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Il Natale da noi è una cosa seria.

Oddio, non sono una di quelle fan sfegatate che comincia a contare i giorni che mancano al Natale ai primi di gennaio o che a luglio ha già pronti e impacchettati tutti i regali, compreso quello per la cugina ottantenne della suocera che vediamo se ci va bene una volta ogni tre anni.

Ma quando arriva dicembre, allora lì mi trasformo.

Il Santo Spirito Natalizio si impossessa di me e parto per la tangente.

Decorazioni, lucine, canti natalizi, film che conosco ormai a memoria.

Del resto, ho l'attenuante: due bimbi in età pre-scolare a cui voglio far vivere appieno la magia del Natale.

La preparazione al Natale, frase che riecheggia inquietanti lezioni religiose, passa anche per altre vie.

Oggi affrontiamo il tema delle letture (non sacre, ma profane).

Per far comprendere ai bambini cosa accadrà e trasportarli in un mondo magico, a me piace scegliere con loro dei libri che parlino dell'eroe numero due (il numero uno per noi è sempre lei, Santa Lucia).

5 libri per bambini per prepararsi al Natale

Dunque, dicevamo, i libri.

Quest'anno dalla nostra escursione alla biblioteca comunale abbiamo recuperato questi 5 volumi che ci sono piaciuti assai.

  • "Il piccolo Babbo Natale diventa grande" di A. Stohner e H. Wilson

Un libricino che tocca i temi dell'emarginazione e della poca attenzione che spesso noi adulti concediamo ai bambini.

C'è questo piccolo Babbo Natale, molto diligente e introverso, che sta preparando i biscotti.

Ad un certo punto si accorge di non avere abbastanza zucchero e allora che fa? Esce a cercarlo.

Nessuno degli altri Babbi Natale si accorge di lui: sono troppo intenti a ridere e a scherzare tra di loro.

Avvilito, il piccolo Babbo Natale rientra in casa. Ma quello che non sa è che il capo dei Babbi Natale ha in serbo per lui una grande sorpresa...

  • "Una visita speciale" di K.Snapp

E' un piccolo libricino pop-up, pieno di finestrelle da aprire. Grandi illustrazioni tutte colorate, poche frasi e tanta magia.

  • "Babbo Natale" di M.L.Giraldo

E' il giorno della vigilia di Natale. Babbo Natale ed i suoi folletti stanno finendo di caricare i regali sulla slitta, ma ecco che qualcuno bussa alla porta.

Chi sarà mai? E' il postino che, tutto trafelato, consegna delle letterine ritardatarie al povero Babba Natale.

E ora come si fa? Niente paura, i folletti e il Babbo risolveranno tutto ed ogni bambino avrà i suoi regali.

  • "Babbo Natale" di R.Pagnoni

Questo in realtà è un libro per bimbi più piccoli, ma i miei bimbi lo hanno scelto per via delle finestrelle.

In dodici pagine l'autrice ci racconta cosa fa Babbo Natale quando torna a casa dopo aver consegnato tutti i regali.

Ai bimbi piace perché non è così scontato chiedersi cosa farà dopo, di solito ci si concentra sul prima o sul durante.

  • "Babbo Natale: l'esperto di giocattoli numero uno al mondo" di M.Frazee

Un libro particolare, che insegna ai bambini quanto sia importante ascoltare gli altri e concedere loro tutta l'attenzione che meritano.

Anche Babbo Natale fa così: passa tanto tempo ad ascoltare i desideri di ogni bambino, che si scrive attentamente sul suo quaderno.

Quando poi il Natale di avvicina, pensa intensamente ad ogni bambino e cerca di capire quale sarebbe per lui il regalo più adatto.

Poi, con pazienza, trova e impacchetta ogni singolo giocattolo, testato e provato da lui personalmente.

Ed infine, il momento che Babbo Natale ama di più: consegnare i suoi regali, fatti con tanto amore, ai bambini bravi di tutto il mondo.

