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Siamo a giugno, il mese dell'anno che rimanda immediatamente alla chiusura delle scuole.

La scuola dell'infanzia (ho già detto che per me sarà sempre l'asilo?) chiuderà i battenti il trenta giugno, ma, oltre alla festa di fine anno con cui vi sbomballerò di cui vi parlerò più avanti, con la chiusura delle scuole finisce ufficialmente anche la stagione dei compleanni.

Niente da dire contro le feste di compleanno. Io sono una di quelle mamme che adora andare alle feste, perfino a quelle bambinesche.

Semplicemente io non ci vado, perché la maggior parte delle volte vengono fatte quando sono ancora in ufficio.

Il che non significa che i miei bambini non ci vadano. Se i nonni sono disponibili o il papà è a casa, anche loro si trasformano volentieri in party-children.

La cosa di cui mi devo sempre occupare invece restano i regali di compleanno.

Che se già è difficile regalare qualcosa a qualcuno che si conosce, figuriamoci poi farlo a bambini che sono solo un nome e niente più, il cui volto riesco a vedere solo nella foto di gruppo di Natale.

Ecco, prossimamente Ringhio presenzierà al compleanno di un suo compagno di classe.

Il mio vispo pargolo è tornato a casa raggiante per la quinta volta con un invito in mano.

Cf ed io non lo eravamo altrettanto: lui perché deve accompagnare il pupo e presenziare (e CF non è un party-boy), ché mollare Ringhio ad una festa equivale a sabotarla e finire in causa con i genitori del festeggiato, ed io perché devo provvedere al temutissimo regalo.

Ecco quindi il dilemma:  cosa regalare ad un bambino di quattro anni?

Beh, mi son detta, facciamocelo dire da lui, da Ringhio!

Ho la (s)fortuna di avere un esemplare maschio di quattro anni in perfette condizioni sotto mano, perché non sfruttarlo?

Tralasciando la sua passione smodata e intramontabile per i dinosauri, che spero non affligga altre madri, cosa desiderano i bambini di quattro anni?

Siccome mio figlio ha problemi di linguaggio, più che farmelo dire a parole mi sono servita delle esperienze precedenti.

Secondo la mia esperienza di mamma di un maschio di quattro anni, questi sono i regali papabili.

Cosa vorrebbe come regalo un bambino di quattro anni

Monopattino

A quatto anni i bambini sanno già muoversi bene, alcuni (non faccio nomi) si divertono a scalare la qualunque, sono diventati abili e coordinati e hanno già un senso dell'equilibrio abbastanza sviluppato.

Ora che sta arrivando l'estate è bello stare all'aria aperta, per cui il regalo numero uno è un bel monopattino: se ne trovano oramai di tutti i tipi ad un prezzo abbordabile.

Costruzioni di ogni tipo

I bambini impazziscono all'idea di costruire qualcosa, di montare e di smontare, di creare.

Ho avuto modo di affrontare l'argomento costruzioni con diverse mamme e papà nel periodo di dicembre, per la notte magica di Santa Lucia e per Natale.

Meglio le Lego Duplo o quelle della Playmobil? Secondo me i pupi si divertono sia con uno che con l'altro e poi ci sono talmente tante proposte che è impossibile non trovare qualcosa di carino: animali, città, mezzi di trasporto...

E' già uscita la serie dedicata ai dinosauri sull'onda dell'ultimo film di Jurassic World:il regno distrutto, sapevatelo.

Ma costruzioni non vuol dire solo mattoncini: esistono anche le costruzioni magnetiche, molto originali e molto versatili, forse un tantino meno scontate.

Per cui costruzioni è la mia idea regalo numero due.

Banco da lavoro

Come tutti i bambini di quattro anni, Ringhio è affascinato dalle riproduzioni in formato bambino che gli permettono di imitare i grandi.

A quattro anni siamo ancora nella fase del gioco di ruolo, per cui un banco da lavoro, quello con seghe, martello e trapano, potrebbe essere una buona idea, soprattutto se magari ci si associa con altre mamme (e qui whatsapp torna utile, no?)

Ci sono comunque anche dei banchi da lavoro interessanti in versione compatta che non sono affatto male.

Ho detto banco di lavoro, ma potrebbe essere anche una cucina o una valigetta del dottore.

Quindi banco di lavoro o affini è la mia terza opzione per un regalo.

