Ve la ricordate quella frase con cui ci tediavano le nostre mamme quando eravamo piccole, quella che ci propinavano ogni tre per due, con voce ispirata e profetica: "Capirai quando anche tu sarai mamma"?

Ecco, ora che sono mamma posso dire che effettivamente non avevano tutti i torti.

Capirai quando anche tu sarai mamma

Capirai, con il tempo, imparerai tante cose, per esempio che una mamma può sopravvivere anche dormendo tre ore a notte.

Cambierai, a poco a poco, la percezione della realtà che ti circonda (sicuramente anche la mancanza di sonno avrà una sua piccola parte in questo).

Quando leggerai un libro o sentirai al telegiornale notizie di cronaca nera riguardanti i bambini, ti si stringerà inevitabilmente il cuore e lancerai uno sguardo ai tuoi figli, quasi come se bastasse questo tuo gesto per proteggerli da ogni male possibile.

E lo stesso avverrà anche quando per strada orecchierai distrattamente brandelli di conversazione tra una madre e una figlia.

Magari la madre dirà qualcosa riguardo ai rischi che corrono i ragazzi ad andare in motorino e la figlia sbufferà e alzerà gli occhi al cielo.

E tu, inaspettatamente, ti ritroverai a pensare che quella madre ha perfettamente ragione, che il motorino può essere davvero pericoloso, mentre invece fino a pochi anni prima avresti preso la ragazza sotto braccio e le avresti offerto da bere, piena di comprensione e simpatia.

Dare il buon esempio

A poco a poco mamma e papà si ritrovano a pensare che certi atteggiamenti, finora praticati con entusiasmo o magari tollerati, è il caso che non vengano compiuti davanti ai pargoli.

La serata della birra tra amici con protagonista il rutto libero per esempio verrà confinata al di fuori dalle mura domestiche , lontano dalle tenere orecchie delle innocenti creature.

Mangiare schifezze a tarda ora comodamente spaparanzati nel letto verrà sostituito dalla pratica comune a molti genitori di mangiare di nascosto cercando di fare meno rumore possibile -ma, statene certi, per quanto bravi possiate pensare di essere, i vostri figli vi beccheranno sempre-.

Da quando sono diventata mamma ho imparato che il miglior metodo di insegnamento che si possa adottare nei confronti dei bambini è dare il buon esempio, o per lo meno cercare di farlo per quanto possibile.

Il senso di meraviglia e stupore

Da quando sono mamma ho imparato a vedere le cose con occhi nuovi: una foglia, un bruco, una pozzanghera, una nuvola...

Qualsiasi cosa guardino i bambini diventa una cosa nuova e meravigliosa.

Basta solo avere la voglia di stare vicino a loro, di "sentire"il mondo come fanno loro, attraverso di loro, per tornare a vedere le cose meravigliose che il mondo ci offre.

La capacità organizzativa

Essere mamma, soprattutto se si è una mamma lavoratrice a tempo pieno, richiede per forza di cose sviluppate capacità organizzative.

Da quando sono mamma ho imparato che essere organizzate non è sinonimo di essere noiose o poco creative.

L'organizzazione (che va a braccetto con la collaborazione) ci consente di risparmiare tempo e preserva la nostra sanità mentale.

Le mamme imparano a incastrare eventi ed impegni e a coordinare i membri della famiglia come un perfetto generale.

La nascita di un bambino fa sì che le priorità di una coppia vengano riviste e rivalutate alla luce dei bisogni dei figli.

Da quando sono mamma ho imparato che tutti i membri della famiglia hanno la stessa importanza, nessuno deve annullarsi a favore degli altri.

Ho scelto di optare per il compromesso, non per l'annullamento.

Ognuno ha i propri bisogni e i propri ritmi e basta una buona organizzazione e un'ottima collaborazione per trovare soluzioni che soddisfino le esigenze di bambini e genitori.

