vita con i bambini

Terrible-two: si salvi chi può!

Va bene, è ufficiale: Ringhio è nella fase dei “terrible two”.

A due anni questo bambino è una miscela esplosiva: basta un nonnulla per accendere la miccia e provocare una deflagrazione di proporzioni epiche.

Anche la Ninfa ha attraversato questa fase che poi è andata via via scemando (per fortuna!).

Quando vedo Ringhio che si arrabbia tento sempre di placcarlo prima che la situazione degeneri: ultimamente infatti quando è in piena crisi urla, lancia oggetti e volte picchia gli altri.

Queste scenate mi destabilizzano completamente: oltre ad un senso di impotenza, di smarrimento e di imbarazzo vengo poi regolarmente assalita dall’inevitabile senso di colpa.

Sulla mia spalla compare una piccola tata Lucia che mi sussurra all’orecchio che in fondo in fondo è tutta colpa mia, che dovrei essere più autoritaria ma allo stesso tempo più amorevole, che dovrei essere autorevolmente dolce, che come mamma sono proprio un disastro….

Insomma, ho reso l’idea, no?

Quando mi riscuoto, passo all’azione. Sto utilizzando lo stesso metodo sperimentato con la Ninfa ( ovviamente se avete altri consigli da darmi saranno bene accetti).

Per prima cosa tento di contenere fisicamente Ringhio, cosa che non è sempre facile, perché il pupo scalcia come un cavallo pazzo. Lo abbraccio forte, ma senza stringerlo. Lo massaggio sulla schiena e gli bisbiglio parole dolci all’orecchio.

Quando vedo che si è calmato, allora tento di spiegargli la situazione.  Generalmente cerco un luogo appartato, come un angolino.

In casa abbiamo proprio un posto dedicato ai capricci che chiamiamo “l’angolo del castigo”. Sì, suona male, ma non è che trasciniamo lì i bambini e infliggiamo loro punizioni corporali. E’ semplicemente un luogo dove la Ninfa e Ringhio dovrebbero stare a sbollire la rabbia e riflettere.

Ovviamente la pupa, vista anche l’età, sa gestire meglio la cosa. Quando ha fatto decantare la rabbia e si è calmata, mi chiede: “Mamma, adesso sono calma. Scusa, posso uscire?”.

E io o il papà la facciamo sedere in braccio a noi e le spieghiamo perché ci siamo arrabbiati e l’abbiamo messa in castigo. Poi facciamo spiegare a lei, con le sue parole, perché si è comportata male.

Con Ringhio la cosa è più complicata, dal momento che ancora non sa parlare (a parte cinque o sei parole).Quando vedo che è tornato calmo, gli dico  con voce ed espressione serissima (mi raccomando, la mimica facciale e l’atteggiamento del corpo sono messaggi forti che arrivano bene ai bambini):

“La mamma è arrabbiata con te perché tu ti sei comportato male: hai lanciato i giocattoli e picchiato gli altri e lo sai che non si fa. La mamma capisce che ti sei arrabbiato perché volevi il gioco della Ninfa ( metteteci quello che secondo voi ha provocato lo scatto d’ira) ma ti abbiamo già spiegato che certi comportamenti non si devono fare. E’ sbagliato far male agli altri o urlare. Adesso stai qui con me ancora un po’ e poi andiamo a chiedere scusa”

Funziona sempre. Il problema principale è il lasso di tempo che ci impiega Ringhio a sbollire. A volte ci vuole anche un’ora abbondante.

E purtroppo il discolo può comportarsi male di nuovo, sempre per gli stessi motivi. Magari non il giorno dopo, magari la settimana successiva.

Quindi la domanda che sorge spontanea è: ma a che cavolo serve fare tutta questo se dopo siamo punto e a capo?

Dove sto sbagliando?

Sinceramente non mi ricordo se anche la Ninfa era così ( probabilmente sì, ma devo avere rimosso tutto).

So che ci vuole tanta tanta pazienza. So che il ragionamento di base è giusto e che per funzionare anche io devo essere in grado di mantenere la calma.

La gestione della rabbia e dell’aggressività è una conquista. Da solo il bambino non può arrivarci, per cui è indispensabile l’aiuto dei genitori.

La conquista dell’intelligenza emotiva è una meta per tutti, sia adulti che bambini. E siccome i pargoli apprendono anche attraverso l’imitazione, i genitori devono dare il buon esempio.

Ma quanto è faticoso ricordarsi che siamo di fronte a dei bambini che non sempre sanno esprimere con le parole quello che provano, anche se sanno parlare!

Ricordiamoci che i grandi siamo noi, per cui respiriamo profondamente, facciamo un “Ommmmmmm”, contiamo fino a dieci, ma non perdiamo il controllo: niente urla, niente sceneggiate, niente insulti o frasi sarcastiche che possono confondere i bambini ( il sarcasmo si acquisisce attorno ai sette-otto anni, per cui i pupi intendono quello che diciamo loro in modo letterale) e soprattutto….mani a posto!

E che Dio ce la mandi buona!

Prima o poi anche i terrible two passano. E arrivano i terrificanti tre, gli agghiaccianti quattro, i drammatici cinque…

Ma questa è un’altra storia.

 

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