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Man mano che la stagione avanza cominciano ad alzarsi anche le temperature, purtroppo non in modo graduale e nemmeno troppo gradevole.

Qui nella mia zona, ma penso anche in altre regioni, si passa da una giornata di pioggia e vento con temperature sui ventitré gradi ad un giorno di solleone con afa e picchi di trenta.

Ecco, a me questi sbalzi termici provocano sempre un po' di complicazioni. Sarà che sono metereopatica, sarà che semplicemente negli ultimi anni il caldo afoso mi infastidisce parecchio, ma davvero trovo la situazione insopportabile!

E vedo che non sono l'unica. Chi sembra soffrire di più l'innalzamento delle temperature è il mio gatto grande.

Non è un gatto di razza, per principio (e anche perché ho soldi da buttare!) non sono d'accordo sulla compravendita di gatti e cani, per cui i miei gatti sono stati adottati appoggiandoci ad uno dei tanti gattili che si trovano in zona.

Comunque, lui è un incrocio con qualche razza a pelo lungo e già da un po' è in fase di muta.

Sapete cosa significa questo? Pelo ovunque, ma davvero ovunque. Il pelo dei gatti poi è infido: si attacca a qualsiasi cosa, non solo agli abiti.

In più lui (il gatto, intendo, non il pelo) soffre il caldo in maniera terribile. Si trascina per la casa cercando un angolo fresco, spalmandosi sulle piastrelle del pavimento in cerca di un temporaneo refrigerio.

Alcuni consigliano di stendere degli asciugamani umidi su cui far distendere il gatto.

Ecco, il mio li schifa proprio. Appena appoggia la zampetta e sente che sono umidi, la ritrae fulmineo e se ne va disgustato.

Sono arrivata alla soluzione che la tosatura sia l'unico modo per dargli un po' di sollievo.

Già da qualche anno faccio tosare il mio micio ed ogni volta lui pare ringiovanito di qualche anno, ritorna arzillo e vitale.

E' necessario tosare un gatto?

E' opinione corrente che i gatti e i cani andrebbero tosati il meno possibile.

Questo perché Madre Natura, se davvero fosse stato necessario, avrebbe provveduto lei stessa.

Alla gente che mi dice questo solitamente chiedo se, dal momento che Madre Natura non ci ha dotati di ali, allora dobbiamo smettere di volare, ma tant'è.

I gatti, come i cani, andrebbero tosati solo quando il loro pelo risulta intrattabile a causa di nodi o sporco particolarmente resistente che non si riesce a rimuovere in nessun altro modo.

Comunque, prima di procedere e parlare della tosatura del gatto, è utile capire come funziona il pelo dei nostri piccoli amici e quando vale davvero la pena ricorrere alla tosatura dell'animale.

Come funziona il pelo dei gatti

Il mantello dei gatti è costituito dalla combinazione di tre elementi: sottopelo, setole e peli di copertura.

Il sottopelo è corto e morbido e  ha il compito di mantenere l’isolamento del corpo. Non tutte le razze di gatti ce l'hanno.

Le setole sono dei peli leggermente più lunghi e ispidi che insieme al sottopelo rappresentano i peli secondari.

peli dominanti, chiamati anche peli primari, sono la parte più lunga e maggiorente visibile del mantello.

Sulla base del pelo, i gatti domestici vengono comunemente divisi in  gatti a pelo lungo, a pelo semilungo e a pelo corto.

Come accennato, quindi, nei nostri piccoli felini la pelliccia ha la funzione di proteggere l'animale stesso.

Il pelo funge come scudo contro insetti e parassiti, preserva la pelle dallo sporco ed ha anche un'importante funzione di termoregolazione.

Questo significa che  oltre a proteggere dal freddo il pelo aiuta l'animale a mantenere una temperatura corporea adeguata anche in estate, schermando la pelle dai raggi solari.

Però, se avete letto bene, questa prerogativa spetta in realtà al sottopelo, non ai peli dominanti.

Quando c'è il cambio di stagione, gli animali fanno la muta, cioè cambiano il pelo.

La muta più importante nel gatto avviene durante il passaggio dalla stagione invernale a quella estiva, per cui approssimativamente si parte da aprile in poi.