Questa in breve la nostra selezione di quest'anno.

Se avete altre proposte da suggerire siamo tutt'orecchi.

Come sempre, un grande ringraziamento a Paola, di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro.

Buona continuazione!

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Mancano pochi giorni al tredici dicembre, il giorno preferito di ogni bambino della mia zona: la festa di Santa Lucia.

Santa Lucia surclassa di gran lunga perfino Babbo Natale, perché qui da noi è lei che porta doni e dolci ai bambini buoni.

Esistono mille modi per celebrare questa ricorrenza ed io sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da proporre ai miei bambini e da fare eventualmente diventare una delle nostre tradizioni familiari.

Parlando con una coppia di amici che hanno vissuto a lungo in Svezia ho scoperto che esistono dei bellissimi dolcetti che si fanno per celebrare la notte più lunga dell'anno.

Sono i Lussekatter o Gatti di Santa Lucia. Come potevo non farmi incuriosire da un dolcetto con questo nome?

Ovviamente mi sono fatta dare la ricetta e l'ho sperimentata subito.

Il risultato è stato...imprevedibile.

Lussekatter: Gatti o dolcetti di Santa Lucia

In Svezia il culto di Santa Lucia è molto diffuso e per celebrare la Santa che simbolicamente è  legata alla luce i popoli nordici si sono inventati questi dolcetti, il cui colore giallo brillante è legato all'uso massiccio dello zafferano (che da quelle parti costa meno che qui).

Si tratta di una sorta di panini morbidi aromatizzati con lo zafferano e spennellati con l'uovo che conferiscono ai lussekatter un colore giallo brillante che richiama appunto la luce del sole.

Come ogni tradizione che si rispetti, i Gatti di Santa Lucia affondano le loro radici nel folklore locale.

Pare infatti che il nome riporti al filone delle lingue germaniche: lussekatter ha in sé l'etimologia della parola Lucifero (portatore di luce).

Infatti secondo le leggende nordiche i gatti, simbolo del diavolo, durante la notte facevano i dispetti ai bambini mentre Gesù, sotto l'aspetto di un bambino, portava ai bimbi buoni dolci e doni.

Quindi, per esorcizzare le paure ancestrali, si sfornavano questi dolci di colore giallo brillante che tenevano lontane le tenebre.

Lussekatter: come preparare i Gatti o dolcetti di Santa Lucia

La ricetta che mi hanno fornito i miei amici è di una semplicità disarmante e si presta benissimo per essere preparata con l'aiuto dei nostri piccoli chef.

Ecco gli ingredienti:

  • 600 grammi di farina 0
  • 200 grammi di farina di Manitoba
  • 200 grammi di zucchero
  • 150 grammi di burro
  • 250 grammi di latte
  • un cubetto di lievito di birra
  • quattro bustine di zafferano
  • uvetta sultanina
  • un uovo per spennellare

Con queste dosi a me sono venuti una ventina di Gatti di Santa Lucia, ma dipende sempre da quanto li fate grandi.

La ricetta prevedeva un grammo di zafferano che sono circa sei bustine, ma io ne avevo solo quattro.

Vi garantisco che già con queste dosi il sapore dello zafferano si sente davvero molto.

Come preparare i Lussekatter: procedimento senza Bimby

Preparare i Gatti di Santa Lucia è semplice.

Cominciamo intiepidendo in un pentolino il latte e il burro.

Mentre si scaldano, setacciate la farina.

Riprendete il pentolino e controllate il latte.

Quando la temperatura sarà di circa 37 gradi (se non avete un termometro provatela con il dito: se sentite caldo ma non vi scottate allora la temperatura è giusta), sbriciolate il cubetto di lievito di birra e lasciatelo sciogliere.

Unite lo zucchero e lo zafferano e mischiate bene.

A questo punto versate i liquidi sopra la farina e iniziate ad impastare.

Dovrete ottenere un composto elastico e che non si appiccica alle dita, come quello della pizza per intenderci.