Mettere i figli sempre al centro di tutto è controproducente e potenzialmente dannoso: cresceranno con la prospettiva che tutto sia loro dovuto solo per il loro essere figli.

La guerra delle mamme

Ma soprattutto ho imparato che le mamme sono le più grandi nemiche di loro stesse e delle altre mamme.

Le faide tra mamme sono all'ordine del giorno. Le casalinghe e le mamme lavoratrici, quelle a favore dell'allattamento e quelle che parteggiano per il biberon, quelle pro co-sleeping e quelle che di Estevil hanno fatto un dogma...

La pazienza della mamma

Ed infine ho imparato che la pazienza delle mamme è infinita quasi quanto il loro amore smodato e incondizionato.

La mamma è l'unico essere che alla tremiladiciottesima volta in cui viene pronunciato il suo nome nell'arco di dieci minuti riesce a rispondere con voce flautata: "Dimmi amore, sono qui!".

E proprio in quel "Dimmi amore, sono qui!" è racchiusa tutta l'essenza dell'essere mamma, tutta la profondità di un sentimento viscerale e totalizzante che non può essere spiegato se non con quella frase apparentemente stupida:

"Capirai quando sarai mamma".

"L'uomo in cucina- ricette per veri uomini": la mia nuova rubrica

"L'uomo in cucina-ricette per veri uomini" è la nuova rubrica che ho deciso di sperimentare con voi.

In questi ultimi anni si parla tanto di uguaglianza tra donne e uomini, ci si interroga sui reali e concreti passi lungo il percorso della parità dei sessi, ci si scandalizza quando si sente affermare che ci sono cose "da maschio" e cose "da femmine".

La via dell'uguaglianza passa attraverso una tappa fondamentale soprattutto per le mamme che lavorano (ma ovviamente non solo): la condivisione delle faccende domestiche e dell'educazione dei figli.

Via quindi la figura ingombrante del padre che torna a casa dal lavoro e trova la mamma con un perfetto trucco nude, vestita in modo sobrio ma ordinato, senza un capello fuori posto pronta a porgergli le pantofole con un sorriso smagliante, mentre dentro di sé vorrebbe solo collassare sul divano.

Anche per l'uomo è arrivato il momento di fare la sua parte. Per favore smettiamola di nasconderci dietro frasi insensate tipo "Ma le cose non è capace di farle", "Le faccio meglio io" o "Tanto dopo mi tocca ripassare".

Adesso, amiche mie, vi rivelo una verità sorprendente: anche gli esemplari di sesso maschile sono cerebro-dotati.

E' innegabile che il loro percorso sinaptico sia differente rispetto a quello del genere femminile, ma credetemi anche il loro cervello funziona.

Certo, siccome nessuno "nasce imparato", che sia maschio o femmina, bisogna per forza che certe cose vengano spiegate.

Va da sé che questo richiede tempo e impegno da parte di entrambi, ma sono abbastanza sicura che basteranno un paio di dimostrazioni e perfino vostro marito imparerà come caricare la lavatrice o come svuotare la lavastoviglie.

Lo stesso ragionamento si applica anche all'accudimento dei figli, dal cambio del pannolino al bagnetto che si evolveranno, con la crescita, nella vestizione e nell'intrattenimento.

Cercate però, care mamme moderne, di togliervi dalla testa il concetto che "Non farà mai le cose bene come le faccio io".

Chiaro, chiarissimo, non le farà bene quanto noi. A volte le farà addirittura meglio.

Dopo lunghe notti insonni, dopo tanto rimuginare, ho deciso che poteva essere utile anche a voi una piccola raccolta di ricette per negati mariti fatte e provate proprio da un uomo.

In questo modo potrete mostrarle al vostro partner e dire:"Su, forza, se ce l'ha fatta lui puoi farcela anche tu!"

Con la rubrica "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini" avrete contribuito anche voi all'emancipazione maschile e alla vera uguaglianza dei sessi.

