La settimana è iniziata con un cielo grigio e bigio, che ben rappresenta il mese di novembre nel mio immaginario.

Con questo tempo che non è ancora freddo ma di sicuro umido si ha voglia di mangiare piatti più ricchi, caldi e saporiti.

Sulla scia autunnale la scorsa settimana CF si è guadagnato la standing ovation della famiglia proponendoci un piattino che Cracco scansati proprio.

In realtà la ricetta era di quelle svuota-frigo, ovvero "aiutati che il ciel ti aiuta".

Ma il risultato è stato davvero da "wow".

Rullo di tamburi: sto per darvi la ricetta dei nostri strepitosi tortini di patate con funghi e caciotta, facili, veloci e sorprendenti.

Si tratta -udite udite- di tortini monoporzione a base di patate a cui sono stati aggiunti dei funghi trifolati (rimasti dal pranzo e troppo pochi per accontentare tutti) con dei cubetti di pancetta e dei dadini di caciotta.

Il gusto dei funghi viene valorizzato dalla base neutra delle patate e insaporito dai dadini di pancetta. La caciotta forma un goloso cuore filante che conquista grandi e piccini.

Tortini di patate con funghi e pancetta: ingredienti

Per preparare i nostri tortini vi servono pochi e semplici ingredienti:

  • 800 gr. di patate
  • 100 gr. di parmigiano grattugiato
  • 250 gr. di caciotta
  • 100 gr. di pancetta
  • 150 gr.di  funghi trifolati
  • sale
  • pepe
  • prezzemolo
  • pangrattato
  • burro

Cominciamo!

Tortini di patate con funghi e caciotta: procedimento

Iniziamo dalle patate: sbucciatele e cuocetele al vapore, oppure lessatele.

Una volta pronte, schiacciatele con una forchetta o con uno schiacciapatate e fatele intiepidire.

Aggiungete sale, pepe, prezzemolo tritato, il parmigiano e una noce di burro e amalgamate il composto.

Assaggiate e, se per voi va bene, unite i funghi e la pancetta.

Prendete ora delle cocottine o dei pirottini di alluminio, imburrateli e spolverizzateli con il pangrattato.

Mettete una cucchiaiata di purea di patate e livellate.

Adagiate un paio di dadini di caciotta e ricopriteli con un'altra cucchiaiata.

Procedete fino ad esaurimento (finiranno prima le cocottine o l'impasto?) e infornate il tutto per 25 minuti a 200 gradi modalità statica.

I vostri tortini sono pronti per essere mangiati!

Un consiglio: aspettate una decina di minuti prima di sformarli in modo che si compattino un po', non come noi che non abbiamo saputo resistere (come si vede dalla foto!).

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Come si nota, il nostro tortino si è lasciato andare perché era ancora bollente 😉

 

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Ecco qui la forma giusta. L'immagine l'ho trovata su trip-advisor

 

Potete servirli con un contorno di insalata e prepararli in molte varianti.

Se vi va di sbizzarrirvi, passate di qui e ditemi qual è la vostra variante preferita.

Ci vediamo il prossimo mese con una nuova ricetta della rubrica "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini".

Seguimi anche su IG con l'hashtag #luomoincucina e non dimenticare di condividere con me i deliziosi manicaretti che cucina la vostra dolce metà.

Bon appétit! 

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Buon inizio settimana e buon inizio mese.

Ottobre è senza dubbio uno dei mesi che preferisco, anche per la cucina: zucche, castagne, pere, funghi e via dicendo.

A casa ci tengo a seguire la stagionalità anche perché secondo me permette ai bambini di capire meglio il passaggio da una stagione all'altra e quindi lo scorrere del tempo.

Penso di avere contagiato anche CF perché ultimamente quando si mette ai fornelli sta molto attento agli ortaggi che utilizza.

Ieri per esempio si è occupato lui del pranzetto domenicale e devo dire che un po' mi ha stupito.

Ha preparato un piatto semplice, in linea con l'autunno, molto saporito e appetitoso: degli involtini di carne con ripieno di pere, grana e pancetta.