Giochi da tavolo

Questo è un campo che non conosco molto bene. Non ho ancora comperato giochi da tavolo per i miei bimbi perché mi sono sempre sembrati piccoli.

Invece iniziano proprio ora a sviluppare le doti sociali, a capire come giocare con gli altri e anche come rispettare le regole.

Devo dire infatti che recentemente Ringhio e la Ninfa hanno avuto modo di provare alcuni giochi da tavolo molto divertenti che, secondo me, mi chiederanno come regalo tra qualche mese.

I giochi in questione sono "Acchiappa il coniglio", "Lampo di genio" e "Occhio al fantasma".

Si sono divertiti un sacco e non solo loro!

Per cui questo è il mio suggerimento numero quattro per un fantastico regalo di compleanno.

Sabbia cinetica

Ed infine ecco la proposta numero cinque: la sabbia cinetica.

La sabbia cinetica è stata una scoperta del Seridò: è un composto particolare formato da sabbia e altri ingredienti che permette ai bambini di darle qualsiasi forma, dalle classiche formine ad altro.

La particolarità di questa sabbia -udite, udite!- è che non sporca. Ripeto, care mamme: la sabbia cinetica non sporca.Non macchia né i vestiti né le superfici dei mobili.

Se sbadatamente (perché sono sicura che non lo farà mai apposta) vostro figlio la sparge per la casa tranquille: basta usare una pallina fatta fatta con la sabbia stessa e raccattare quella che trovate in giro che come per magia si incollerà alla palla!

La bellezza della sabbia cinetica è che si modella come sabbia normale, per cui via con la fantasia: castelli, roccaforti, poste per biglie o paesaggi di dune per macchinine o animali.

Insomma, una figata pazzesca!

Ho scritto che sono proposte per un bambino, ma è sotto inteso che vanno bene anche per una bambina, no?

Non so su cosa mi orienterò, ma sono sicura che comunque al pupo piacerà il mio regalo (almeno spero...)

Se volete aiutarmi ad allungare la lista, i vostri suggerimenti sono ben graditi.

Avete tempo fino a sabato...

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Le cose organizzate all'ultimo minuto o non organizzate affatto sono, paradossalmente, quelle che riescono meglio.

Detto da una maniaca del controllo come me suona strano eppure è così.

La scampagnata di ieri al Parco Airone ne è la prova.

Nata da un'idea improvvisa di CF avuta la sera prima, il Parco Airone si è rivelata una meta adatta a tutta la famiglia, a prova di bambino.

Parco Airone: dove si trova e cosa fare

Il Parco Airone è un'oasi naturalistica che si trova a Bedizzole, in provincia di Brescia.

Bedizzole è un paese che dista venti km da Brescia, in direzione lago di Garda.

La passeggiata inizia presso il vecchio mulino di Bettoletto, ancora in uso, dove si macina la farina gialla usata per fare la polenta e non solo.

L'ingresso alla riserva naturale è gratuito ed è riconoscibile perché lì vicino c'è un bar, per cui se non vi siete attrezzati potete trovare cibo e bibite.

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Il percorso è lungo circa un kilometro e mezzo ma si può proseguire oltre i confini del parco e arrivare fino a Salò, percorrendo la pista ciclabile chiamata Gavardina.

Visto l'instabilità del tempo, siamo partiti con felpe e k-way.

Ma la nostra precauzione si è rivelata del tutto inutile perché per una gran botta di culo sfortuna sfacciata ieri è stata una giornata quasi estiva con temperature sopra i 25°C.

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Assieme a noi è venuta una coppia di amici con una bambina dell'età della Ninfa e un bel cagnolino di taglia medio-piccola.

Così il nostro gruppo era formato da quattro adulti, tre bambini e un cane.

Il Parco Airone offre un percorso veramente facile: una strada larga e in terra battuta alternata a ghiaietta totalmente pianeggiante, ideale per famiglie sia a piedi che in bicicletta, anche con i passeggini.

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Il sentiero si snoda attraverso un boschetto che garantisce una discreta ombra (e per fortuna, perché eravamo equipaggiati per la pioggia ma non per il sole, per cui non avevamo nemmeno un cappellino).

I cani vanno tenuti al guinzaglio ma, a parte questo, non ci sono altre particolari restrizioni, se non quelle di rispettare la natura e di tenere pulito il parco.