ZUCCHINE RIPIENE: LA SUA RICETTA

Se mi seguite da un po' sapete già che CF ha delle sviluppate velleità culinarie.

Il suo percorso da autodidatta vanta anni di esperienza e sperimentazioni sia su esemplari canini che umani.

Nei lunghi anni di gavetta in cui per sopravvivere doveva per forza arrangiarsi da sé, alternando come ogni scapolo che si rispetti piatti già pronti e pasti consumati in ristoranti di bassa leva, il nostro prode ha deciso di iniziare a cucinare.

Il suo percorso è ancora in fieri ma può vantare già delle buone ricette che hanno superato la fase di sperimentazione e sono state bollate come "mangiabili e appetibili" dai membri della famiglia.

Quella che oggi vi propongo è una ricetta velocissima ma davvero buona.

Ingredienti per 4 persone:
  • 4 zucchine lunge
  • 1 confezione di pancetta affumicata a dadini
  • 200 grammi di scamorza affumicata a dadini
  • 150 grammi di pangrattato
  • una manciata di olive nere e verdi sminuzzate
  • 8 pomodorini pachino tagliati a pezzettini
  • aglio, prezzemolo e timo tritati
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • 70 grammi di mandorle a scaglie
Procedimento:

In una pentola portate a ebollizione abbondante acqua salata. Nel frattempo, tagliate le zucchine a metà e togliete i semi.

Buttatele nell'acqua per farle sbollentare per qualche minuto.

La zucchina dovrà risultare morbida ma bella compatta.

Scavate l'interno e recuperate la polpa che metterete in una ciotola assieme alle olive, ai pomodorini, all'aglio, al timo e al prezzemolo.

Condite con olio, sale e pepe.

Prendete una pirofila da forno e foderatela con un foglio di carta forno.

Adagiate le vostre zucchine e riempitele in questo modo: dadini di pancetta (che così rilasceranno un poco di grasso all'interno della zucchina), il composto preparato in precedenza, i dadini di formaggio e per finire pangrattato e mandorle.

Un bel giro d'olio evo e..via!

Infornate per 20 minuti a 200°, fino a che vedete che il pangrattato assume il caratteristico colore dorato.

Sfornate e servite.

Ok, ora non vi resta che fare la prova del nove: preparate in frigorifero tutto il necessario (per questa volta fatelo voi), stampate la ricetta e incaricate la vostra metà di prepararla per cena.

Sono sicura che il risultato sarà soddisfacente. Non dimenticatevi ovviamente di raccontarmi qui o su FB o IG come è andata.

Potete usare l'hashtag #luomoincucina #ricetteperveriuomini  @datemiunam.

Noi ci rivediamo il prossimo mese con la rubrica "L'uomo in cucina-ricette per veri uomini".

Post scriptum: purtroppo non ero presente durante le fasi di preparazione per cui non dispongo di fotografie da corredare all'articolo. Non ho avuto la prontezza di riflessi di fare uno scatto nemmeno a piatto ultimato, perché avevo troppa fame. Mi organizzerò per la volta prossima.

 

2

Questa domenica abbiamo organizzato con alcuni amici una gita fuori porta: la fiera del tartufo ad Alba.

Non ero mai stata ad Alba e sono rimasta molto affascinata dalla cittadina, con i suoi vicoli e i suoi palazzi medievali.

La fiera del tartufo è un evento che richiama gente da ogni luogo. E' qui infatti che avviene la compravendita del rinomato tartufo bianco e quella dei saporitissimi tartufi neri.

La fiera del tartufo quest'anno si svolge dal 7 ottobre al 26 novembre. Il programma è molto amplio e interessante (vi lascio qui il link).

Noi abbiamo deciso di andare domenica 15 Ottobre perché era la giornata dedicata alla rievocazione storica, con giochi e scene a sfondo medievale: allestimenti, costumi, canti, intrattenimenti e spettacoli che ci riportavano indietro nel tempo.