In questi mesi vivere con un gatto, specialmente se a pelo lungo o semilungo come il mio, significa trovarsi in una situazione quasi ingestibile: peli ovunque, nell'aria, sui mobili, sui vestiti...

Insomma, l'inferno per una qualsiasi casalinga che si rispetti ma anche per una che ci tiene ad essere sempre vestita in modo impeccabile (e voi direte: e che ti frega allora a te, che non sei né l'una né l'altra?. Ma questo è un altro discorso...)

La toelettatura del gatto

In certi casi la normale toelettatura del gatto non basta più.

Non bastano più i cento colpi di spazzola (no, non quelli del famoso romanzo!): si spazzola il gatto per aiutare il pelo morto a staccarsi e qui, ragazze, se non avete abituato il vostro micio fin da piccolo, vi aspettano graffi, soffi e addirittura morsi.

Si ricorre a bagni - ebbene sì, anche i gatti possono essere lavati, soprattutto se abituati fin da cuccioli- per rinfrescare il felino e rendere il manto più trattabile, per districare i famosi nodi che, alla fine, dovrete comunque tagliare.

Vogliamo infine parlare di quelle fastidiose palle di pelo, così pericolose anche per il gatto stesso?

Il micio si lecca, ingurgita il pelo e poi...vomita. Magari sul tappeto persiano.

Non bastano l'erba gatta, l'olio d'oliva o i ritrovati che dovrebbero aiutare i gatti a tenere sotto controllo le palle di pelo.

Credetemi, quando lavoratel e siete fuori casa dieci ore al giorno, avete due bimbi piccoli con cui volete passare del tempo e la normale gestione della casa, un compagno (era sottinteso, no?), pulire peli e raccattare vomiti felini è l'ultima cosa che vorreste fare.

Ecco quindi perché preferisco far tosare il mio gatto a pelo semilungo.

Come tosare un gatto

Cominciamo col dire che quando si tosa un gatto non si toglie mai completamente la pelliccia, ma si lascia sempre qualche centimetro di pelo (generalmente il sottopelo).

Ci sono inoltre zone del corpo dell'animale che vanno quasi tralasciate, come la coda e la testa, in cui al massimo si fanno dei ritocchi con le forbici.

Inutile sottolineare che le vibrisse non si devono mai tagliare, perché per un gatto sono indispensabili e vitali.

Se avete deciso di farlo da voi, ecco qui una piccola guida per imparare a tosare il gatto.

Mini-guida passo passo per tosare il vostro gatto:

  1. Scegli una stanza della casa abbastanza spaziosa e prepara tutto il materiale: forbici di varie misure, asciugamani, spazzole, rasoio apposito.
  2. Metti il gatto su un asciugamano così sarà più facile pulire e buttare i peli una volta tagliati.
  3. Comincia spazzolando per bene il gatto e poi, con l'aiuto delle forbici, accorcia le zone in cui il pelo è più lungo, tagliando i vari nodi. Scegli forbici di grandezza diversa in base alle varie parti del corpo e fai molta attenzione ai genitali, alle orecchie e alle mammelle.
  4. Quando il pelo sarà abbastanza corto, puoi passare al rasoio. Per tosare un gatto, infatti, il pelo non deve essere molto lungo, altrimenti si rischia di strapparlo perché il rasoio non funziona nella maniera corretta. Parti dal collo e prosegui verso la coda, senza fare troppa pressione, cercando di eseguire movimenti diritti. Fai le cose con calma, il gatto se non è mai stato abituato può spaventarsi facilmente.
  5. Cerca di mantenere la stessa lunghezza, ma non preoccuparti: se il pelo non sarà perfetto al gatto non importerà molto.
  6. Controlla e ripassa le zone dove il pelo è ancora lungo, ma non insistere troppo, piuttosto vai di forbici.
  7. "Spolvera" il gatto per rimuovere i peli tagliati ancora appiccicati e ricordati di dargli un piccolo premio, come ricompensa per essersi lasciato tosare.

Detto questo, vi avviso: tosare un gatto è un affare serio e più complicato di quanto si vede nei vari video che trovate in rete.