La strada fiancheggia il fiume Chiese a cui è possibile accedere attraverso comodi sentieri.

Le rive del fiume Chiese sono sassose e con piccole "spiagge" naturali per cui in estate è il luogo ideale per rinfrescarsi un po'.

CF  ha scoperto che nel Parco Airone è possibile pescare liberando poi il pescato e quindi secondo me sarà una meta papabile per i mesi futuri.

A questo aggiungiamo che il parco è disseminato di aree pic-nic attrezzate con tavoli, panche e barbecue in pietra.

Abbiamo scoperto infatti che è possibile arrivare vicino alla zona pic-nic direttamente in auto, seguendo la strada che parte dal campo sportivo di Bedizzole.

Vicino all'area pic-nic c'è anche un piccolo parco giochi, per cui i bambini hanno ovviamente deciso di infischiarsene della camminata e di depositare armi e bagagli per "accamparsi lì", per dirla a modo loro.

Abbiamo colonizzato un tavolo, steso il nostro telo impermeabile sotto un albero e tirato fuori cibo e bibite come se non ci fosse un domani.

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Anche quando le cose vengono organizzate all'ultimo minuto, noi donne riusciamo comunque a compiere miracoli, per cui via a frittate, macedonie, insalate varie e tanto altro come un pic-nic che si rispetti.

Certo, la prossima volta ci porteremo anche gli ingredienti tipici per una grigliata che si rispetti, ma per questa volta è andata bene anche così.

Dopo aver mangiato, i bambini hanno deciso di comune accordo che erano pronti per "esplorare il bosco", per cui zaino (vuoto) in spalla e abbiamo terminato il percorso, seguendo i ritmi dei nostri piccoli protagonisti.

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Siccome il Parco Airone è una zona naturalistica, si possono trovare cartelli informativi sulla flora e la fauna locale: oltre all'airone cinerino è possibile avvistare anche donnole e topi ragno.

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Noi, a parte i pesci nell'acqua trasparente del Chiese, abbiamo visto solo qualche uccello (non me ne vogliate, ma non sono in grado di dirvi di che specie), ma ci siamo divertiti lo stesso.

La Ninfa, Ringhio e la loro amichetta hanno buttato i sassi nel fiume, raccolto i fiori, seguito le formiche, raccattato bastoni di legno per accendere il fuoco per la notte - erano davvero convinti che avremmo dormito lì-  e svolto altre tipiche attività bambinesche.

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Infine siamo tornati al parco per una merenda veloce -non so, quando si fanno questi pic-nic si finisce sempre per mangiare in maniera esagerata- e i bambini hanno socializzato con altri loro simili provando le varie attrazioni mentre noi adulti ce ne siamo stati satolli e soddisfatti a poltrire sotto gli alberi.

Il Parco Airone ci ha stupito e soddisfatto, perché offre davvero la possibilità a tutti di rilassarsi a contatto con la natura.

Chi è sportivo può seguire i percorsi guidati fermandosi alle stazioni per svolgere vari esercizi, chi invece vuole riposarsi può sedersi sulle panchine di legno.

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Insomma, al Parco Airone ce n'è per tutti i gusti, nulla da dire.

Come sempre sono le cose più semplici a rivelarsi più piacevoli e più affascinanti, sia per gli adulti che per i bambini.

Credo proprio che ci ritorneremo, speriamo presto, tempo permettendo, magari con un bel gruppo di amici.

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Se volete saperne di più sui percorsi adatti non solo alle famiglie nel territorio di Brescia, perché non date un'occhiata al gruppo di Facebook "Esploratori di sentieri bresciani"? Potete trovare tanti suggerimenti su come visitare monti e valli di questo territorio e tutto a misura di bambino.

Questo post può essere interpretato come una comunicazione di servizio, un aggiornamento e anche una captatio benevolentiae per paracularmi un po'.

Sì, lo so, all'apparenza sembra che in questi mesi stia trascurando il blog, ma in realtà non è affatto così.

Se si prende banalmente in considerazione il numero di post pubblicati settimanalmente allora devo ammettere che sono calati, da cinque ora la media è tre.

Questo non significa che non so cosa scrivere o che magari prima prediligevo la quantità piuttosto che la qualità.

Dietro ogni singola parola ci sono io, nel senso che cerco sempre di esprimere quello che provo e quello che penso.