Siamo anche stati fortunati: il clima ci ha regalato una giornata estiva, con temperature sui 28°gradi. Meno male che non ho coperto i bambini in maniera eccessiva, così ho potuto "sbucciarli" come delle cipolle a mano a mano che passavano le ore.

Passeggiare per le strade pittoresche di Alba ha richiesto una grande abilità e anche una certa dose di pazienza: alcune piazze erano davvero sovraffollate.

Bancarelle particolari, giochi "antichi" anche per i grandi, come la pesca con canne di legno e spaghi da mettere al collo delle bottiglie di vino o giochi di abilità come lo spaccanoci e un'intera area allestita per i più piccoli dove poter provare giocattoli in legno adatti ad ogni fascia d'età.

Musica, danze e spettacoli di sbandieratori, il tutto accompagnato da mele glassate e pannocchie arrostite.

Ogni piazza ha il suo buon punto di ristoro che propone menù sempre vari a prezzi popolari, corredato da lunghe tavole di legno e morbide balle di fieno per sedersi e riposare i piedi stanchi.

Noi abbiamo assaggiato una deliziosa porzione di gnocchi con fonduta di Castelmagno e scaglie di tartufo nero, annaffiato da un buon calice di Ruché.

 

Devo dire che perfino i bambini hanno gradito il piatto, nonostante il loro preferito rimanga il formaggio al tartufo che ci hanno fatto assaggiare all'interno dello stabile dove si teneva proprio il mercato mondiale del tartufo (è possibile visitarlo al prezzo di € 3,50 per gli adulti, mentre i bambini fino a 15 anni non pagano).

Nel regno di questo pregiatisssimo e costosissimo fungo ipogeo è possibile acquistare oltre ai tartufi stessi anche prodotti aromatizzati come oli, formaggi, salumi e perfino cioccolate.

Benché il tartufo la faccia giustamente da padrone, un posto non da meno viene occupato dalle nocciole, dai funghi e dalle castagne.

La fiera del tartufo è sicuramente un tripudio dei sensi, che vale la pena visitare almeno una volta.

Non paghi di ciò, siamo riusciti perfino a vedere - seppur in maniera veloce- il museo di archeologia e di storia naturale.

La Ninfa è rimasta affascinata dagli scheletri  e dalle tombe (i bambini si sa hanno uno sviluppato senso del macabro), a Ringhio invece sono piaciute le farfalle (vi prego, evitate ogni possibile battuta a doppio senso).

E' stata davvero una domenica piacevole, a parte la coda in autostrada durante il viaggio di ritorno.

Ma anche qui siamo stati graziati, perché i pupi hanno dormito ininterrottamente per le tre ore circa del viaggio.

Ora ditemi voi: è stata una domenica fortunata anche la vostra? Avete altre fiere e sagre facilmente raggiungibili da propormi?

 

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Il fine settimana appena trascorso mi ha lasciato l'amaro in bocca.

E' stato un fine settimana grigio e bigio, davvero tristissimo, forse per via della pioggia che ci ha proiettato in pieno clima autunnale, più probabilmente  per via di certe mie aspettative che sono state disilluse.

Sabato sera avevo in testa di uscire a festeggiare il nostro anniversario in un bel locale in cui sono mesi che progettavamo di andare.

L'incaricato di turno ( facciamo un anno per uno ad organizzare le cose), non ha prenotato, pensando bellamente di trovare posto.

Indovinate un po'? Dopo un tragitto di quaranta minuti sotto la pioggia battente con due figli in macchina che si lamentavano per la fame-il freddo-la sete-il caldo-il sonno-la qualsivoglia siamo giunti a destinazione solo per scoprire che il locale era pienissimo.

Ovviamente improponibile aspettare, quindi siamo finiti in un locale di ripiego, bello eh, abbiamo anche mangiato bene, ma quando ti fai i tuoi progetti in testa e poi non si realizzano ti girano almeno un po'.