Involtini autunnali con pere, grana e pancetta: ingredienti

Ecco gli ingredienti che servono per preparare questi involtini di carne autunnali:

  • 400 grammi di carne di maiale (lonza o coppa a seconda dei gusti);
  • 2 etti di pancetta;
  • 1 pera;
  • 50 grammi di grana o parmigiano;
  • erbe aromatiche;
  • olio evo;
  • mezzo bicchiere di vino bianco;
  • sale e pepe

Sono ingredienti semplici ma vi garantisco che il risultato è davvero ottimo.

Involtini autunnali con pere, grana e pancetta: procedimento

Ora vi spiego passo per passo come preparare questi deliziosi involtini di carne.

Il procedimento per realizzarli è davvero facile e veloce.

Per prima cosa assottigliate le fettine di carne con un batticarne.

Mettete ogni fettina tra due fogli di carta forno e battetela leggermente.

Passate poi a riempire la carne.

Sbucciate la pera e tagliatela a fettine sottili.

Fate lo stesso per il grana.

Spolverizzate ogni fettina con il trito di erbe aromatiche, metteteci dentro una fettina di pancetta, una di pera e una di grana e arrotolate.

Sull'esterno arrotolate un'altra fettina di pancetta che servirà ad evitare che la carne di maiale si secchi.

Ora non resta che cuocere i nostri involtini.

In una pentola mettete un goccio di olio evo e posizionate ogni involtino di carne in modo che la parte aperta rimanga in basso.

Accendete e fate rosolare bene su tutti da tutti i lati.

Fate sfumare con il vino e abbassate la fiamma.

Dopo circa venti minuti i vostri involtini autunnali saranno pronti per essere gustati, magari con qualche verdura di stagione o un bel purè.

Anche questa ricetta fa parte della rubrica "L'uomo in cucina- Ricette per veri uomini."

Potete mandarmi le ricette che fanno i vostri compagni o delle ricette semplici che voi ritenete "a prova di uomo" qui, nei commenti, oppure postare il risultato su Instagram utilizzando l'hashtag #luomoincucina oltre a #datemiunam, naturalmente.

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Vi aspetto il mese prossimo con una nuova ricetta a prova di uomo!

datemiunam-farmaci-indispensabili-bambini-in-viaggioTra cinque giorni partiamo. Quest'anno più che mai l'eccitazione che si respira è tanto palpabile da poter essere toccata con mano.

CF ha già sottoposto a rigidi controlli l'auto: gomme, freni, olio tutte quelle cose di cui non capisco nulla e di cui non voglio impicciarmi.

Su queste cose se posso delego molto volentieri.

La Ninfa, dal canto suo, sta facendo il conto alla rovescia.

"Tra quanto partiamo? Quanti giorni? Cinque? Sette?" E mi mostra la mano con le dita alzate.

Per l'occasione ho creato con un foglio un calendario speciale, così almeno mi lascia in pace e non mi fa la stessa domanda ventimila volte al giorno -in realtà continua, ma si dà la risposta da sola, come con gli esercizi di autocorrezione-.

Assieme al fratello ha preparato gli zainetti con i giochi che vogliono portare nella casa al mare (un bilocale affittato per una settimana), di cui hanno comunque voluto vedere le foto.

"Il bagno c'è, vero?"

"E i letti, come sono i letti?"

Ogni sera il gruppetto di giochi subisce delle modifiche: un dinosauro sparisce a favore di un trattore, una bambola cede il posto ad un peluche.

Solo io non mi sono ancora lasciata trasportare da questo clima generale, forse perché sabato mi sembra ancora così lontano...

CF ieri con noncuranza ha buttato lì un "Forse è meglio che inizi a preparare la roba"

Eppure dovrebbe saperlo che non mi piace preparare i bagagli in anticipo, anche per una questione di scaramanzia.

E poi quando ho la lista pronta con tutto l'elenco delle cose da mettere in valigia mi basta un'ora per preparare le cose per tutta la famiglia, compreso quello che devo portare in spiaggia e le cose da lasciare in appartamento.

Comunque, giusto per non sentire la mia metà borbottare come una pentola di fagioli per tutto il tempo, ho deciso di preparare il kit delle medicine.