Il mio gatto è di indole docile e tranquilla, se ne fa fare di tutti i colori perfino dai bambini, eppure l'unica volta che ho provato a tosarlo da sola è stato un incubo.

Io preferisco portarlo da un professionista che con un costo del tutto ragionevole mi tosa il micio in mezz'oretta, non devo pulire la casa e il risultato è sicuramente migliore del mio.

Nonostante l'opinione di tanti, il mio micio dopo essere stato tosato mi guarda con occhi colmi di gratitudine.

Smette di vagare tristemente per casa, trascinandosi come un moribondo, non vomita più le temibili palle di pelo e in poco tempo il pelo comincia a ricrescere, più bello di prima.

E l'intera famiglia tira un sospiro di sollievo, libera dalla schiavitù del pelo.

 

2

Ieri sera sono tornata a casa, dopo i soliti quaranta minuti di coda sotto un pesante nubifragio, di umore alquanto irritabile.

Non appena ho aperto la porta di servizio -entro sempre da questa, perché per me è più comoda- ho trovato la lavanderia piena di sabbiolina: si era rotto il sacco della lettiera dei gatti e quei demonietti pelosi si erano divertiti a sparpagliarla in giro per la stanza.

Pazienza, mi son detta, c'è di peggio. Ho preso la mia fedele scopa e ho ripulito il tutto.

Mi tolgo le scarpe ed entro in cucina. Giocattoli ovunque: lego, vestiti delle bambole, macchinine, dinosauri...

Con un'agilità non proprio felina riesco a non pestarne nemmeno uno e a raggiungere la sala, senza cadute pericolose o slogamenti di arti vari.

Lì mi vedo CF, con il suo tipico aplomb, intento a giocareserafico con il piccolo mentre la Ninfa se ne sta stesa sul divano, le gambe allungate sullo schienale e la testa penzoloni, i capelli che toccano il pavimento.

"Ciao, mamma. Bentornata!"  Sarà che sono in fase pre-ciclo, ma mi faccio intenerire dalle loro moine e dai loro abbracci.

Senza dire nulla, li lascio ai loro giochi e mi rintano in bagno.

L'ordine in casa con due bimbi è una battaglia persa in partenza, del resto potranno mettere a posto i loro giochi mentre prepariamo la cena.

Nella solitudine del bagno - oh gaudio, oh gioia!- penso che, in fondo in fondo, me la sono proprio voluta.

Ho sempre amato le simmetrie. Per me tre non è mai stato il numero perfetto.

Per questo, non appena è nata la Ninfa, sapevo già che avrei fatto un secondo figlio.

E sono stata accontentata: Ringhio è arrivato quasi subito, prima del previsto in verità, ad appena ventitré mesi di distanza dalla sorella.

Mamma bis: cosa cambia quando arriva il secondo figlio

Se ripenso a quei primi mesi, non so ancora come non abbia fatto ad impazzire.

Mi viene sempre da ridere quando incontro le mamme con un solo figlio che si lamentano perché non hanno mai tempo  e sono sempre stanche.

Da mamma di due  mi rendo conto che sicuramente anche io farò lo stesso effetto a chi ha più figli di me, eh.

Quando decidi di avere il secondo figlio a breve distanza dal primo la motivazione che ti spinge è la sicurezza che farai meno fatica.

Dall'alto della tua esperienza, affronti la gravidanza con uno spirito diverso.

La prima gravidanza è stata magica ma anche tragica: da un lato tutta la grande gioia legata a questo miracolo della natura, dall'altro tutta l'ansia per l'ignoto.

La seconda gravidanza, quindi, non ci coglie impreparate: curva glicemica, toxo, contrazioni di Braxton...niente è più un mistero, niente ci fa più paura (magari il parto sì, ma solo un pochino).

Ecco, la bismamma può godersi il suo "stato interessante" senza inutili apprensioni, assaporando ogni momento.

O, almeno, in teoria. Perché c'è l'altro figlio, il primogenito, a riportarci coi piedi per terra.

Il primo figlio, ancora piccolino, capisce bene che c'è qualcosa che non va.

Che la pancia cresce lo vede pure un cieco ed è un dato di fatto che portare in braccio un bimbo quando si è all'ottavo mese è alquanto disagevole.