Senza contare che avevo proprio voglia di uscire, dopo un pomeriggio passato in casa con due creature iper-eccitate che saltellavano in giro, smaniose di andare alle giostre della sagra del paese.

Altro desiderio purtroppo non avverato, perché le suddette giostre hanno deciso (forse a causa dell'incertezza climatica) di aprire alle 19,00.

Come se non bastasse, Ringhio è stato in grado di tirarsi addosso nove piatti appena tolti dalla lavastoviglie. Il combina guai infatti voleva appurare che fossero realmente vuoti e che non contenessero qualche cosa di mangereccio che la mamma gli stava deliberatamente occultando, san Tommaso scànsate.

A parte lo sfacelo, fortunatamente ne è uscito praticamente incolume, a parte due o tre taglietti superficiali dovuti ai cocci di rimbalzo.

Io mi sono spaventata da morire, ho perso i soliti cinque anni di vita - se continuo così ai cinquanta mica ci arrivo- e ho raccattato vetri dal pavimento imprecando come uno scaricatore di porto.

E' inutile aggiungere che avevo finito di sistemare la casa poche ore prima, vero?

E non è che la domenica sia andata meglio.

I pargoli sono stati litigiosi tutto il tempo, CF sembrava una gallina che non sapeva dove andare a fare l'uovo, indeciso su tutto e petulante come una vecchia zitella.

Il pomeriggio ci siamo decisi ad andare all'Ikea con la scusa che ci servivano i piatti (siamo rimasti con quattro piatti piani e cinque fondi) solo per scoprire che il mondo al di sopra del Po aveva deciso di darsi appuntamento lì, manco ci fosse un flash movie.

Impossibile girare, troppa calca, troppo rumore. In più non ho trovato nulla che mi piacesse, per cui devo risolvere il problema piatti, ché se viene qualcuno a mangiare devo usare quelli di plastica con Tweety disegnato sopra.

La sera nuovo tentativo di uscire per andare alla famosa sagra e vedere i fuochi d'artificio, vanificato dai bambini che si sono addormentati sul divano alle 20,30.

Insomma, un week-end veramente sotto tono. Quasi quasi avevo voglia di tornare al lavoro.

Speriamo che il prossimo vada meglio...

E il vostro fine settimana è andato bene? Se avete voglia di condividerlo, qui sotto avete tutto lo spazio che vi serve.

 

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C'era una volta, tanto (ma non troppo) tempo fa una ragazza che si vestiva sempre di nero, perché dentro si sentiva nera e cupa anche lei.

C'era una volta, tanto (ma non troppo) tempo fa un ragazzo che si vestiva elegante e sgargiante, perché il suo lavoro richiedeva così.

Un giorno la ragazza incontrò per caso un'amica di un tempo che per anni aveva preso l'autobus con lei al tempo della scuola.

Come succede in quei casi, le due chiacchierarono a lungo, aggiornandosi sulle vicissitudini, spesso non troppo piacevoli, che erano accadute in quegli anni in cui si erano perse di vista.

Mossa a compassione dal quadro non troppo roseo in cui viveva la ragazza vestita di nero, cupa fuori come lo era dentro, la vecchia compagna le propose di uscire assieme.

L'amica ritrovata la presentò ad altri amici con cui passarono giornate spensierate che stemperarono l'umore nero della ragazza.

Una giorno arrivò un allegro terzetto, agghindato in modo sfarzoso, che poco si confaceva con il tono della serata.

Col fare tipico dei ragazzi ventenni, i tre cominciarono a pavoneggiarsi per guadagnarsi il favore della nuova arrivata.

Dal canto suo, la ragazza li considerò per quello che erano: ragazzi che facevano i buffoni. E la cosa terminò così, un'etichetta appiccicata addosso e via.