Riponete la vostra palla in un luogo tiepido (il forno scaldato senza ventola o vicino al termosifone), coprite con un panno umido e lasciate lievitare per due ore.

Passato questo tempo, preriscaldate il forno a 200°.

Intanto  riprendete l'impasto e lavoratelo velocemente su una spianatoia (non dovreste avere bisogno di infarinarla, perché se l'impasto è della giusta consistenza non si appiccica).

Formate delle palline tutte più o meno della stessa dimensione.

Quando avrete finito, con ogni pallina formate un cordoncino -altrimenti detto biscio- lungo circa una spanna e mezza (i bambini qui si divertono un sacco).

Con ogni biscio formate una lettera "S" che termini con due spirali chiuse (capite bene se guardate la foto).

Disponete ogni Gatto di Santa Lucia su una teglia, spennellateli con l'uovo e con l'uvetta formate gli occhietti dei Gatti.

Lasciate lievitare ancora per una ventina di minuti.

Infornateli sul piano medio del forno, abbassate la temperatura a 180° e fateli cuocere per 12-15 minuti ( non smetterò mai di dire che ogni forno è diverso, per cui controllate la cottura: la mia prima infornata per esempio era molto colorita).

Ora i Lussekatter sono pronti: non vi resta che farli raffreddare e gustarli magari accompagnati da una bella bevanda calda, magari addirittura da una cioccolata.

Come preparare i Lussekatter: procedimento con il Bimby

Se disponete del Bimby, la procedura per preparare i dolcetti di Santa Lucia è questa:

  • mettete nel boccale il latte e il burro: 37°, due minuti, vel. 1;
  • sbriciolate il cubetto di lievito e fatelo sciogliere: 37°, un minuto, vel.1;
  • aggiungete zucchero e zafferano: 30 secondi, vel.1;
  • aggiungete la farina e lavorate a velocità spiga finché l'impasto non si staccherà dalle pareti (scusate, non so essere più precisa perché non ho impostato il tempo).

Versate l'impasto su una spianatoia, formate la palla, copritelo con un tovagliolo umido e fatelo lievitare.

Per il resto procedete come spiegato sopra.

Lussekatter: conservazione

Una volta cotti, i Gatti di Santa Lucia si possono conservare in un contenitore ermetico per un paio di giorni.

Potete decidere anche di congelarli oppure potete tenere l'impasto in frigorifero per un giorno prima di farli.

Lussekatter: varianti

Se non vi piace l'uvetta, che ha una funzione puramente decorativa, potete sostituirla con delle gocce di cioccolato.

Potete aggiungere all'impasto delle noci spezzettate ma ricordatevi che il gusto forte dello zafferano risulta molto coprente.

Per questo ho detto prima che il risultato è stato imprevedibile: mi aspettavo un gusto molto più dolce, mentre invece i Gatti di Santa Lucia sembrano più a dei panini dal deciso gusto di zafferano.

Io comunque li ho sperimentati con un bel pezzetto di gorgonzola e mi è sembrato un buon abbinamento.

Provateli anche voi e fatemi sapere che cosa ne pensate.

Bon appétit e buona Santa Lucia!

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Parlare del giorno del ringraziamento in Italia è un po' come parlare di Halloween, vale a dire che genera spesso reazioni negative.

So bene che il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day) è una festa tipica degli Stati Uniti.

Perché allora dovremmo festeggiarla anche qui da noi? Non ne abbiamo già abbastanza delle nostre?

Ecco, non fraintendetemi, non sto proponendo di farla diventare una festa nazionale.

Quello che voglio dire è che di motivi per dire grazie ne abbiamo tanti anche noi, per cui trovo bello scegliere un giorno dell'anno in cui farlo tutti assieme.

Inoltre, sopratutto in questi ultimi anni, anche a livello educativo ci si sta focalizzando molto sul tema della gratitudine.

Quale occasione migliore allora per dimostrare ai bambini l'importanza di dire grazie e quella di non dare mai per scontato quello che si ha?

Prima che i soliti ignoti mi saltino addosso e mi azzannino alla gola, cercherò brevemente di spiegare che cos'è il Giorno del Ringraziamento.

Il Giorno del Ringraziamento: che cos'è e quando si festeggia

Il giorno del Ringraziamento  è una festa nazionale americana che si celebra il quarto giovedì di novembre.

Il Giorno del Ringraziamento: come nasce

Le nostre conoscenze riguardo a questa festa sono legate principalmente a quello che leggiamo nei libri o a quello che vediamo nei film.

Il che si traduce nelle immagini di famiglie che si riuniscono attorno ad un tavolo per mangiare un enorme tacchino con una salsa strana.

La nascita del Giorno del Ringraziamento si fa risalire al 1623 ed è legata alla storia dei Padri Pellegrini.

All'inizio del 1600 un gruppetto di cristiani perseguitati in Inghilterra si imbarca sul vascello "Mayflower" per dirigersi verso il nuovo continente.

Molti di loro però non ce la fanno e muoiono durante la traversata.

Per quelli che riescono a sbarcare sul suola americano, la speranza di ricominciare una nuova vita si infrange contro la dura realtà.

La terra non è adeguata per i semi che gli esuli hanno portato con loro.

Il raccolto non spunta e molti  non riescono a superare l'inverno.

L'anno seguente le condizioni dei pellegrini non sembrano affatto migliorate: nonostante la loro cura la terra non dà frutti.

Questa volta però la provvidenza viene loro in aiuto: un gruppo di nativi americani, impietositi, dona loro dei semi di mais, dei semi di zucca e dei tacchini.

In questo modo, quando giunge l'inverno, i coloni sono pronti: la terra questa volta è stata generosa e non moriranno di fame.

I coloni, da buoni cristiani, decidono di rendere grazie a Dio per la sua generosità: organizzano una cerimonia a cui sono invitati anche i nativi americani.

E' solo nel 1789  però che la festa del ringraziamento viene proclamata a livello ufficiale dal primo presidente degli Stati Uniti, George Washington.

Con il passare degli anni il carattere religioso si perde, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui la celebrazione diventa di fatto una festività laica.

Il Giorno del Ringraziamento: cosa rappresenta

Visto in quest'ottica, dunque, il Giorno del Ringraziamento rappresenta per gli americani la partenza della creazione del loro stato.

Non voglio qui aprire una diatriba sulle stragi di nativi americani avvenute in seguito alla colonizzazione dell'America.

Mi premeva solo sottolineare quanto abbia rappresentato e ancora rappresenti questa festa per i cittadini degli Stati Uniti.

Giorno del Ringraziamento: come si festeggia

Secondo la tradizione,  il giorno del ringraziamento ogni famiglia organizza un pranzo o una cena luculliane preferibilmente in casa.

Questa giornata è l'occasione per riunire i membri della famiglia che spesso abitano molto distanti e non hanno la possibilità di vedersi frequentemente.

Protagonista del pasto è il tacchino, che viene farcito, cotto al forno e servito con una particolare salsa a base di ribes.

Non devono mancare poi le preparazioni a base di mais e le torte fatte con la zucca.

Anche la casa viene decorata, con addobbi luccicanti e colorati che richiamano l'autunno.

Ma vi lascio spiegare tutto questo da Isabella di "Mama made in Italy", una mamma expat che vive negli USA da alcuni anni.

Giorno del Ringraziamento: curiosità

Sapete che il giorno del ringraziamento è chiamato anche T-day?

T sta per Turkey, ossia "tacchino" in inglese. E' oramai una tradizione consolidata quella della cerimonia della grazia presidenziale a due tacchini ( National Thanksgiving Turkey Presentation).

Gli allevatori mandano alla Casa Bianca uno dei loro tacchini ed il presidente, alcuni giorni prima del giorno del ringraziamento, decide quali tacchini graziare.

I due fortunati volatili vengono poi utilizzati per aprire la parata sulla Main Street di Disneyland.

A questo proposito, avete mai guardato con i vostri bambini il film d'animazione "Tacchini in fuga"?

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Come festeggiare il Giorno del Ringraziamento in Italia

Festeggiare il Giorno del Ringraziamento in Italia non è solo e sempre un voler seguire la moda del momento.

Se a monte ci sono dei bisogni particolari, delle idee e dei ragionamenti la festa del Ringraziamento può essere adattata anche alla nostra cultura.

Dire grazie ed essere consapevoli delle fortune che abbiamo è un valore che cerco di trasmettere ai miei figli.

Tempo fa avevo parlato di quanto sia importante per ogni famiglia crearsi dei propri riti, delle proprie tradizioni.

Proprio per questo, lo scorso anno abbiamo deciso di fare un esperimento.

Negli ultimi dodici mesi, sulla mensola della sala, ognuno di noi a turno ha messo in un vasetto un piccolo bigliettino con un ringraziamento speciale per una persona.

Per esempio, la Ninfa mi ha fatto scrivere cose del tipo:

"Grazie alla mia amica A. che mi ha regalato la sua mollettina".

Con CF e i bambini abbiamo concordato un giorno specifico dell'anno in cui celebrare il "nostro" ringraziamento.

In questo giorno speciale (un sabato o una domenica per ragioni lavorative) cuciniamo tutti quanti assieme i piatti che ci piacciono di più (mi dispiace, il tacchino non rientra tra questi).

Ci vestiamo bene, apparecchiamo la tavola con una cura maggiore del solito e ci sediamo a festeggiare.

Al termine del pasto prendiamo il nostro vasetto e leggiamo i bigliettini.

Come potete vedere, non c'è bisogno di una festa nazionale, di parate e di banchetti per celebrare la gratitudine.

Basta fermarsi un attimo, in un giorno qualsiasi, e prendersi del tempo per elencare anche a mente cinque motivi per essere grati.

Vedrete che poi la parola "grazie" vi affiorerà facilmente sulla labbra.

La settimana è iniziata con un cielo grigio e bigio, che ben rappresenta il mese di novembre nel mio immaginario.

Con questo tempo che non è ancora freddo ma di sicuro umido si ha voglia di mangiare piatti più ricchi, caldi e saporiti.

Sulla scia autunnale la scorsa settimana CF si è guadagnato la standing ovation della famiglia proponendoci un piattino che Cracco scansati proprio.

In realtà la ricetta era di quelle svuota-frigo, ovvero "aiutati che il ciel ti aiuta".

Ma il risultato è stato davvero da "wow".

Rullo di tamburi: sto per darvi la ricetta dei nostri strepitosi tortini di patate con funghi e caciotta, facili, veloci e sorprendenti.

Si tratta -udite udite- di tortini monoporzione a base di patate a cui sono stati aggiunti dei funghi trifolati (rimasti dal pranzo e troppo pochi per accontentare tutti) con dei cubetti di pancetta e dei dadini di caciotta.

Il gusto dei funghi viene valorizzato dalla base neutra delle patate e insaporito dai dadini di pancetta. La caciotta forma un goloso cuore filante che conquista grandi e piccini.

Tortini di patate con funghi e pancetta: ingredienti

Per preparare i nostri tortini vi servono pochi e semplici ingredienti:

  • 800 gr. di patate
  • 100 gr. di parmigiano grattugiato
  • 250 gr. di caciotta
  • 100 gr. di pancetta
  • 150 gr.di  funghi trifolati
  • sale
  • pepe
  • prezzemolo
  • pangrattato
  • burro

Cominciamo!

Tortini di patate con funghi e caciotta: procedimento

Iniziamo dalle patate: sbucciatele e cuocetele al vapore, oppure lessatele.

Una volta pronte, schiacciatele con una forchetta o con uno schiacciapatate e fatele intiepidire.