Ma è altrettanto ovvio che far capire al tuo rampollo perché non riesci più a farlo è un altro paio di maniche. Io ho optato mettendomi la pupa direttamente sulle spalle.

Quando il secondogenito nasce, realizzate che in realtà la situazione non è così rosea come l'avevate immaginata.

Quando avete deciso di dare un compagno di giochi al vostro bambino o di fare un fratello perché non sarebbe rimasto solo -ma son motivazioni logiche queste? Un cane non andava meglio?- pensavate di aver ponderato bene la situazione.

Scommetto che questo più o meno è quello che vi siete dette.

Posso farcela, perché in fondo sto ancora accudendo un bimbo piccolo per cui sono ancora in ballo con cacche, pannolini e pappe.

In più non devo affrontare grosse spese: lettino, passeggino e quelle cose lì in linea di massima le ho già tutte, al massimo mi farò regalare dai parenti quello che mi manca.

Se viene dello stesso sesso del primo, ancora meglio: riciclo tutto ed il gioco è fatto!

Che ingenue, ragazze!

Se da una parte è così, dall'altra non lo è affatto.

I ritmi di un bambino di un anno sono diversi da quelli di un neonato. In più un bambino di dodici mesi e passa ha già una certa autonomia.

Vogliamo poi parlare del delicato equilibrio che avete costruito con il primogenito?

Dopo esperimenti ed errori di varia portata avete creato una routine per la mattina e una per la sera, anticipate le richieste di vostro figlio, sapete capire al volo quando ha caldo-freddo-sonno-solo-voglia-di-rompere-i-maroni.

E come se non bastasse, siccome siamo donne e quindi abbiamo una marcia in più, siamo riusciti ad inserire perfettamente anche il nostro compagno, in modo che non si senta escluso, affidandogli compiti alla sua portata.

Avete quindi costruito un magnifico rapporto a tre. Ed ora arriva il secondogenito che rompe questo equilibrio. 

Per quanto possiate averlo immaginato ed organizzato, inserire il secondo figlio all'interno di un menage familiare già rodato non è così semplice.

Un neonato è come un buco nero: cattura tutta la vostra energia fino all'ultimo briciolo.

Quindi ogni mattina vi ritrovate più stanche di quando siete andate a letto la sera prima.

Nonostante questo, dovrete continuare ad occuparvi del vostro bimbo "grande".

Cercare di coinvolgerlo nell'accudimento del neonato è sempre la miglior strategia.

Ecco, evitate di lasciarlo da solo a tu per tu con il nuovo venuto. La sicurezza, prima di tutto!

La vita di una mamma bis è come quella dei personaggi di un videogioco: ad ogni livello acquisti punti resistenza e punti consapevolezza e, sì, anche punti forza sia fisica che interiore.

Una bismamma è in grado di trasportare in braccio contemporaneamente i suoi due figli, uno da una parte e l'altro dall'altra, e pure la borsa della spesa.

L'organizzazione di una bismamma farebbe impallidire quella dei monasteri benedettini.

Passati più o meno indenni i primi mesi, si diventa più efficienti: se prima dedicavamo venti minuti alla preparazione del primo figlio, ora, quasi per magia, nello stesso lasso di tempo ne vestiamo due (punti esperienza, ndr).

Il nostro corpo è riuscito ad abituarsi ai nuovi orari, la stanchezza da cronica è diventata più sostenibile, oltre al papà abbiamo coinvolto nel nostro menage anche nonni, cugini, zii e parenti tutti e siamo tornate a respirare.

Ed è ora che dovete cominciare a preoccuparvi, perché le vere sfide arrivano adesso, ossia quando i vostri figli cominciano a crescere e si rendono conto che "l'altro" è il nemico.

Via allora alle gelosie, ai litigi, alle scazzottate, ai capricci...Non temete, c'è sempre il lato bello della cosa.

Entrambi i vostri figli, care bismamme, sono in grado di ragionare. E se ve la giocate bene, questo sarà il vostro asso nella manica.

Detto questo, siete ancora certe di voler diventare una mamma bis e fare un secondo figlio, magari a pochi anni di distanza del primo?

No, perché io vi ho avvertito, eh!

6

Uno dei momenti più caotici nella mia giornata di mamma lavoratrice è sicuramente la mattina.

Una settimana al mese posso contare sulla presenza di CF che rincasa dal turno di notte una decina di minuti prima del trillo della sveglia.

Il che significa che posso contare sull'aiuto di un papàstanco ma volenteroso.

Quando invece non c'è, abbiamo una nostra tabella di marcia ben collaudata.

Tale tabella è frutto di mesi di prove: far alzare i pupi alla tal ora piuttosto che alla tal altra, concederci venticinque minuti per la colazione anziché venti, calcolare quanto ci impiegano a lavarsi e vestirsi...

Nulla o quasi è stato lasciato al caso.

Ma ultimamente la nostra routine mattutina sta andando a rotoli.

Sarà che i bambini sentono la primavera, ma la mattina sta diventando un delirio.

Innanzi tutto la pupa, che non ha mai avuto problemi a svegliarsi, è diventata peggio della Bella Addormentata: non la svegliano nemmeno le pacche selvagge di quel bruto di Ringhio.

Praticamente impiego un buon quarto d'ora solo a farla scendere dal letto.

Dopodiché, benché la Ninfa sia ancora in fase zoombie, riesce comunque ad infastidire il fratello, che la mattina prima di bere la sua tazza di latte (che deve essere tiepido e dolcificato con una punta di miele e sempre servito nella solita tazza) è davvero intrattabile.

Questo genera una lite in piena regola: i bambini si fronteggiano in mutande come due lottatori greco-romani.

Di solito scatto giusto in tempo prima che si saltino addosso e li minaccio di indicibili torture se non si svegliano a prepararsi.

La Ninfa sbuffa e brontola mentre si infila i vestiti, accusandomi di essere una cattiva mamma perché aiuto Ringhio a vestirsi mentre lei deve fare tutto da sola.

Punto nel suo orgoglio mascolino, il pupo mi scansa e pretende di vestirsi da solo, il che implica una perdita inestimabile di preziosissimi minuti.

Lascio i bambini al loro destino e comincio a preparare la colazione.

Loro bofonchiano tra i denti, si scambiano improbabili minacce, sibilano cose offensive al ritmo del mio incalzante "Sveglia, ma sveglia!"

Poi tutti a tavola e qui scatta la gara: vince chi finisce prima. Ma no, mi incazzo, è importante mangiare lentamente -ma non troppo, eh- masticare bene e stare seduti composti ed educati.

Loro ci provano ma la scintilla della competizione è sempre lì, la vedo brillare nei loro occhi ormai vispi.

Finita la colazione, di solito c'era abbastanza tempo per fare altro.

Ora non è più così: i bambini sulle note del mio perenne "sveglia che è tardi" vanno in bagno per lavarsi i denti mentre io mi precipito a sistemare i letti.

Mentre sto rigovernando come una perfetta massaia, loro stanno allegramente allagando il bagno: il nuovo gioco di questi giorni direttamente importato dalla materna è lanciarsi l'acqua addosso. Con la bocca, è ovvio.

Quindi, masticando imprecazioni, recupero uno straccio e asciugo l'acqua dal pavimento, verifico lo stato dei vestiti e spedisco i bambini a mettersi giacca e scarpe.

Quando sono già sull'uscio di casa, un implorante miagolio mi fa venire in mente che devo dare da mangiare ai gatti e al cane.

Inutile dire che, intanto che dispenso crocchette come se non ci fosse un domani (poi non chiedetevi perché i miei pets sono così grossi), Ringhio e la Ninfa hanno ripreso a litigare per un nuovo e indefinito motivo.

Li sospingo fuori di casa e li faccio marciare fino alla macchina.

"Su, forza, sveglia"

E partiamo per la materna. Arriviamo, li scarico e li accompagno dentro.

Prima riuscivo a spogliarli ora invece: "Forza, date un bacio alla mamma che è tardi. Su, su da bravi!"

A stento mi trattengo dal dire "Sveglia!" alla maestra del pre-scuola che, con passo lento, arriva a salutarmi.

E "Sveglia, forza!" è quello che ripeto per tutto il viaggio: agli automobilisti lenti, ai pedoni che attraversano le strade, ai semafori che non scattano.

Non so, secondo voi come si fa a non essere stressate?

Così comincio la mia frenetica giornata.

Ve lo dico io: nella mia prossima vita voglio reincarnarmi in una tartaruga!

Altro che "Sveglia, su forza!"

Questo post può essere interpretato come una comunicazione di servizio, un aggiornamento e anche una captatio benevolentiae per paracularmi un po'.

Sì, lo so, all'apparenza sembra che in questi mesi stia trascurando il blog, ma in realtà non è affatto così.

Se si prende banalmente in considerazione il numero di post pubblicati settimanalmente allora devo ammettere che sono calati, da cinque ora la media è tre.

Questo non significa che non so cosa scrivere o che magari prima prediligevo la quantità piuttosto che la qualità.

Dietro ogni singola parola ci sono io, nel senso che cerco sempre di esprimere quello che provo e quello che penso.

Quando tratto certi temi a carattere più generale, ricerco sempre le informazioni non solo in rete ma anche servendomi della cara e vecchia carta.

Insomma, mi adopero per scrivere articoli che siano sempre di un certo livello.

Nell'ultimo periodo, oltre a dedicarmi alle mie due rubriche, "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini"e "Time is mine", ho preso parte a diverse iniziative e intrapreso collaborazioni interessanti.

Con altre blogger che si occupano di cucina ho partecipato a "L'ingrediente in comune", un progetto in cui mensilmente si sceglie a votazione un tema, che può essere un ingrediente piuttosto che un evento, si stabilisce il giorno di pubblicazione del post e tutte le partecipanti presentano una loro ricetta.

Ovviamente, come per ogni altro pezzo che pubblico, il post va condiviso sui vari social e anche questo richiede del tempo.

Nell'ambito di questa iniziativa ho pubblicato una ricetta pasquale e una ricetta salata per la merenda dei bambini.

A fianco della passione per la cucina, sto prendendo parte a un progetto inerente ai viaggi, di cui vi parlerò in seguito.

Tutto questo non mi ha minimamente fatto trascurare i libri, anzi.

Come da nostra consuetudine, il venerdì rimane il giorno dedicato alla recensione dei libri ma ho in mente di ampliare il venerdì del libro con altri temi  letterari.

Sempre in ambito di libri, è con grande gioia che vi comunico (dai, lasciatemi pavoneggiare almeno un pochino) che sono diventata collaboratrice del blog "letto da noi"per cui ad oggi ho recensito i seguenti romanzi:

  •  "Come cade la luce" di Catherine Dunne
  • "La ragazza delle perle" di Lucinda Riley
  • "Follia maggiore" di Alessandro Robecchi
  • "Nostalgia del sangue" di Dario Correnti
  • "Sesso, amore e croccantini" di Flavia Borelli

Ho anche il piacere di collaborare al ""The peach rose blog"gestito dalla strepitosa Rosanna, con un articolo a settimana che viene deciso con l'autrice di volta in volta.

Oltre a quello che vi ho elencato, che rappresenta una fonte di gioia e mi offre stimoli continui, sto preparando diversi guest-post anche per altri blog.

Tenete sempre presente che, all'interno del mio progetto di crescita personale, mi sto documentando in tanti ambiti diversi, dal web-writing alla temutissima SEO.

Inoltre sono diventata più social: alla pagina facebook e al profilo Instagram ho aggiunto anche Pinterest, Telegram, Google Plus e Flipboard .

Per finire, quest'ultimo periodo è stato molto difficile per me e, non mi vergogno a confessarlo, mi sono smarrita un po' anche io.

Ci siamo ammalati tutti quanti in perfetta sincronia: CF bloccato con la schiena, la Ninfa per un'improvvisa orticaria virale, Ringhio con la bronchite, i nonni con una devastante influenza ed io con i calcoli biliari.

Provate a immaginare quanto sia stato complicato e devastante gestire le nostre vite, tra lavoro, scuola, vacanze e impegni vari.