Non sono una mamma paranoica, so bene che le farmacie si trovano ogni tre per due soprattutto in Italia.

Ma mi piace comunque avere un piccolo equipaggiamento con i farmaci base che mi possono risparmiare corse folli in cerca di una farmacia di turno in un posto che non conosco alla due del mattino.

Premesso che nessuno di noi ha patologie gravi, questo è il mio personalissimo elenco dei farmaci base che non mancano mai quando andiamo in vacanza.

I farmaci da viaggio per bambini ma non solo indispensabili in vacanza

Questa piccola lista è frutto della mia esperienza e mi ha salvato in diverse occasioni, come per esempio lo scorso anno quando Ringhio ha avuto per due giorni una febbre da cavallo o quando CF  ha visto le stelle per il dente del giudizio.

Il mio kit comprende:

  • paracetamolo, come Tachipirina, in sciroppo per i bambini, in compresse per gli adulti ma anche in supposte. Infatti, in caso di vomito, le soluzioni via bocca sono da scartare per forza;
  • paracetamolo e codeina, come Co-efferalgan per noi adulti, utile quando il dolore è particolarmente acuto come nel caso di mal di denti;
  • ibuprofene, come Nurofen febbre e dolore, uno sciroppo che ho imparato su istruzioni del pediatra a utilizzare per il pupo;
  • termometro;
  • sciroppo per la tosse che quest'anno sembra non voler passare. Ultimamente da quello a base di lumaca ci siamo spostati sul Grintuss;
  • fermenti lattici a volontà, basta anche la classica Enterogermina per tutta la famiglia;
  • farmaci che bloccano la dissenteria (Gelenterum per i bambini e Imodium o Dissenten per gli adulti, oltre alle bustine di Biotrap)
  • prodotti che agiscono all'opposto, cioè combattono la stitichezza, come la mannite oppure le suppostine di glicerina per i bambini (non ho mai usato i clisteri, ma tanti li portano e si trovano bene) e dei lassativi per adulti come Movicol;
  • soluzioni saline e reidratanti, come Idravita, in caso di perdita veloce e consistente di sali minerali;
  • gocce per gli occhi, io preferisco le monouso, come le gocce di Euphralia ideali per lenire gli occhi anche dopo una giornata al mare;
  • disinfettante liquido da tenere in appartamento e le pratiche salviettine monouso da tenere in borsa;
  • cerotti e garze;
  • repellente per insetti;
  • dopo-puntura (io adoro le penne e ho scoperto che ci sono anche quelle apposite per le meduse);
  • crema antistaminica come Polaramin, utile anche per le punture di insetti ma per me vitale in caso di eritema solare (mi è capitato per la prima volta in Croazia una decina di anni fa, mai avuto prima, ma un prurito sulla zona del décolletté impressionante);
  • crema all'arnica per le botte dei bambini;
  • gel aloe vera, che adoro, anche da mettere sulle scottature che mi procuro quando cucino;
  • crema tea-tree che, come per l'aloe, ha mille usi.

Di solito preparo una bustina che tengo in borsa con le quattro cose che potrebbero servirmi sempre, come cerotti, salviettine disinfettanti, repellente per insetti e dopo-puntura.

Come vedete, nel mio kit di medicinali base si trovano farmaci tradizionali affiancati a prodotti omeopatici o più naturali.

Molte persone che conosco mettono in valigia anche un antibiotico a largo spettro. Di norma, se in quel momento non stiamo facendo una cura antibiotica, io non lo metto.

Gli antibiotici, e questo vale anche per quelli a largo spettro, non sono farmaci da prendere alla leggera, soprattutto non sono medicinali da somministrare ai bambini senza chiare e precise indicazioni mediche, per cui non rientrano nel mio elenco base.

Sono curiosa di sapere invece voi cosa fate: portate un minimo di medicinali, fate come mia mamma che addirittura si porta le prescrizioni mediche "perché non si sa mai" o non prendete nulla perché tanto le farmacie ci sono ovunque?

Secondo voi poi devo aggiungere qualcosa alla lista?

Attendo i vostri consigli nei commenti qui sotto.

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L'estate quest'anno sembra arrivare in punta di piedi.

