bambini-effetti-psicologici-quarantena-reclusione
vita con i bambini

Tornare in punta di piedi

Non so cosa mi aspettassi realmente dalla fase 2. Forse che le cose andassero meglio. Intendo davvero meglio: che il numero dei contagi diminuisse, che riaprissero le varie attività, che i bambini potessero fare la vita di prima.

In realtà in Lombardia pare ancora che le cose non stiano procedendo per il verso giusto e probabilmente dovremo aspettare ancora un po’ per risalire la china.

Nel frattempo siamo rientrati al lavoro anche se per ora mi limito a fare quattro ore anziché otto per poter seguire e gestire i bambini senza gravare troppo sui nonni.

Questa esperienza del COVID alla fine ha lasciato strascichi ben più terribili di quelli economici. Parlo dei danni psicologici che, secondo gli esperti, affliggono gran parte della popolazione. Pare che l’isolamento abbia addirittura fatto innalzare del 40% l’uso di psicofarmaci nell’ultimo periodo.

Nel mio piccolo ho potuto constatare che nei miei bambini qualche cosa è cambiato.

Nelle prime settimane hanno vissuto la nuova esperienza come se fosse un prolungamento delle vacanze di Carnevale (loro hanno ufficialmente smesso di andare a scuola mercoledì 26 febbraio).

Nel mese di marzo, quando anche noi genitori siamo rimasti a casa, per loro è stata una manna dal cielo: abbiamo fatto assieme moltissime cose, dalle torte ai lavoretti, dai giochi alle letture, dai film ai libri. Ed è accaduto che invece di sentirsi saturi della nostra presenza ne avessero sempre più bisogno, tanto che alla fine siamo tornati a fare cosleeping.

All’inizio anche noi genitori siamo stati contenti, salvo poi renderci conto che la situazione ci era un tantino sfuggita di mano. Allora con calma abbiamo tentato di ripristinare le vecchie abitudini.

Ma sia la Ninfa che Ringhio hanno cominciato ad avere incubi e a soffrire di insonnia. Anche gli episodi di sonnambulismo sono diventati più frequenti.

Ad aprile siamo rientrati a lavorare solo per qualche pomeriggio a settimana e la Ninfa ogni volta che ci allontanavamo di casa ci chiedeva se eravamo sicuri di non ammalarci e di non morire.

“Uscire è pericoloso, c’è il coronavirus, state in casa!” – ci pregava accorata.

Durante la reclusione i bambini non sono rimasti isolati dal mondo, hanno videochiamato con una certa regolarità amici e parenti, hanno seguito le lezioni grazie alla didattica a distanza, hanno telefonato e ricevuto chiamate.

Non hanno avuto crisi isteriche o raggiunto apici di sconforto come è capitato ad altri bambini che conosco. I miei figli fortunatamente “si bastano”, essendo anche abbastanza vicini di età, giocano assieme moltissimo, litigano anche, ma non hanno mai manifestato in modo pressante di voler vedere gli amici.

La fase due, con il via libera all’uscita dei bambini per brevi passeggiate, è stata per me una rivelazione: la Ninfa, alla sua prima uscita, ha avuto un attacco di ansia. Mascherina sul naso, mani in tasca, accozzata a me per tutto il tempo, timorosa di incontrare persone e di toccare accidentalmente qualcosa.

Dopo una mezz’oretta, quando stavamo rincasando, mi ha confidato che era contenta di tornare a casa, perché le era venuto il mal di pancia per l’agitazione.

Ringhio invece sembrava un viaggiatore all’arrivo in una nuova città: mani in tasca e naso all’aria, si è preso il tempo per osservare ogni cosa quasi come se vedesse i dintorni per la prima volta. Al ritorno ha voluto disegnare tutto “perché così non mi dimentico più cosa c’è fuori”.

Mi si è stretto il cuore. Poi mi sono sentita in colpa per non aver capito quello che evidentemente stavano passando: sotto l’apparente serenità e spensieratezza c’era invece una paura stratificata che alla fine è emersa.

Parlando e leggendo articoli vari sugli effetti psicologici della reclusione, come questo, mi sono sentita sollevata da una parte e preoccupata dall’altra: ansia, irritabilità, depressione, svogliatezza, problemi legati al sonno ed altro ancora

Certo, non siamo l’unica famiglia ad avere riscontrato certi effetti psicologici sui bambini durante il lockdown, ma non so come procedere per aiutarli.

Ora con calma cercheremo di affrontare assieme la nuova situazione, ma conoscendoli penso che sarà una cosa lunga anche perché il clima di incertezza non aiuta di certo.

E i vostri figli come hanno vissuto questo periodo così particolare? Sono curiosa di leggere le vostre esperienze nei commenti qui sotto.

 

 

Facebook Comments

Last Updated on

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *