TUTTO IL RESTO VIEN DA SE’ DI ANTONELLA ZUCCHINI

Ho terminato di leggere il romanzo "Tutto il resto vien da sé" il 25 aprile, quasi un segno del destino.

Perché il destino gioca un ruolo fondamentale, nelle nostre vite come in quelle dei protagonisti del libro di Antonella Zucchini.

Ma accanto al destino c'è sempre il significativo contributo delle nostre scelte: una volta presa una decisione, "tutto il resto vien da sé".

Chi decide però se quel che abbiamo scelto è giusto o sbagliato?

Ma soprattutto, le nostre decisioni sono proprio così autonome o possono essere il frutto di qualche evento esterno, più grande di noi?

Queste, accanto alla ricerca della verità, sono le tematiche che l'autrice affronta nella sua opera.

"Tutto il resto vien da sé" di Antonella Zucchini: brevi cenni alla trama

Protagonista di "Tutto il resto vien da sé" è don Carlo, un uomo di Chiesa la cui vocazione è fondata sulla ricerca del trascendentale, della purezza, della verità.

Don Carlo ha fatto dell'insegnamento la sua strada: formare giovani seminaristi è lo scopo della sua esistenza.

E' davvero un bravo insegnante perché non smette mai di interrogarsi su qualunque cosa ed è molto apprezzato nell'ambiente ecclesiastico.

Quello che apre la storia però è un don Carlo tormentato e sconvolto: sul letto di morte la madre Loretta gli ha rivelato uno sconcertante segreto.

Loretta, durante la guerra, ha avuto una relazione con Heinrich, un ufficiale tedesco.

Come se ciò non bastasse, da lui ha avuto un figlio, il piccolo Alberto, che è stata costretta ad abbandonare appena nato.

Carlo si sente mancare la terra sotto i piedi: la madre tanto amata gli appare un'estranea, una sconosciuta da colpevolizzare.

In un attimo il parroco mette in discussione gli eventi della sua vita in relazione alla madre: il padre lo sapeva? E qual'è il ruolo di Alvaro, l'uomo misterioso e pacato che compariva ogni tanto in casa loro?

Carlo, dilaniato dai dubbi, decide di seguire il saggio consiglio del suo vecchio mentore e di cercare informazioni su Alberto.

In fondo fare ricerche è proprio ciò in cui riesce meglio.

A questo punto la trama si infittisce.

La Zucchini infatti sposta la narrazione su altri piani temporali.

Dapprima ci conduce negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza di Carlo.

La Loretta vive felice con il marito Nedo e con il figlio in un modesto appartamento di Firenze.

Entrambi  lavorano come operai presso due grandi fabbriche di ceramiche e crescono Carlo.

Il bambino, circondato dal loro affetto, diventa grande e intraprende gli studi, fino alla scoperta della vocazione.

I genitori non gli fanno mai mancare il loro sostegno e sono fieri di lui, nonostante la scelta che ha fatto.

Carlo prende i voti e diventa Don Carlo, sempre sospinto dal desiderio di capire il mondo per arrivare alla verità.

Intrecciando i fili narrativi, la scrittrice fiorentina ci riporta agli anni Venti, quando in Italia si affacciava il fascismo.

Siamo nei quartieri operai di Sesto Fiorentino, dove un giovane padre piange disperato la morte prematura dell'amata moglie.

Ernesto non ha vita facile: sindacalista in un mondo dove le cose stanno cambiando velocemente, con una bimba piccola da accudire e nessun aiuto.

Decide quindi di risposarsi con Vally, donna algida e anaffettiva, che vede la piccola Loretta solo come una bocca da sfamare.

Le cose non cambieranno nemmeno con l'arrivo del piccolo Bruno: la Vally resterà sempre una donna gretta e meschina.

Nonostante tutto, Loretta cresce bella e buona, un po' come le protagoniste della Walt Disney, anche se prova un grande senso di vuoto dentro di sé.

Solare, allegra, gentile e generosa non ha difficoltà a farsi ben volere. E di lei, ancora ragazzina, si innamora perdutamente il piccolo Alvaro.

Passano gli anni, il padre di Loretta muore e sullo sfondo della politica italiana degli anni Trenta, con la proclamazione delle leggi razziali, Alvaro e Loretta iniziano a frequentarsi.

La vita si fa sempre più dura, il futuro incerto: lo spettro della guerra incombe minaccioso sugli abitanti di Sesto Fiorentino.

Nonostante questo, i due giovani, osteggiati dalla madre e dalla sorella del ragazzo, si sposano durante una licenza militare di Alvaro, mandato in guerra a combattere come tanti altri ragazzi.

La Loretta viene lasciata sola a pochi giorni dal matrimonio, in casa con due donne che la detestano, cascata proprio dalla padella alla brace.

E' giovane, piena di vitalità e di speranze, vorrebbe solo vivere con spensieratezza e serenità e l'assenza dell'amato la strazia.

Quegli anni sono durissimi: il cibo comincia a scarseggiare, i morti sono sempre più frequenti, i fascisti si fanno sempre più agguerriti, i partigiani sempre più audaci ed i tedeschi hanno occupato l'Italia.

Nel 1943 Loretta è costretta ad andare a lavorare proprio per gli usurpatori.

Fa la cameriera in una villa occupata e proprio qui, a causa di un banalissimo incidente, la sua vita cambierà per sempre.

Nel giro di pochi mesi la ragazza si innamora perdutamente di Heinrich, un ufficiale tedesco.

Heinrich è così simile ad Alvaro, così simile a tutti i ragazzi della loro età che Loretta conosce: costretti dalla Patria, in nome di ideali più o meno condivisi, ad andare a combattere. Eppure è così diverso.

E' tedesco. E' il nemico, il male, è già brutto pensare di frequentarlo, figuriamoci poi innamorarsene.

Heinrich è fondamentalmente una brava persona, costretta dalle circostanze a comportarsi da soldato. Il che, in parole povere, significa ubbidire agli ordini dei suoi superiori.

Anche quando deve combattere contro i partigiani, terrorizzare i compaesani di Loretta o fucilare addirittura gli amici della ragazza.

E nonostante questo lei lo ama, contraccambiata, di un amore appassionato e profondo, un sentimento talmente potente che non esita a tradire Alvaro.

Il destino ha voluto che lui nascesse in Germania e lei in Italia, che si incontrassero in circostanze tragiche e brutali.

Eppure il loro sentimento è puro e sincero: vogliono solo avere la possibilità di amarsi e vivere assieme.

Loretta rimane incinta e, quando il fatto diviene di dominio pubblico, viene cacciata dalla madre del marito tra il biasimo e l'odio dei vicini.

La stessa gente che la amava ora la disprezza: è una traditrice, una peccatrice e merita di morire.

Invano il povero Heinrich la cerca, per poter fuggire con lei. Il suo contingente comincia la ritirata oltre la linea gotica e di lui non ci è dato sapere più nulla.

La povera Loretta è stata accolta dai vecchi zii, che la curano come se fosse una loro figlia. La guerra sta per finire, Alvaro è tornato.

Si incontra con la moglie, parlano, le perdona tutto: non preoccuparti, le dice, riconoscerò il bambino ma poi le nostre strade si divideranno, ma tu rimarrai per sempre l'amore della mia vita.

Benché addolorata, piena di vergogna, Loretta accetta: il  dodici ottobre 1944 nasce il piccolo Alberto. Accanto a lei, come promesso, il fedele Alvaro, pronto a riconoscere il piccolo.

Loretta, a malincuore, è costretta ad abbandonare il suo bambino. Alvaro le ha spiegato a cosa potrebbe andare incontro se lo tenesse: la gente del luogo sa bene che lei è stata l'amante di un tedesco e per questo potrebbe essere addirittura uccisa.

La giovane mamma lascia a malincuore il piccolo alle cure delle suore: è assurdo che il frutto del suo amore, tanto desiderato, debba essere abbandonato.

Loretta infatti non lo può accettare e giorni dopo torna a cercarlo.

Ma è troppo tardi: il neonato è morto a causa di una banale infezione all'ombelico.

Loretta, distrutta da questo duro colpo del destino, appassisce pian piano.

Ma il fato è sempre in agguato e mette Nedo sulla strada della Loretta.