L'estate pare un ospite riottoso, timido ed insicuro: fa delle sortite improvvise per poi tornare a nascondersi in un angolo per timore di rubare la scena, lasciandoci in balia di piogge e correnti fredde.

Non ho una stagione preferita; per me tutte le stagioni, in un modo o nell'altro, hanno quel non so che di piacevole e affascinante che mi sa incantare.

Oggi, cogliendo la provocazione di Gilda del blog Non può essere vero, che in un suo post ha elencato con la sua tagliente ironia i dieci motivi per cui odia l'estate, vi svelo invece dieci motivi per cui amo l'astate.

In cambio voglio sapere cosa ne pensate: estate sì o estate no?

Allora comincio.

Ecco i dieci motivi per cui amo l'estate:

  1. le giornate sono più lunghe, il che significa che quando esco dal lavoro c'è ancora chiaro. In questo modo ho la possibilità di andare a fare una passeggiata, un giro in bicicletta o più realisticamente starmene svaccata su una panchina mentre i pupi giocano nel parco dietro casa;
  2. a giugno finiscono le scuole, quindi il traffico si dirada e il tragitto casa-lavoro si fa all'improvviso più sostenibile: invece che quaranta-quarantacinque minuti ce ne impiego la metà;
  3. adoro frutta e verdura e la varietà dei frutti che ci offre l'estate è maggiore rispetto a quella dei mesi freddi. Poi è tutto un tripudio di colori, già solo questo mette allegria;
  4. in estate la tendenza è quella di svestirsi e non di coprirsi. Il che, per noi mamme, vuol dire ridurre il tempo dedicato alla vestizione dei pupi del settanta per cento: vestitino e scarpe, o pantaloncini e canotta e un paio di sandaletti e i pupi sono pronti. In inverno abbiamo: maglietta della salute, maglietta di cotone a maniche lunghe, felpa, pantaloni e calze, senza contare la santa triade: giacca a vento, cappello e sciarpa.
  5. La preparazione dei pasti in estate non richiede sempre l'uso dei fornelli o del forno, il che significa risparmio energetico e risparmio di tempo;
  6. in estate è indubbio che ci si dovrebbe, anzi che si deve, cambiarsi più spesso per evitare di appestare morbosamente gli altri se si lavora in luoghi chiusi, magari non dotati di aria condizionata. Per fortuna che far asciugare la roba è un attimo: in una bella giornata di sole, magari leggermente ventilata, i panni in un paio di ore sono già asciutti. Altro che asciugatrice!
  7. L'estate è l'unica stagione in cui posso mangiare un gelato dietro l'altro senza che gli altri pensino che soffra sempre di tonsillite;
  8. in estate ci sono mille possibilità di divertirsi anche con i bambini, senza andare a chiudersi in locali sovraffollati e rumorosi: sagre, cinema all'aperto, festival e così via;
  9. in estate sono (forzatamente) in ferie per un mese -sì, avete sentito bene, ben quattro settimane! Nella nostra ditta niente piani ferie o alternanza: tutti a casa e non si fanno differenze- e quindi mi posso godere anche la compagnia dei miei bambini;
  10. quando si va al mare? In estate! E per noi che viviamo al Nord andare al mare in estate è meraviglioso, in un certo senso è come rinascere. Peccato che sono obbligata ad andarci in agosto, ma questa è un'altra storia.

In definitiva, direi che adoro l'estate per le possibilità che mi si parano davanti.

Estate per me significa vita: sono come una lucertola che si carica con il sole, mi sento piena d'energia e di positività.

L'estate è la stagione in cui sembro una trottola impazzita, sempre lì a organizzare, a fare, a visitare.

In estate mi sento proprio come la cicala della favola: penso a divertirmi assieme alle persone che amo, a immagazzinare ricordi felici in vista dell'inverno.

Mi sento imbattibile, salvo poi trovarmi con il naso colante, la voce rauca e la tosse a causa dell'aria condizionata.

Ma questa è un'altra storia, eh!

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Photo by Daiga Ellaby on Unsplash

Susine o prugne, così si chiamano da noi, quei frutti bianchi o viola che finalmente appaiono sui banchi dei fruttivendoli.