La compagnia trascorreva ore interminabili assieme, chiacchierando e girovagando senza meta, godendo di ogni singolo momento spensierato che l'estate portava con sé.

Una sera, sulle note di una canzone un poco struggente e malinconica, complice il cielo stellato, la ragazza nero vestita  parlò con uno dei giullari.

Si scambiarono confidenze e opinioni. Lui le fece vedere che il mondo, in fondo in fondo, non era sempre nero.

Lei gli mostrò che al mondo ci sono persone che amano gli altri anche quando non fanno per forza i giullari della situazione.

Da quel momento i due divennero inseparabili: lui capì che, guardando oltre la cortina nera, l'animo della ragazza era una pittoresca tavolozza di colori; lei imparò che, dietro le risate sguaiate e le spacconate del ragazzo elegante come un pavone, si celava un animo sensibile dalla storia travagliata.

Dalla simpatia si passò ad altro e presto divenne chiaro a tutti che i due si stavano innamorando.

Gli amici del ragazzo e quelli della ragazza tentarono di farli ragionare: loro due assieme erano una coppia male assortita, non ci azzeccavano niente, era come tentare di far stare assieme il fuoco e l'acqua.

La loro storia d'amore, pronosticarono, sarebbe durata poco, sarebbe stata una breve storiella d'amore, evaporata dopo le prime vampate.

I due alzavano le spalle, senza preoccuparsi del futuro. Quello che per loro era importante era il presente.

Per una volta nella vita volevano semplicemente vivere l'attimo, intensamente e come se non ci fosse un domani.

E il domani infine arrivò e, a discapito di quelle fosche previsioni, la ragazza e il ragazzo stanno ancora assieme dopo tredici anni.

Lei non si veste più solo di nero, perché, anche se pensa che le doni moltissimo, è anche consapevole che il mondo è pieno di colori, come la sua anima.

Lui ha imparato che tutti apprezzano chi sa far ridere, ma a volte avere accanto persone che mostrano anche altri lati di sé crea legami più profondi.

Insieme hanno fatto cose meravigliose, primi fra tutti i loro figli, Irene, Michele e il piccolo che non è mai nato ed è diventato una bella stellina.

Insieme ne faranno altre, perché il futuro è una strada lunga e imprevedibile.

E questo è il loro giorno, il nostro giorno.

Per cui, amore mio, semplicemente tanti auguri a noi. In alto i calici e brindiamo alla vita.

 

Questo fine settimana sono arrivate le prime piogge e le temperature sono finalmente scese.

Secondo quanto dicono gli esperti, ci siamo definitivamente lasciati il caldo africano alle spalle.

Che poi, correggetemi se sbaglio, ma tutti gli anni ci fanno credere che quella che stiamo vivendo sarà l'estate più calda del secolo e che l'inverno che arriverà sarà l'inverno più freddo di sempre.

Al di là di queste veri o presunti pronostici, è indubbio che sabato faceva freschino.

Le basse temperature hanno ridestato una fame lupina nei membri della mia famiglia, per cui, vista la situazione della dispensa, ho mandato l'uomo a far provviste mentre io ed i pupi ingannavamo l'attesa tra le mura domestiche sfoderando tutta la nostra creatività (leggi: io tentavo di intrattenere due bambini scatenati proponendo loro diverse attività ludiche più o meno educative).

CF, incurante della pioggia battente, senza un ombrello a ripararlo, è tornato tutto zuppo (perché gli uomini duri non usano ombrelli e affini, salvo poi frignare e piagnucolare alla comparsa di raffreddori e febbriciattola).

La sua incursione nell'ipermercato di zona ha dato i frutti sperati. Tutta la roba della lista è stata diligentemente acquistata,  al grido di "forza ragazzi, nessuno verrà lasciato indietro!"

In aggiunta l'uomo di casa, orgoglioso come un cacciatore primitivo, ha mostrato alla sua famiglia due belle confezioni di carne non prevista.