La vita può andare avanti: a lei la decisione di darsi un'altra possibilità, perché, una volta detto sì, "tutto il resto vien da sé".

"Tutto il resto vien da sé" di Antonella Zucchini: perché vale la pena leggerlo

Antonella Zucchini è al sue secondo romanzo. Dopo "Fiore di cappero", apparso nel panorama letterario italiano nel 2013, la Zucchini torna tre anni dopo con "Tutto il resto vien da sé".

Se avevo apprezzato il primo, ho amato davvero il secondo.

All'inizio non ero riuscita ad immedesimarmi: la scelta di un protagonista maschile, per di più un clergyman, è molto distante dalla mia dimensione.

Spronata però da alcune amiche, ho proseguito nella lettura finché è accaduta la magia, quella che succede quando ti trovi davanti ad un racconto intenso: sono entrata nella storia e non ne sono più uscita.

"Tutto il resto vien da sé" è un romanzo che ha una trama centrale su cui si innestano altre storie complementari.

Queste micro-storie arricchiscono di particolari la storia principale, rendendola più comprensibile e credibile.

La Zucchini ha fatto un buon lavoro a monte: i fatti storici dell'Italia dagli anni Venti in poi non sono mere date disseminate qua e là, ma sono i perni centrali su cui viene montata tutta la vicenda.

L'uso del concetto di verosimiglianza è simile a quello di Carla Maria Russo, in "Lola nascerà a diciott'anni". 

Diversi senza dubbio i due personaggi femminili, eppure molto simili per la forza di carattere con cui affrontano le conseguenze delle loro decisioni.

La Loretta

la poteva dire di essere stata violentata, purtroppo l'è successo a tante, ma lei no, nossignore! L'ha detto la verità perché dell'ufficiale tedesco lei l'era innamorata davvero".

E poi tutto il resto è scaturito di conseguenza.

Maledetto il destino che l'ha spinta fra le braccia di Heinrich, verrebbe da dire.

Accanto alla figura centrale della madre, la Zucchini fa salire sul palcoscenico tanti altri personaggi, descritti con grande forza narrativa.

Quelli che ho avuto modo di apprezzare di più sono l'Uccellaia, misteriosa, acuta, indomita e fragile allo stesso tempo e la Piccolomini, gretta, vile e votata per scelta all'ideologia fascista.

In questo spaccato della società dell'epoca, c'è chi sceglie di adattarsi alle circostanze per non soccombere, per una questione di comodo, per trarne vantaggio e c'è chi invece si lascia guidare del cuore e sceglie, a modo proprio, di combattere.

Come ho scritto all'inizio, in "Tutto il resto vien da sé" è tutta una questione di scelte.

Alla fine Carlo, anzi, don Carlo, sceglie di perdonare la madre:

In una manciata di mesi è successo di tutto: mia madre se n'è andata, ho scoperto chi era, l'ho odiata per poi arrendermi e amarla ancora di più.

Come uomo di chiesa, all'inizio era forse logico che subissi la deformazione professionale di giudicarla come un'adultera, una peccatrice, ma alla fine la risposta è venuta fuori da sé, non si può condannare chi ha amato, anche se quell'amore è stato considerato peccato. L'amore annulla la colpa e rende innocenti.

Loretta ha amato tanto ed è stata immensamente ricambiata dai tre uomini della sua vita: Alvaro, Heinrich e infine il babbo"

Io invece scelgo di assegnare un premio speciale ad Alvarocome vincitore morale di tutta la vicenda.

Una vita passata ad amare Loretta, solo per finire cornuto e mazziato, come si suol dire.

Ma non ha mai rinnegato la scelta fatta di amare, riconoscendo addirittura il figlio di un altro e decidendo di farsi da parte, anche se il divorzio ancora non c'era in Italia, per permettere alla donna amata di ricostruirsi una vita.

Provate a leggere i primi capitoli di quest'appassionante vicenda: sono sicura che poi tutto il resto verrà da sé e non desidererete altro che scoprire la verità e di arrivare alla fine.

Come sempre, un doveroso ringraziamento a Paola, di Homemademamma, l'inventrice del venerdì del libro

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