In realtà dire susina o prugna non è la stessa cosa, perché il termine susina si utilizza per il frutto fresco mentre prugna si utilizza per il frutto secco.

Da noi però dire "prugna secca" non ha sempre un significato botanico o culinario, ma, ecco, ha una diversa attinenza non molto gentile e piuttosto volgare.

Tutto questo parlare di susine e affini solo per arrivare a dire che ieri sera ho ricevuto in dono un sacchetto di susine raccolte dall'albero della mia vicina di casa.

Erano quasi un chilo, tonde e dalla buccia scintillante, profumate e dolcissime.

Siccome sono per noi le prime susine dell'anno, non avevo voglia di utilizzarle per una marmellata, volevo rendere loro omaggio con qualcosa di più.

Ho pensato subito ad una torta una preparazione estiva e stagionale, che racchiudesse il sapore dolce e intenso dell'estate.

Ho scartabellato tra le mie ricette e ho deciso di usare la classica ricetta della crostata di pesche sostituendo a questi frutti le mie susine.

La crostata morbida di susine è una torta estiva, facile e golosa.

Siccome lavoro, ho diviso la preparazione in due parti: la mattina ho preparato la pasta frolla e la sera ho cucinato la crostata.

Ammetto che io e la Ninfa, in fase di preparazione, qualche susina l'abbiamo mangiata.

Non abbiamo proprio saputo resistere al richiamo della loro dolcezza!

Che poi, quando la frutta è buona, succede come con le ciliegie: una tira l'altra.

Crostata morbida di susine: ingredienti e procedimento

Per preparare la crostata di susine innanzi tutto dovete decidere se comperare la pasta frolla già pronta oppure se farla voi.

Adesso vi confesso una cosa: ho dei gravi problemi con la pasta frolla, nel senso che non ho ancora trovato una ricetta che mi soddisfi pienamente.

Per cui ogni volta cambio, sperando di azzeccare quella più adatta ai miei gusti e alla preparazione che devo fare.

Per questa crostata di susine volevo una pasta frolla che fosse diversa, più morbida e avvolgente.

Ho deciso allora di utilizzare la ricetta della pasta frolla  morbida che mi ha passato la mamma di una mia amica e che è sempre una garanzia.

Potete anche decidere di comperare un panetto di pasta frolla già pronto, in questo caso però la crostata non risulterà così morbida, ma sarà comunque buona.

Se avete optato per la pasta frolla morbida fatta in casa, leggete qui altrimenti saltate pure questa parte (tipo nei game-book).

Ingredienti per la pasta frolla

Questa ricetta, quindi, prevede che la pasta frolla sia morbida ma allo stesso tempo abbastanza resistente da sopportare il peso degli ingredienti scelti per la farcitura, sia questa fatta di  marmellata, crema, frutta o altro.

Le dosi indicate vanno bene per una teglia di 24 o 26 cm di diametro.

Queste sono le dosi che ho utilizzato per realizzare la mia pasta frolla morbida:

  • 320 grammi di farina 0
  • 160 grammi di burro a temperatura ambiente
  • 100 grammi di zucchero
  • 2 tuorli d'uovo + 1 uovo intero
  • un cucchiaino di lievito per dolci
  • scorza grattugiata di un arancio
  • un pizzico di sale

Procedimento per la pasta frolla

Setacciate la farina e il lievito e tenetele da parte.

Prendete una boule capiente e dai bordi alti e mettete il burro a temperatura ambiente, lo zucchero, il sale e la buccia dell'arancia.

Servendovi dello sbattitore elettrico, lavorate gli ingredienti fino ad ottenere un impasto bello cremoso.

A questo punto aggiungete uno alla volta i due tuorli e l'uovo intero.

Ricordatevi di aspettare che l'uovo sia stato completamente amalgamato prima di aggiungere l'altro.

Infine aggiungete la farina.

L'impasto finale si presenta morbido rispetto a quello della frolla tradizionale.

Formate una palla, copritela con la pellicola e fatela riposare in frigorifero, nel piano più freddo, per almeno tre ore.

Passato questo tempo, potete procedere e preparare la vostra crostata morbida di susine.