"E cosa ci facciamo con tutta questa carne?" ha chiesto Priscilla, interrogandolo con lo sguardo.

"Adesso vedrai!" ha ruggito CF, sfoderando dalla busta ecologica e riutilizzabile il suo asso nella manica.

"Ohhhhhh" hanno esclamato i bambini, contemplando meravigliati una bellissima palla di....cavolo bianco.

"E cosa ci facciamo con tutto quel maiale e un cavolo bianco?" ha ribadito Priscilla, pedante.

"Come cavolo bianco?! Non era mica una verza?" trasecola CF, preso in contropiede.

CF si guadagna uno sguardo di velata disapprovazione da parte della compagna. Del resto, si sa, l'uomo è cacciatore non raccoglitore.

"Qualche cosa ci farai ugualmente, lo so. Io ho fiducia in te". Sguardo ammaliante di Priscilla, che farebbe ogni cosa pur di non cucinare questo sabato sera.

E CF, investito da cotanta responsabilità, da uomo che ha sulle spalle non una, non due, non tre ma ben sei bocche da sfamare oltre alla sua (avendo invitato una coppia di amici con figlioletta a cena da noi), si barrica in cucina.

Ora, non so voi, ma io quando CF fa così tremo in ogni fibra del mio essere. Solitamente, dopo le mirabolanti prestazioni del mio compagno ai fornelli, io passo ore della mia vita a ripulire una cucina che sembra un campo da battaglia.

"Guarda che poi pulisci tu, io ti ho avvisato!" urlo giocando d'anticipo.

Mi giunge un grugnito che voglio interpretare come un assenso.

E stavolta CF ce la fa, a stupire e deliziare tutti i palati, bimbi compresi.

Come? Ma con questa ricetta facilissima, battezzata "Parente alla lontana della cassoeula".

Ingredienti per dieci persone (perché eravamo in quattro adulti e tre bambini, ma da noi vige la massima melius abundare quam deficere) per cui:

  • 1 palla di cavolo bianco bella grossa (peso non pervenuto)
  • venti costine di maiale
  • 4 salsicce
  • 2 salamelle tipo luganega
  • una cipolla
  • due carote
  • due gambi di sedano
  • brodo di carne
  • vino bianco
  • sale
  • pepe
  • olio evo e burro

Procedimento:

In una pentola molto grande far soffriggere con burro e olio cipolla, carote e sedano tagliati fini. Prima che la cipolla annerisca, aggiungere un mescolino di brodo.

Quando il liquido sarà quasi del tutto evaporato, disporre la carne, se possibile alternandola, nella pentola. Far rosolare per cinque minuti la carne rigirandola e poi sfumare con abbondante vino bianco.

Quando il vino sarà evaporato, ricoprire la carne con il cavolo bianco tagliato a listarelle fini.

Coprire con un coperchio e lasciar appassire il cavolo per una decina di minuti. Scoperchiare e mescolare energicamente.

Aggiungere due mescoli di brodo, rimettere il coperchio e proseguire la cottura a fuoco basso.

Il trucco sta nel continuare a tenere la preparazione ben umida e aggiungere brodo quando necessario.

Dopo circa una mezz'oretta assaggiare e regolare di sale e pepe.

Il risultato dovrebbe essere una carne molto tenera con un intingolo favoloso, bello cremoso che ben si accompagna a polenta o purè di patate.

Perfino i bambini, che non amano il cavolo, l'hanno mangiata volentieri.

Se dovesse avanzare, niente paura: potete conservarla in frigo per il giorno dopo o congelarla, seguendo le opportune regole.

Direi che CF è stato abbastanza abile a riparare ad un errato acquisto.

Voi cosa fate quando vi succede di comperare un ingrediente sbagliato? Lo conservate per utilizzarlo in seguito o cercate di farvelo andare bene?

Attendo i vostri racconti.

Buon inizio settimana!