Quando tratto certi temi a carattere più generale, ricerco sempre le informazioni non solo in rete ma anche servendomi della cara e vecchia carta.

Insomma, mi adopero per scrivere articoli che siano sempre di un certo livello.

Nell'ultimo periodo, oltre a dedicarmi alle mie due rubriche, "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini"e "Time is mine", ho preso parte a diverse iniziative e intrapreso collaborazioni interessanti.

Con altre blogger che si occupano di cucina ho partecipato a "L'ingrediente in comune", un progetto in cui mensilmente si sceglie a votazione un tema, che può essere un ingrediente piuttosto che un evento, si stabilisce il giorno di pubblicazione del post e tutte le partecipanti presentano una loro ricetta.

Ovviamente, come per ogni altro pezzo che pubblico, il post va condiviso sui vari social e anche questo richiede del tempo.

Nell'ambito di questa iniziativa ho pubblicato una ricetta pasquale e una ricetta salata per la merenda dei bambini.

A fianco della passione per la cucina, sto prendendo parte a un progetto inerente ai viaggi, di cui vi parlerò in seguito.

Tutto questo non mi ha minimamente fatto trascurare i libri, anzi.

Come da nostra consuetudine, il venerdì rimane il giorno dedicato alla recensione dei libri ma ho in mente di ampliare il venerdì del libro con altri temi  letterari.

Sempre in ambito di libri, è con grande gioia che vi comunico (dai, lasciatemi pavoneggiare almeno un pochino) che sono diventata collaboratrice del blog "letto da noi"per cui ad oggi ho recensito i seguenti romanzi:

  •  "Come cade la luce" di Catherine Dunne
  • "La ragazza delle perle" di Lucinda Riley
  • "Follia maggiore" di Alessandro Robecchi
  • "Nostalgia del sangue" di Dario Correnti
  • "Sesso, amore e croccantini" di Flavia Borelli

Ho anche il piacere di collaborare al ""The peach rose blog"gestito dalla strepitosa Rosanna, con un articolo a settimana che viene deciso con l'autrice di volta in volta.

Oltre a quello che vi ho elencato, che rappresenta una fonte di gioia e mi offre stimoli continui, sto preparando diversi guest-post anche per altri blog.

Tenete sempre presente che, all'interno del mio progetto di crescita personale, mi sto documentando in tanti ambiti diversi, dal web-writing alla temutissima SEO.

Inoltre sono diventata più social: alla pagina facebook e al profilo Instagram ho aggiunto anche Pinterest, Telegram, Google Plus e Flipboard .

Per finire, quest'ultimo periodo è stato molto difficile per me e, non mi vergogno a confessarlo, mi sono smarrita un po' anche io.

Ci siamo ammalati tutti quanti in perfetta sincronia: CF bloccato con la schiena, la Ninfa per un'improvvisa orticaria virale, Ringhio con la bronchite, i nonni con una devastante influenza ed io con i calcoli biliari.

Provate a immaginare quanto sia stato complicato e devastante gestire le nostre vite, tra lavoro, scuola, vacanze e impegni vari.

Nonostante questo, ora le cose sono tornate alle normalità: dopo un piccolo intervento sono di nuovo in pista, i bimbi si sono rimessi, CF dopo varie cure ha ripreso a muoversi come un Homo erectus e i nonni pian piano si stanno ristabilendo.

Il rientro alla solita vita e la primavera che sta arrivando mi danno una nuova carica: un grazie di cuore a chi continua a seguirmi, a chi mi propone interessanti e coinvolgenti collaborazioni, a chi mi dedica un attimo del suo tempo lasciandomi un commento qui o altrove.

A tutti voi il mio augurio più sincero per una serena continuazione.

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Delegare è un'arte che non si impara dall'oggi al domani, specialmente se sei una mamma e, peggio ancora, se sei una mamma della peggior specie, ossia una mamma con manie di controllo e di perfezionismo, come per esempio la sottoscritta.

Delegare, però, è quell'atto che ti impedisce di impazzire e di commettere omicidi in special modo se, come me, sei anche una mamma lavoratrice.

Noi mamme siamo più che consapevoli che un semplice imprevisto può scatenare il temutissimo effetto domino sulle attività dell'intera giornata.

Perciò, soprattutto quando si lavora, imparare a delegare diventa una questione di sopravvivenza sia per noi stesse che per gli altri.