Ingredienti per la crostata morbida di susine

Ora che avete pronto il vostro panetto di pasta frolla, fatto da voi o comperato, potete procedere e preparare la crostata morbida di susine.

Ecco cosa vi serve:

  • 350 grammi di susine
  • 80 grammi di zucchero
  • 60 grammi di farina
  • 150 grammi di mandorle pelate
  • 2 uova
  • 50 grammi di burro
  • due cucchiai di miele
  • una foglia di basilico
  • 20 ml di sambuca

Ok, adesso possiamo cominciare!

Crostata morbida di susine: procedimento

Per preparare la crostata morbida di susine preriscaldate il forno a 180° in modalità statica.

Togliete la pasta frolla dal frigorifero e lasciatela a temperatura ambiente per circa cinque minuti.

Nel frattempo, imburrate e infarinate uno stampo per crostate.

Ora tocca alla pasta frolla: spargete un cucchiaio di farina su un piano da lavoro preferibilmente non di legno,  per non scaldare la frolla eccessivamente, e stendete l'impasto con l'aiuto di un mattarello.

Tenete in considerazione che l'impasto lieviterà un po' durante la cottura, per cui stendetelo non più alto di 4 mm.

Mettetelo nella tortiera, bucherellatelo con i rebbi di una forchetta, copritelo con un foglio di carta forno e cospargete la superficie con legumi secchi o con gli appositi pesetti.

Infornatelo per un quarto d'ora.

Intanto che il guscio della crostata cuoce, preparate il ripieno.

Lavate le susine, togliete il nocciolo e tagliatele a spicchi.

Pesate le mandorle e tenetene da parte trenta grammi per decorare.

Con un robot da cucina sminuzzate le mandorle restanti con un cucchiaio di zucchero che assorbirà l'olio dei frutti.

Trasferite il composto in una terrina.

Fate sciogliere il burro a bagnomaria e setacciate la farina.

Quando il burro sarà tiepido, aggiungetelo al composto di mandorle e zucchero.

Con l'aiuto di una frusta a mano o di una forchetta amalgamate anche le uova, il miele e la sambuca.

Unite anche lo zucchero rimasto e continuate a mescolare.

Lavorate l'impasto senza montarlo poi, una volta raggiunta una consistenza cremosa, aggiungete la foglia di basilico sminuzzata a mano e la farina.

Proseguite ancora un attimo fino a che otterrete una consistenza simile a quella di una pomata.

A questo punto sarà ora di togliere la pasta frolla dal forno.

Levate i legumi secchi e il foglio di carta forno, versate nel guscio di frolla l'impasto, disponetevi sopra le fettine di susine e il resto delle mandorle.

Rimettete la crostata in forno, nel piano più basso e proseguite la cottura per altri venti minuti a 150° gradi.

Fate attenzione a non far colorire troppo la superficie della crostata.

Se vi accorgete che questo sta capitando, allora coprite la crostata con un foglio di carta stagnola.

Trascorsi i venti minuti, sfornate la vostra torta e lasciatela raffreddare.

Avrete una bellissima crostata morbida di susine, da gusto intenso e profumato, così buona da leccarsi i baffi!

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Ecco qua, non è perfetta perché la frolla è un tantino scura ma per fortuna non bruciata.
La foto non è il massimo, l'ho scattata di sera ma i bimbi volevano assaggiare la crostata e la mattina dopo sarebbe stato troppo tardi.

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Man mano che la stagione avanza cominciano ad alzarsi anche le temperature, purtroppo non in modo graduale e nemmeno troppo gradevole.

Qui nella mia zona, ma penso anche in altre regioni, si passa da una giornata di pioggia e vento con temperature sui ventitré gradi ad un giorno di solleone con afa e picchi di trenta.

Ecco, a me questi sbalzi termici provocano sempre un po' di complicazioni. Sarà che sono metereopatica, sarà che semplicemente negli ultimi anni il caldo afoso mi infastidisce parecchio, ma davvero trovo la situazione insopportabile!

E vedo che non sono l'unica. Chi sembra soffrire di più l'innalzamento delle temperature è il mio gatto grande.