Aggiungete sale, pepe, prezzemolo tritato, il parmigiano e una noce di burro e amalgamate il composto.

Assaggiate e, se per voi va bene, unite i funghi e la pancetta.

Prendete ora delle cocottine o dei pirottini di alluminio, imburrateli e spolverizzateli con il pangrattato.

Mettete una cucchiaiata di purea di patate e livellate.

Adagiate un paio di dadini di caciotta e ricopriteli con un'altra cucchiaiata.

Procedete fino ad esaurimento (finiranno prima le cocottine o l'impasto?) e infornate il tutto per 25 minuti a 200 gradi modalità statica.

I vostri tortini sono pronti per essere mangiati!

Un consiglio: aspettate una decina di minuti prima di sformarli in modo che si compattino un po', non come noi che non abbiamo saputo resistere (come si vede dalla foto!).

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Come si nota, il nostro tortino si è lasciato andare perché era ancora bollente 😉

 

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Ecco qui la forma giusta. L'immagine l'ho trovata su trip-advisor

 

Potete servirli con un contorno di insalata e prepararli in molte varianti.

Se vi va di sbizzarrirvi, passate di qui e ditemi qual è la vostra variante preferita.

Ci vediamo il prossimo mese con una nuova ricetta della rubrica "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini".

Seguimi anche su IG con l'hashtag #luomoincucina e non dimenticare di condividere con me i deliziosi manicaretti che cucina la vostra dolce metà.

Bon appétit! 

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Si avvicina novembre e con questo mese si presenta puntuale anche la commemorazione dei morti.

Oramai i miei bambini stanno crescendo ed è sempre più frequente che, soprattutto la Ninfa, mi chieda: "cos'è la morte?" , "Perché si muore?", "Dove si va quando si muore?", "Anche tu mamma morirai?".

Parlare di un tema così complesso con i bambini può metterci in difficoltà.

Del resto ignorare le loro domande e liquidarle con un "Ne riparleremo quando sarai più grande" è una strategia da non prendere nemmeno in considerazione.

Tempo fa la Ninfa e gli altri bambini della loro scuola materna si sono trovati a fronteggiare la morte di una loro compagna di classe.

Ho apprezzato molto il tatto con cui le insegnanti hanno affrontato la questione, facendo sentire i bambini accolti, ascoltandoli e spiegando loro cosa era accaduto con termini chiari e rapportati alla loro età.

Da loro ho imparato che esistono alcune "strategie" per parlare della morte ai bimbi.

Questi sono i passi che sarebbe opportuno compiere. Uso il condizionale perché mi rendo conto che quando capita di affrontare un lutto anche noi genitori, spesso, ne siamo colpiti in prima persona.

Per esempio, quando muore il nonno o anche il cane di famiglia, a risentirne per primi siamo noi stessi ed è comprensibile che ci lasciamo trasportare dai sentimenti piuttosto che dalla ragione.

Come affrontare il discorso della morte con i bambini

Questi sono i passi che sarebbe opportuno compiere quando dobbiamo comunicare ai nostri figli che è mancato qualcuno.

  • Non raccontiamo bugie

Come accennavo sopra, deviare le domande dei bambini o, peggio ancora, raccontare bugie allo scopo di proteggerli dal dolore può provocare più danno che giovamento.

I bimbi, anche se piccoli, sono già in grado di capire che qualcosa non va e si interrogano su quello che capita attorno a loro.

Raccontare loro bugie o mezze verità può minare il rapporto di fiducia e creare confusione: " la mamma mi dice che va tutto bene, ma la vedo triste e preoccupata".

I bambini sono empatici e intelligenti: spiegare loro cosa è accaduto con parole semplici e chiare, adatte alla loro età, è la soluzione più corretta.

  • Chiediamo aiuto alla narrazione

Quando una perdita ci tocca da vicino, spesso ci mancano proprio le parole per spiegarlo.

