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Un tè a Chaverton House di Alessia Gazzola: recensione

In questo primo venerdì di zona gialla dalla piovosa Lombardia ci spostiamo, almeno con la fantasia, nella fatiscente ma affascinante dimora inglese di Chaverton House per seguire la nuova protagonista nata dalla penna di Alessia Gazzola.

Di quest’autrice ho letto moltissimi romanzi, tutti quelli della nota serie dell’Allieva, quelli della nuova serie di  Costanza, passando per il romanzo autoconclusivo “Lena e la tempesta”.

Ho anche avuto la fortuna di incontrarla in occasione del Milano Book City tre anni fa.

Quindi, il libro protagonista di questo venerdì del libro è l’ultimissimo romanzo della scrittrice messinese Alessia Gazzola intitolato “Un tè a Chaverton House”

Di primo acchito il nuovo libro, edito da Rizzoli, colpisce subito per la copertina, in grado di trasportarci immediatamente in una nuova dimensione.

La seconda cosa degna di riferimento è la breve introduzione scritta dall’autrice stessa, quasi una captatio benevolentiae, in cui Alessia afferma: “la storia che stai per leggere è stata scritta in trenta giorni durante il lockdown“.

Affermazione che, in un remoto angolo della mente, fa scattare un involontario allarme rosso: “Oddio, chissà che cosa strampalata sarà questo romanzo!”

Tranquille, ragazze, questo pensiero viene fugacemente cancellato già leggendo l’incipit di “Un tè a Chaverton House”:

Nel reparto maternità di uno storico ospedale di Milano, attorno alla culla della piccola Angelica Bentivegna si radunarono tre fate. Ciascuna scelse per la neonata un dono di cui andava molto fiera: la prima il buonumore, la seconda la docilità di temperamento e infine la terza, nell’intento di diversificare, regalò alla piccola il talento infallibile con i lievitati.

Le fu subito obiettato che a una qualità così inutile fosse preferibile la bellezza. Al che lei rispose: “I tempi sono cambiati: alle bambine servono talenti veri, altro che docilità di temperamento”

Un tè a Chaverton House di Alessia Gazzola: brevi cenni alla trama

E così facciamo la nostra conoscenza con Angelica, ragazza quasi trentenne, figlia di un pilota e di una manager in carriera. Contrariamente alla perfetta coppia di gemelli più grandi di lei, Angelica non nutre sogni di ricchezza e gloria, ma sogna la felicità e il piacere dalle piccole cose.

Probabilmente è per questo che si ritrova senza fidanzato e senza un lavoro serio all’alba dei trent’anni. Di fatto Angelica ha molte doti, oltre all’innato dono della perfetta panificazione.

Uno di questi è la grande curiosità che la spinge in un momento particolare della sua vita a prendere un biglietto per l’Inghilterra sulle tracce di suo nonno dato da tutti per morto.

E proprio partendo da Chaverton House, un’antica dimora inglese in cui avevano lavorato i prigionieri di guerra italiani durante la seconda guerra mondiale, Angelica inizia la propria personalissima e strampalata indagine.

Con l’aiuto di singolari personaggi, tra vecchie e preziose prime edizioni e cimeli di famiglia, la nostra eroina racimola racconti e memorie che narrano di amori, fughe e abbandoni.

La ricerca di cose perdute è una buona base per mettere ordine anche nei propri pensieri e nei propri sogni.

Così, sul finale, le cose si risolvono ma in modo diverso da quanto ci si potrebbe aspettare, perché se è vero che il lieto fine piace a tutti, i tempi sono comunque cambiati, cosa a cui dovremmo essere abituate dai precedenti romanzi della Gazzola.

Un tè a Chaverton House di Alessia Gazzola: recensione

“Un tè a Chaverton House” è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, sia per lo stile sia per la trama.

Niente pesantezza, ma passione ed umorismo: una base storica che apre una finestra su un aspetto della guerra di cui si sente parlare molto poco.

Con lo stile fresco e frizzante che la caratterizza, la Gazzola ci regala una nuova protagonista, la mite Angelica alla ricerca della propria strada nel mondo.

Niente sogni di gloria, niente inseguimenti al rampollo reale, niente ricerca della ricchezza a tutti i costi: solo la storia di una ragazza dei giorni nostri che tenta di trovare il proprio posto nel mondo, attraverso le proprie radici.

In “Un té a Chaverton House” ritroviamo il tema della famiglia, fondamentale in tutti gli scritti di quest’autrice, assieme a quello dei migranti dal Sud trapiantati al Nord.

La Gazzola ci trasporta da una frenetica Milano alla placida Chaverton House nella campagna inglese. Attenzione, però, i due luoghi sono solo all’apparenza contrapposti. In realtà la scrittrice fa trasparire lati positivi e negativi di entrambe le realtà.

Mi piace molto anche come affronta la tematica della vita all’estero, tanto sognata dai ragazzi di quell’età, che non è sempre rose e fiori.

Ed infine ho apprezzato moltissimo il valore delle storie, tramandate anche oralmente, perché

[…] le storie uniscono. Le storie creano un legame tra le persone. Le storie consolano e a volte, in momenti eccezionali, per quanto semplici e senza pretese possano sembrare, le storie salvano dai brutti pensieri”

Quindi, Alessia, continua a regalarci romanzi anche se scritti in un solo mese!

Voi invece cosa mi suggerite di leggere in questo piovoso venerdì? Come sempre, un doveroso ringraziamento a Paola di “Homemademamma”, la creatrice del venerdì del libro.

 

SCHEDA TECNICA

Titolo: Un tè a Chaverton House
Autore: Alessia Gazzola
Editore: Garzanti
Anno pubblicazione: marzo 2021
Pagine: 192

 

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