Non è un gatto di razza, per principio (e anche perché ho soldi da buttare!) non sono d'accordo sulla compravendita di gatti e cani, per cui i miei gatti sono stati adottati appoggiandoci ad uno dei tanti gattili che si trovano in zona.

Comunque, lui è un incrocio con qualche razza a pelo lungo e già da un po' è in fase di muta.

Sapete cosa significa questo? Pelo ovunque, ma davvero ovunque. Il pelo dei gatti poi è infido: si attacca a qualsiasi cosa, non solo agli abiti.

In più lui (il gatto, intendo, non il pelo) soffre il caldo in maniera terribile. Si trascina per la casa cercando un angolo fresco, spalmandosi sulle piastrelle del pavimento in cerca di un temporaneo refrigerio.

Alcuni consigliano di stendere degli asciugamani umidi su cui far distendere il gatto.

Ecco, il mio li schifa proprio. Appena appoggia la zampetta e sente che sono umidi, la ritrae fulmineo e se ne va disgustato.

Sono arrivata alla soluzione che la tosatura sia l'unico modo per dargli un po' di sollievo.

Già da qualche anno faccio tosare il mio micio ed ogni volta lui pare ringiovanito di qualche anno, ritorna arzillo e vitale.

E' necessario tosare un gatto?

E' opinione corrente che i gatti e i cani andrebbero tosati il meno possibile.

Questo perché Madre Natura, se davvero fosse stato necessario, avrebbe provveduto lei stessa.

Alla gente che mi dice questo solitamente chiedo se, dal momento che Madre Natura non ci ha dotati di ali, allora dobbiamo smettere di volare, ma tant'è.

I gatti, come i cani, andrebbero tosati solo quando il loro pelo risulta intrattabile a causa di nodi o sporco particolarmente resistente che non si riesce a rimuovere in nessun altro modo.

Comunque, prima di procedere e parlare della tosatura del gatto, è utile capire come funziona il pelo dei nostri piccoli amici e quando vale davvero la pena ricorrere alla tosatura dell'animale.

Come funziona il pelo dei gatti

Il mantello dei gatti è costituito dalla combinazione di tre elementi: sottopelo, setole e peli di copertura.

Il sottopelo è corto e morbido e  ha il compito di mantenere l’isolamento del corpo. Non tutte le razze di gatti ce l'hanno.

Le setole sono dei peli leggermente più lunghi e ispidi che insieme al sottopelo rappresentano i peli secondari.

peli dominanti, chiamati anche peli primari, sono la parte più lunga e maggiorente visibile del mantello.

Sulla base del pelo, i gatti domestici vengono comunemente divisi in  gatti a pelo lungo, a pelo semilungo e a pelo corto.

Come accennato, quindi, nei nostri piccoli felini la pelliccia ha la funzione di proteggere l'animale stesso.

Il pelo funge come scudo contro insetti e parassiti, preserva la pelle dallo sporco ed ha anche un'importante funzione di termoregolazione.

Questo significa che  oltre a proteggere dal freddo il pelo aiuta l'animale a mantenere una temperatura corporea adeguata anche in estate, schermando la pelle dai raggi solari.

Però, se avete letto bene, questa prerogativa spetta in realtà al sottopelo, non ai peli dominanti.

Quando c'è il cambio di stagione, gli animali fanno la muta, cioè cambiano il pelo.

La muta più importante nel gatto avviene durante il passaggio dalla stagione invernale a quella estiva, per cui approssimativamente si parte da aprile in poi.

In questi mesi vivere con un gatto, specialmente se a pelo lungo o semilungo come il mio, significa trovarsi in una situazione quasi ingestibile: peli ovunque, nell'aria, sui mobili, sui vestiti...

Insomma, l'inferno per una qualsiasi casalinga che si rispetti ma anche per una che ci tiene ad essere sempre vestita in modo impeccabile (e voi direte: e che ti frega allora a te, che non sei né l'una né l'altra?. Ma questo è un altro discorso...)

La toelettatura del gatto

In certi casi la normale toelettatura del gatto non basta più.

Non bastano più i cento colpi di spazzola (no, non quelli del famoso romanzo!): si spazzola il gatto per aiutare il pelo morto a staccarsi e qui, ragazze, se non avete abituato il vostro micio fin da piccolo, vi aspettano graffi, soffi e addirittura morsi.

