)

 

 

4

Durante il periodo natalizio io e CF siamo riusciti a concederci un viaggio non programmato di tre giorni in Francia, più di preciso in Alsazia.

L'ultimo viaggio che abbiamo fatto da soli è quello che risale a quest'estate, in Slovenia.

L'idea è nata il 25 dicembre, a tavola, durante il pranzo di Natale, quando i nonnii sono stati obbligati si sono gentilmente offerti di tenere i bambini tre giorni assieme al nostro nipotino.

Detto fatto, ho proposto al mio compagno di mille avventure di fare un salto oltre le Alpi, in Alsazia.

L'Alsazia è una regione che si trova sul confine orientale francese, vicino alla Svizzera e alla Germania.

E' un territorio molto interessante, punteggiato da borghi pittoreschi e da città affascinanti.

In teoria la nostra idea iniziale prevedeva di partire la mattina del 27 dicembre e di visitare Eguisheim e Colmar, pernottare nelle vicinanze e il 28 dicembre dirigerci a Strasburgo.

In realtà alle ore 14 del 26 dicembre CF mi ha convinto a partire immediatamente, visto che non avevamo nulla di meglio da fare, in modo da guadagnare mezza giornata.

Beh, che ci crediate o meno, in due ore avevo sistemato casa, preparato il minimo indispensabile per noi due e per i bambini e arruolato un amico fidato per occuparsi dei nostri pets

Giusto il tempo di portare un felicissimo Ringhio e un'iper eccitata Ninfa a casa dei nonni e il nostro viaggio ha avuto inizio.

IN VIAGGIO VERSO EGUISHEM E COLMAR

Siccome non siamo molto distanti dalla Francia, abbiamo optato per fare il viaggio in auto.

L'itinerario scelto comportava il passaggio per la Svizzera, attraverso il San Gottardo.

Se decidete come noi di muovervi nel periodo invernale, assicuratevi sempre di avere gli pneumatici invernali o le catene a bordo.

Le strade sono ghiacciate e non è raro trovare la neve.

Paesaggio innevato nei pressi del San Gottardo
Paesaggio nei pressi del San Gottardo

Detto questo, siamo partiti debitamente equipaggiati per trascorrere le giornate all'aperto: abbigliamento caldo ma traspirante, parka impermeabile, calzature comode, guanti e cappello.

Non avevamo prenotato nulla per dormire, ma verso le nove ci siamo imbattuti in modo del tutto casuale in un Holiday Inn Express lungo la strada Neuenkirch-Luzern.

Infatti Eguisheim e Colmar distano solo un paio di ore da lì per cui abbiamo deciso di prendercela comoda e arrivare a destinazione la mattina dopo.

EGUISHEIN E COLMAR

Eguishein è primo borgo che abbiamo visitato. E' un paesino piccolo, di circa 2.000 abitanti, ma risulta essere sovraffollato nel periodo natalizio, così come in primavera inoltrata.

E' così bello che i Francesi stessi l'hanno eletto loro borgo preferito per eccellenza.

Eguishein è circondato da un'antica cerchia di mura che risale al dodicesimo secolo.

Mappa del borgo di Eguisheim, dalla caratterisctica forma circolare
Mappa del borgo di Eguisheim, dalla caratterisctica forma circolare

Ogni cosa all'interno delle mura pare essersi fermata, quasi come per magia.

Visitare Eguishein, anche in un giorno piovigginoso, è sempre meraviglioso.

Le tipiche case con graticcio, chiamate colombages, sono già di per sé affascinanti, ma se vengono addobbate per Natale diventano veramente fantastiche.

Scorcio di Eguisheim, con le caratteristiche case a graticcio
Scorcio di Eguisheim, con le caratteristiche case a graticcio
Uno dei vicoli di Eguisheim addobbato con le classiche decorazioni natalizie
Uno dei vicoli di Eguisheim addobbato con le classiche decorazioni natalizie

E' bello inoltrarsi tra i vicoletti medievali, osservare i cortili dove spesso ci si imbatte nelle botti o nei torchi, o in vecchi utensili per imbottigliare i vini.

Un vecchio macchinario per tappare le bottiglie di vino in uno dei cortili di Eguish
Un vecchio macchinario per tappare le bottiglie di vino in uno dei cortili di Eguisheim

Eguishein, come la poco distante Colmar, si trova infatti sulla "strada dei vini", un'area di circa 200 Km. famosa per la produzione vinicola.

Naturalmente, essendo a Natale, il borgo era costellato di bancarelle che vendevano prodotti tipici: dal piccolo artigianato locale ai prodotti enogastronomici.

Piazza di Eguisheim, con le classiche bancarelle di Natale
Piazza di Eguisheim, con le classiche bancarelle di Natale

Per riscaldarci, io e CF ci siamo subito presi un bicchiere di vino caldo aromatizzato con miele e spezie, da degustare ammirando il pigeonnier, un edificio dalla forma particolare che anticamente era una piccionaia.

Vista della "piccionaia" da uno dei vicoletti di Eguisheim
Vista della "piccionaia" da uno dei vicoletti di Eguisheim

Quasi tutti gli edifici, sfarzosamente addobbati con luci, festoni, pupazzi e chi più ne ha più ne metta, presentano delle iscrizioni in tedesco (l'Alsazia nei tempi che furono apparteneva alle terre tedesche).

Uno degli abitanti del luogo ci spiega che sono piccole preghiere per proteggere le case, soprattutto dagli incendi che pare abbiano devastato il borgo più di una volta.

Eguisheim, piazza principale
Eguisheim, piazza principale

La nostra guida improvvisata ci invita a tornare a Eguisheim in primavera, per ammirarla in piena fioritura e per vedere le cicogne, il simbolo dell'Alsazia.

L'omino ci spiega gentilmente che proprio il campanile della chiesa ospita un grosso nido di cicogna.

Ed io capisco perché ogni cosa qui a Eguisheim reca impresso il disegno di questo volatile, dai tovaglioli alle tazze.

Le cicogne, simbolo dell'Alsazia, sul campanile di Eguisheim (ovviamente questa foto l'ho trovata in rete. Le cicogne arrivano in primavera)
Le cicogne, simbolo dell'Alsazia, sul campanile di Eguisheim (ovviamente questa foto l'ho trovata in rete. Le cicogne arrivano in primavera)

Dopo un paio di ore e altrettanti bicchieri di vino caldo (che qui è venduto ad ogni angolo, in versione bianca e rossa) e dopo aver provato il pain d'epices, un dolce tipico natalizio speziato che si può trovare in diverse varianti (noci, agrumi, cioccolato, senza niente...), torniamo alla nostra auto e ci dirigiamo a Colmar.

(to be continued...)