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Tana libera tutti

Alla fine è passata, anche se non si sa per quanto. Dicono di continuare a stare attenti, di non abbassare la guardia, che non siamo fuori pericolo.

“Se non siamo fuori pericolo, mamma, allora perché hanno riaperto tutto e tutti possono fare tutto come prima?”

“Beh, proprio proprio come prima no…”

Fatto sta che quello che si percepisce è proprio un clima di grande rilassatezza.

Dopo questi mesi di lockdown, siamo diventati tutti potenziali viaggiatori e, in attesa che si allarghino le maglie e si possa scorrazzare ancora più liberamente, ci riversiamo nei paesi limitrofi, lungo le ciclabili o sui sentieri di montagna nei pressi di casa.

Da una parte è un bene. Guardare con occhi nuovi gli stessi posti significa che, sotto sotto, abbiamo ancora la capacità di stupirci.

Lo stupore è una delle cose essenziali per imparare a qualsiasi età.

In realtà, secondo me questa spensieratezza è solo apparente. Dai discorsi orecchiati qua e là passeggiando con l’onnipresente mascherina la gente ha ancora paura, non si sente completamente tranquilla.

Ma forse, proprio a causa del lockdown, è ben decisa a godersi fino in fondo la ritrovata libertà, a permettersi di vivere con leggerezza, a tornare a sognare e a sperare.

E così ora ci troviamo in una nuova fase di transizione, pronti ad andare avanti e desiderosi di lasciarci alle spalle la dura esperienza precedente.

Che poi, la domanda di rito è questa: che cosa non dimenticheremo del COVID-19?

Personalmente non dimenticherò le sirene delle ambulanze, anche tre o quattro volte al giorno, i nomi dei deceduti sussurrati con terrore e tristezza, l’angoscia quando si telefonava ai parenti e non si aveva risposta, la stretta al cuore quando alla tv hanno fatto vedere quell’interminabile fila di bare…

Allo stesso tempo, forse egoisticamente, ricorderò questi mesi come uno dei periodi più intensi della mia vita. Il fatto di non andare al lavoro, di potermi godere appieno la mia famiglia e anche la mia casa, di scoprire molti modi per stare insieme.

La rilassatezza dei ritmi, niente più orari da rispettare, un sacco di tempo libero da poter utilizzare per smaltire l’interminabile torre di libri che mi ritrovo sempre da leggere (ve ne parlerò presto, davvero!).

Scoprire anche che, maniaca del controllo, certe cose proprio sono impossibili da controllare, nonostante la nostra buona volontà, è l’ennesima dimostrazione che ti porta ad essere umile e ad avere un atteggiamento diverso nei confronti della vita stessa.

Il lockdown è stato un grande momento di introspezione, che ha rinsaldato certi legami e ne ha condannati altri. Ha portato a galla paure nascoste ma anche una forza che non sospettavo di avere.

Soprattutto ha rinsaldato uno delle mie convinzioni principali: che la vita è qui e ora, va bene pensare al futuro e guardare al passato, ma non vivere appieno il presente è irrispettoso e deleterio.

Il presente è un dono e come tale va trattato: forse la pandemia ci porterà ad essere più coscienti delle fortune, così banali e scontate, che abbiamo tra le dita.

Ed è per questo che, adesso, anche una camminata lungo la pista ciclabile del proprio paese diviene un’esperienza mistica.

E voi cosa avete imparato nei mesi scorsi?

 

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