Lasciamo allora che a parlare per noi lo facciano i racconti: scegliamone uno adatto all'età del nostro bambino, leggiamolo assieme e condividiamo i nostri sentimenti.

  • Non nascondiamo il nostro dolore

I bambini sono empatici, riescono meglio di noi adulti a capire e leggere i vari stati d'animo e i vari sentimenti. Del resto l'educazione emotiva è una delle pietre miliari nel percorso educativo del bambino.

Evitiamo allora di dire ai nostri figli che le cose vanno bene quando invece non è così: riconosciamo il nostro dolore e parliamone con loro.

In questo modo anche i piccoli si sentiranno "autorizzati" ad esternare i loro sentimenti, si sentiranno accolti e compresi.

  • Rispettiamo i tempi dei bambini

Per elaborare un lutto ci vuole spesso molto tempo. Magari per noi grandi, che ci siamo già passati, questo può essere scontato.

Per un bambino che si trova ad affrontare una perdita affettiva, forse per la prima volta, i tempi possono essere più lunghi.

Non mettiamo loro fretta, ma impariamo ad aspettare e ad ascoltare quello che ci comunicano, non solo con le parole.

Rispettiamo le loro emozioni e aiutiamoli ad elaborare la perdita.

5 libri utili per spiegare la morte ai bambini da tre a sei anni

In occasione dell'avvicinarsi della Commemorazione dei Defunti,  vi lascio 5 suggerimenti di lettura per affrontare il tema della morte adatti a bambini dai tre ai sei anni.

Sono racconti brevi, scritti in modo delicato e chiaro, accompagnati da bellissime illustrazioni.

  • "Il cerchio della vita" di K.Meinderts

Ambientato nella savana, questo coloratissimo libro illustra come la morte sia l'inevitabile destino di ogni creatura. Che pasticci potrebbero accadere se ognuno di noi vivesse per sempre?

In sole 32 pagine l'autore con spiazzante ironia presenta la morte non più come una nemica, ma come un personaggio positivo e gradevole.

  • "Un paradiso per il piccolo orso" di W. Erlbruch

Stessa lunghezza dell'albo precedente e stessa leggerezza nell'affrontare il tema del lutto. Il bimbo segue le avventure di un piccolo orso che sta cercando di raggiungere il paradiso per ritrovare i genitori morti.

  • "Perché non c'è più?" di L.Mundy

Questo piccolo libro si pone dal punto di vista dei bambini e degli  interrogativi che si pongono quando muore una persona cara.

Grazie anche alle immagini, è un valido aiuto per far capire ai piccoli che, anche se stanno vivendo un momento molto doloroso, prima o poi torneranno di nuovo a sorridere e a essere felici.

  • "Gina e il pesciolino rosso" di J. Koppens

Personalmente è il libro che i miei bimbi preferiscono.

Gina ha un pesciolino rosso. Un giorno però il pesce muore. Gina e i suoi amichetti pensano che stia solo dormendo. Uno di loro, però, spiega ciò che è accaduto in realtà.

I bimbi sono addolorati, ma il saggio amico suggerisce di seppellire il pesciolino in un bel posto. In questo modo Gina potrà andarlo a trovare tutte le volte che vorrà.

La bimba va ogni giorno a trovare il suo amico e gli porta dell'acqua fresca, finché un bel giorno, come per magia, sulla tomba del pesce nasce un fiorellino del suo stesso colore.

  • "La nonna in cielo" di A. Lavatelli

Questo albo racchiude tutta la tenerezza del rapporto magico tra Emma e la sua nonna che muore e va in cielo.

Emma, da quando la mamma le ha spiegato questo, trascorre il suo tempo in giardino, con il naso all'insù, aspettando di vedere la nonna adorata far capolino tra le nuvole.

Nel frattempo ripensa a tutte le cose belle che ha fatto assieme alla nonna quando era ancora viva.

Con chiarezza e semplicità questo libro mostra come il legame speciale che si ha con una persona cara è indissolubile nonostante la morte.