Nonostante questo, ora le cose sono tornate alle normalità: dopo un piccolo intervento sono di nuovo in pista, i bimbi si sono rimessi, CF dopo varie cure ha ripreso a muoversi come un Homo erectus e i nonni pian piano si stanno ristabilendo.

Il rientro alla solita vita e la primavera che sta arrivando mi danno una nuova carica: un grazie di cuore a chi continua a seguirmi, a chi mi propone interessanti e coinvolgenti collaborazioni, a chi mi dedica un attimo del suo tempo lasciandomi un commento qui o altrove.

A tutti voi il mio augurio più sincero per una serena continuazione.

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I bocconcini di pollo speziato al miele con peperoni sono un secondo piatto davvero gustoso e inconsueto.

Tra le varie cose che ha cucinato il nostro uomo, ho scelto proprio questi per il nostro appuntamento mensile con la rubrica  l'uomo in cucina- ricette per veri uomini.

I bocconcini di pollo speziato al miele con peperoni sono davvero semplici da preparare, quindi Compagno Fedele ce li cucina spesso.

Devo dire che i bambini li apprezzano molto e poi sono pratici da mangiare anche per loro, perché il pollo e i peperoni vengono già tagliati in comodi bocconcini.

Ecco la ricetta semplice e veloce di questo piatto.

BOCCONCINI DI POLLO SPEZIATO AL MIELE CON PEPERONI

Per preparare questo delizioso secondo piatto potete tranquillamente chiedere l'aiuto dei vostri bambini.

CF solitamente quando cucina qualcosa fa un lavoro di squadra, quasi a catena di montaggio, così la Ninfa e Ringhio si sentono partecipi e si divertono.

Senza contare che un bambino è sempre più invogliato a mangiare i piatti che ha contribuito a preparare, piuttosto che quelli cucinati da altri, anche se quegli altri sono la mamma o il papà.

Ingredienti per i bocconcini di pollo

Per fare i bocconcini di pollo speziato al miele con peperoni vi serviranno questi ingredienti:

  • un petto di pollo intero
  • 3 peperoni (noi ne utilizziamo uno per colore, giallo, verde e rosso)
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 1 cucchiaio di miele
  • 1 cucchiaio di senape
  • mezzo cucchiaio di aceto balsamico
  • salsa di soia
  • uno spicchio di aglio
  • coriandolo
  • cumino
  • zenzero

Se vostro marito o il vostro compagno decide di far partecipare anche i bambini, suggeritegli di preparare tutto in comode ciotoline.

Come preparare i bocconcini di pollo

Cominciate preparando la salsa in cui metterete a marinare i bocconcini di pollo.

In una terrina mischiate l'olio, il miele, la senape, l'aceto balsamico e le spezie con una forchetta, fino ad ottenere una salsa densa dal colore uniforme.

Passate al petto di pollo: sciacquatelo sotto l'acqua corrente e asciugatelo.

Tagliatelo poi a bocconcini e metteteli a marinare nella salsa, avendo l'accortezza di immergerli e rigirarli in modo che i sapori penetrino a fondo.

Occupatevi poi dei peperoni.

Prendete una padella antiaderente o un wok, metteteci un filo d'olio evo e lo spicchio d'aglio leggermente schiacciato.

Pulite i peperoni e tagliateli a pezzetti della stessa misura del pollo.

Metteteli a cuocere a fuoco moderato. Fate sempre attenzione che l'aglio non bruci altrimenti lascerà uno sgradevole sapore amarognolo al piatto.

Dopo circa dieci minuti (qui poi decidete voi come volete i peperoni: a noi piacciono croccanti ma non durissimi) levate lo spicchio d'aglio e aggiungete ai peperoni tutti colorati la salsa di soia.

Lasciate insaporire un paio di minuti e poi buttate in pentola i bocconcini di pollo con la salsa.

Separate i bocconcini tra di loro con un cucchiaio di legno in modo che durante la cottura non si attacchino.

Lasciate cuocere ancora per cinque minuti e poi assaggiate.

Il pollo dovrà essere morbido ma non crudo all'interno e i peperoni dovranno essere croccanti, non sfatti.

Siccome c'è già la salsa di soia che da sapidità alla preparazione, è meglio non aggiungere altro sale, ma anche per questo regolatevi secondo i vostri gusti.