Si ricorre a bagni - ebbene sì, anche i gatti possono essere lavati, soprattutto se abituati fin da cuccioli- per rinfrescare il felino e rendere il manto più trattabile, per districare i famosi nodi che, alla fine, dovrete comunque tagliare.

Vogliamo infine parlare di quelle fastidiose palle di pelo, così pericolose anche per il gatto stesso?

Il micio si lecca, ingurgita il pelo e poi...vomita. Magari sul tappeto persiano.

Non bastano l'erba gatta, l'olio d'oliva o i ritrovati che dovrebbero aiutare i gatti a tenere sotto controllo le palle di pelo.

Credetemi, quando lavoratel e siete fuori casa dieci ore al giorno, avete due bimbi piccoli con cui volete passare del tempo e la normale gestione della casa, un compagno (era sottinteso, no?), pulire peli e raccattare vomiti felini è l'ultima cosa che vorreste fare.

Ecco quindi perché preferisco far tosare il mio gatto a pelo semilungo.

Come tosare un gatto

Cominciamo col dire che quando si tosa un gatto non si toglie mai completamente la pelliccia, ma si lascia sempre qualche centimetro di pelo (generalmente il sottopelo).

Ci sono inoltre zone del corpo dell'animale che vanno quasi tralasciate, come la coda e la testa, in cui al massimo si fanno dei ritocchi con le forbici.

Inutile sottolineare che le vibrisse non si devono mai tagliare, perché per un gatto sono indispensabili e vitali.

Se avete deciso di farlo da voi, ecco qui una piccola guida per imparare a tosare il gatto.

Mini-guida passo passo per tosare il vostro gatto:

  1. Scegli una stanza della casa abbastanza spaziosa e prepara tutto il materiale: forbici di varie misure, asciugamani, spazzole, rasoio apposito.
  2. Metti il gatto su un asciugamano così sarà più facile pulire e buttare i peli una volta tagliati.
  3. Comincia spazzolando per bene il gatto e poi, con l'aiuto delle forbici, accorcia le zone in cui il pelo è più lungo, tagliando i vari nodi. Scegli forbici di grandezza diversa in base alle varie parti del corpo e fai molta attenzione ai genitali, alle orecchie e alle mammelle.
  4. Quando il pelo sarà abbastanza corto, puoi passare al rasoio. Per tosare un gatto, infatti, il pelo non deve essere molto lungo, altrimenti si rischia di strapparlo perché il rasoio non funziona nella maniera corretta. Parti dal collo e prosegui verso la coda, senza fare troppa pressione, cercando di eseguire movimenti diritti. Fai le cose con calma, il gatto se non è mai stato abituato può spaventarsi facilmente.
  5. Cerca di mantenere la stessa lunghezza, ma non preoccuparti: se il pelo non sarà perfetto al gatto non importerà molto.
  6. Controlla e ripassa le zone dove il pelo è ancora lungo, ma non insistere troppo, piuttosto vai di forbici.
  7. "Spolvera" il gatto per rimuovere i peli tagliati ancora appiccicati e ricordati di dargli un piccolo premio, come ricompensa per essersi lasciato tosare.

Detto questo, vi avviso: tosare un gatto è un affare serio e più complicato di quanto si vede nei vari video che trovate in rete.

Il mio gatto è di indole docile e tranquilla, se ne fa fare di tutti i colori perfino dai bambini, eppure l'unica volta che ho provato a tosarlo da sola è stato un incubo.

Io preferisco portarlo da un professionista che con un costo del tutto ragionevole mi tosa il micio in mezz'oretta, non devo pulire la casa e il risultato è sicuramente migliore del mio.

Nonostante l'opinione di tanti, il mio micio dopo essere stato tosato mi guarda con occhi colmi di gratitudine.

Smette di vagare tristemente per casa, trascinandosi come un moribondo, non vomita più le temibili palle di pelo e in poco tempo il pelo comincia a ricrescere, più bello di prima.

E l'intera famiglia tira un sospiro di sollievo, libera dalla schiavitù del pelo.