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Tempesta di guerra di Victoria Aveyard

“Tempesta di guerra” è -forse- l’ultimo capitolo della saga “The red queen” della giovane scrittrice Victoria Aveyard.

Dopo “Regina rossa”, “Spada di vetro” e “Gabbia del re”, non potevo perdere l’occasione di recensire per il venerdì del libro anche il capitolo finale.

Nonostante abbia letto e riletto “Tempesta di guerra” (ebbene sì, due volte) da quando l’ho avuto tra le mani, ho sempre esitato a scrivere la recensione perché non volevo lasciare andare i personaggi.

Dopo aver seguito infatti la crescita dei protagonisti per ben quattro volumi è difficile separarsene, ma sono sicura che anche voi conoscete bene la sensazione di cui vi sto parlando.

Credo però che ora sia giunto il momento, soprattutto perché è un romanzo di cui vale davvero la pena parlare -e di conseguenza vale la pena leggere- e che è destinato a lasciare una forte traccia nel mondo del fantasy/distopico.

“Tempesta di guerra” di Victoria Aveyard: brevi cenni alla trama

“Tempesta di guerra” riprende nell’esatto punto in cui era finito “Gabbia del re”: Cal, spinto dalla nonna, ha deciso di seguire i dettami e i doveri con cui era stato allevato e di mantenere la corona, rinunciando di fatto all’amore di Mare.

La ragazza, dal canto suo, benché ferita a morte nello spirito, antepone alla propria felicità le sorti del suo popolo.

La fragile alleanza tra le due fazioni è necessaria per arginare la terribile minaccia di Maven che sembra farsi sempre più minacciosa e concreta: in campo ora è sceso anche il Regno dei Laghi, grazie alle nozze tra il giovane re e la principessa Iris.

Oltre al potere del fuoco ora Maven dispone anche del potere dell’acqua: un’arma formidabile in grado di mettere in difficoltà qualsiasi esercito.

Fin dalle prime pagine si sente che l’atmosfera è cambiata: l’aria di una guerra imminente, all’ultimo sangue, permea ogni atto della vicenda.

E sarà una guerra terribile, la resa finale dei conti, dove ogni schieramento, anche quelli che restano nell’ombra, si giocheranno il tutto per tutto in un susseguirsi di battaglie e duelli mozzafiato e dall’esito imprevedibile.

Chi ne uscirà non sarà integro e indenne e, per mia somma gioia, pare che nonostante tutto forse ci potrebbe essere un ulteriore sviluppo…

“Tempesta di guerra” di Victoria Aveyard: recensione

Con quest’ultimo romanzo la Aveyard si conferma una scrittrice dal grande talento. Chi come me ha avuto modo di seguirla fin da “Regina rossa”  si sarà accorto di quanto sia maturata.

Se nel primo romanzo si notavano sbavature ed imperfezioni, nonostante la vicenda fosse interessante, in “Tempesta di guerra” si nota proprio in maniera eclatante lo sforzo fatto per migliorarsi, sforzo che ha prodotto un risultato apprezzabile.

Innanzi tutto la Aveyard sembra dominare la narrazione multifocale: la vicenda ci viene presentata da tanti punti di vista differenti.

Se in “Gabbia del re” abbiamo avuto modo di conoscere l’algida e arrogante Evangeline per quello che realmente è, ossia una ragazza disposta a morire per chi ama davvero, con tante insicurezze e una storia familiare travagliata alle spalle, con “Tempesta di guerra” abbiamo invece la possibilità di entrare nella mente di Maven.

Proprio grazie a questo stratagemma oltre che il lato folle e deviato del ragazzo possiamo vedere anche il suo lato più umano, o almeno quel che ne rimane dopo le manipolazioni materne.

E’ chiaro che lo scopo dell’autrice è quello di tenere il lettore in bilico tra il disgusto per un personaggio così corrotto e la pena per quella che alla fine è solo un’altra vittima di violenza domestica, sacrificata dalla madre per arrivare al potere.