Ma non ci si improvvisa esperte in questo campo così, dall'oggi al domani.

Come per molti lati del carattere, per delegare bisogna avere una certa predisposizione.

Se però anche voi ne siete sprovviste, non disperatevi, ché si può sempre rimediare.

Per prima voglio spiegarvi perché è utile delegare.

Delegare: perché fa bene

Per quanto possiate essere in gamba, care amiche, rassegnatevi: nessuno ha il dono dell'ubiquità.

Se siete al lavoro, fisicamente non potete essere da un'altra parte, come ad esempio a prendere i pargoletti all'uscita da scuola.

Ma se tutte difettiamo sull'ubiquità, allo stesso modo tutte siamo oberate da un grave fardello: il senso di colpa per la qualsiasi.

Il senso di colpa è come un tarlo: si scava lentamente ma inesorabilmente una via per arrivare fino al cuore.

E, si sa, il cuore di una mamma è tenero e vulnerabile.

Chi ha dei figli ve lo può confermare: non riuscire a fare qualcosa per i nostri bambini innesca immediatamente il senso di colpa che a sua volta ci sprona a fare sempre di più per compensare  questa presunta mancanza e genera così una mole indicibile di stress.

Lo stress, ormai è noto ai più, fa invecchiare precocemente, ci rende irritabili, stanche e nevrasteniche.

Per quanto quindi continuiamo ad affannarci, senza l'aiuto degli altri siamo destinate prima o poi a soccombere a quello che è il nostro peggior nemico.

Perché è difficile imparare a delegare

Da quando sono mamma quella di delegare è la lezione che mi è risultata più difficile da imparare.

La parola stessa, "delegare", per me è sempre stata sinonimo di debolezza.

Io, vissuta con la certezza del "chi fa per sé fa per tre", ho sempre ritenuto che chi delega nella maggior parte dei casi lo fa perché è pigro e non ha voglia di sbattersi.

Niente di più sbagliato. Studi recenti infatti dimostrano come delegare sia in realtà utile e salutare anche per le aziende.

E se va bene per loro, perché non dovrebbe andare bene anche per la famiglia?

Delegare: perché è indispensabile

Riflettiamo un attimo: davvero voi preferite arrivare a sera nervose, stanche e irritabili perché vi siete fatte carico di ogni singola cosa, dalla spesa alla consegna di una pratica nei tempi previsti, mentre gli altri membri della famiglia vi appaiono freschi e riposati?

Con queste premesse, come pensate di poter godere della compagnia dei vostri bambini?

Si fa tanto parlare di tempo di qualità ma quando si arriva a certi livelli di stress già avere del tempo diventa un'utopia.

Ecco perché delegare diventa indispensabile.

Immaginate che tutti gli impegni e i compiti che avete siano dei sassi contenuti in una grossa cesta.

Ogni giorno voi dovete percorrere un sentiero accidentato, magari una salita bella ripida, con questa cesta sulle spalle.

Accanto a voi ci sono altre persone con le loro ceste, a volte più piene della vostra a volte meno.

Ora, magari chi ha meno sassi si offre di darvi una mano.

Voi che fate: gli consentite di trasportarne uno al posto vostro oppure no?

Si parla tanto di collaborazione in famiglia e collaborare, come si nota dall'etimologia stessa, vuol dire "lavorare assieme".

Come imparare a delegare

Come per la maggior parte dei problemi, lo step numero uno è riconoscere di avere un problema.

Nel nostro caso, significa riconoscere di non potere fare tutto da sole.

Spesso ce ne dimentichiamo, ma la giornata è fatta da ventiquattro ore e non sempre abbiamo il tempo per fare tutto perfettamente.

Per cui, volenti o nolenti, dobbiamo fare i conti con la realtà e cercare delle persone che collaborino con noi.

Che sia il nostro partner, i nonni, la tata o la maestra, la cosa principale è che dobbiamo imparare a fidarci di loro.

Avere fiducia in chi ci sta accanto non è così facile e scontato come sembra.

Volete un esempio banale?

Onestamente, pensate a tutte quelle volte che avete affermato:

"Non gli spiego neanche quello che deve fare, perché faccio prima a farlo da sola e lo faccio anche meglio".

Quante volte lo facciamo?

Invece dobbiamo sforzarci e imparare a comunicare, a spiegare come deve essere fatta una determinata cosa.