Conclusione

Spero che questo post vi possa essere utile. Affrontare una perdita è una prova difficile per un adulto, figuriamoci per un bambino.

Quando ci si trova in queste situazioni, le parole possono mancare. Perché allora non usare quelle degli altri?

 

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Durante il mese di agosto siamo riusciti finalmente a portare i bambini in gita nel tanto gettonato parco divertimenti di Leolandia.

Leolandia si trova a Capriate San Gervasio (BG), per cui a circa un'oretta di strada da casa nostra.

Ho sempre aspettato ad andarci perché so che in genere, in questi parchi, se i bambini non raggiungono un'altezza minima si perdono gran parte del divertimento.

Ora che la Ninfa e Ringhio sono più grandicelli mi sembrava giusto provare.

Siamo stati a Leolandia venerdì 17 agosto.

Non abbiamo trovato code né alla biglietteria né all'ingresso.

Anche le code per le attrazioni, rispetto al giorno in cui siamo stati a Gardaland, erano praticamente inesistenti.

Abbiamo beccato il periodo giusto e mi sono decisa a scrivere questo post perché secondo me queste ultime settimane di settembre sono l'ideale per vivere i parchi divertimento.

C'è ancora caldo ma la gente è meno rispetto a luglio o ad agosto.

Tra le altre cose le temperature sono ancora abbastanza alte da permettervi di sfruttare anche le attrazioni acquatiche senza il rischio di beccarvi un raffreddore.

Piccolo consiglio: fate indossare ai bambini un costume da bagno e prendetevi una salvietta e un cambio, così potranno bagnarsi tranquillamente.

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Foto di rito a Leolandia

Leolandia offre ben 40 attrazioni suddivise sempre per fasce d'età.

Il fattore che determina se i vostri pargoli possono o non possono salire su un gioco è l'altezza.

Sui giochi che ne richiedono una minima c'è un metro all'inizio per misurare il bambino così come alla fine, poco prima di salire, per permettere al personale di controllare in caso di dubbio.

A differenza di altri parchi, qui sono molte di più le attrazioni per bambini dai 2 ai 5 anni d'età.

Inutile dire che Ringhio si è divertito moltissimo perché stavolta poteva salire su quasi tutti i giochi dove andava la sorella grande.

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La cucina di Orso, veramente curata in ogni dettaglio

Tanti anche gli spettacoli con i personaggi dei cartoni animati: Masha e Orso, sempre imbattibili, i Superpigiamini e i nuovi arrivati Lady Bug e Chat Noir.

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Spettacolo dei Superpigiamini

C'è la possibilità di prenotarsi per fare una foto con loro, oppure potete andare a vedere gli spettacoli che vengono fatti diverse volte al giorno o incontrarli mentre correte da un'attrazione all'altra.

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Sempre la zona dedicata a Masha e Orso

Le giostre che ci sono piaciute di più sono state le "Bici da Vinci" e la "Flotta Mediterranea".

La Ninfa si è entusiasmata a setacciare la sabbia per trovare le pepite d'oro e si è portata a casa la sua bandana.

Ringhio invece è impazzito per le "Botti Boom".

Ed io e CF invece abbiamo adorato la parte dedicata alla Minitalia, che con i suoi 160 monumenti in miniatura ti permette di scoprire le meravigli architettoniche e naturali del nostro Paese.

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Abbiamo però notato che purtroppo rispetto a una ventina di anni fa (sì, sono vecchia oramai!) la Minitalia risulta trascurata rispetto agli antiche splendori.

Nel complesso, però, assegno un voto più che positivo a Leolandia che ho trovato molto più adatto ai bambini dell'età dei miei rispetto agli altri parchi divertimenti.

E comunque non vedo l'ora che raggiungano il metro e venti: da lì poi si apre un mondo!

Ringrazio l'Ufficio Stampa e Social Media di Leolandia per aver permesso a me e alla mia famiglia di vivere questa magnifica esperienza.