Ecco qui i vostri buonissimi bocconcini di pollo speziati al miele con peperoni.

Una ricetta veloce che richiede circa mezz'ora di tempo, facile perché non ci sono passaggi complicati da fare, economica  e soprattutto a prova di marito e di figli.

Sono curiosa di sapere cosa vi ha preparato questo mese la vostra dolce metà.

Come sempre, se vi va di partecipare all'iniziativa potete utilizzare i commenti qui sotto, ma anche lasciare un post su FB o una foto su IG, oppure su Pinterest o magari scrivere addirittura un post sul vostro blog.

Utilizzate gli hashtag #luomoincucina #ricetteperveriuomini, così vi posso trovare con più facilità.

Ogni vostro contributo è gradito e apprezzato.

Vi lascio un saluto affettuoso in attesa di vedere cosa ci proporrà il nostro uomo per il mese prossimo.

 

 

Ieri sera sono arrivata a casa in ritardo per l'ennesimo incidente

Durante il viaggio, ho tentato di rilassarmi, anche se sapevo che la Ninfa e Ringhio mi aspettavano con ansia perché avevo promesso loro che avremmo preparato la cena assieme

Una parte di me sperava che se ne dimenticassero, vista la stanchezza.

Ma una promessa è una promessa, per cui avrei fatto in modo di onorarla.

Quando sono arrivata a casa, ho scoperto con immenso sollievo che CF aveva provveduto alla cena.

Con l'aiuto dei pupi, hanno preparato qualcosa di  veloce e a portata di bambino.

Ecco qui la ricetta del manicaretto di ieri sera, giusto in tempo per la rubrica "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini""

FUSILLI BRESAOLA E TREVISANO

Ingredienti:

30 gr.di olio EVO

1/2 cespo di trevisano ( io uso quelli a palla che mi sembrano meno amari)

1 scalogno (ma va bene anche la cipolla)

100 gr. di bresaola

1/2 confezione di panna fresca (si trova nel banco frigo ma va bene anche quella da cucina a lunga conservazione)

mezzo bicchiere di latte

concentrato di pomodoro

sale e pepe q.b.

parmigiano grattugiato

300 gr. di fusilli

Queste sono le dosi che CF ha utilizzato per me, lui e i bambini, poi regolatevi in base a quanti siete.

Procedimento:

Mettere a bollire l'acqua per la pasta (per velocizzare l'ho fatela scendere già calda, mettete un bel coperchio e salatela dolo quando sta già bollendo).

Fate buttare la pasta ai bambini quando l'acqua bolle e abbassate la fiamma.

Nel frattempo, prendere una pentola antiaderente (noi usiamo il wok che ci piace di più) e aggiungere l'olio.

Mentre il papà affettava lo scalogno, la Ninfa e Ringhio hanno spezzettato con le mani il trevisano e la bresaola.

Hanno fatto soffriggere piano lo scalogno e aggiunto il trevisano.

Dopo pochi minuti, quando era bello appassito, la Ninfa ha versato piano il latte e la panna e Ringhio ha aggiunto un cucchiaino scarso di concentrato di pomodoro (serve solo per colorare).

Regolate di sale e pepe e fate aggiungere ai bambini aggiunto la bresaola.

Dopo circa cinque minuti unite il parmigiano e  mischiate per amalgamare il tutto.

Infine scolate la pasta e fatela saltare nel wok.

Poi...tutti a tavola!!

E' inutile sottolineare che i bambini non vanno mai lasciati soli ai fornelli.

Fate anche attenzione ai coltelli (quando cucino solo con la Ninfa lei ha il suo, un vecchio coltello spuntato e non molto affilato ma che per quello che le dico di fare funziona benissimo).

Buon appetito!

Cosa ha cucinato la vostra dolce metà nell'ultimo mese? Avete voglia di raccontarmelo?

Se avete un blog, potete scrivere un post linkando il mio sito oppure potete fotografare i manicaretti preparati dalla vostra dolce metà e pubblicarli su IG o FB con i seguenti hashtag:  #luomoincucina #ricetteperveriuomini  @datemiunam.