Odiare Maven quindi non è più così facile, come non è semplice ignorare gli atti crudeli perpetrati dai buoni.

Interessante anche il punto di vista di Iris che dà un tocco di freschezza e novità alla storia: grazie a lei apprendiamo gli usi e costumi di un popolo che, nel primo romanzo, ci era stato presentato come il nemico storico.

Il percorso di maturazione della scrittrice va di pari passo con quello della protagonista, Mare.

Dopo le varie vicende che ha dovuto fronteggiare, la sparuta ragazzina insicura che si ritrova con un potere strano tra le mani lascia il posto ad una donna forte e coraggiosa, disposta in modo consapevole e volontario a sacrificare la propria felicità e la propria vita per l’ideale in cui crede.

Quel che mi piace molto è che Mare in realtà non è descritta come forte, indomita e coraggiosa, ma proprio all’opposto: la sua forza sta nella sua fragilità e nella sua insicurezza che, in un certo senso, sono il carburante per farla andare avanti e farle guardare il pericolo con occhi diversi.

Ed infine Cal, il buono e perfetto principe, quasi noioso a mio parere. Ligio al dovere, disposto a riprendersi una corona che non vuole ma che ha il compito di portare. Ottimo militare, inquadrato e disposto al sacrificio, pecca però di immaginazione.

Secondo me è il personaggio meno convincente della vicenda: se c’è un tormento interiore in Cal dovuto all’opposizione tra i suoi desideri e i suoi obblighi non viene approfondito tanto quanto in altri personaggi. La tensione emotiva traspare troppo poco, a mio parere.

In ogni caso “Tempesta di guerra” è un romanzo fantasy/distopico molto ben strutturato ( se non conoscete questo genere vi consiglio di leggere la recensione a “La ragazza che sapeva troppo” dove vi lascio qualche indicazione di massima): i diversi punti di vista ci permettono di seguire le varie vicende a 360 gradi e allo stesso tempo rappresentano un ottimo espediente per proseguire nella narrazione della storia.

A differenza di “Gabbia del re” in cui la narrazione procedeva lenta, qui il ritmo è molto veloce e incalzante. Sembra che si ritorni a “Spada di vetro”: duelli, battaglie, complotti e colpi di scena si susseguono senza soluzione di continuità.

Molto realistiche anche le scene di guerra in cui si nota una maggiore precisioni nelle descrizioni dei duelli e delle battagli, frutto di uno studio più accurato.

La cura nei dettagli secondo me è proprio quello che può fare la differenza tra un romanzo coinvolgente e un romanzo che ci lascia qualche perplessità o che non troviamo particolarmente coinvolgente, come avevo già avuto occasione di dire nella mia recensione a “Nectunia” di Daniela Ruggero.

Anche lo stile narrativo è progredito di pari passo con la crescita dell’autrice: i vari passaggi risultano più incastrati e connessi, anche quando la narrazione cambia punto di vista la storia è fluida, non subisce scatti o salti che possono lasciare momentaneamente disorientato il lettore.

Concludendo, “Tempesta di guerra” è il punto di arrivo di Victoria Aveyard, ma allo stesso tempo rappresenta il punto di inizio della sua promettente carriera da scrittrice.

Ora mi auguro davvero che arrivi al più presto un nuovo romanzo, non necessariamente il seguito di “Tempesta di guerra”…

Come sempre, un grande ringraziamento a Paola, di “Homemademamma”, l’inventrice del venerdì del libro.

SCHEDA TECNICA

Titolo: Tempesta di guerra

Autore: Victoria Aveyard

Traduzione: E.Caligiana, S.Prencipe, R.Verde

Editore: Mondadori

Anno di pubblicazione: Novembre 2018

Pagine: 588

Vorrei sapere invece cosa state leggendo in questo periodo ma soprattutto vorrei sapere questo: come scegliete i libri da leggere?

“Regina rossa” mi è stato suggerito da un’amica ma lo avrei scelto per via della bellissima copertina (lo so, non è un criterio logico ma io funziono così).

Buon fine settimana e buona lettura!

 

 

 

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