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vita con i bambini

Un anno da rappresentante di classe…e che anno!

“Perché non ti proponi come rappresentante di classe? Guarda, rispetto alla materna il carico di lavoro è molto meno”

E così mi sono lasciata convincere. In fondo, fare la rappresentante di classe poteva essere un bel modo per comunicare a mia figlia “Hei, la mamma si interessa moltissimo a te, anche se non ti viene a prendere all’uscita da scuola o non può portarti a fare la merenda con le tue compagne di classe ogni settimana”.

Insomma, un po’ la solita smania di compensare che abbiamo noi mamme lavoratrici, che poi se non si tiene a bada diventa un senso di colpa così pesante da scavarti dentro un buco enorme.

Per cui mi sono detta “Perché no?” tanto più che trovare qualcuno che si offre volontario per questo ruolo è peggio che cercare l’ago nel proverbiale pagliaio.

Ovviamente non era vero.

Essere rappresentante di classe non è così semplice come si vuol fare credere, probabilmente per fare abboccare all’amo qualche genitore facilone.

Essere rappresentante vuol dire fare da intermediario tra genitori e insegnanti. Più che intermediario “mediatore” o “negoziatore” sarebbe più corretto. La capacità numero uno di un buon rappresentante è la diplomazia. Senza questa dote non sia va da nessuna parte.

Quando si lavora, poi, va da sé che bisogna trovare dei validi collaboratori a cui delegare i compiti che richiedono la presenza in loco: raccattare soldi per le varie iniziative (uscite didattiche, materiale per la classe, Santa Lucia…), reperire i contatti per la famosa chat di classe e così via.

Fortunatamente ho potuto contare su un paio di mamme davvero in gamba e così, nell’arco di poche settimane, avevo già in mano tutti i 25 numeri di telefono che poi sono diventati 27 quando sono arrivati due bambini nuovi.

Fare la rappresentante non significa solo creare il gruppo whatsapp ma fare in modo che funzioni in modo sano e costruttivo. Non basta pubblicare avvisi o compiti, ma vuol dire creare uno spirito di squadra per aiutarsi negli inevitabili momenti di crisi.

Mi sembra ancora di vederle, le mamme delle altre classi, a chiedermi perché stare a sbattersi così, tanto bastano il diario e il registro elettronico.

Che risultano inadeguati se tanti genitori parlano ancora poco l’italiano. Allora si mettono sul gruppo comunicazioni e compiti in inglese, francese e arabo; allora si mandano file audio per aiutare i bambini a pronunciare i fonemi in modo che tutti possano imparare a scrivere e a leggere.

Perché al centro di tutto stanno proprio loro, i bambini. I nostri bambini, il nostro futuro.

E, credetemi, in un modo o nell’altro il momento di crisi arriva sempre. Quest’anno nella forma peggiore: il coronavirus.

Così le scuole chiudono e bisogna pensare a come gestire la situazione. Nasce la famigerata DAD (Didattica A Distanza), con annessi e connessi.

DAD che se funziona poco in uno stato di cose “normale”, ossia quando tutte le famiglie hanno i mezzi e le conoscenze per connettersi, figuriamoci nel nostro caso in cui tante famiglie erano dotate solo di uno smartphone da usare per più di un bambino, magari contemporaneamente.

O nel caso in cui purtroppo certe zone risultano ancora poco coperte dal segnale internet.

Ed è proprio in questi momenti che avere un buon rappresentante di classe ma soprattutto capire che la classe è formata da bambini e che ogni bambino è un bene comune fa la differenza.

Il che, tradotto in parole povere, vuol dire fare in modo che compiti, informazioni, videolezioni eccetera arrivino veramente a tutti, nessuno escluso.

Vuol dire fare in modo di spiegare ai genitori come possono supportare i bambini nel percorso scolastico senza la presenza reale degli insegnanti creando anche del materiale personalizzato in base alle esigenze del bambino stesso.

Inutile dire che tutto questo si traduce in una mole enorme di lavoro. Ci sono state giornate in cui io ed altre mamme abbiamo passato pomeriggi interi al telefono con le insegnanti per decidere come risolvere un problema o venire incontro alle esigenze di una famiglia.

Ci sono state quelle notti interminabili passate a convertire le foto dei compiti in pdf perché così erano più chiari, quei giri stile “stazioni della via crucis” per lasciare nelle cassette della posta il materiale stampato, quelle mattinate a creare account come se non ci fosse un domani per poter accedere alla piattaforma didattica.

Tutto questo non sarebbe stato possibile se a monte non si fosse creato un qualcosa di profondo e se non si fosse avuto a disposizione uno strumento di condivisione come whatsapp.

Alla fine dell’anno posso dire che il regalo più grande sono stati i ringraziamenti pubblici delle insegnanti e del dirigente che hanno particolarmente apprezzato il fatto del “tutti per uno e uno per tutti”.

Ma soprattutto sono stati i “mille grazie” in tante lingue venuti dalle famiglie e dai bambini stessi, in particolar modo quelli di chi ha più di un figlio che ha potuto vedere la differenza tra quello che abbiamo creato noi e quello che non è stato fatto per gli altri bambini nelle altre classi e nelle altre scuole.

Perché fare il rappresentante di classe vuol dire avere a cuore tutti i bambini, non solo il proprio. Ed è questa la grande differenza per farlo bene.

Un saluto particolare a tutti coloro che in questo anno così travagliato hanno dato il meglio anche in questo ambito.

Ci rivediamo a settembre!

 

 

 

 

 

 

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