Una buona comunicazione sta alla base di una fruttuosa collaborazione.

Personalmente sono rimasta piacevolmente sorpresa una delle prime volte che CF si è occupato di mettere i bambini a letto.

La mia routine serale di solito è questa: ci si lava, poi pigiama, tisana, denti, favola della buona notte, baci, abbracci e buona notte.

Quando CF mette a letto i bambini, la sequenza invece è questa: doccia, pigiama, latte, denti, gioco del mostro, film nel lettone e i bambini, stremati, sono nel mondo dei sogni.

Il risultato è sempre lo stesso, il modo in cui è stato raggiunto è differente, ma non meno valido.

Accettare che le cose non vengano sempre fatte come vogliamo noi implica tanta maturità.

Delegare e organizzare

Delegare diventa un punto di forza anziché una debolezza: se delego ho più tempo a disposizione per fare altro, magari anche per riposarmi un po'.

Chi delega di solito ha ottime capacità organizzative.

Per prima cosa sa stilare una lista di priorità, in secondo luogo è consapevole che gli altri possono portare a termine l'incarico che è stato loro affidato nei tempi previsti ed infine sa come far fruttare il tempo che ha a disposizione.

In parole povere,chi delega è come un generale che ha ben chiara la strategia da attuare.

E come in tutte le guerre, un buon generale sa che anche l'aiuto di un soldato semplice può fare la differenza.

Quindi, care amiche, ve la sentite di fare il salto e passare da mamme accentratrici a mamme deleganti?

 

 

 

Pasqua non è Pasqua se non si mangia almeno un uovo: che sia al latte o fondente non ha importanza, l'importante è che sia buono.

E per buono intendo non solo che la cioccolata sia di qualità ma anche che l'uovo stesso abbia in qualche modo delle valenze positive.

Un uovo di Pasqua può far star bene non solo chi lo mangia o lo riceve in dono, non solo chi lo acquista ma anche chi riceve i soldi dell'acquisto.

Di che cosa sto parlando?

Delle uova di Pasqua solidali, quelle che tutti gli anni compaiono per magia sulle bancarelle nelle piazze italiane o fuori dagli ospedali.

Trovate volontari di ogni associazione che, a rotazione, si impegnano nella vendita di questi buonissimi dolci.

Non smetterò mai di dire che sono fortunata.

Certo, anche a me ogni tanto capitano congiunture negative, come in questo periodo, ma posso tranquillamente affermare di non essere affetta da sfiga cronica.

Come la maggior parte di voi, del resto.

Andiamo, non fate quella faccia e non storcete il naso.

Viviamo in un Paese civilizzato, in cui non dobbiamo combattere tutti i giorni per un tozzo di pane o una scodella di riso.

I nostri figli e le nostre figlie possono studiare e possono giocare, senza essere costretti a lavorare in tenera età.

Abbiamo un tetto sulla testa, magari godiamo anche di una discreta salute.

Ma cosa succederebbe se le cose cambiassero? Se per disgrazia scopriste che voi o, peggio ancora, i vostri figli, soffrite di una qualche malattia?

Ecco, siccome sono fortunata ma sono anche consapevole che altri non lo sono altrettanto, nel limite del possibile cerco di orientare le mie scelte per dare un minimo aiuto a chi ne ha bisogno.

Anche un uovo di Pasqua può fare la differenza.

Quest'anno la nostra scelta è ricaduta sulle uova di cioccolato promosse dalla ANT.

Vengono vendute con regolare ricevuta nelle principali città italiane ad un costo abbordabile oppure le potete trovare sul sito.

La ANT è solo una della tante Onlus che in questo periodo sta utilizzando la vendita di uova di Pasqua o di colombe per raccogliere fondi.

Potete trovare anche la AIL, o Noi per Voioppure le uova della LILT.

E queste sono solo alcune delle tante.

Al costo di un uovo di Pasqua di una multinazionale o di una famosa azienda dolciaria, potete avere un dolce altrettanto buono e potete essere altrettanto buoni anche voi.

E se la cioccolata proprio non vi piace?

Potete sempre essere generosi e fare una donazione.

A questo proposito, conoscete già La casa di sabbia?

La solidarietà non ha mai fatto male a nessuno.

La ruota della fortuna gira e dall'oggi al domani potreste essere voi a desiderare che ci siano più soldi per la ricerca.

Madre Teresa aveva un detto:

"Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno."

Non serve Natale o Pasqua per essere più buoni e non serve fare grandi gesti per esserlo.

Basta poco, a volte basta solo un uovo.

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Carnevale è quella festa o meglio quel periodo che da piccola mi è ha sempre affascinato molto.

Ho dei ricordi fantastici di quelle cinque o sei volte che sono riuscita a celebrarlo, perché generalmente nel periodo carnevalesco ero sempre a casa malata.

Quando il Carnevale si avvicinava era abbastanza comune vedere gruppetti di bambini che giravano mascherati per le vie del paese.

I costumi erano ammessi perfino alle scuole elementari (sì, per me saranno sempre le elementari, altro che primarie).

A differenza dei giorni nostri, i bambini indossavano costumi creati dalle mamme: se quell'anno andava di moda travestirsi da fata, ogni bambina indossava un vestito da fata diverso, mica come adesso che le fate sono tutte più o meno uguali.

Certo, non dico che tutti i costumi riuscivano col buco, eh!

Alcuni erano improponibili o talmente originali da risultare imbarazzanti per chi li indossava (ho ancora alcuni amici letteralmente traumatizzati dal loro travestimento di Carnevale che stanno ancora andando in terapia).

CF ne sa qualcosa: le sue foto di quando aveva quattro anni travestito da farfalla girano ancora per il paesello...

Fortuna che nessuno lo riconosce sotto quella maschera!

Poi si cresce e si diventa mamma.

E qui le cose cambiano drasticamente.

Perché, amiche mie, vi svelo un segreto: le mamme temono il Carnevale quasi quanto le feste di compleanno.

Sotto quell'aspetto bonaccione ed allegro, il Carnevale nasconde mille insidie.

Se siete mamme e per di più lavoratrici il Carnevale vi sta già sulle balle di principio, perché ogni anno la domenica o il martedì in cui ci sono le sfilate o le feste non cade mai lo stesso giorno.

Per cui state pur certe che ve ne ricorderete solo la sera prima.

Aggiungiamo poi il fatto che la maggior parte degli asili (sì, per me è l'asilo, non la scuola dell'infanzia, massimo massimo la materna) e delle elementari chiudono il lunedì e il martedì e quindi c'è il problema ben noto di dove collocare i pupi.

Sommiamo a tutto questo il fatto che Carnevale equivale a travestirsi e quindi scatta la domanda: "Amore mio da cosa vuoi vestirti quest'anno?"

Ecco, preparatevi a una serie di risposte variabili di giorno in giorno se non di ora in ora.

Per cui il lunedì vostra figlia decide di travestirsi da Winx, il martedì opta per Lady Bug perché è la moda del momento, il mercoledì ha una botta di nostalgia e accarezza l'idea di utilizzare il costume da Elsa dello scorso anno, il giovedì vuole quello di Gufetta a tutti i costi, il venerdì diventa generalista e vi dice che va bene una principessa qualsiasi, il sabato afferma che lei non vuole più travestirsi e la domenica vi chiede dov'è il suo costume.

Nel frattempo, tra una telefonata di lavoro, una corsa in tintoria a prendere il costume di Elsa che avete fatto lavare, un ordine velocissimo sul web per il costume di Lady Bug che arriva dopo Pasqua, una toccata e fuga al supermercato locale per vedere cosa è rimasto e già che ci siamo prendo pure due cose che mi servono e mi ritrovo in fila al supermercato talmente carica con il pacchetto di frutta secca tra i denti, arrivate a domenica mattina e siete fortunate se avete a disposizione un costume da pomodoro.

E'inutile specificare che a voi non serve nessun travestimento per Carnevale: i capelli stopposi e sfibrati fanno da cornice ad un viso naturalmente emaciato, in cui dardeggiano due occhi spiritati contornati da deliziose occhiaie in mille sfumature di nero che manco la make-up artist Pat MacGraph riuscirebbe a ricreare, mentre la vostra epidermide presenta delle chiazze rosse da forte stress.

Mentre infilate vostra figlia nel suo costume da pomodoro di due taglie più piccole, vi rendete conto che solo una cosa può aiutarvi ad uscire dal tunnel: un chilo di fragranti frittelle accompagnate da una bella bottiglia di prosecco.

Prosit, care mamme, e buon Carnevale!